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Andrà tutto.

Ogni volta che nella vita mi sono trovata ad affrontare un periodo buio, mi sono sentita ripetere, da amici, conoscenti, addirittura da sconosciuti…
– Andrà tutto bene!
Non ho mai sopportato questa frase. Queste tre semplici parole, messe in questo ordine, sono in grado di provocarmi l’orticaria.
– Ma cosa cavolo ne puoi sapere, tu? – avrei voluto replicare, ogni santa volta.
Avrei preferito ricevere un consiglio sensato, parole di solidarietà, o un semplice abbraccio…
In questo periodo di emergenza, queste tre maledette parole sono diventate un mantra nazionale, un hashtag utilizzato in maniera maniacale ovunque, dai post sui social ai manifesti appesi ai balconi.
E queste tre parole, associate a quel fottuto arcobaleno che mi ritrovo in ogni dove, mi irritano ogni giorno di più.

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Mamma, sei felice?

Ultimamente mio figlio ha preso l’abitudine di pormi quotidianamente questa domanda. Mi trovo sempre in difficoltà a rispondergli.

Sono una persona che prova disagio persino quando incontra un vicino di casa, un conoscente per strada, e si sente chiedere: “Come stai?”

So che è una domanda retorica, detta a mo’ di saluto, posta senza nessun reale interesse verso la risposta dell’altro, eppure faccio sempre un’immensa fatica a rispondere “bene” (che è l’unica risposta socialmente accettata) e, quando lo faccio, non ho un tono molto convinto.
Sto bene? Non lo so. Come faccio a saperlo? Chi mi può dare questa certezza?

E, quando mio figlio mi chiede se sono felice, con quei suoi occhioni grandi che mi fissano e sembrano riuscire a vedermi dentro, io non so bene cosa dire.

Non so esattamente cosa significhi essere “felice”.

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Anno nuovo: nuova forza, nuovi obiettivi.

Oggi, 5 gennaio, è un giorno speciale, perché sarebbe l’undicesimo compleanno della mia Diana… Ma lei non è più qui con noi, non fisicamente, almeno.
Per me questa è una giornata molto intensa, piena di emozioni e di ricordi.

Il mio bambino sa che la sua sorella pelosa ora è sulla luna e, a furia di ripeterglielo, me ne sono convinta anche io. Cerco la luna ogni sera, e per me è impossibile non sorridere, mentre la guardo.
E rivolgere un pensiero a lei.

Ciò che mi consola è che presto tutti sapranno che sulla luna c’è una cagnolina che si chiama Diana… Perché il mio prossimo lavoro sarà dedicato a lei.

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Correre.

Mi piace correre.

Mi piace correre da sola, in sperdute stradine di campagna, così come nel caos cittadino. Poco importa: quando corro, esiste solo l’asfalto. Il rumore dei miei passi su di esso. E il mio respiro affannoso.

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In viaggio

Mi ritrovo spesso a immaginare la mia vita come se fosse… Un treno.
Talvolta sono un Frecciarossa, che va veloce, senza fermarsi mai, dritto verso l’obiettivo.
In altre occasioni, invece, mi sento come un treno a vapore. Sbuffo un sacco e vado avanti a fatica!

Sul mio treno sono saliti tanti passeggeri, nel corso degli anni.
Qualcuno, senza neppure prendere il biglietto. Prima che me ne accorgessi e lo invitassi – più o meno gentilmente – a scendere, è passato parecchio tempo.

C’è chi si è buttato giù dal treno in corsa, senza neppure annunciare la propria decisione. Passeggeri che, così come sono apparsi, sono svaniti, lasciando un vuoto dentro me.

C’è anche chi è sceso e poi ha deciso di risalire a bordo, qualche stazione più avanti.

Qualcuno – pochi – si è seduto comodo e ha deciso di godersi il viaggio insieme a me.

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Pubblicato in: Infanzia&Bambini, maternità

Quanto è difficile essere un bambino!

Noi mamme spesso ci lamentiamo di quanto sia difficile essere un genitore, ma… Ultimamente mi son ritrovata a pensare che anche per un bambino la vita non è affatto facile.

L’avete mai notato?

Se un bimbo piange per reclamare le attenzioni della mamma, per essere preso in braccio, perché ha bisogno del suo calore, del suo odore… Verrà all’istante additato come “piagnucolone” o “mammone” da qualunque adulto nelle vicinanze. E subito ci sarà chi consiglierà alla mamma di non accontentarlo, addirittura di lasciarlo piangere, perché altrimenti prenderà il vizio.

Ho sempre cercato di capire quale strano vizio potrebbe prendere un bambino piccolo.

Noi adulti siamo pieni di vizi, dal fumo, all’alcool, al gioco d’azzardo. Vizi altamente dannosi, direi. Un bambino, quale terribile vizio potrebbe prendere chiedendo di essere abbracciato? Il vizio dell’amore? Non mi sembra una gran brutta cosa…

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Pubblicato in: infertilità, Riflessioni

Il coraggio di dire “basta”

Il mondo in cui viviamo ci insegna a non fermarci MAI.
Ci spinge a correre verso la meta, a inventarci sempre nuove destinazioni, nuovi traguardi. A lottare senza tregua per ciò che desideriamo.

Avete mai pensato a quanto coraggio occorra per dire “basta”?
Per fermarsi?
Per accettare di non avere le forze per continuare a lottare?
Per dichiarare di non farcela più?

Seguo tanti blog e altrettante pagine di donne che stanno combattendo contro l’infertilità.

Iniezioni, ormoni, lunghe attese, speranze, perdite, frustrazione, rabbia, dolore…
Un vortice che può capire solo chi ne è stato risucchiato.

Capita talvolta che una di queste donne decida di fermarsi. Di uscire da questo vortice e tornare alla vita “normale”. Almeno per un po’.

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