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Three is a magic number (la stimolazione della felicità)

uovaLe mie uova

Sono giorni strani, questi. Non belli, non brutti, ma solo… Strani.
I giorni in cui imparo a riconoscere i veri amici. Sono quelli che mi chiedono come sto, quelli che mi ascoltano fingendo interesse quando inizio a parlare di ovociti, provette, spermatozoi… Sono quelli che mi sopportano anche se sono insopportabile, perché sanno che, se mi sono trasformata in una iena (poco) ridens, è solo per colpa di un mix letale di ormoni, tensione e speranza.

Sono i giorni in cui ogni sera condivido un momento romanticomico con Marito, quando ci chiudiamo in una stanza non perché presi da un momento di irrefrenabile passione, ma per scoprirmi la pancia e lasciare che mi faccia una bella iniziezione di follitropina alfa…
Chi non ha vissuto sulla propria pelle la PMA non ha idea di quanto sia importante questo momento. Di quanto amore e speranza ci possano essere in un’iniezione sottocutanea.
Sono i giorni in cui ho scoperto di fidarmi di più della mano insicura e gentile di Marito che tiene una siringa come se fosse un oggetto strano e spaventoso, piuttosto di quella ferma e sicura di un medico.

La Chiesa è contraria alla fecondazione assistita perché dice che uomo e donna devono procreare con amore, unendo i propri corpi, e non ovociti e spermatozoi in una sterile provetta… Io dico che c’è molto più amore tra due persone che cercano un figlio così disperatamente, che non in un uomo e una donna che mettono al mondo un figlio dopo una sveltina, o per ricucire un rapporto ormai morto, o per chissà quale altro, stupido, motivo…

Questi sono i giorni dell’illusione, della speranza. I giorni in cui un attimo tutto sembra possibile, e quello successivo penso che tutto andrà male. Ma poi ricordo che ancora nulla è stato deciso. Che posso ancora sperare, sognare. E sognare è bellissimo.

Sono i giorni in cui a volte mi sfioro la pancia, come se sotto tutti questi strati di ciccia (ciccia non causata solo dagli ormoni) ci fosse già qualcosa… Un piccolo cuore pulsante… Una vita.
I giorni in cui mi vergogno anche solo a pensarlo, di poter essere presto madre. Ché l’idea mi sembra assurda. Ma neanche tanto, in fondo.

Sono i giorni in cui sono costretta a discutere le ferie con i colleghi, e ci rimango male quando mi chiedono se ho intenzione di prendere dei giorni sotto Natale… Perché io, a Natale, spero di avere la mente ben lontana dalle noiose pratiche d’ufficio, e di essere a casa a coccolare il mio cucciolo.

Sono i giorni in cui vorrei che il mondo mi ritenesse già madre, come un po’ faccio io, anche se so che non ha senso. Se non per me.

Questi sono i giorni della stimolazione della speranza, come li chiamo io. Un termine un po’ più romantico di stimolazione ovarica, che dite?

Questi sono giorni frenetici, in cui c’è poco tempo per fermarsi a pensare ma, quando ci riesco, i pensieri belli e quelli brutti si sovrappongono, facendomi impazzire.

Lunedì scorso ho iniziato la terapia con il mio solito, amato-odiato Gonal F, 75 unità, poi 100, e da ieri 125. Lunedì ho fatto la prima iniziezione di Cetrotide, oggi la seconda. L’ago è molto più grosso rispetto a quello che uso per il Gonal. Domani dovrò fare la terza iniezione, ho già paura.
Un giorno sì e uno no devo alzarmi alle 5.30 per andare a Milano a fare i monitoraggi. Sono stanca morta, dato che il viaggio in macchina dura molto più della visita e che, una volta rientrata a casa, dopo essermi data una sistemata (= ripulirmi per togliere il gel laggiù), devo correre al lavoro, per fare in modo di usare il minor numero di ore di permesso possibile.

Ma affronto volentieri tutto questo, se servirà a portarmi da lui.

Ieri, dopo l’ecografia, ho scoperto il mio numero.
Come, quale numero? Il numero della speranza. Il numero magico. Insomma, il numero di follicoli ormai pronti. Sono tre.

