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Uno. (1° giorno pt)

Non vi annoierò con il racconto del transfer di ieri. In effetti, non è successo niente di che.
Insomma, avete capito cosa intendo. Non è successo niente di particolarmente divertente o assurdo da condividere. Stavolta, non essendoci aghi di mezzo, non ho dato di matto nella sala operatoria.

Non c’è niente da dire, tranne la cosa più importante.
Su tre ovociti fecondati, si è formato un solo embrione. 1° grado, 8 cellule.
Ho chiesto alla dottoressa se fosse bello. “Un top model,” ha risposto.

All’inizio ci sono rimasta un po’ male. Un solo embrione. Le probabilità di successo diminuiscono.

Ma poi mi sono ricordata che bisogna vedere il bicchiere mezzo pieno. Che durante il week end da incubo che ho passato temevo che neppure un embrione sarebbe sopravvissuto.
E invece. Uno. Il più tenace. Il più bello. Quello che forse diventerà… Il mio bimbo.

Direi che merita tutto il mio amore, anziché la mia amarezza.

Il transfer è andato bene. Oddio, a dire il vero prima ho mentito, un pochino ho fatto impazzire i medici in sala operatoria. Cosa volete farci.
E pensare che, prima di entrare, mentre mi trovato in sala d’attesa con le altre due ragazze che erano lì per il transfer, non facevo altro che rassicurarle e scherzare con loro… Ma questa sono io. Strana, semplicemente. A volte penso più a rassicurare gli altri che non a tranquillizzare me stessa.

Con me c’era S., la ragazza con cui ho fatto il pick up venerdì. Anche a lei è stato trasferito un solo embrione.
L’altra donna, invece, non l’avevo mai vista. Le hanno trasferito due embrioni congelati.

La ragazza dello Sri Lanka l’ho solo incrociata. Ho scoperto che venerdì le hanno prelevato dodici ovociti. Purtroppo, avevano tutti delle anomalie. Non hanno provato a fecondarne neppure uno e, tanto per non farsi mancare niente, ora è a rischio iperstimolazione.
Mi sono sentita molto triste quando me l’ha raccontato, nel suo italiano un po’ stentato. Il suo sguardo, invece, era assolutamente chiaro.

La cosa più bella è stata scoprire che al San Paolo di Milano il transfer è ecoguidato. Significa che i medici, quando trasferiscono l’embrione, ne seguono il percorso tramite, appunto, l’ecografo. Nella clinica dove ero in cura prima, invece, non seguivano questa metodologia.

Quando l’operazione è terminata, hanno girato verso di me lo schermo che mostrava l’utero. L’infermiera mi ha indicato il mio piccolo… Una macchia bianca, luminosa. Naturalmente quello che vedevo non era l’embrione, ma il liquido che lo contiene, ma è stato emozionante lo stesso. Molto emozionante.
Per un attimo sono stata tentata di chiedere di poter fare una foto ricordo.

Insomma, io SO che lui è qui. Dentro di me.
Ho visto esattamente dov’è. E me lo ricorderò per sempre, comunque vada.
Mi sento… Piena. E anche vuota, al tempo stesso.

Un bicchiere mezzo vuoto. O mezzo pieno. Dipende dal punto di vista.

Secondo i medici posso fare la vita di sempre. Io ho deciso comunque di stare a casa dal lavoro.
Farò le analisi delle beta il 21 marzo, undicesimo giorno post transfer. La ginecologa mi ha detto di farlo il 24 marzo. Ma io so che tre giorni prima non fa alcuna differenza. Lo so, faccio sempre di testa mia.

Ora riposo, noia e progesterone a go – go… Dopodomani dovrò fare un’iniezione di Fertipeptil, non l’ho mai fatta prima. La dottoressa mi ha spiegato che serve ad aiutare l’attecchimento.
E poi, sempre acido folico, ovviamente, e Benexol, un integratore di vitamine per la il mio problema al sangue.

Per il resto… Secondo la dottoressa dovrei solo cercare di stare calma.

Ah ah. Manco a Zelig fanno battute così divertenti.

P.S. Ah, in realtà oggi è successo qualcosa che merita di essere raccontato.

Mentre ero immersa nella visione dell’intera saga di Harry Potter, squilla il cellulare.
Era il Tribunale di Brescia, uno dei tribunali a cui abbiamo inviato domanda di adozione. Ci hanno fissato un’udienza con il giudice tra pochi giorni. La signora che ha chiamato dice che è solo un colloquio conoscitivo.
Sicuramente sarà così. Non è che io sia pessimista, ma dubito altamente che vogliano proporci un’adozione.

Comunque, quando è suonato il telefono e ho visto il numero sul display (che ovviamente avevo salvato da tempo)… Immaginatevi la mia espressione.

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Mezza piena

Ha smesso di nevicare. Finalmente.

