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Mentre ti aspetto… Scrivo!

Non scrivo qui da quasi due anni.
Da quando è nato mio figlio, il mio Sesamino, il mio Piccolo Grande Miracolo.
E non è un caso che abbia deciso di ricominciare a scrivere proprio oggi, 15 ottobre.
La giornata dedicata alla consapevolezza sulla morte perinatale, per ricordare tutti i bambini che hanno perso la vita nel grembo della loro mamma o che sono sopravvissuti solo poche ore, o pochi giorni, dopo la nascita.

La nascita e la morte sono inevitabilmente legate tra di loro, lo sappiamo bene, anche se cerchiamo di ignorarlo, perché questo pensiero ci impedirebbe di vivere. Lo sappiamo, lo accettiamo, ma cerchiamo di non pensarci.

La parola “morte”, però, associata all’immagine di un neonato o a quella di un pancione… No, questo non è accettabile, non riusciamo ad accettarlo! E’ troppo crudele, insensato… Come può un bambino morire prima di nascere? O nascere per vivere una vita breve e leggera come un soffio? Che senso ha? Perché tutto questo dolore?
Tante persone non sanno neppure che esiste una sofferenza tanto grande, e che purtroppo non si tratta di rari casi.
Ed è una fortuna che sia stata istituita questa Giornata, non solo per rendere onore a tutti gli angioletti che vegliano da lassù sui loro genitori, non solo per permettere a tutte le mamme e i papà privati dei propri bambini di riunirsi e sentirsi meno soli, ma anche per divulgare importanti informazioni su questo lutto terrificante.

Tante coppie infertili, che magari hanno affrontato il cammino della PMA, purtroppo conoscono questo dolore. Spesso l’hanno affrontato più di una volta.

Io stessa, al mio primo tentativo di PMA, ho perso i miei due angioletti poco tempo dopo aver scoperto di essere incinta.

Stasera ho acceso una candela anche per loro.

Avevo creduto di avercela fatta. Mi sentivo già mamma. Non avrei ma creduto che una semplice linea su un test di gravidanza potesse donare tanta gioia.
E’ stata dura riprendermi, ancora oggi ripenso a quei due bambini (perché sì, per me erano già tali, anche se c’è chi li considerava solo ammassi di cellule), e non oso pensare a come mi sarei sentita se li avessi persi dopo qualche settimana, mese…!
Non oso pensarlo, ma so con quanta ansia ho vissuto la mia gravidanza, quando finalmente sono riuscita a restare incinta di nuovo. Non facevo altro che pensare a tutte le mamme e i papà che non avevano bambini da stringere a sé…

E in questa giornata così importante riprendo a scrivere, in questo posto dove per anni ho raccontato, con ironia e tristezza, la mia ricerca di un figlio.

Questo posto non è più solo mio.

Ho deciso di donarlo a voi.

Credo tantissimo nell’importanza e nel valore delle parole e della condivisione.

Ho deciso di ospitare qui le vostre storie, i vostri pensieri, i vostri sfoghi e tutto quello che vi passa per la mente, correlato all’infertilità, al percorso di PMA o di adozione, a cosa significa essere genitori “in attesa”.

Non so esattamente come si trasformerà questo posto, credo che lo decideremo insieme.
Mi avete aiutato durante gli anni della mia attesa… Ora voglio ricambiare il favore. Quello che posso fare non è molto… Ma vorrei dare voce ai vostri pensieri, visto che per anni avete letto i miei.

Ed è per questo che ho deciso di cambiare il nome del blog, che d’ora in avanti si chiamerà: “Mentre ti aspetto… Scrivo!”

Se volete collaborare scrivete a: precaria09@hotmail.it

Un abbraccio a tutti e una preghiera agli angioletti che vegliano su di noi.

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SINDROME POST – PMA (Storia di un’infertilità)

Non mi sento una normale donna “in attesa”.

