Pubblicato in: Il mio romanzo, Riflessioni

E ora cominciano le paranoie…

Quando ho deciso di scrivere un libro autobiografico, l’ho fatto con un intento ben preciso: condividere la mia storia per infrangere un tabù e infondere speranza a tutte le guerriere, “mamme senza figli” come la sono stata anch’io per tanto tempo.

Non ho scritto il mio libro di getto, ho impiegato tre anni, più un altro anno per arrivare a firmare un contratto di edizione.

Durante tutto questo tempo non mi sono mai realmente fermata a riflettere su cosa significhi dare in pasto al mondo la propria storia.

E ora cominciano le paranoie…

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Pubblicato in: infertilità, Riflessioni

Le mamme che non raggiungono i propri bambini

Qualche anno fa, una donna commentò il mio blog per raccontarmi di come avesse infine, dopo una lunga battaglia, dovuto desistere dal cercare un figlio.
“Certe mamme, semplicemente, non riescono a raggiungere il proprio bambino,” scrisse.

Mi è capitato di rileggere questa frase un paio di giorni fa, e da allora non faccio altro che pensarci… E pensare a tutte le donne che non sono mai riuscite a trovare il proprio bambino. A tutte le donne che non verranno mai considerate “madri” dal resto del mondo, mentre sono state “mamme nel cuore” per tanti anni, e lo saranno per sempre, anche dopo aver rinunciato a combattere per riuscire a diventarle.

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Pubblicato in: Comunicazioni, infertilità, Riflessioni

L’infertilità… E le cugine

È ormai da più di due anni che non scrivo su questo blog. Chissà se qualcuno ogni tanto torna a visitarlo!

Ho deciso di riprendere a scrivere (cosa che, in realtà, non ho mai smesso di fare, ma su altri lidi), perché il prossimo inverno uscirà – udite udite – il romanzo dedicato al mio percorso di PMA. La Robertino-story, come la chiamo io. Una storia che parla di me, ma anche di tutte voi. Del nostro dolore, delle nostre difficoltà, del nostro sogno di diventare mamme. Di infertilità.

Diventare una scrittrice è sempre stato il mio sogno più grande – dopo quello di diventare mamma, ovviamente – e per me è un onore esordire con il romanzo che parla di mio figlio.

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Pubblicato in: La mia storia

SINDROME POST – PMA (Storia di un’infertilità)

Non mi sento una normale donna “in attesa”.

Non mi piace parlare della mia gravidanza o di tipiche questioni da donna incinta – dolori alla schiena, abiti prémaman, corsi di aquagym (nonostante abbia un gran mal di schiena, adori comprare abiti prémaman e abbia intenzione di iscrivermi in piscina).

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Pubblicato in: Riflessioni

Parlare con una donna infertile: istruzioni per l’uso

Domani è il Gran Giorno.
Io e Marito abbiamo appuntamento al San Paolo di Milano, dove mi verrà fatta un’ecografia e finalmente comunicata la terapia che dovrò seguire per la stimolazione ormonale e che, salvo intoppi, dovrei iniziare domani stesso.
Per stemperare un po’ la tensione voglio condividere con voi questo post, che ho già scritto da giorni ma finora non ho avuto tempo di pubblicare. Enjoy 🙂

Qualche tempo fa, nei commenti, mi è stato chiesto di dare qualche consiglio sulle cose da dire/NON dire quando si parla con un’amica/collega/conoscente con problemi di infertilità. Perciò ho redatto questo manuale.

Premessa num. 1: Con il termine “donna infertile” intendo sia la donna che ha difficoltà a concepire, sia quella “sana” che ha un partner/marito “problematico”.
Premessa num. 2: Naturalmente ho scritto questi consigli pensando a me e al mio carattere, ma non penso di sbagliarmi dicendo che sono validi un po’ per tutte le donne. E pure per gli uomini. Anche se, rispetto a noi donne, parlano meno spesso e meno volentieri dei loro problemi con altri, questo non vuol dire che non abbiano un cuore!
Premessa num. 3: La seguente guida, nonostante sia stata scritta con molta (auto)ironia, deve essere presa dannatamente sul serio.

PRIMA REGOLA: Maneggiare con cura!