Oh, io tutta questa magia nella neve non la riesco a vedere. Certo, è divertente vedere i bambini tirarsi le pallonate di neve o costruire pupazzi, ed è meraviglioso osservare un bel paesaggio candido… Quando sono in vacanza in Alto Adige, però! Qui in città vedo solo i disagi. Morti e feriti in incidenti stradali, persone che si fanno male cadendo sul ghiaccio, anziani bloccati in casa, anziani che si ostinano a voler uscire da soli e poi cadono perché i marciapiedi sono scivolosi, animali selvatici che non riescono a trovare il cibo, strade intasate – con conseguente inquinamento…

E poi, a dirla tutta, la neve è bella quando è fresca, ma già il giorno successivo diventa nera. E non è un bello spettacolo. Bleah.

Forse non si è capito, ma a me la neve non piace. Tranne che in montagna. Non mi piace soprattutto quando ho in programma un transfer. E non mi piace anche perché la sottoscritta è leggermente imbranata e sul ghiaccio rischia sempre di cadere e rompersi l’osso del collo.

Oggi le strade erano – con mio grande stupore – pulite. Io e Marito siamo arrivati al centro PMA in anticipo e senza problemi, così come l’equipe medica. Gli embrioncini sono sopravvissuti entrambi (!) allo scongelamento. Il transfer è stato totalmente indolore. Non so come, ma sono riuscita a rilassarmi! Anche l’infermiera mi ha detto “brava”. Penso fosse sollevata dal fatto che non le avessi spaccato la mano come l’ultima volta.

Insomma… E’ andato tutto bene. Le mie paranoie di ieri ora sembrano alquanto stupide.

Ma io sono felice di essere stata in pena. Eh sì, perché, se non fossi stata tanto pessimista, non avrei potuto gioire per la piccola vittoria di oggi.

Domani tornerò a lavorare. Ho sempre passato le settimane post-tranfer a casa, da sola, nel mio mondo ovattato… E’ strano pensare di vivere normalmente, di stare in mezzo agli altri, in queste condizioni

Come sa qualsiasi donna che si è sottoposta alla PMA, il periodo di tempo tra il transfer e il fatidico giorno del test di gravidanza non è un periodo normale.

Non importa con quale spirito una donna affronta questo percorso. Non importa se è piena di speranze, se è disillusa e pessimista, o se ha deciso di prendere tutto alla leggera, senza farsi troppe paranoie.

Questi non sono giorni normali.

Sono i giorni dell’attesa.

So già che domani, e nei prossimi giorni, ogni tanto in ufficio mi metterò a ridacchiare da sola, poi ad un tratto i miei occhi si faranno umidi e tristi… Mi accarezzerò la pancia, così, senza pensare, e poi me ne vergognerò… Avrò la testa tra le nuvole, persino più del solito, perché non importa se io non sono tecnicamente incinta, se i miei puntini luminosi sono per ora soltanto una potenzialità di vita, se le probabilità che questo sogno si avveri sono soltanto del 20-30%. Non importa.

Io SO di avere due puntini luminosi dentro di me. Due puntini che devono lottare per rimanere ben aggrappati alla loro mamma. Non so se ce la faranno, ma so che ci sono. Sono qui, dentro di me. Forse sono destinati a morire, forse non cresceranno, forse daranno origine ad una vita che si interromperà subito…

Forse, forse, forse… Forse rimarranno dentro di me. Forse ce la faranno. Ce la faremo.

E’ una sensazione che poche donne possono provare… In effetti, solo quelle che si sottopongono alla PMA. Chi cerca figli in maniera naturale non ha alcun mezzo per poter sapere se il concepimento è avvenuto oppure no… Scoprono di avere una vita dentro di sé soltanto quando quel benedetto test di gravidanza diventa positivo. Ma, a quel punto, è già chiaro che l’embrione si è impiantato nell’utero. Queste donne non possono sapere quante potenzialità di vita si sono formate dentro al loro corpo, per poi lasciarle prima di diventare qualcosa di più. Sono fortunate, loro. A noi tocca pure questa tortura. Sapere di avere qualcosa dentro, senza poter conoscere il suo destino.

Io nei giorni post transfer mi sento diversa. No, non parlo di fantasintomi. Quelli ho imparato ad ignorarli. Parlo proprio a livello mentale, spirituale, chiamatelo come volete.

Non posso dire di sentirmi incinta, perché sarebbe ridicolo. Ma non mi sento più tanto vuota. Perché non la sono.

Mi sento… Mezza piena, diciamo!

Purtroppo sono poche le persone che possono capire cosa sto provando ora. E so già che domani e nei prossimi giorni, mentre con sguardo sognante mi accarezzerò la pancia, molti colleghi mi guarderanno con un misto di stupore e compatimento.

Ma chi se ne frega.

Io non sono più vuota.

Spero solo che questa sensazione duri più di quattordici giorni.