Non mi piace parlare della mia gravidanza o di tipiche questioni da donna incinta – dolori alla schiena, abiti prémaman, corsi di aquagym (nonostante abbia un gran mal di schiena, adori comprare abiti prémaman e abbia intenzione di iscrivermi in piscina).

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Il suono più bello del mondo

Circa tre settimane fa, da un giorno all’altro, mi è venuta l’irrefrenabile voglia di comprare AngelSounds (“Cuore di bimbo”, così si chiama la versione italiana).

Sapete, quel doppler per uso casalingo che serve per ascoltare il battito fetale. Soprannominato “figata pazzesca”.

Continua a leggere “Il suono più bello del mondo”

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“Dolce” attesa?

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La prima foto del mio bimbo!

Sono sempre stata più brava a scrivere, piuttosto che a parlare.
Datemi un foglio di carta e una penna (o un documento di Word e una tastiera) e io vi aprirò il mio cuore.
Se pretendete che lo faccia muovendo le labbra e articolando suoni con la voce formando delle frasi di senso compiuto, invece, difficilmente otterrete un risultato.

Questo giorno, invece, è l’eccezione che conferma la regola.
Eh già, perché oggi non mi sento in grado neppure di scrivere.

Sono giorni che ci penso. A cosa scrivere sul blog. Beh, in realtà non proprio giorni. Diciamo che ho avuto altro a cui pensare. Però, sì, ci tenevo che questo post fosse profondo, poetico, memorabile…
Ci tenevo, ma temo che non sarà così, perché non trovo le parole adatte.

Forse ancora non è stato inventato l’aggettivo adatto per descrivere ciò che si prova vedendo per la prima volta il proprio bambino. E il suo cuore che batte.
Dentro di te.
Vedere, sapere che c’è – finalmente – una vita, in un luogo che per tanto tempo hai odiato, in un luogo che temevi sarebbe rimasto per sempre vuoto.
E che, ora, non lo è più.

A volte mi sembra che tutto sia accaduto improvvisamente. E mi sento una stupida a pensarlo, dato che sono quattro anni che rincorro questo sogno.
Ho avuto tanto tempo per pensare, per abituarmi a questa sensazione.
E invece no, non è stato così. Perché nel dolore è difficile pensare che forse potresti raggiungere la felicità. E’ difficile immaginare la felicità.

Sapete, ho sempre ingenuamente creduto che, quando finalmente ce l’avrei fatta, quando finalmente sarei rimasta incinta, avrei provato quell’immensa gioia da sempre sognata. Immaginavo che il test di gravidanza positivo mi avrebbe fatto fare i salti di gioia, e che da quel momento sarebbe stato tutto facile.

Niente di più sbagliato.

Non è stato così.
Non può essere così per una donna che ha vissuto la PMA.
Ogni piccolo successo è un passo in avanti, un passo verso la felicità, ma non puoi mai cantare vittoria. Non puoi mai sentirti pienamente felice, perché la gioia è sempre minata dalla paura.

Il test, poi le beta, le ecografie, le tremende prime dodici settimane, poi gli esami pre-natale…

Giovedì 3 aprile ho fatto la prima ecografia al San Paolo di Milano. Non si è visto nulla a parte la camera gestazionale e il sacco vitellino, delle dimensioni in linea con la settimana in cui mi trovavo. Mi è dispiaciuto non vedere l’embrione, ma sapevo che c’era questa possibilità. La dottoressa mi ha detto di tornare due settimane più tardi, ma io non ho saputo resistere e ho prenotato un appuntamento presso la mia ginecologa di fiducia esattamente una settimana dopo, il 10 aprile.
Certo, c’era ancora il rischio che l’embrione non si vedesse, ma ho voluto fidarmi del mio intuito e rischiare.