E’ matematico. Quando una donna è sposata, oppure convive, da qualche mese, i vicini di casa/colleghi/amici cominciano a porle la FATIDICA DOMANDA.

“Ma quando fate un bambino?” oppure “Ma voi non volete bambini?”

A volte la domanda è posta sotto forma di battuta, soprattutto quando esce dalla bocca di una neomamma (solitamente la neomamma in questione ha impiegato 1 o 2 rapporti per rimanere incinta, non ha idea di cosa siano i giorni fertili e non sa manco bene come funzioni il ciclo mestruale).

Ad esempio: “Ehi! Ora tocca a voi!”

Queste persone non si rendono conto di quanto facciano male certe domande. Ed è a voi che mi rivolgo. Ovviamente non potete sapere il dramma che sta attraversando una donna infertile, se la suddetta non vi ha confidato il suo problema.

L’ignoranza è ammessa, la curiosità no.

Suvvia, non mentite. Certe domande non sono poste in buona fede. E’ solo la curiosità morbosa, il desidero di impicciarsi negli affari altrui, di sparlare alle spalle dell’amica/collega/vicina di casa, a spingervi a fare LA DOMANDA.
Voi non volete sapere se la donna in questione desidera dei figli oppure no. Sapete benissimo che, se li desiderasse, li avrebbe già.

Voi volete soltanto sapere PERCHE’ non ha figli.

Tutti sappiamo come si fanno i bambini. E basta far lavorare un attimino la materia grigia per capire che, se una coppia non ha figli, i motivi possono soltanto essere i seguenti:

1. Non li vuole (sì, ci sono anche persone che non amano i bambini!)
2. Non ha i mezzi economici per mantenere un figlio
3. La coppia è in procinto di scoppiare e non è il momento giusto per pensare alla riproduzione
4. Ha dei problemi di infertilità/sterilità

Quando ponete LA DOMANDA, obbligate la donna che sta davanti a voi a confessarvi delle faccende MOLTO intime, mettendola in imbarazzo. Questo vale soprattutto nel caso in cui la vostra interlocutrice sia una conoscente o una collega. Ma vale anche per le amiche. Se un’amica, sposata da anni, non ha figli e non ha mai sfiorato l’argomento, significa che non ne vuole parlare. Molto semplice.
POTREBBE essere lecito porre LA DOMANDA ad un’amica con cui si ha confidenza, ma nel momento giusto e con il giusto tatto. Chissà, forse aspetta solo un input per parlarvene. Ma, se vedete che è restia ad affrontare l’argomento, per favore, lasciate perdere.
Se siete tanto curiose, compratevi un giornale di gossip e sparlate dei personaggi famosi.

SECONDA REGOLA: A volte il silenzio è meglio di tante parole

Ci sono momenti in cui una donna non ha voglia di mentire. Quando le viene posta LA DOMANDA non ha voglia di rispondere con un sorrisino imbarazzato. Non vuole passare per una che non ama i bambini, o per quella che pensa prima alla carriera che alla famiglia.
E non perché ci sia qualcosa di sbagliato in questo, ma semplicemente perché non corrisponde alla verità. Ci sono anche momenti in cui una donna sente il bisogno di dire la verità, a voce alta. Di dire: “Io e mio marito/il mio compagno non possiamo avere figli.”

A volte è meglio stare zitti piuttosto che parlare tanto per dare aria alla bocca. Ci sono occasioni in cui l’unica reazione possibile è il silenzio o, al massimo, un abbraccio o una parola di conforto. E invece ci sono sempre persone pronte a giudicare il tuo dolore, a sputare sentenze, a dare consigli anche se non ne sono in grado, anche se non possono capire. Basta usare un attimo il cervello per capire che, talvolta, è meglio non dire nulla piuttosto che parlare a vanvera.

Ultimamente ho deciso che non voglio più mentire. Quando qualcuno mi pone LA DOMANDA (e da quando sono sposata questo accade sempre più spesso) ho deciso di dire la verità.
“Sì, vorrei dei figli. Ma noi non possiamo averli.”

Le reazioni che ho causato sono state diverse. Ora vi farò un esempio di reazione assolutamente fuori luogo e di reazione accettabile, anzi, gradita.

