Pubblicato in: infertilità, Riflessioni

Cosa vuol dire essere infertili?

Oggi vorrei spiegarvi cosa significa NON poter avere figli.

Ricevere una diagnosi di infertilità è come vedersi rubare il futuro.

Immaginate di camminare tranquillamente per la strada e ritrovarvi d’un tratto, senza sapere come, senza aver mai sbagliato direzione, sull’orlo di un precipizio.

Una diagnosi di infertilità è una sentenza di infelicità.
Non appena ti senti rivolgere quelle fatidiche parole: “Mi dispiace, lei non può avere figli,” ti senti morire un poco dentro.
Una sensazione che non riuscirai mai a scrollarti di dosso. Di cui il tuo animo resterà per sempre impregnato.

Possono occorrere settimane, mesi, anni, per accettare questa sentenza, e spesso non ci si riesce neanche. Tante sono le coppie che soccombono sotto il peso di questa verità, troppo grande da sopportare, troppo faticosa da combattere.

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Pubblicato in: Riflessioni

Rinascere.

Mi piace la Pasqua. Amo ciò che rappresenta, e amo i ricordi che fa riaffiorare alla mia mente.

La Pasqua rappresenta una data molto importante, per me.

Era la Vigilia di Pasqua quando ho incontrato Marito, quindici anni fa.

Era Pasqua del 2013 quando la Messa di un prete speciale mi portò ad esprimere, così, da un momento all’altro, come se fossi stata folgorata da un fulmine benevolo, un desiderio.
Se fossi mai riuscita ad avere un bimbo, mi sarebbe piaciuto sposarmi in quella stessa chiesa, e farlo battezzare nello stesso giorno…
Chi avrebbe mai detto che, solo due anni più tardi, l’avrei fatto veramente?

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Pubblicato in: Riflessioni

Ma quanto sono noiosi i “grandi”?

Vengo presa in giro quando mi mostro tanto entusiasta all’idea di salire su una giostra, o di mangiare un gelato, oppure quando rido fino alle lacrime per una battuta o un racconto divertente.

Così come, allo stesso modo, gli altri “grandi” non comprendono il mio pianto facile davanti ad una notizia di cronaca nera letta sul giornale, o la mia preoccupazione se vedo un cane vagare per la strada.
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Pubblicato in: Il mio romanzo, Riflessioni

E ora cominciano le paranoie…

Quando ho deciso di scrivere un libro autobiografico, l’ho fatto con un intento ben preciso: condividere la mia storia per infrangere un tabù e infondere speranza a tutte le guerriere, “mamme senza figli” come la sono stata anch’io per tanto tempo.

Non ho scritto il mio libro di getto, ho impiegato tre anni, più un altro anno per arrivare a firmare un contratto di edizione.

Durante tutto questo tempo non mi sono mai realmente fermata a riflettere su cosa significhi dare in pasto al mondo la propria storia.

E ora cominciano le paranoie…

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Pubblicato in: infertilità, Riflessioni

Le mamme che non raggiungono i propri bambini

Qualche anno fa, una donna commentò il mio blog per raccontarmi di come avesse infine, dopo una lunga battaglia, dovuto desistere dal cercare un figlio.
“Certe mamme, semplicemente, non riescono a raggiungere il proprio bambino,” scrisse.

Mi è capitato di rileggere questa frase un paio di giorni fa, e da allora non faccio altro che pensarci… E pensare a tutte le donne che non sono mai riuscite a trovare il proprio bambino. A tutte le donne che non verranno mai considerate “madri” dal resto del mondo, mentre sono state “mamme nel cuore” per tanti anni, e lo saranno per sempre, anche dopo aver rinunciato a combattere per riuscire a diventarle.

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Pubblicato in: Comunicazioni, infertilità, Riflessioni

L’infertilità… E le cugine

È ormai da più di due anni che non scrivo su questo blog. Chissà se qualcuno ogni tanto torna a visitarlo!

Ho deciso di riprendere a scrivere (cosa che, in realtà, non ho mai smesso di fare, ma su altri lidi), perché il prossimo inverno uscirà – udite udite – il romanzo dedicato al mio percorso di PMA. La Robertino-story, come la chiamo io. Una storia che parla di me, ma anche di tutte voi. Del nostro dolore, delle nostre difficoltà, del nostro sogno di diventare mamme. Di infertilità.