E infatti… L’embrione era lì, 6,6 mm di pura bellezza. Sull’ecografo sembrava enorme, se consideriamo che solo sette giorni prima neppure si vedeva!
E poi… Il cuoricino. Io all’inizio facevo fatica a vederlo, mi sembrava tutto una chiazza indistinta (sono anche un po’ miope, lo ammetto), ma poi sono riuscita a distinguere il movimento…
Avrei voluto sentirlo, ma secondo la ginecologa è pericoloso ascoltarlo prima del secondo trimestre, perciò per questo dovrò aspettare ancora un po’.
A me per ora importa solo che il mio bimbo ci sia, e che stia bene. E che il suo cuora batta e che continui a battere per almeno i prossimi cento anni.

No, non ho pianto. Era tutto troppo strano. Dentro la mia testa c’era una vocina che diceva: “Ma davvero tutto questo sta accadendo a me? Davvero c’è una vita, un cuore che batte, dentro di me? Nel mio grembo?”

La risposta è .
Ma è ancora così difficile crederci!

La prossima ecografia è fissata tra un mese. Non posso credere di dover aspettare tanto per rivedere il mio bimbo.
Come farò a sopportare l’attesa?

Io e Marito non siamo molto bravi ad aspettare. E non siamo persone propriamente… Tranquille. Marito è ipocondriaco; un giorno sì e l’altro pure pensa di stare per avere un infarto, e ogni sera viene punto da strani insetti esotici che dubito si trovino nella pianura Padana.
Io sono quella che “se qualcosa può andare male, andrà sicuramente male”.
Insomma, proprio una bella coppia.

Ci stavamo chiedendo se esiste un modo per accorciare i tempi della gravidanza.
Dai, pensateci. Nove mesi sono un po’ troppi. Quando la ginecologa ci ha annunciato la data presunta del parto, 28 novembre 2014, per poco non ci sentivamo male.
Beh, io in realtà l’avevo già calcolata, ma sentirla dire a voce alta… Mi ha fatto venire i brividi.
Credo che un paio di settimane, o al massimo un paio di mesi, siano un tempo più che accettabile per una gravidanza. Certo, capisco che, essendo stato Dio a creare l’essere umano e il suo funzionamento, ci sia ben poco da reclamare, ma…
Sappiamo tutti che ci sono tante cose in questo mondo che non funzionano, per le quali piangiamo e chiediamo a Dio “Perché?”
Chissà, magari un giorno Lui ci permetterà di porgli tutti questi quesiti.

Ecco, in fondo alla lista delle domande, dopo aver domandato al Cielo il perché dei bambini che nascono malati, che muoiono di fame, che vengono abbandonati, il motivo delle guerre, della povertà, e di tutte le tragedie che accadono in questo mondo… Potremmo anche chiedere al Signore perché abbia deciso di rendere la gravidanza così lunga e terrificante. No?

Purtroppo, questi non sono stati giorni tranquilli. Non a causa della gravidanza, anzi sì, ma non direttamente, ho vissuto giorni pieni di rabbia. Rabbia che ho il terrore possa aver fatto male al mio bimbo. Rabbia di cui non ho voglia di parlare, ora, per non rovinare questo post.
Ho insistito con Marito per andare a fare un’ecografia questa settimana, magari al Pronto Soccorso, ma non ne vuole sapere. Forse ha ragione. In fondo non sto male.
Non ho dolori alla pancia, né perdite, le tette sono stra-gonfie come sempre e mi è pure iniziata la nausea.
Però.
Io voglio sapere cosa sta accadendo dentro di me. A detta della ginecologa l’ottava settimana, ovvero quella in cui mi trovo ora, è una delle più difficili, perché statisticamente è quella in cui avviene il maggior numero di aborti spontanei.
Grazie per avermelo detto, eh!
No, no, ora non sono per nulla in ansia! Vivrò una settimana proprio tranquilla!