Reazione num. 1 – NON ACCETTABILE

L’altro giorno stavo parlando con un paio di colleghe del volontariato che io e Marito svolgiamo con i bambini della comunità.
Ad un certo punto una delle due donne mi guarda e fa, con espressione dolce: “Ma tu non hai voglia di bimbo?”
Mi si è gelato il sangue nelle vene. Eh sì, questo è l’effetto che mi provoca LA DOMANDA.
“Sì, molto, ma… Sai, noi non ne possiamo avere.”
“Ah, scusami. Non lo sapevo,” ha risposto lei, facendosi seria.
Io ho alzato le spalle. “Non preoccuparti.”
“Ma, senti… Ne sei sicura?”

Devo commentare una domanda del genere?

Reazione num. 2 – GRADITA

Qualche giorno fa ho confidato ad una mia conoscente (una volontaria dell’associazione animalista in cui opero), che io e Marito non possiamo avere figli e stiamo provando con la PMA.

“Si vede che sei alla ricerca!” ha detto lei.
“Davvero? Come l’hai capito?”
“Non lo so… Si vede. Ti auguro di farcela.”
Poi si è avvicinata e mi ha abbracciato.

Non ha detto stupide frasi di circostanza.
Non ha emesso sentenze.
Non mi ha detto cosa fare.

Mi ha solo fatto sentire il suo calore, la sua vicinanza.

TERZA REGOLA: Siete ignoranti. Fatevene una ragione.

La maggior parte delle donne infertili/che hanno un compagno o marito infertile, non si arrendono davanti alla bastardaggine della Natura, ma cercano in ogni modo di superare gli ostacoli. Se fate lavorare la solita materia grigia che a volte scordate di avere, i metodi per riuscirci sono soltanto due: o PMA, o adozione.
Ci sono anche coppie che ad un certo punto decidono di gettare la spugna, o perché stressati dai tentativi falliti o perché stremati dalla burocrazia.
Altre coppie, per qualsivoglia motivo, quando scoprono di avere dei problemi decidono di non provare né con la PMA, né con l’adozione, ma di accettare il loro destino.

Rendetevi conto che voi non siete nessuno per poter giudicare decisioni così importanti. E neppure per dispensare consigli. Io accetto malvolentieri persino i consigli di donne che stanno affrontando le mie stesse difficoltà, FIGURIAMOCI se mi (e ci) può far piacere sentire le stupide frasi di circostanza di una persona che non ha la più pallida idea di quello che sto passando, di cosa sia la PMA o di come si svolgano le pratiche per l’adozione!
E immaginatevi come possa reagire a certe frasi quando, mettiamo il caso, sono sotto ormoni o ho appena parlato con l’assistente sociale…

Siete ignoranti. Davvero. Non è un’offesa. E’ che… E’ proprio così.

Non tutte le donne, dopo avervi confessato di essere infertili, o di avere un partner infertile, vi confideranno cos’hanno intenzione di fare. Voi, per carità, non chiedete. Ma se la donna in questione decidesse di aprirvi il suo cuore, per favore, non atteggiatevi da medici, psicologi o consiglieri. Non lo siete.

Se una amica/collega/conoscente vi dice di non poter avere figli, non chiedetele se ne è SICURA. Prima di effettuare una diagnosi del genere, i medici procedono con tutti i controlli del caso. E, prima di accettare una verità tanto cruda, prenderne atto e confidarla ad altri, state pur certi che una coppia si fa visitare da decine di medici.

Quindi sì, se ve lo sta dicendo, ne è sicura.

Una persona non va in giro a dire che non può avere figli se sta avendo rapporti non protetti da una settimana, magari ha pure le mestruazioni e non ha mai fatto alcun esame per l’infertilità. E che cavolo.

Poi.

Non ironizzate. Non fate sentire la vostra interlocutrice come se fosse una donna a metà. Non provocate in lei istinti omicidi nei vostri confronti. Non avete idea di cosa potrebbe fare una donna durante la stimolazione ormonale.

“E pensare che io, invece, ci ho messo cinque minuti a fare un figlio!” oppure: “Pensa che io sono rimasta incinta senza neppure volerlo!”

Ecco, questi sono esempi di frasi che vi potete risparmiare. Anche se le dite ridendo. Non fanno ridere.

Se la vostra interlocutrice vi confessa che è suo marito ad avere dei problemi, per favore, risparmiatevi battutine idiote sulla virilità del suddetto.