Tre, il numero perfetto.
Tre, come la Trinità.
Tre, come il numero di bimbi che vorrei avere.
Tre, come 3Juno, l’asteroide battezzato così in onore alla dea Giunone, divinità del matrimonio, del parto e protettrice degli animali.
Tre, che nella Smorfia è il numero della gatta.

Ho cercato tanti motivi per amare questo numero (e Wikipedia mi ha dato una mano), per convincermi che sia un numero fortunato, ma…
Quando la dottoressa mi ha detto che ho tre follicoli, mi sono sentita morire.

In realtà i follicoli sarebbero molti di più, ma quelli che raggiungeranno le dimensioni giuste per il pick up sono, appunto, soltanto tre.

Tre follicoli. E inoltre bisogna tener conto che in ogni follicolo ci può essere al massimo un ovocita, ma anche nessuno. Si saprà solo al pick up. Considerando che gli spermini di Marito fanno schifo e che la fecondazione non è mai del 100%… Se riusciamo ad ottenere uno/due embrioni siamo già fortunati.

E io che speravo di poter affrontare questo tentativo con più tranquillità. Di riuscire a produrre tanti embrioni, magari di congelarne qualcuno… Così, nel caso in cui fosse andata male di nuovo, avrei potuto riprovare subito con un bel criotransfer…

La dottoressa non capisce la mia agitazione, secondo lei va tutto bene. Per me tre follicoli in una donna di 27 anni è un risultato pessimo.

Ma ormai non posso far altro che sopportare l’attesa. Non è facile.

Domani la dottoressa mi darà la conferma, ma il pick up dovrebbe essere questo venerdì. E, quindi, il transfer il lunedì successivo. Considerando che il centro PMA chiude di sabato e domenica, non potrò neppure chiamare per chiedere se si sono formati degli embrioni oppure no. Vivrò un week end da incubo.

Lo so, mi sto fasciando la testa prima di essermela rotta. Ma io sono fatta così.
Lo so, devo essere ottimista, e bla bla bla.

La mia preoccupazione ha spinto Marito a mettersi alla ricerca di informazioni su internet… E così anche lui è entrato nel vortice di AlFemmile, CUB, e chi più ne ha più ne metta…
Ma questo merita un post a parte. Ecco, solo immaginare Marito che legge i post di donne invasate sui forum mi fa sorridere 🙂

Restate sintonizzate, suppongo che avrò molto di cui parlare nei prossimi giorni 😉

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Un anno fa

13 gennaio 2012.

La maggior parte di voi ricorderà questa data per il naufragio della Costa Concordia, o per la scomparsa di Roberta Ragusa.

Tra qualche anno, non appena le luci dei mass media si saranno spente, dimenticherete questi fatti di cronaca e questa data diventerà per voi un giorno come un altro.

Ma non per me.

Il 13 gennaio di un anno fa è iniziato il mio calvario, il mio inferno. Quel giorno un misero pezzo di carta pieno di nomi strani e cifre ha decretato il mio futuro. Un pezzo di carta che a quel tempo (ah, beata innocenza!) non ero neppure in grado di interpretare. La ginecologa aveva dovuto farlo per me.

Ricorderò per sempre il sospiro con cui lesse le analisi e infine, con voce neutra e un pizzico di rammarico, sentenziò: “Mi dispiace, voi non potete avere figli.”
Ricorderò per sempre il mio pianto, mentre guidavo verso casa senza neppure vedere la strada davanti a me, ma soltanto un enorme buco nero. Ricorderò per sempre la sensazione di incredulità, di disperazione, di panico che ho provato quel giorno. E che ho continuato a provare nei mesi successivi.

Il 13 gennaio di un anno fa la mia vita si è interrotta. E’ entrata in una specie di pausa, di stand-by. Da allora, ogni singolo istante della mia giornata, il pensiero che mi occupa la mente è soltanto uno: riuscire a realizzare il mio desiderio di avere un figlio. Non ho smesso di vivere, certo. Continuo a lavorare, a uscire, a seguire le mie passioni, ma… Quel pensiero non mi abbandona mai. Non mi abbandona il senso di frustrazione, di impotenza, di rabbia, di speranza.