Il mio compleanno cade a fine giugno. Di solito comincio a pensare al regalo che vorrei (sì, sono venale, materialista, quello che volete) verso fine aprile/inizio maggio. Insomma, in tempo per lanciare a Marito i giusti segnali, sperando che intuisca i miei desideri; tanto, anche se non li dovesse capire, non avrei particolari problemi ad esprimerli chiaramente.
Quest’anno ho già deciso cosa vorrei per il mio compleanno.
E, dato che Marito ha preso l’abitudine di leggere il mio blog, suppongo che presto lo scoprirà anche lui, senza bisogno che gli invii dei segnali.
Vorrei in regalo un ecografo.
Non sto scherzando.
Ho già guardato i prezzi su internet. Ne ho trovato uno portatile a 600 euro e rotti. Dato che quest’estate mi auguro di non andare in vacanza, potremmo anche spenderli questi soldini.

Tanto, cosa ci vuole a fare un’ecografia?
Se avessi un ecografo in casa, potrei vedere il mio bimbo ogni volta che voglio. Osservare il suo battito e tranquillizzarmi.
(Gente, sto scherzando. Lo preciso perché c’è chi ha creduto che parlassi sul serio. Devo sembrare proprio matta.)

Questa attesa, di “dolce”, ha veramente ben poco, almeno finora!
Chi l’ha soprannominata in questo modo, “dolce attesa”, evidentemente non ha mai sperimentato la PMA.

Per una mamma da provetta non solo il concepimento è un vero e proprio percorso ad ostacoli, che può ottenere solo grazie a mille iniezioni e dolori anziché ad una sana notte di sesso col proprio uomo, ma manco la felicità si può godere pienamente!

A metà maggio, tra un mesetto, questi terribili tre mesi finiranno. Allora tirerò un grande sospiro di sollievo. Sì, le tragedie possono accadere anche dopo il terzo mese, ma preferirei non pensarci. Io sono fissata con le statistiche, ed esse dicono che dopo i tre mesi le percentuali di aborto spontaneo diminuiscono drasticamente.

A metà maggio si festeggia. Punto e basta. Sarà così. Deve essere così.

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Ottantatrévirgolaottantasei (9° giorno pt)

Vorrei abbracciare tutte le ragazze che in questi giorni mi sono state vicino, a quelle che mi sopportano, a quelle che si confidano, a quelle che ce l’hanno fatta e condividono con me la loro gioia, a quelle che non ce l’hanno fatta e hanno bisogno di forza per rialzarsi, e a quelle che, come me, si trovano in questo straziante limbo.

Avevo programmato di fare test di gravidanza + beta venerdì 21 marzo, ovvero all’undicesimo giorno pt. In anticipo di qualche giorno rispetto a quanto mi aveva detto di fare l’ospedale… Perchè io faccio sempre di testa mia. E poi, mi sembrava romantico far coincidere il giorno della verità con il primo giorno di primavera.

Qualche giorno fa mi sono resa conto di avere, ben nascosto in un cassetto in bagno, un test di gravidanza. E’ già dall’inizio di questa settimana che provo la tentazione di farlo… Ma ho sempre resistito. Fino ad oggi.

Stamattina, 9 pt, mi sono alzata presto rispetto ai miei recenti canoni, ovvero alle otto e un quarto, grazie alla vicina che, come accade spesso, ha deciso di spostare i mobili di qua e di là per chissà quale motivo.
In realtà ero sveglia già da un po’. E continuavo a pensare a quel maledetto test.
Ho aperto gli occhi, sono scesa dal letto e mi sono detta: “Ma sì. Facciamolo.”
Sono corsa in bagno e, prima di perdere il coraggio, ho scartato il test e l’ho fatto. Poi ho appoggiato lo stick sul bordo del lavandino per attendere il risultato. E’ comparsa una linea. Una sola.

Mi sono messa a ridere. Una risata tipo quella di Joker… Avete presente?
Ho cominciato ad imprecare sottovoce.
Cosa cavolo credevo? Che potesse essere… Positivo?
Certo. Come no. Buona questa, Eva.