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Tempesta d’emozioni

Sabato ho fatto un altro controllo ecografico, e la ginecologa ha deciso di posticipare il transfer a domani, invece di procedere oggi come previsto.

Ovviamente non bastavano tutte le mie paranoie dovute al timore di soffrire come l’ultima volta, alla paura che i due embrioni rimasti non riescano a sopravvivere allo scongelamento, alla mia decisione di non restare a casa in malattia ma andare a lavorare come se niente fosse (e se l’ascensore si rompesse e dovessi fare le scale? E se i colleghi o il capo mi facessero incazzare e io perdessi le staffe?)… No! Ci voleva pure la neve!

Giuro, non credo di aver mai visto tanta neve come oggi. Probabilmente avrò già ripetuto questa frase almeno un paio di volte negli ultimi anni ma, si sa,  si tende a dimenticare certi eventi.

E’ inverno, è ovvio che nevichi. Non è un fatto così straordinario, come vogliono farci credere i telegiornali. Però… Oggi abbiamo visto diverse auto e camion finiti nei fossi, la macchina di Marito, dotata di gomme invernali, faticava a procedere, e la strada di campagna in cui abitiamo è stata totalmente ignorata dai contadini addetti a spalare la neve… Un inferno bianco, insomma!

Quindi ora, oltre alle suddette paranoie, si sono aggiunte le seguenti paure: e se la ginecologa/biologa/infermiera domattina non riuscissero a raggiungere il centro PMA? E se NOI non riuscissimo ad arrivare? E se le strade facessero schifo come oggi e le vibrazioni della macchina durante il viaggio facessero male agli embrioncini?

Ma la paura più grande, in realtà, è sempre una. E se non si potesse fare alcun transfer? Se gli embrioni non riuscissero a sopravvivere allo scongelamento?

Se non ricordo male, le statistiche dicono che il 50% circa degli embrioni scongelati non sopravvive. Quindi, se siamo fortunati ne potrebbe rimanere uno… Se siamo sfigati (e noi lo siamo) nessuno.

Io e Marito abbiamo, già dall’ultimo fallimento, deciso di prendere questo tentativo con molta leggerezza, senza pensare e sperare troppo.

In realtà è soprattutto lui a pensarla in questo modo. Io gli ho detto di essere d’accordo, ed è così, ma… In fondo al cuore, non posso che sperare che questi puntini luminosi nati sotto una cattiva stella possano, finalmente, prendere vita.

Ho assolutamente bisogno di qualcosa in cui sperare, di qualcosa in cui credere…

Ma forse ha ragione Marito… Se anche questo tentativo fosse destinato a finire male, sarebbe meglio se le nostre speranze svanissero domani, e non dopo quattordici giorni di illusioni…

A questo punto, non so più nemmeno io in cosa sperare.

Pregare affinché questi embrioncini sfigati attecchiscano e diano vita ad un miracolo è pretendere troppo, vero?

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Relaaax! (Paranoie da fivettara)

197603_515087255187808_1956112365_nImmagine dal Web

Il post-transfer è il periodo peggiore per qualsiasi fivettara, che viene improvvisamente assalita da mille paranoie. Non sa come comportarsi. Stare a letto? Andare a lavorare come se nulla fosse? Riposare, ma non troppo? Camminare fa bene? E quanto? Oppure no? Cosa mangiare? E fare la pipì? E’ pericoloso?

Per non parlare dell’impazienza per il fatale giorno del test di gravidanza che molte, sbagliando, anticipano di troppi giorni, e di tutti i timori possibili ed immaginabili che ci tormentano giorno e notte…

Queste paure sono, il più delle volte, irrazionali e totalmente campate in aria.

La sottoscritta, già paranoica nella vita di tutti i giorni, non fa eccezione, e durante il post-transfer si trasforma in una fivettara ossessionata dalla famigerata fuoriuscita degli embrioni (dove cappero devono andare, ‘sti benedetti embrioni, io non lo so).

Ho paura a chinarmi, perciò se devo uscire chiedo a marito di allacciarmi le scarpe. Passo le giornate seduta o sdraiata (sempre supina, perché ho paura che cambiando posizione gli embrioni ne risentano!), e ogni tanto mi alzo per camminare in casa (…), per far circolare un po’ il sangue. Se durante il giorno mi cade qualcosa, qualsiasi cosa, per terra, non mi chino per raccoglierlo (giammai!), ma mi limito a calciare l’oggetto incriminato sotto un mobile per evitare che i cani lo mangino, e alla sera, quando torna Marito, gli consegno una specie di mappa del tesoro con indicate tutte le cose finite sotto i mobili durante il giorno (non vi ho mai detto che ho le mani di merda pastafrolla?). Eh, sì, devo ammettere che pure io, almeno per i primi giorni dopo il transfer, ho una fottuta paura di starnutire e tossire (anche di fare la pipì, ma, ehy, quello non si può proprio evitare!).