Tante cose sono cambiate in quest’ultimo anno. Io sono molto cambiata.
Ho imparato ad essere paziente.
Ho imparato ad accettare una sconfitta e a reagire.
Ho imparato chi sono i veri amici (pochi) e quelli che non meritano di essere considerati tali (la maggior parte).
Ho imparato che tutti sono pronti ad andare con te a prendere un aperitivo, ma nessuno vuole stare al tuo fianco quando affronti qualcosa di grande, di troppo grande.
Ho imparato che al mondo ci sono tante persone ignoranti a cui non importa nulla di imparare.
Ho imparato che al mondo c’è troppa gente che ama giudicare senza conoscere, senza sapere.
Ho imparato che la maggior parte delle persone da tutto per scontato.
Ho imparato che non sono soltanto gli adolescenti, ma pure i cinquantenni a non sapere come si concepisce un bambino.
Ho imparato che in Italia c’è molta ignoranza sull’educazione sessuale, sulla PMA e sull’adozione.
Ho imparato che un uomo e una donna, se si amano realmente, possono rimanere uniti davanti ad una diagnosi di infertilità.
Ho imparato che, ogni tanto, ridere delle proprie disgrazie può essere utile per superarle.

E ho capito che, in un modo o nell’altro, io voglio diventare madre.

E’ passato un anno, e io sono ancora al punto di partenza. Quanto ero ingenua, un anno fa! Ero talmente cieca davanti alla realtà e piena di speranza da credere che, in pochi mesi, la PMA avrebbe regalato a me e Marito il dono più grande… Mi dicevo che non era possibile che noi non potessimo avere figli, che la Natura si era sbagliata, che non avremmo dovuto soffrire tanto a lungo… E, invece… Eccomi qui. Ancora qui.
Di nuovo a sperare. Di nuovo a lottare. Senza aver ottenuto nulla, se non tanto, ulteriore dolore.

Ho fatto il transfer giovedì. Mi hanno trasferito due embrioni. Purtroppo ne hanno dovuti scongelare quattro, perché due sono morti subito.
Il transfer non è stato facile. La prima volta non avevo provato alcun dolore, questa volta invece ho sofferto molto. Devo dire che la ginecologa non è stata molto delicata. Mi ha inserito lo speculum con la gentilezza di un elefante. Ho subito urlato per il male, e mi son irrigidita tutta. Cercavo in tutti i modi di rilassarmi, ma non ci riuscivo!
Ha dovuto persino usare le pinze per trovare il collo dell’utero… Io, che da sdraiata non vedevo cosa stesse accadendo, sentivo degli strani rumori e credevo si trattasse di forbici…! Meno male che l’infermiera mi ha rassicurata spiegandomi che si trattava solo di pinze. Ho sentito gli stessi dolori che provo dopo il pick up, che poi sono come dei dolori mestruali fortissimi… Meno male che è durato solo pochi minuti, durante i quali mi sono fatta però compatire per bene, piangendo e praticamente spaccando la mano dell’infermiera…

E’ da giovedì pomeriggio che vivo tra divano e cibo… Non ho voglia di far niente, ho sempre sonno, anche se a volte mi costringo ad alzarmi perché stare troppo ferma non va bene, il sangue non circola! Mi hanno consigliato di fare delle passeggiate e mi hanno detto che potevo andare a lavorare, dato che faccio l’impiegata, ma io ho preferito mettermi in malattia per due settimane.

Mi sento una stupida. Sto attenta ad ogni movimento, quando salgo o scendo le scale lo faccio a passo di lumaca, Marito non mi lascia neppure apparecchiare la tavola per timore che mi stanchi troppo…!
E io non faccio altro che pensare… E se stessi facendo tutto questo per niente? E se andasse male anche stavolta e mi sentissi una deficiente totale per aver vissuto due settimane come una malata?
Ma non è veramente questo a impensierirmi…
Io ho paura.
Ho il terrore che vada male. Ho il terrore di vedere il test di gravidanza negativo. E ho pure il terrore di vederlo positivo, perché potrebbe succedere come l’altra volta…

E poi… Non so se è a causa del Progynova, del Progesterone, della solitudine forzata o dell’astinenza dal fumo e dall’alcool, ma è da due giorni che mi sento perennemente sull’orlo di una crisi di nervi, comincio ad urlare ed inveire senza motivo, mi viene sempre voglia di piangere e urlare.

