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YuyuYaya (ciao, Diana)

YuyuYaya. È così che, per anni, mio figlio ha chiamato il luogo in cui vive. Si rifiutava proprio di dire la parola “casa”, e solo a fatica nelle ultime settimane la logopedista è riuscita a convincerlo a pronunciare questa, apparentemente semplice, parola.

Per lui casa è YuyuYaya.

Ciao, bibì! Io vado da YuyuYaya!” diceva, con entusiasmo, all’uscita dall’asilo, e ovviamente nessuno lo capiva (non che la cosa gli importasse più di tanto).

In realtà un po’ mi dispiaceva che la logopedista volesse a tutti i costi convincerlo a fargli abbandonare questo curioso modo di dire. Io lo trovavo così dolce, tanto che ogni volta mi veniva da sorridere.

Già, perché YuyuYaya non è una strana parola in dialetto bambinesco. Non è neppure uno scioglilingua assurdo. Yuyu e Yaya sono i nomi dei nostri cani: Yuma – detta YuYu per gli amici – e Diana – che mio figlio ha ribattezzato Yaya.

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Un bambino pericoloso (ma sono gli adulti a farmi paura)

Quando sei in dolce attesa, o già quando sogni di avere un figlio, non fai altro che immaginare il futuro. È inevitabile nutrire mille attese e speranze sul tuo bambino.

Ho dovuto attendere tanto affinché il mio bimbo si decidesse a raggiungermi in questo pazzo mondo: non volevo aspettarmi nient’altro da lui. Mi bastava che arrivasse!

Quando sono rimasta incinta mi sono decisa a non nutrire alcuna aspettativa. È difficile, però, tenere a freno la mente; quale futura mamma non fantastica sul suo bambino?

E così, anche io mi sono ritrovata mio malgrado a sognare tante cose…

Sognavo che avrei portato il mio bambino agli aperitivi con le amiche; sarebbe stato la nostra “mascotte”. Sognavo che avrei viaggiato ovunque insieme a lui, che fin da piccolo avrebbe ammirato le opere d’arte nei musei (fantasia decisamente estrema, ora lo so). Sognavo di iscriverlo ad una scuola di inglese a tre anni (scelsi persino l’istituto…).

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Correre.

Mi piace correre.

Mi piace correre da sola, in sperdute stradine di campagna, così come nel caos cittadino. Poco importa: quando corro, esiste solo l’asfalto. Il rumore dei miei passi su di esso. E il mio respiro affannoso.

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Cosa fai per vivere?

Quando fai conoscenza con qualcuno, una delle prime domande che inevitabilmente ti viene posta è: “Cosa fai per vivere?”

Mi trovo sempre a disagio nel rispondere.
Chi mi conosce bene sa che non amo stare ferma, e che un giorno sì e uno pure mi invento un nuovo obiettivo da raggiungere, una nuova sfida da affrontare. Non tutto mi riesce bene, certo, ma ci metto sempre il cuore, in ogni cosa che faccio.

Quando una persona mi pone quella domanda, però, so bene che quello che intende veramente è sapere quale sia il mio lavoro. Non vuole conoscere i miei sogni, le mie aspirazioni, i miei mille progetti…

E così, con un sorriso tirato, mi ritrovo a rispondere che sono impiegata in una grande azienda. Lavoro in un ufficio. Che è l’unica attività, tra tutte quelle che riempiono la mia giornata, a darmi uno stipendio… E che è pure quella che meno mi rappresenta!

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In viaggio

Mi ritrovo spesso a immaginare la mia vita come se fosse… Un treno.
Talvolta sono un Frecciarossa, che va veloce, senza fermarsi mai, dritto verso l’obiettivo.
In altre occasioni, invece, mi sento come un treno a vapore. Sbuffo un sacco e vado avanti a fatica!

Sul mio treno sono saliti tanti passeggeri, nel corso degli anni.
Qualcuno, senza neppure prendere il biglietto. Prima che me ne accorgessi e lo invitassi – più o meno gentilmente – a scendere, è passato parecchio tempo.

C’è chi si è buttato giù dal treno in corsa, senza neppure annunciare la propria decisione. Passeggeri che, così come sono apparsi, sono svaniti, lasciando un vuoto dentro me.

C’è anche chi è sceso e poi ha deciso di risalire a bordo, qualche stazione più avanti.

Qualcuno – pochi – si è seduto comodo e ha deciso di godersi il viaggio insieme a me.

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Pubblicato in: maternità

Essere mamma significa sfidare i propri limiti

Quando nasce un bambino, nasce anche una mamma.
Si dice così, giusto?
Io non sono completamente d’accordo.
Quando nasce un bambino, nasce una nuova donna. Che è mamma, ma… Non solo.

Cara mamma, anche a te sarà capitato (e succederà ancora!) di arrenderti davanti a certe sfide nella vita. Di non avere più le forze di combattere. Di voler dire “basta”.

Davanti a tuo figlio, no. Questo non succede mai.
Con lui non ti arrendi. Non molli, cascasse il mondo.
Riesci a trovare energie che non credevi di possedere, risorse che mai avresti pensato di custodire dentro di te.
Un figlio ti rende forte e coraggiosa. Una donna nuova, una guerriera!

Un figlio è in grado di farti provare le emozioni più intense che proverai mai in tutta la tua vita.
Sia in positivo, che in negativo, eh!

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La mia estate

Non amo le letture estive, mi piace l’abbronzatura ma trovo insopportabile restare immobile sotto il sole per ore ed ore (e poi, con un 4enne al seguito sarebbe impossibile!).
Odio i discorsi da ombrellone, anche perché sentire della gente pontificare sull’immigrazione e sparare a zero su dei poveri cristi mentre si spalmano la crema solare o sorseggiano una birretta fresca, e magari sbagliando pure i congiuntivi, mi sembra alquanto patetico.

Non ho mai conosciuto l’estate che molti di voi hanno vissuto durante l’adolescenza. I pettegolezzi sotto l’ombrellone con le amichette del mare, le passeggiate sul lungomare alla sera e le notti spese nei locali a ballare, gli amori estivi, gli addii… Fare mille promesse con le lacrime agli occhi, sapendo che non verranno mantenute. Non so cosa sia, tutto questo.

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