E non ho nominato i fantasintomi… Durante i giorni post transfer qualsiasi fivettara degna di questo nome diventa moooolto più sensibile rispetto a qualsiasi dolorino, sensazione strana o mutamento del proprio corpo, cercando di capire se sta iniziando una gravidanza oppure no.

In rete ne ho lette di ogni…

In questi giorni sto facendo in media 100ml di pipì in più al giorno!
Le tette mi sono aumentate di 1/6 di taglia!
Ho sentito dei dolorini al basso ventre… Sì, sono sicura che fosse l’embrione che si stava impiantando!
Mi è venuta una voglia incredibile di cavoletti di Bruxelles!
La cacca ha una consistenza diversa!

La rete è una fonte inesauribile di paranoie. Basta andare su qualsiasi forum dedicato alla PMA o alla gravidanza in generale (CUB, MadreProvetta, se poi andate su AlFemminile è l’apoteosi delle stronzate paranoie) e leggere qualche post dedicato al periodo post-transfer…

Da quello che ho capito le paure più comuni sono quelle di andare in bagno, tossire e starnutire, temendo che in questo modo gli embrioni possano fuoriuscire. Io stessa ho sofferto di queste paranoie, ma quando le leggo su un forum, nero su bianco, mi rendo conto di quanto siano ridicole.

E non è tutto. Ho letto di una donna assolutamente certa di aver “perso” i propri embrioni quando ha fatto la pipì subito dopo il transfer, perché ha visto sugli slip due specie di granelli di sabbia… E un’altra sicura di averli “persi” perché ha visto nel wc, sempre dopo essere stata in bagno (donne, a questo punto facciamoci togliere la vescica, pisciare è troppo pericoloso) due punti rossi ricoperti di gelatina… Per non parlare di quelle che hanno paura di RIDERE per timore di fare del male ai propri piccoli…

Il modo migliore per tranquillizzarsi è semplicemente quello di informarsi. Parlare con altre donne, leggere articoli ATTENDIBILI in rete e, soprattutto, chiedere ai propri medici. Sono lì apposta!

Ma visto che io sono molto magnanima (?), dall’alto della mia FIVET-saggezza (??) ho deciso di condividere con voi alcuni piccoli segreti per vivere bene questo periodo. Scherzi a parte, da quando ho iniziato questo percorso ne ho sentite e lette di tutti i colori, ma visto che io sono molto curiosa e mi piace imparare, ho sempre cercato informarmi il più possibile, anche a costo di porre domande apparentemente idiote ai medici.

La mia ultima perla risale al giorno del transfer, quando ho chiesto alla biologa: Senta, ma cosa fanno gli embrioni quando li mettete dentro? Marito ancora mi prende per il culo. Lui non sa che sono centinaia le donne che in rete se lo chiedono! E io ho avuto il coraggio di chiederlo, mi sono sacrificata per il nostro bene, eh!

Dunque, ecco quello che ho imparato sul post-transfer:

1. EMBRIONI: Al momento del transfer gli embrioni sono visibili soltanto al microscopio. Non si possono perciò vedere ad occhio nudo. Non li potrete mai vedere sugli slip o galleggiare nel wc. Gli embrioni non possono fuoriuscire. Una volta trasferiti nell’utero si annidano nella mucosa, dove rimangono fermi, e gradualmente, o attecchiscono, dando così inizio ad una gravidanza, o vengono riassorbiti.

2. COSA FARE E COSA NON FARE: Nei giorni post transfer potete ridere, starnutire, tossire, andare in bagno quando e quanto volete. Non dovete fare esercizio fisico, sollevare pesi o fare grandi sforzi (esempio: non mettetevi a pulire tutte le finestre di casa proprio nei giorni post transfer…). Non dovete avere rapporti sessuali e quando salite o scendete le scale magari non fatelo correndo, ecco… I medici mi hanno rassicurato sull’uso dell’auto, anche se io in questi giorni evito di usarla per paura delle vibrazioni (paura irrazionale, ma così è).

Passeggiare ogni tanto fa bene per la circolazione del sangue!

3. CIBO: Comportatevi come se foste già in gravidanza. Niente fumo, niente alcool, niente carne o pesce crudo e verdure crude solo se lavate accuratamente con l’Amuchina. Se non lo state già prendendo, cominciate ad assumere un integratore di acido folico (sempre dopo aver chiesto al medico). Anche il cavolfiore è un alimento ricco di acido folico.

4. SINTOMI: Ignorante qualsiasi sintomo o fantasintomo. Il seno gonfio, i dolorini, possono essere sia un segnale che stanno arrivando le Malefiche, sia il segnale di una gravidanza che è iniziata. Possono anche essere effetti collaterali delle terapie di supporto. Insomma, possono essere tutto e il contrario di tutto. Si fa prima ad ignorarli, direi.