Forse è solo la paura.

Farò il test il 22 gennaio, in anticipo di due giorni rispetto a quello che mi ha detto il centro, tanto si dovrebbe già vedere un risultato positivo.

Questi giorni sono lunghissimi. Noiosi. E vuoti. Spero che un giorno ricorderò questi giorni come fantastici. Spero che un giorno riderò ripensandomi sul divano a strafogarmi di cibo per alleviare la malinconia, e dirò: “E’ in quei giorni che è iniziata la vita di mio figlio!”

Speriamo.

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Il bimbo portafortuna

bimboportafortuna

Quest’anno ho fatto pochissimi regali di Natale. Per fortuna sono riuscita ad evitare tutti i vari aperitivi pre-feste, non mi sono scambiata auguri falsi con persone che non vedo mai e non ho dovuto né fare regali a persone che a malapena conosco, né riceverne da gente che si ricorda di me solo a dicembre. Perciò, tutti i pochi regali che ho fatto/ricevuto, sono doni che vengono veramente dal cuore.

Per la prima volta io e Marito non ci siamo scambiati regali. Abbiamo deciso di risparmiare per la PMA. Un figlio è l’unico vero regalo che desideriamo ricevere.

Quello che vedete nella foto qua sopra è il regalo più bello che ho ricevuto, anche se non era avvolto in una luccicante carta natalizia e chi me l’ha dato non ha speso un euro per comprarlo.

La sera della Vigilia sono andata a trovare i miei nonni paterni insieme a Marito. Ad un tratto, mentre chiacchieravamo tutti insieme davanti ad un bicchiere di spumante, mia nonna mi ha pregato di seguirla. Mi ha portato in bagno e ha chiuso la porta, dicendo che doveva darmi una cosa.
Si è messa a frugare in tutti i cassetti dove tiene le spazzole, bigodini e creme varie. Ero incuriosita, mi chiedevo come mai avesse nascosto il suo regalo proprio in bagno. Ero convinta che volesse darmi dei soldi, e che magari non desiderasse che gli altri vedessero, anche se non ne capivo il motivo.

Ad un certo punto il suo sguardo si è illuminato. “Ah! Eccolo qua!” ha esclamato.
Mi ha preso la mano e mi ha messo sul palmo questo strano e vecchio pupazzetto di plastica. Un bambino senza braccia né gambe.
Il mio primo pensiero è stato: Ma che cavolo è questo coso tanto macabro?! La nonna è impazzita!
Il mio sguardo doveva essere veramente stupito, perché lei si è messa a ridere, forse anche un po’ imbarazzata.
Sussurrando, mi ha detto: “Ho trovato questo pupazzetto tanti anni fa in mezzo ad un bosco, in Svizzera… Poco tempo dopo sono rimasta incinta. Poi l’ho dato ad una mia amica e… Tempo qualche mese, e anche lei ha avuto un bambino! Ora lo regalo a te, magari ti porta fortuna!”

Io non sono superstiziosa. Non credo agli amuleti, non credo alla fortuna né alla sfortuna. Credo solo in Dio, e nel caos in cui ci fa vivere in questo mondo terreno, per quale motivo solo Lui sa. Eppure in quel momento anche il mio cuore si è illuminato, proprio come lo sguardo di mia nonna. Nessuno ha mai avuto un pensiero tanto dolce per me! Come sarebbe stato bello se fosse stata mia madre a fare un gesto del genere!
Non sapevo cosa dire, ero commossa, così ho ripetuto “grazie” mille volte e poi timidamente l’ho abbracciata e le ho dato un bacio. Io faccio molta fatica ad esprimere i sentimenti, soprattutto fisicamente, ma in quel momento non ho avuto alcuna esitazione. Non c’era nient’altro da fare, nient’altro da dire.