Dopo circa un minuto, ho riguardato il test. Così, per sicurezza.
E ho riso di nuovo. Ma non sembravo più Joker.
C’era una seconda linea. Un po’ pallida, ma c’era.
C’è davvero? mi sono detta.
CazzoCazzoCazzoCazzoCazzo
E urlando questo mantra (vi ho mai detto che ho fatto un corso di bon ton?) sono corsa in camera, dove c’è più luce, e mi sono messa a guardare il test da ogni angolazione possibile ed immaginabile.

Oh, la seconda linea c’era davvero.

Ho chiamato Marito, che era in giro per lavoro. Gli ho urlato di tornare a casa. Lui non mi ha chiesto perché, l’aveva già capito.
Mi ha accompagnato a fare le beta. Inizialmente non pensavo di farle oggi. Insomma, volevo solo togliermi lo sfizio di fare il test. Tanto, sapevo che sarebbe stato negativo, non ci sarebbe stato bisogno di fare le analisi del sangue. E invece.
Cazzo, a questo punto io volevo sapere.

Quando sono tornata a casa dal laboratorio ho cercato di stare calma. Mi sono messa a giocare a Candy Crush Saga. Non ho ancora passato il livello su cui sono ormai da un mese. Ma chissenefrega.
Ho guardato un film horror. Mi rilassano. Lo so, sono strana. Lo scoprite ora?

Dopo qualche ora ho telefonato al laboratorio per sapere il risultato.
“Buongiorno, mi chiamo Eva, è pronto il risultato delle beta che ho fatto stamattina?”
“Mi faccia controllare…”
Rumore di fogli. Voci in sottofondo.

CazzoCazzoCazzoCazzoCazzo

“Sì, signora. Il valore è ottantatrévirgolaottantasei.”
“Ottantatré? Proprio ottantatrè?” ho detto, scandend bene ogni sillaba.
“Sì, signora. Ottantatrévirgolaottantasei.”

Avrei voluto chiederle conferma un’altra volta, ma temevo di sembrare ridicola.
Comunque poi ho spedito Marito a ritirare la prova cartacea, perché io sono come San Tommaso. Finché non vedo, non credo. Magari la segretaria si era sbagliata a leggere, si era appena scolata un bicchierino di vodka, era diventata improvvisamente miope, voleva farmi uno scherzone…
Oh, io le penso tutte.

E invece… Era tutto vero.
E’ tutto vero.

9 pt. Beta 83,86

CazzoCazzoCazzoCazzoCazzo

Questo numerone, però, da solo non vuol dire una cippalippa di niente. Venerdì dovrò ripetere le beta e non posso che sperare che siano almeno raddoppiate. Poi, lunedì, le farò di nuovo.

E poi…

E poi, non lo so. Lunedì mi sembra lontanissimo. Pure venerdì, se è per questo.

Non so cosa dire, ho paura. Una fottuta paura. Allo stesso tempo, però, voglio godermi questa felicità, anche se è illusoria, anche se poi verrà uccisa dalla realtà bastarda.

Ma facciamo un passo alla volta. E, per ora, sorridiamo.

Oggi è la Festa del Papà. Stamattina non ci ho neppure pensato.
Alla fin fine ho scelto comunque un giorno romantico per scoprire la verità.

E speriamo che la primavera porti finalmente la felicità.

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Solitudine. Tristezza. Ansia. Noia. (7° giorno pt)

Oggi è il compleanno di Marito. Nessuno dei due ha voglia di festeggiare.

Ho preparato un post orribile.
Ma lo tengo da parte, per pubblicarlo al momento giusto.
Orribile non perché sia scritto male, intendiamoci. Lo sapete che curo molto la forma.
Orribile perché è rabbioso. E triste. Perché parla dell’ingiustizia della vita. Della mia vita. Della famiglia che non ho mai avuto e di quella che non mi è stato concesso di costruire. Della domanda che mi assilla da decenni.