Ma se avete dei dolori veramente “anomali”, non esitate a dirlo al medico, a costo di ricevere risposte scocciate!

5. RELAAAX! Sia che stiate a casa o decidiate di tornare subito al lavoro, rimanete rilassate. Fate quello che più vi fa sentire a vostro agio. Se non fate lavori pesanti i vostri medici vi consiglieranno di tornare a lavorare, ma se preferite restare a casa (e fatelo, se vi trovate un ambiente lavorativo non proprio idilliaco!), sappiate che la legge è dalla vostra parte. Fatelo notare anche al medico di famiglia, se si rifiutasse di farvi il certificato di malattia.  (Cercate il paragrafo “Procreazione assistita”).

Non abbiate fretta e aspettate il giorno comunicato dal centro PMA (solitamente il 14° p.t.) per effettuare il test di gravidanza! E, in tutti i modi, sia in caso di risultato positivo sia in caso di risultato negativo andate a fare le analisi delle beta hcg. Se proprio non ce la fate ad aspettare, anticipate al massimo di un paio di giorni… Ma, in caso di negativo, ripetete il test il giorno giusto!

 

Se per caso i vostri medici vi hanno consigliato diversamente o se volete aggiungere qualcosa di importante che mi sono scordata, ditemelo pure!

La sottoscritta, ovviamente, non è che rispetti molto queste regole. Tra il dire e il fare… Ci sono di mezzo gli ormoni che mi fanno essere razionale solo a tratti!

Oggi è il 7° p.t. e stavo seriamente pensando di fare un test di gravidanza, per dire… No, non l’ho fatto. Voglio crogiolarmi ancora un po’ nella speranza prima di risvegliarmi bruscamente. Ho una pessima sensazione. Che a volte si trasforma in un ottimismo insensato. Ah, gli ormoni…

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Un anno fa

13 gennaio 2012.

La maggior parte di voi ricorderà questa data per il naufragio della Costa Concordia, o per la scomparsa di Roberta Ragusa.

Tra qualche anno, non appena le luci dei mass media si saranno spente, dimenticherete questi fatti di cronaca e questa data diventerà per voi un giorno come un altro.

Ma non per me.

Il 13 gennaio di un anno fa è iniziato il mio calvario, il mio inferno. Quel giorno un misero pezzo di carta pieno di nomi strani e cifre ha decretato il mio futuro. Un pezzo di carta che a quel tempo (ah, beata innocenza!) non ero neppure in grado di interpretare. La ginecologa aveva dovuto farlo per me.

Ricorderò per sempre il sospiro con cui lesse le analisi e infine, con voce neutra e un pizzico di rammarico, sentenziò: “Mi dispiace, voi non potete avere figli.”
Ricorderò per sempre il mio pianto, mentre guidavo verso casa senza neppure vedere la strada davanti a me, ma soltanto un enorme buco nero. Ricorderò per sempre la sensazione di incredulità, di disperazione, di panico che ho provato quel giorno. E che ho continuato a provare nei mesi successivi.

Il 13 gennaio di un anno fa la mia vita si è interrotta. E’ entrata in una specie di pausa, di stand-by. Da allora, ogni singolo istante della mia giornata, il pensiero che mi occupa la mente è soltanto uno: riuscire a realizzare il mio desiderio di avere un figlio. Non ho smesso di vivere, certo. Continuo a lavorare, a uscire, a seguire le mie passioni, ma… Quel pensiero non mi abbandona mai. Non mi abbandona il senso di frustrazione, di impotenza, di rabbia, di speranza.

Tante cose sono cambiate in quest’ultimo anno. Io sono molto cambiata.
Ho imparato ad essere paziente.
Ho imparato ad accettare una sconfitta e a reagire.
Ho imparato chi sono i veri amici (pochi) e quelli che non meritano di essere considerati tali (la maggior parte).
Ho imparato che tutti sono pronti ad andare con te a prendere un aperitivo, ma nessuno vuole stare al tuo fianco quando affronti qualcosa di grande, di troppo grande.
Ho imparato che al mondo ci sono tante persone ignoranti a cui non importa nulla di imparare.
Ho imparato che al mondo c’è troppa gente che ama giudicare senza conoscere, senza sapere.
Ho imparato che la maggior parte delle persone da tutto per scontato.
Ho imparato che non sono soltanto gli adolescenti, ma pure i cinquantenni a non sapere come si concepisce un bambino.
Ho imparato che in Italia c’è molta ignoranza sull’educazione sessuale, sulla PMA e sull’adozione.
Ho imparato che un uomo e una donna, se si amano realmente, possono rimanere uniti davanti ad una diagnosi di infertilità.
Ho imparato che, ogni tanto, ridere delle proprie disgrazie può essere utile per superarle.

E ho capito che, in un modo o nell’altro, io voglio diventare madre.