La notte della Vigilia l’ho passata insieme a Marito. Solo noi due e le nostre cagnolone. La nostra famiglia. Quanto sarebbe stato bello se ci fosse stato un bimbo insieme a noi, o se almeno io avessi avuto un bel pancione da accarezzare, un bel pancione su cui riversare le nostre speranze…
Nonostante questo, dopo la visita ai miei nonni all’improvviso mi sentivo avvolta dalla magia del Natale, e così abbiamo allestito in fretta e furia un piccolo alberello e un presepe, dentro cui ho messo anche il bimbo portafortuna. Abbiamo cucinato e cenato insieme, ed è stato bello. Verso le 23 siamo andati in centro, ci siamo bevuti un bicchiere (a dire il vero più di uno) nell’unico bar aperto e poi siamo andati alla Messa di mezzanotte. Purtroppo la chiesa dove voleva andare Marito era chiusa, perciò siamo andati in un’altra. Era bellissima. Se davanti a me non avessi avuto una signora di mezza età ricoperta da non so quanti cadaveri di visoni, mi sarei goduta la Messa molto di più. Le parole con cui il prete ha esordito mi hanno lasciata di stucco…
“Questa è una Messa che qualcuno di voi ha aspettato a lungo…”
Sembrava che stesse parlando proprio con me!

Purtroppo la sua omelia non mi è piaciuta molto… Praticamente ha fatto solo una parafrasi del passo del Vangelo che era appena stato letto, sinceramente mi aspettavo qualcosa di più per la Messa di Natale (considerando anche che molte persone vanno in chiesa solo quel giorno, un prete ha il dovere di coinvolgerle, di far capire loro che vale la pena andarci molto più spesso).
Un tempo andavo sempre in chiesa, e ho capito che sono pochi i sacerdoti capaci di parlare alla gente. Non ho sentito quella magia, quel calore che speravo di ritrovare… Perciò, nonostante la bellezza di quel luogo, credo che non sarà quella la chiesa dove potrò riavvicinarmi alla religione, dove io e Marito ci sposeremo e dove il nostro bimbo sarà battezzato. Ma non mi arrendo mica, eh!
Marito era molto entusiasta per il fatto di essere andato a Messa con sua moglie per la prima volta in otto anni che stiamo insieme. Ed è d’accordo con me sul cercare un luogo che coinvolga entrambi per cominciare insieme questo nuovo percorso.

Anche la PMA non è andata bene la prima volta, ma questo non significa che bisogna arrendersi, no?

E per concludere questo post pieno di speranza, vi annuncio con gaudio che il giorno di S. Stefano le Malefiche hanno deciso di farmi finalmente visita. Il giorno stesso ho iniziato la terapia, due compresse di Progynova al mattino e due alla sera. Questo sabato ho appuntamento presso il centro PMA per fare l’ecografia e vedere se sono pronta per il criotransfer. Spero vivamente di sì, non ne posso più di aspettare e inoltre anche questi ormoni stanno avendo un effetto devastante sul mio umore…

Quindi, se tutto va bene… Tra pochi giorni ci siamo!
Il mio corpo è pronto ad accogliere di nuovo quei bellissimi puntini luminosi, e il mio cuore pronto di nuovo a sperare. Saranno giorni duri, lunghi, che forse mi porteranno finalmente alla realizzazione del mio sogno, oppure ad un altro fallimento, o ad un’effimera illusione.
Devo cercare di tenere i piedi per terra, ma non posso che sperare che il 2013 sia l’anno in cui i sogni diventano realtà.

E lo auguro anche a tutti voi.

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Chissà che freddo, poverini…

Prima di tutto vi ringrazio per il vostro sostegno e i vostri consigli. Anche se dolorante, sono ancora viva!