Vi faccio due esempi di battute che non ho per nulla apprezzato. Una mia amica un giorno mi ha raccontato, ridendo, che aveva parlato dei nostri problemi al suo moroso. Quest’ultimo si era preoccupato, e si era chiesto se, osservando da solo il suo – ehm – liquido seminale, potesse riuscire a capire quanti spermatozoi ci fossero.

“No. Gli spermatozooi si vedono solo con il microscopio…” è stata la mia laconica risposta.

Ancora oggi mi chiedo se fosse una battuta o una domanda seria.

Un’altra amica, appena le ho confidato i miei problemi (continuava a insistere per sapere perché non avessi un figlio! – avrei dovuto mandarla a fanc##o, lo so), mi ha consigliato, sempre ridendo (oh, ma che ca##o avete tutti da ridere?), di far prendere a mio marito del VIAGRA.

“Ehm… Guarda che non hai capito… Non è mica impotente! Gli funziona tutto, lì giù… Solo che il suo sperma non è di buona qualità!”

Non credo che mi abbia ascoltato. Era troppo impegnata a ridere.

Non esprimete pareri negativi sulla PMA. Anche se per principi etici o religiosi siete contrari a queste pratiche, cercate di capire che la donna che avete davanti sta soffrendo e probabilmente dovrà soffrire ancora a lungo per riuscire a realizzare il suo sogno. E di certo avrà riflettutto a lungo prima di decidere cosa fare. Non ha bisogno di essere moralizzata dal cattolico invasato di turno.
Anche perché le vostre critiche non serviranno a farle cambiare idea, ma soltanto a rendervi, ai suoi occhi, degli stronzi insensibili.

Non esprimete giudizi sull’età. Non dite alla donna che avete davanti: “Ma non sei troppo giovane per la fecondazione assistita? Dai, aspetta, tanto di tempo ne hai davanti! Magari nel frattempo resti incinta!”

No, nel frattempo non resterà incinta, a meno che accada un miracolo. Dubito che voi aspettiate un miracolo per realizzare il più grande sogno della vostra vita, no? Ecco, allora non consigliate ad altri una cosa tanto stupida.

“Ma ormai hai quarantacinque anni…”

Altra frase da evitare. Non potete sapere perché una persona abbia aspettato fino a quell’età prima di cercare di avere un bambino. Forse sta già provando da decenni, invano. Forse prima non le era possibile per motivi economici, lavorativi, o chissà che altro. Non sono affari vostri. Punto.

E per quanto riguarda l’adozione… Ah, di questo potrei parlare per ore ed ore. Avrei milioni di esempi di frasi e domande stupide che mi sono sentita rivolgere. Cercherò di elencarvi le affermazioni che più comunemente escono dalla bocca di chi è scarsamente dotato di sensibilità e inoltre, di adozione, non sa un bel niente.

“L’adozione, davvero? Tutti quei colloqui con gli psicologi… E ho pure sentito che i servizi sociali possono venire a casa tua a sorpresa! Ma come farete a sopportare tutto questo? Io non ce la farei mai!”

Prima di tutto, non è una buona idea creare il panico in un futuro genitore adottivo. Secondariamente, la persona con cui state parlando sa già perfettamente a cosa sta andando incontro. E riuscirà a sopportare tutto semplicemente perché vuole adottare un bambino.
Voi no, o perché non avete problemi di infertilità o perché non volete figli. L’amore, la passione, è ciò che ti aiuta a
sopportare tutto. A volte non basta, è vero. Ma è questo che ti spinge ad affrontare un percorso tanto faticoso.
Perciò… Domanda stupida, passiamo alla prossima.

“Vuoi adottare un bambino? Pensaci bene… Non sarà mai davvero tuo figlio! E poi lo sai che i bambini adottati cercano sempre, prima o poi, i genitori VERI!”

Devo davvero commentare una frase del genere? O dirvi cosa c’è di sbagliato? Sarebbe un insulto alla vostra intelligenza, suvvia. E, se non riuscite a trovare niente di sbagliato nella suddetta affermazione, temo proprio che per voi non ci sia alcuna speranza.

“L’adozione, che bello! Ma come siete bravi! Vi daranno subito un bambino, ce ne sono così tanti negli orfanotrofi!”