E’ passato un anno, e io sono ancora al punto di partenza. Quanto ero ingenua, un anno fa! Ero talmente cieca davanti alla realtà e piena di speranza da credere che, in pochi mesi, la PMA avrebbe regalato a me e Marito il dono più grande… Mi dicevo che non era possibile che noi non potessimo avere figli, che la Natura si era sbagliata, che non avremmo dovuto soffrire tanto a lungo… E, invece… Eccomi qui. Ancora qui.
Di nuovo a sperare. Di nuovo a lottare. Senza aver ottenuto nulla, se non tanto, ulteriore dolore.

Ho fatto il transfer giovedì. Mi hanno trasferito due embrioni. Purtroppo ne hanno dovuti scongelare quattro, perché due sono morti subito.
Il transfer non è stato facile. La prima volta non avevo provato alcun dolore, questa volta invece ho sofferto molto. Devo dire che la ginecologa non è stata molto delicata. Mi ha inserito lo speculum con la gentilezza di un elefante. Ho subito urlato per il male, e mi son irrigidita tutta. Cercavo in tutti i modi di rilassarmi, ma non ci riuscivo!
Ha dovuto persino usare le pinze per trovare il collo dell’utero… Io, che da sdraiata non vedevo cosa stesse accadendo, sentivo degli strani rumori e credevo si trattasse di forbici…! Meno male che l’infermiera mi ha rassicurata spiegandomi che si trattava solo di pinze. Ho sentito gli stessi dolori che provo dopo il pick up, che poi sono come dei dolori mestruali fortissimi… Meno male che è durato solo pochi minuti, durante i quali mi sono fatta però compatire per bene, piangendo e praticamente spaccando la mano dell’infermiera…

E’ da giovedì pomeriggio che vivo tra divano e cibo… Non ho voglia di far niente, ho sempre sonno, anche se a volte mi costringo ad alzarmi perché stare troppo ferma non va bene, il sangue non circola! Mi hanno consigliato di fare delle passeggiate e mi hanno detto che potevo andare a lavorare, dato che faccio l’impiegata, ma io ho preferito mettermi in malattia per due settimane.

Mi sento una stupida. Sto attenta ad ogni movimento, quando salgo o scendo le scale lo faccio a passo di lumaca, Marito non mi lascia neppure apparecchiare la tavola per timore che mi stanchi troppo…!
E io non faccio altro che pensare… E se stessi facendo tutto questo per niente? E se andasse male anche stavolta e mi sentissi una deficiente totale per aver vissuto due settimane come una malata?
Ma non è veramente questo a impensierirmi…
Io ho paura.
Ho il terrore che vada male. Ho il terrore di vedere il test di gravidanza negativo. E ho pure il terrore di vederlo positivo, perché potrebbe succedere come l’altra volta…

E poi… Non so se è a causa del Progynova, del Progesterone, della solitudine forzata o dell’astinenza dal fumo e dall’alcool, ma è da due giorni che mi sento perennemente sull’orlo di una crisi di nervi, comincio ad urlare ed inveire senza motivo, mi viene sempre voglia di piangere e urlare.

Forse è solo la paura.

Farò il test il 22 gennaio, in anticipo di due giorni rispetto a quello che mi ha detto il centro, tanto si dovrebbe già vedere un risultato positivo.

Questi giorni sono lunghissimi. Noiosi. E vuoti. Spero che un giorno ricorderò questi giorni come fantastici. Spero che un giorno riderò ripensandomi sul divano a strafogarmi di cibo per alleviare la malinconia, e dirò: “E’ in quei giorni che è iniziata la vita di mio figlio!”

Speriamo.

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Il nostro pianto

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Immagine di sepulture/is.dead/

Lunedì sono tornata al lavoro. Ero felice, a dire il vero. Pensavo che sarebbe stato bello rivedere i miei colleghi, anche se spesso discutiamo, e riprendere la vita “normale”.
Ma il ritorno alla realtà è stato più brusco di quanto non pensassi. Mi sono ritrovata a dover rispondere alle solite domande stupide, a dover lavorare mentre la testa vagava altrove, a dovermi sforzare per sorridere e recitare come al solito la parte del pagliaccio per non lasciar trapelare quello che provo… Pensavo che sarebbe stato piacevole, forse in un certo senso persino rilassante, tornare a “vivere”… Ma questa può forse dirsi “vita”?

Tutto quello che faccio durante il giorno – alzarmi, guidare, entrare in ufficio, lavorare, chiacchierare, sorridere – lo faccio come se fossi un automa, senza neppure riflettere, perché so che è quello che devo fare, che gli altri si aspettano da me. Tutto quello che vorrei fare, in realtà, è fermarmi e urlare, urlare a squarciagola. Tutto quello a cui riesco a pensare sono quegli embrioncini che mi aspettano, quelle potenzialità di vita che, forse, una vita non l’avranno mai. A cui io forse non riuscirò a donare la vita.