Ho la perenne sensazione di avere un enorme pallone pieno d’acqua nella pancia… Ho passato una notte orribile, oltre ai dolori alla pancia è arrivata pure la nausea. Io purtroppo ho lo stomaco molto delicato e alla sera dovrei stare leggera. Ma la ginecologa mi ha detto di seguire una dieta iperproteica, perciò ieri sera avevo mangiato tanta carne… Che, evidentemente, non ho digerito, e  tutte le mie belle proteine sono finte nel water, durante le due o tre ore, adesso non ricordo, che ho passato chiusa in bagno. Quando sono tornata a letto naturalmente non sono riuscita a chiudere occhio, perché i dolori alla pancia erano aumentati e in qualunque posizione mi mettessi sentivo dei crampi atroci.

Oggi non è andata molto meglio… Ho ancora lo stomaco in subbuglio e, nonostante abbia fame (oh, a non fare niente tutto il giorno viene appetito!), non riesco a mangiare nulla perché ho sempre la sensazione di dover rimettere. Bleah. Non riesco a stare stesa perciò non ho potuto neppure recuperare il sonno perduto. Sto bene soltanto seduta qui, davanti al computer, ma non posso mica passare le mie giornate così! Ogni tanto vorrei anche dormire…

Alla fine domenica non sono andata in ospedale, ho cercato di resistere sapendo che il giorno dopo avrei visto la ginecologa.

Ieri mattina, come programmato, Marito mi ha accompagnato al centro PMA, pronta per il transfer, attrezzata con la camicia da notte, le mie bellissime (?) pantofole e il libretto degli assegni per pagare la parcella per la nostra ricerca della felicità.
Niente di tutto questo mi è servito. Sinceramente sono felice solo di non aver usato il libretto degli assegni…
Eravamo emozionati ed io cercavo con tutte le mie forze di autoconvincermi che stavo meglio… Anche se non era così.

Quando siamo arrivati abbiamo parlato prima di tutto con la biologa, che ci ha detto che in realtà non sono sei gli embrioni arrivati a blastocisti, ma ben otto, ovvero tutti quelli che si erano formati inizialmente. I due embrioni che aveva dato per spacciati erano sopravvissuti. Marito era molto orgoglioso di sé, soprattutto perché gli avevo detto che la letteratura scientifica dice che solo una piccola percentuale di embrioni che sono belli in terza giornata arrivano fino a quello stadio… Insomma, siamo da record!
Ora Marito si aspetta che da un momento all’altro arrivi il giudice Frigatti a mettergli una medaglia attorno al pistolino… Ok, no comment.

La biologa poi mi ha chiesto come mi sentissi, e io le ho parlato dei miei dolori… Lei ha cominciato a dire che avremmo dovuto rimandare il transfer, al che ho scosso la testa e ho detto: “No, no, ma oggi sto benissimo!”

Ovviamente non mi ha creduta… Non sono una brava attrice, in effetti.

Poi abbiamo parlato anche con la ginecologa, che non ha voluto sentire ragioni, e mi ha detto che avrebbero congelato gli embrioni per poi procedere con il transfer il mese prossimo. Mi ha spiegato che avrei corso un grosso rischio, perché se fosse iniziata una gravidanza il mio corpo avrebbe prodotto ulteriori ormoni e l’iperstimolazione si sarebbe aggravata, con probabile ricovero in ospedale.

Ok, ovviamente io non ho alcuna intenzione di stare male, mi bastano i dolori che ho adesso, però mi dispiace molto, anche se capisco che è stata la scelta più saggia.

Ora i nostri “bimbi” sono stati congelati e purtroppo so che, quando li scongeleranno, una parte di loro non ce la farà (ma, chissà, magari batteremo pure questo record!). Spero solo che la qualità di quelli rimanenti sia buona, che tutto vada bene e che finalmente questa storia finisca. Devo dire la verità, dopo quello che sto patendo in questi giorni non so se avrei il coraggio di affrontare un’altra stimolazione, a meno che non mi venga assicurato nero su bianco che non ci saranno effetti collaterali!

La ginecologa mi ha detto che i dolori dovrebbero passare una volta che mi arrivano le mestruazioni… E lo spero bene, non ne posso più di dovermi fare aiutare anche per alzarmi dal divano! Spero che le Malefiche arrivino il prima possibile, anche perché non vedo l’ora di sapere quando finalmente faremo ‘sto benedetto transfer!
Un’altra attesa… A volte sembra che il destino si diverta a tormentarmi!