Ma è inutile parlarne ora. Lo tengo da parte per venerdì.
Sì, lo pubblicherò dopo aver ritirato le risposta delle beta e aver letto il solito, straziante numero: ZERO

Pubblicarlo adesso non avrebbe senso. Se lo leggesse Marito (e ora che gli è venuta la mania dei blog è molto probabile) mi darebbe dell’idiota.
E anche voi, probabilmente. Perché durante la cova non ha senso essere tristi o pessimisti. O arrabbiati.

Non so cosa stia succedendo nel mio corpo. Potrebbe andare tutto bene. Venerdì potrei avere il test di gravidanza positivo e un numero altissimo e bellissimo delle beta. Sì. Potrei. Ho paura a crederlo. Mi viene da ridere. Una risata ironica. Perché quella di poter essere incinta – che IO possa essere incinta – mi sembra una battuta degna di Zelig.

Settimo giorno post transfer.

La solitudine, la tristezza, l’ansia e la noia mi stanno divorando. Dormo, guardo dei film, tento di scribacchiare un po’.
E’ difficile, però, non riesco a concentrarmi. Dormire sembra la cosa più facile. Quando dormo non penso. E, dormendo, il tempo passa più velocemente. Gli unici effetti collaterali sono il mal di schiena e la sensazione di stare sprecando le giornate. Ma cos’altro potrei, dovrei fare?

Non ho sintomi particolari. Un po’ di crampetti al basso ventre, non sempre, ma spesso. Potrebbero essere causati dal progesterone. O trattarsi di un dolore premestruale. Ho sempre freddo, ma io in effetti sono molto freddolosa. Ho fame. Tanta fame. Penso anche per il fatto di aver smesso di fumare da un momento all’altro. Non avete idea di quanta voglia avrei di una sigaretta.

Se dovesse andare male di nuovo, penso che batterei un record.
Ancora lontana dai trent’anni, sarebbero 4 tentativi di PMA falliti.

E pensare che c’è chi rimane incinta senza neppure volerlo – oops. Ho amici e conoscenti che ce l’hanno fatta al primo tentativo di PMA.
Chissà che cazzo ho fatto di male nella mia vita. Boh. Forse ero un gerarca nazista, prima.

Lo so che non c’è nessuna legge che dice che, chi più tenta, più ha diritto a farcela.

Quello che mi da fastidio è che, fin da bambini, il mondo ci inganna dicendo che il duro lavoro verrà sempre ricompensato, che volere è potere, che bisogna lottare per i propri sogni, che il bene che si fa ti torna sempre indietro…
Stronzate.

E negli ultimi anni, quanti mi hanno esaltata per niente dicendo: “Ma sei così giovane, avrai due gemelli, ce la farai subito!”

Mi auto censuro e non condivido cosa vorrei dire a queste persone, ora.

Anche qui sul blog, quante di voi mi hanno detto: “Se ce la fanno tante coppie, perché voi no?”

Già. Perché no?

Perché non c’è nessun destino, nessuna legge divina, nessun momento giusto.

E’ tutto in mano al caos. E, se una persona come me ce la fa, non è per giustizia divina o chissà che, ma per puro, semplice culo.

Che io non ho. Che non ho mai avuto. Cioè, fisicamente sì, ma metaforicamente no.

Spero solo di non dover pubblicare quell’orribile post.

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Uno. (1° giorno pt)

Non vi annoierò con il racconto del transfer di ieri. In effetti, non è successo niente di che.
Insomma, avete capito cosa intendo. Non è successo niente di particolarmente divertente o assurdo da condividere. Stavolta, non essendoci aghi di mezzo, non ho dato di matto nella sala operatoria.

Non c’è niente da dire, tranne la cosa più importante.
Su tre ovociti fecondati, si è formato un solo embrione. 1° grado, 8 cellule.
Ho chiesto alla dottoressa se fosse bello. “Un top model,” ha risposto.

All’inizio ci sono rimasta un po’ male. Un solo embrione. Le probabilità di successo diminuiscono.