Sabato sono tornata al centro PMA e, come previsto, la ginecologa mi ha detto che il transfer è rimandato al mese prossimo, perché le mie ovaie sono ancora un po’ gonfie, nonostante io mi senta bene. Dovrò aspettare che mi tornino le Malefiche, probabilmente tra il 6 e il 10 dicembre, poi almeno per dodici giorni dovrò impasticcarmi di Progynova e infine, finalmente, potremo fare il transfer, si spera entro Natale. Altrimenti, suppongo, tutto slitterà a gennaio.

Questa notizia non mi ha intristito più di tanto, all’inizio. Ormai sono due anni e mezzo che aspetto il mio bimbo, un’attesa di un altro mese, o anche due, non è di certo una tragedia.

Ma negli ultimi giorni, dopo essere rientrata alla “realtà”, il panico ha cominciato a prendere il sopravvento.

Non so perché, forse è causato dallo scombussolamento ormonale, ma mi sento triste come mai prima. Mi sento molto sola. E mi sono data della stupida per aver creduto di essere felice rientrando in ufficio e rivedendo i miei colleghi. Quelle persone non sanno niente di me, non sanno cosa sto passando, non se lo possono neppure immaginare… E, anche se lo dicessi loro, probabilmente non otterrei nient’altro che critiche e le solite frasi banali che ci fanno tanto incazzare.

Mi sento tanto sola. E tanto stanca. So che non dovrei. Dovrei essere forte. E speranzosa. Tra un mesetto o poco più quei puntini luminosi che amo così tanto entreranno a far parte di me. Avrò un’altra possibilità. Ma, mentre a volte mi sento agguerrita e piena di ottimismo, in questi giorni provo soltanto un grande senso di vuoto.

Oggi ho ricevuto l’ennesimo annuncio di gravidanza. Una conoscente mia e di Marito è incinta. Una ragazza che avrà più o meno la mia età. E’ stato Marito a dirmelo, mentre stavo per uscire dall’ufficio. Sapeva che prima o poi l’avrei scoperto, e non voleva che lo sapessi da altri. Questa notizia è stata la ciliegina sulla torta di una giornata molto triste.

Quando sono uscita dal lavoro, mentre mi incamminavo verso la macchina, nascosta nel buio, ho cominciato a piangere. E ho continuato durante tutto il viaggio in macchina verso casa. E mentre piangevo pensavo che forse quella ragazza avrebbe perso il suo bambino. In fondo, anche le gravidanze “naturali” possono andare male. Questo pensiero ha attraversato la mia mente per un millesimo di secondo, ma in quel millesimo di secondo ho provato un macabro sollievo. Poi mi sono vergognata di me stessa. E ho cominciato a piangere ancora più forte.

In questo periodo le uniche persone che sono riuscite a strapparmi un sorriso o a scaldarmi il cuore sono quelle che ho conosciuto su internet.

Da quando ho aperto questo blog mi capita sempre più spesso di ricevere lettere da parte di donne che soffrono come, e con, me.

Il termine “e-mail” mi ispira freddezza. Preferisco chiamarle “lettere” perché è proprio questo che sono. E ogni volta che una donna mi scrive per raccontarmi la sua storia e per donarmi un abbraccio, seppur intangibile, mi sento un po’ meno sola, e un po’ più triste.

Oggi, mentre piangevo, ripensavo a quelle donne. Alle donne invisibili. Pensavo a quando mi raccontano cos’hanno provato al primo, o all’ennesimo, tentativo di PMA fallito. Pensavo a quando avevo creduto di essere incinta, per poi vedere il mio sogno dileguarsi nel sangue. Pensavo a quanto mi sembrassero forti, loro, e quanto io abbia paura di sperare ancora. E il mio dolore si confondeva con il loro. Oggi ho pianto per me, e per voi. E questa, sicuramente, non è una grande consolazione per nessuno. Noi dovremmo sorridere, non piangere. Noi ci meritiamo di sorridere, non di piangere.

Vi è mai capitato di ascoltare una canzone e pensare che fosse stata scritta proprio per voi, che addirittura voi stessi avreste potuto scriverla, che sono le stesse parole che si celano da tempo immemore nel vostro animo…?

A me sì.

Ultimamente non posso fare a meno di ascoltare questa canzone. E’ “All Alright” dei Fun.

 

I’ve given everyone I know
a good reason to go
I was surprised you stuck around
long enough to figure out
That it’s all alright
I guess it’s all alright.
I got nothing left inside of my chest, but
it’s all alright.
Yeah, it’s all alright.
I guess it’s all alright.
I got nothing left inside of my chest, but
it’s all alright.

Ho dato a tutti quelli che conosco
una buona ragione per andarsene
mi ha sorpreso che tu sia rimasto
abbastanza a lungo per capire
che va tutto bene
Penso che vada tutto bene
Non mi è rimasto più niente nel petto, ma
va tutto bene.
Sì, va tutto bene.
Penso che vada tutto bene.
Non mi è rimasto più niente nel petto, ma
va tutto bene.