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Lo sapevo, non dovevo guardare su Google!

Tutto sembrava procedere per il meglio.

Tredici ovociti. Che bellezza! Oggi la biologa mi ha chiamato per dirmi che si sono formati sei embrioni buoni. Abbiamo programmato il transfer per lunedì, quando gli embrioni saranno arrivati allo stadio di blastocisti. Benissimo, no?

Sì, ma… C’è sempre un “ma”. Mercoledì, tornata a casa dopo il pick up, ho cominciato ad avvertire un leggero dolore alla pancia che è durato per tutto il giorno, per poi peggiorare giovedì. Mi sono detta che sicuramente era normale, visto che mi avevano inserito un ago nelle ovaie e rovistato dentro per bene… Ieri il dolore ha cominciato a peggiorare. Sentivo dei crampi insopportabili alla pancia, mi sembrava di essere gonfissima e a volte faticavo a respirare. Oggi è ancora peggio. Non riesco neppure a muovermi. Sto sempre seduta oppure sdraiata sul letto o sul divano, e non appena mi alzo o mi muovo di un centimetro sento mille dolori. Sono talmente gonfia che mi sembra di essere già incinta…

Marito mi ha dato della scema per non aver avvertito subito la ginecologa. Ma io credevo che fossero dolori normali e passeggeri… Stamattina, quando la biologa mi ha chiamato per darmi la bella notizia, le ho parlato di quello che mi sta succedendo, e lei mi ha detto, con mia grande sorpresa, che sono andata in iperstimolazione. Io credevo che questo potesse accadere soltanto durante l’assunzione di Gonal, e invece può succedere anche dopo il pick up. Mi ha consigliato di bere molto, soprattutto Gatorade, e assumere tante proteine.

L’iperstimolazione è un effetto collaterale abbastanza raro, che però diventa più comune nelle donne giovani come me che subiscono una terapia ormonale. Proprio quando le cose stavano andando così bene, mi deve capitare un guaio del genere!

Ho cercato di resistere tutto il giorno alla tentazione di cercare sintomi, cure e informazioni sull’iperstimolazione su internet. La rete è molto utile, ma a volte affidarsi troppo alle notizie che si trovano sui siti rischia di mandarti nel panico. Dieci minuti fa ho ceduto, e ho cercato “iperstimolazione” su Google.

Ora sono convinta di essere prossima alla morte.

Da Cerco un Bimbo:

L’assunzione di gonadotropine, in particolare di FSH, può causare lo sviluppo un numero eccessivo di follicoli che portano le ovaie a ingrossarsi troppo, scatenando – con un meccanismo ancora non del tutto chiaro – una serie di problemi a catena: se l’iperstimolazione peggiora, all’ingrossamento delle ovaie (che possono raggiungere anche i 15-20 cm di diametro nei casi molto gravi!) segue una ascite, cioè un accumulo di liquido nell’addome, a volte accompagnata da versamenti nei polmoni e nel cuore; il sangue si addensa e lo squilibrio elettrolitico si altera, arrivando a causare complicazioni respiratorie, cardiache, epatiche e renali che, se non trattate adeguatamente in ospedale, possono portare anche alla morte.

Il problema è che la ginecologa non ha neppure voluto vedermi per farmi un’ecografia, perciò non si può sapere quanto sia grave la situazione. Sui forum ho letto di donne che non riuscivano neppure a respirare e sono state ricoverate; io non sono ancora a questo punto, ma ogni ora che passa mi sento sempre peggio.

Ho paura di stare male, ho paura di non riuscire a fare il transfer e, conoscendomi, testarda come sono, lunedì fingerò di stare bene per farmi comunque trasferire gli embrioni, e se la gravidanza non dovesse iniziare o dovesse complicarsi a causa dell’iperstimolazione…?

Ma porca miseria, possibile che non ne vada bene una?

Sto bevendo talmente tanto che non faccio altro che fare pipì (e ogni volta che vado in bagno i dolori aumentano), e stasera e domani mi mangerò una bella fetta di carne (e pensare che volevo tornare ad essere vegetariana… sigh), sperando che la situazione migliori…

Se domattina sto ancora così, o se dovessi peggiorare, andrò al pronto soccorso per farmi fare un’ecografia. Vorrei evitare che mi scoppiassero le ovaie da un momento all’altro.