Ma poi mi sono ricordata che bisogna vedere il bicchiere mezzo pieno. Che durante il week end da incubo che ho passato temevo che neppure un embrione sarebbe sopravvissuto.
E invece. Uno. Il più tenace. Il più bello. Quello che forse diventerà… Il mio bimbo.

Direi che merita tutto il mio amore, anziché la mia amarezza.

Il transfer è andato bene. Oddio, a dire il vero prima ho mentito, un pochino ho fatto impazzire i medici in sala operatoria. Cosa volete farci.
E pensare che, prima di entrare, mentre mi trovato in sala d’attesa con le altre due ragazze che erano lì per il transfer, non facevo altro che rassicurarle e scherzare con loro… Ma questa sono io. Strana, semplicemente. A volte penso più a rassicurare gli altri che non a tranquillizzare me stessa.

Con me c’era S., la ragazza con cui ho fatto il pick up venerdì. Anche a lei è stato trasferito un solo embrione.
L’altra donna, invece, non l’avevo mai vista. Le hanno trasferito due embrioni congelati.

La ragazza dello Sri Lanka l’ho solo incrociata. Ho scoperto che venerdì le hanno prelevato dodici ovociti. Purtroppo, avevano tutti delle anomalie. Non hanno provato a fecondarne neppure uno e, tanto per non farsi mancare niente, ora è a rischio iperstimolazione.
Mi sono sentita molto triste quando me l’ha raccontato, nel suo italiano un po’ stentato. Il suo sguardo, invece, era assolutamente chiaro.

La cosa più bella è stata scoprire che al San Paolo di Milano il transfer è ecoguidato. Significa che i medici, quando trasferiscono l’embrione, ne seguono il percorso tramite, appunto, l’ecografo. Nella clinica dove ero in cura prima, invece, non seguivano questa metodologia.

Quando l’operazione è terminata, hanno girato verso di me lo schermo che mostrava l’utero. L’infermiera mi ha indicato il mio piccolo… Una macchia bianca, luminosa. Naturalmente quello che vedevo non era l’embrione, ma il liquido che lo contiene, ma è stato emozionante lo stesso. Molto emozionante.
Per un attimo sono stata tentata di chiedere di poter fare una foto ricordo.

Insomma, io SO che lui è qui. Dentro di me.
Ho visto esattamente dov’è. E me lo ricorderò per sempre, comunque vada.
Mi sento… Piena. E anche vuota, al tempo stesso.

Un bicchiere mezzo vuoto. O mezzo pieno. Dipende dal punto di vista.

Secondo i medici posso fare la vita di sempre. Io ho deciso comunque di stare a casa dal lavoro.
Farò le analisi delle beta il 21 marzo, undicesimo giorno post transfer. La ginecologa mi ha detto di farlo il 24 marzo. Ma io so che tre giorni prima non fa alcuna differenza. Lo so, faccio sempre di testa mia.

Ora riposo, noia e progesterone a go – go… Dopodomani dovrò fare un’iniezione di Fertipeptil, non l’ho mai fatta prima. La dottoressa mi ha spiegato che serve ad aiutare l’attecchimento.
E poi, sempre acido folico, ovviamente, e Benexol, un integratore di vitamine per la il mio problema al sangue.

Per il resto… Secondo la dottoressa dovrei solo cercare di stare calma.

Ah ah. Manco a Zelig fanno battute così divertenti.

P.S. Ah, in realtà oggi è successo qualcosa che merita di essere raccontato.

Mentre ero immersa nella visione dell’intera saga di Harry Potter, squilla il cellulare.
Era il Tribunale di Brescia, uno dei tribunali a cui abbiamo inviato domanda di adozione. Ci hanno fissato un’udienza con il giudice tra pochi giorni. La signora che ha chiamato dice che è solo un colloquio conoscitivo.
Sicuramente sarà così. Non è che io sia pessimista, ma dubito altamente che vogliano proporci un’adozione.

Comunque, quando è suonato il telefono e ho visto il numero sul display (che ovviamente avevo salvato da tempo)… Immaginatevi la mia espressione.