No, non siamo bravi. Siamo disperati, semmai.
Disperati e consumati da un desiderio che, forse, ma non è detto, verrà realizzato dopo tanti anni di sofferenza.

In Italia gli orfanotrofi non esistono più. Da anni. E non ci sono tanti bambini adottabili. La proporzione tra bambini adottabili e coppie disponibili è spaventosa, e terribilmente a sfavore degli aspiranti genitori. Adottare in Italia è quasi impossibile.
Quando spiego queste cose la maggior parte delle persone rimane a bocca aperta.
Eh, lo so. Vi ho detto che siete ignoranti! Perciò, non parlate che fate una figura migliore.

All’estero gli orfanotrofi, purtroppo, ancora esistono, e sono strapieni. Ma anche lì non è facile adottare.
Non importa se siamo giovani, belli, bravi, benestanti… Alcuni Paesi impongono criteri molto rigidi per l’adozione. E solo i bambini sopra ad una certa età e con particolari problemi possono essere adottati dagli stranieri come noi.
Se non hai dato la disponibilità per quei problemi o per quella fascia di età, o se non rientri nei loro criteri, la strada è comunque in salita.

Ancora una volta, per favore, state zitti. Oppure, CHIEDETE. A me personalmente fa piacere quando il mio interlocutore ammette di essere ignorante e vuole capire come funziona la PMA o l’adozione. Non tutti amano parlare di certi argomenti, ma sicuramente chiedere (garbatamente e con tatto) è migliore che dire frasi di circostanza, spesso completamente errate.

QUARTA REGOLA: Annunci di gravidanze: come, quando, perché

Tasto dolente. Dolentissimo, direi.

Ogni volta che vedo una donna con il pancione, una donna con il bambino nel passeggino, o ricevo l’annuncio di una gravidanza, io mi sento morire.
Tanto per farvi capire quanto stia male, una volta mi sono chiusa in bagno a piangere quando una collega è venuta in ufficio con il suo neonato al seguito (per mostrarlo ai colleghi).

Io non voglio essere trattata diversamente. Io voglio sapere se la tal collega, l’amica o la vicina di casa è incinta. Non voglio che le persone mantengano il segreto con me perché hanno paura che io stia male. Tanto, prima o poi lo verrò a sapere lo stesso.

Ma, se la persona che annuncia la gravidanza, propria o di una terza persona, conosce il mio PROBLEMA, pretendo che mi mostri un po’ di sensibilità.
Non voglio che un’amica mi chieda scusa, annunciandomi di essere incinta. Ci mancherebbe. Ma non voglio neppure che pretenda che mi mostri entusiasta, o che sia disponibile ad ascoltare la telecronaca della sua gravidanza minuto per minuto.
Sono disposta a condividere la felicità di un’amica, se lei, però, è disposta ad ascoltare il mio dolore.
L’amicizia non è a senso unico.

Per fortuna, da quando è iniziato l’incubo, nessuna mia amica è rimasta incinta.

QUINTA REGOLA: Ascoltate con il cuore

Ormai avrete capito che le cose che potete dire sono ben poche.
E non solo perché non siete medici, né psicologi, ma soprattutto perché… In fondo, non c’è molto da dire.

La donna che avete davanti sta soffrendo.

Non importa se questa donna è vostra sorella, un’amica, una semplice conoscente o una collega. Accettate il suo dolore. Ascoltatelo. Qualsiasi sia il motivo per cui ha deciso di confidarvi le sue difficoltà (forse è stremata dalle vostre domande impertinenti, o magari ha voglia di sfogarsi) non merita di essere giudicata, additata, derisa. Sta già soffrendo abbastanza.

Mettete da parte la vostra curiosità, il vostro qualunquismo, il vostro desiderio di atteggiarvi da consiglieri. Ascoltate, e basta. Donatele un sorriso, un abbraccio, una carezza. Una parola di speranza. Un augurio.

E’ tutto quello che cerca da voi.

E’ tutto quello che potete darle.