Diventare una scrittrice è sempre stato il mio sogno più grande – dopo quello di diventare mamma, ovviamente – e per me è un onore esordire con il romanzo che parla di mio figlio.

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Pubblicato in: Comunicazioni

Mentre ti aspetto… Scrivo!

Non scrivo qui da quasi due anni.
Da quando è nato mio figlio, il mio Sesamino, il mio Piccolo Grande Miracolo.
E non è un caso che abbia deciso di ricominciare a scrivere proprio oggi, 15 ottobre.
La giornata dedicata alla consapevolezza sulla morte perinatale, per ricordare tutti i bambini che hanno perso la vita nel grembo della loro mamma o che sono sopravvissuti solo poche ore, o pochi giorni, dopo la nascita.

La nascita e la morte sono inevitabilmente legate tra di loro, lo sappiamo bene, anche se cerchiamo di ignorarlo, perché questo pensiero ci impedirebbe di vivere. Lo sappiamo, lo accettiamo, ma cerchiamo di non pensarci.

La parola “morte”, però, associata all’immagine di un neonato o a quella di un pancione… No, questo non è accettabile, non riusciamo ad accettarlo! E’ troppo crudele, insensato… Come può un bambino morire prima di nascere? O nascere per vivere una vita breve e leggera come un soffio? Che senso ha? Perché tutto questo dolore?
Tante persone non sanno neppure che esiste una sofferenza tanto grande, e che purtroppo non si tratta di rari casi.
Ed è una fortuna che sia stata istituita questa Giornata, non solo per rendere onore a tutti gli angioletti che vegliano da lassù sui loro genitori, non solo per permettere a tutte le mamme e i papà privati dei propri bambini di riunirsi e sentirsi meno soli, ma anche per divulgare importanti informazioni su questo lutto terrificante.

Tante coppie infertili, che magari hanno affrontato il cammino della PMA, purtroppo conoscono questo dolore. Spesso l’hanno affrontato più di una volta.

Io stessa, al mio primo tentativo di PMA, ho perso i miei due angioletti poco tempo dopo aver scoperto di essere incinta.

Stasera ho acceso una candela anche per loro.

Avevo creduto di avercela fatta. Mi sentivo già mamma. Non avrei ma creduto che una semplice linea su un test di gravidanza potesse donare tanta gioia.
E’ stata dura riprendermi, ancora oggi ripenso a quei due bambini (perché sì, per me erano già tali, anche se c’è chi li considerava solo ammassi di cellule), e non oso pensare a come mi sarei sentita se li avessi persi dopo qualche settimana, mese…!
Non oso pensarlo, ma so con quanta ansia ho vissuto la mia gravidanza, quando finalmente sono riuscita a restare incinta di nuovo. Non facevo altro che pensare a tutte le mamme e i papà che non avevano bambini da stringere a sé…

E in questa giornata così importante riprendo a scrivere, in questo posto dove per anni ho raccontato, con ironia e tristezza, la mia ricerca di un figlio.

Questo posto non è più solo mio.

Ho deciso di donarlo a voi.

Credo tantissimo nell’importanza e nel valore delle parole e della condivisione.

Ho deciso di ospitare qui le vostre storie, i vostri pensieri, i vostri sfoghi e tutto quello che vi passa per la mente, correlato all’infertilità, al percorso di PMA o di adozione, a cosa significa essere genitori “in attesa”.

Non so esattamente come si trasformerà questo posto, credo che lo decideremo insieme.
Mi avete aiutato durante gli anni della mia attesa… Ora voglio ricambiare il favore. Quello che posso fare non è molto… Ma vorrei dare voce ai vostri pensieri, visto che per anni avete letto i miei.

Ed è per questo che ho deciso di cambiare il nome del blog, che d’ora in avanti si chiamerà: “Mentre ti aspetto… Scrivo!”

Se volete collaborare scrivete a: precaria09@hotmail.it

Un abbraccio a tutti e una preghiera agli angioletti che vegliano su di noi.