Pubblicato in: La mia storia

Chissà che freddo, poverini…

Prima di tutto vi ringrazio per il vostro sostegno e i vostri consigli. Anche se dolorante, sono ancora viva!

Ho la perenne sensazione di avere un enorme pallone pieno d’acqua nella pancia… Ho passato una notte orribile, oltre ai dolori alla pancia è arrivata pure la nausea. Io purtroppo ho lo stomaco molto delicato e alla sera dovrei stare leggera. Ma la ginecologa mi ha detto di seguire una dieta iperproteica, perciò ieri sera avevo mangiato tanta carne… Che, evidentemente, non ho digerito, e  tutte le mie belle proteine sono finte nel water, durante le due o tre ore, adesso non ricordo, che ho passato chiusa in bagno. Quando sono tornata a letto naturalmente non sono riuscita a chiudere occhio, perché i dolori alla pancia erano aumentati e in qualunque posizione mi mettessi sentivo dei crampi atroci.

Oggi non è andata molto meglio… Ho ancora lo stomaco in subbuglio e, nonostante abbia fame (oh, a non fare niente tutto il giorno viene appetito!), non riesco a mangiare nulla perché ho sempre la sensazione di dover rimettere. Bleah. Non riesco a stare stesa perciò non ho potuto neppure recuperare il sonno perduto. Sto bene soltanto seduta qui, davanti al computer, ma non posso mica passare le mie giornate così! Ogni tanto vorrei anche dormire…

Alla fine domenica non sono andata in ospedale, ho cercato di resistere sapendo che il giorno dopo avrei visto la ginecologa.

Ieri mattina, come programmato, Marito mi ha accompagnato al centro PMA, pronta per il transfer, attrezzata con la camicia da notte, le mie bellissime (?) pantofole e il libretto degli assegni per pagare la parcella per la nostra ricerca della felicità.
Niente di tutto questo mi è servito. Sinceramente sono felice solo di non aver usato il libretto degli assegni…
Eravamo emozionati ed io cercavo con tutte le mie forze di autoconvincermi che stavo meglio… Anche se non era così.

Quando siamo arrivati abbiamo parlato prima di tutto con la biologa, che ci ha detto che in realtà non sono sei gli embrioni arrivati a blastocisti, ma ben otto, ovvero tutti quelli che si erano formati inizialmente. I due embrioni che aveva dato per spacciati erano sopravvissuti. Marito era molto orgoglioso di sé, soprattutto perché gli avevo detto che la letteratura scientifica dice che solo una piccola percentuale di embrioni che sono belli in terza giornata arrivano fino a quello stadio… Insomma, siamo da record!
Ora Marito si aspetta che da un momento all’altro arrivi il giudice Frigatti a mettergli una medaglia attorno al pistolino… Ok, no comment.

La biologa poi mi ha chiesto come mi sentissi, e io le ho parlato dei miei dolori… Lei ha cominciato a dire che avremmo dovuto rimandare il transfer, al che ho scosso la testa e ho detto: “No, no, ma oggi sto benissimo!”

Ovviamente non mi ha creduta… Non sono una brava attrice, in effetti.

Poi abbiamo parlato anche con la ginecologa, che non ha voluto sentire ragioni, e mi ha detto che avrebbero congelato gli embrioni per poi procedere con il transfer il mese prossimo. Mi ha spiegato che avrei corso un grosso rischio, perché se fosse iniziata una gravidanza il mio corpo avrebbe prodotto ulteriori ormoni e l’iperstimolazione si sarebbe aggravata, con probabile ricovero in ospedale.

Ok, ovviamente io non ho alcuna intenzione di stare male, mi bastano i dolori che ho adesso, però mi dispiace molto, anche se capisco che è stata la scelta più saggia.

Ora i nostri “bimbi” sono stati congelati e purtroppo so che, quando li scongeleranno, una parte di loro non ce la farà (ma, chissà, magari batteremo pure questo record!). Spero solo che la qualità di quelli rimanenti sia buona, che tutto vada bene e che finalmente questa storia finisca. Devo dire la verità, dopo quello che sto patendo in questi giorni non so se avrei il coraggio di affrontare un’altra stimolazione, a meno che non mi venga assicurato nero su bianco che non ci saranno effetti collaterali!

La ginecologa mi ha detto che i dolori dovrebbero passare una volta che mi arrivano le mestruazioni… E lo spero bene, non ne posso più di dovermi fare aiutare anche per alzarmi dal divano! Spero che le Malefiche arrivino il prima possibile, anche perché non vedo l’ora di sapere quando finalmente faremo ‘sto benedetto transfer!
Un’altra attesa… A volte sembra che il destino si diverta a tormentarmi!