Pubblicato in: La mia storia, Riflessioni

Le donne invisibili

Sono ovunque. Le mamme sono ovunque. In primavera ad ogni angolo incontro una donna col pancione, oppure una mamma con al seguito uno o più bimbetti. E quando vedo una donna incinta che tiene per mano un figlio piccolo… Questa è l’apoteosi dell’invidia. Dentro di me penso che magari queste donne hanno pure calcolato perfettamente il tempo che doveva trascorrere tra una gravidanza e l’altra… E, chissà, magari sono pure amareggiate dal fatto che il secondo figlio sia stato concepito un mese prima del previsto, oppure dopo. Non posso neppure trovare un briciolo di consolazione criticandole perché sono sciatte o chiattone, perché… Beh, non lo sono. Le mamme di oggi sono glamour. Sono cool. Portano jeans attillati, borse firmate e spingono il passeggino indossando un tacco 12.
Cazzo, sono ovunque! Al supermercato, in ufficio, alle poste, al pub, al ristorante stellato, alla trattoria sotto casa, ovunque! Non mi danno un attimo di tregua! Potete sparire almeno per un giorno, per favore? Almeno per un giorno potete far sparire dalla mia mente il pensiero che tutte le donne siano mamme, tranne me?

E poi ci sono loro. Noi. Le donne invisibili. Quelle che desiderano con tutto il cuore, con tutto l’animo, avere un figlio, ma che la Natura ha punito decidendo che dovessero soffrire prima di ottenerlo. Donne che potrebbero essere ottime madri, se soltanto il destino desse loro questa opportunità. Donne che frequentano l’ospedale più di un ottantenne pieno di acciacchi che si rompe il femore un giorno sì e un giorno no. Donne costrette a mentire al lavoro per prendere ore di permesso per fare le analisi. Donne che, se osano confessare alla persona sbagliata il proprio problema, si devono sorbire consigli merdosi o prese in giro. Donne costrette a sorridere davanti all’ennesimo annuncio di una nuova gravidanza di una collega/parente/amica. Donne che ogni giorno ridono, anche se imbottite di ormoni. Donne che sentono un colpo al cuore ogni volta che passano davanti ad un negozio per bimbi. Donne che fanno dieci test di gravidanza ogni mese, conoscendo già il risultato. Donne che vivono, nonostante tutto.

Anche loro sono ovunque. Eppure non le vediamo. Il mondo non le vede. Non sono come le mamme, loro. Non si mettono in mostra, non cercano compassione, né simpatia. In pochi conoscono ciò che le tormenta. Chi le incontra per strada le vede come donne “normali”, forse persino felici. C’è addirittura chi le invidia. Persino certe mamme le invidiano. Perché loro, le donne invisibili, possono viaggiare, andare fuori a cena, permettersi gite fuori porta, il tutto senza marmocchi tra i piedi. Il fatto è che le donne invisibili non sognano altro che avere la propria routine sconvolta da dei marmocchi, e i viaggi, le cene, le gite, sono solo dei modi per riempire il vuoto che sentono dentro… Un vuoto che nessuno vede, che nessuno vuol vedere. Perché le donne invisibili sono forti, non mostrano il proprio dolore. E poi, in fondo, sappiamo tutti che il mondo non desidera vedere la sofferenza, che si copre gli occhi davanti ad essa.

Sono poche le persone a cui ho raccontato quello che io e Marito stiamo passando. Ogni volta che ho parlato a qualcuno del nostro problema dentro di me mi dicevo che quella persona non avrebbe mai potuto capirmi, che avrei dovuto spiegare cosa significano le parole “infertilità” e “fecondazione assistita”… Invece, quasi ogni volta, mi sono sentita raccontare storie di parenti/conoscenti/amici che stanno attraversando le stesse difficoltà. Le donne invisibili sono ovunque. Solo che noi non le vediamo (se si chiamano invisibili ci sarà un motivo…). Le puoi riconoscere perché sono quelle si toccano il petto quando passano davanti ad un negozio per bambini, sono quelle che allentano il passo incrociando una donna incinta, sono quelle che si accarezzano la pancia piattissima senza alcun apparente motivo, sono quelle che guardano il proprio figlio adoranti, come se fosse un miracolo, come se dentro di loro gridassero: “Ce l’ho fatta!”.

Sono invisibili, ma non per questo sono meno vive. Io non mi sento meno viva delle altre. Delle mamme. Solo… Un po’ più sfigata, forse. Ma sono convinta che questa ennesima difficoltà mi stia aiutando a diventare una donna migliore. Invisibile, ma migliore.