Sempre che non muoia nel sonno… O__O

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Metti in circolo l’ormone

Lunedì le Rosse sono arrivate, accolte da mie grida di giubilo seguite da smorfie di dolore non appena sono iniziati i soliti maledettissimi crampi (grazie Moment, ci sei sempre quando ho bisogno di te).

Come da programma mercoledì, ovvero il terzo giorno del ciclo, ho iniziato le piacevolissime iniezioni sulla pancia, di Gonal F: 150 unità al dì.

Si ringrazia Santo Suocero, detto anche Infermiere Personale, che ogni sera, nonostante il tempaccio, è venuto a casa a farmi le punture. Soltanto ieri Marito ha trovato finalmente il coraggio per bucarmi la pancia, e ce l’ha fatta pure stasera, quindi spero che non dovrà più far scomodare suo padre!

Già dopo essermi fatta la prima dose mi sentivo strana. E’ da due giorni che sento dei dolorini al basso ventre e mi sembra di essere gonfissima. Per non parlare poi dell’umore… Peggiora sempre di più. Cerco di attaccar briga con chiunque incroci il mio campo visivo. Riesco a litigare persino con me stessa. Stanotte ho obbligato Marito a dormire sul divano, urlandogli contro qualcosa… Non ricordo più nemmeno cosa. In confronto a me, una iena affamata sembra un cucciolo affettuoso.

Non so se tutto questo sia dovuto realmente agli ormoni o se si tratti semplicemente un effetto placebo al contrario (grazie a Google ho appena scoperto che esiste un termine per definire questa reazione: effetto nocebo). Può capitare, dopo aver letto e riletto il bugiardino e tutti gli effetti collaterali che riporta….

Non lo so. So soltanto che sto male. Conto i giorni che mi separano dalla prima ecografia di monitoraggio, mercoledì 17. Il mio cuore batte perennemente fortissimo, e non c’è nulla che mi possa distrarre, neppure il cambio del guardaroba, che oggi mi ha tenuta occupata per tutto il pomeriggio (che divertimento).

Avevo deciso che avrei affrontato questo secondo tentativo di PMA con la dovuta calma, senza fare troppi viaggi mentali, senza ansie o speranze eccessive. Ma non ci riesco. Fino a qualche giorno fa mi sentivo veramente così. Ero calma, come se fossi già rassegnata ad un secondo fallimento. Ma più il giorno della prima iniezione si avvicinava, più mi sentivo esaltata. E da quando ho cominciato a bucarmi la pancia, sono emozionata e impaurita come una bambina che sta aspettando il giorno di Natale, ma teme di essere stata troppo cattiva per meritarsi il regalo che ha sempre sognato…

Ci siamo quasi. Tra un mesetto sarà tutto finito. Non ho idea di cosa succederà. E questo mi fa tanta paura. Proverò finalmente quel momento di felicità che ho sempre sognato? O vivrò un nuovo fallimento, nuovi pianti, nuova rabbia? Non me la sento di dire che accetterò con serenità qualsiasi destino. Anche se ho cercato di rimanere con i piedi per terra, ammetto di non poter fare a meno di riporre tante speranze in questo tentativo. Non so come reagirei ad un nuovo fallimento. E’ ancora ben impresso dentro di me il dolore che ho provato solo pochi mesi fa. Non voglio provarlo di nuovo. Non voglio! E quello che mi fa più paura è che io sono totalmente impotente. Non c’è nulla che io possa fare per realizzare il mio sogno. Sono nelle mani dei medici e del biologo. Ma pure loro possono forzare un po’ la Natura, ma non obbligarla a realizzare il mio desiderio. Alla fine, sono nelle mani del destino, o di Dio, o… Del caos. E ad una maniaca del controllo come me, il caos non piace per niente.

Dovrebbero aggiungere un effetto collaterale sul foglietto illustrativo del Gonal: il farmaco può indurre a scrivere post sconclusionati e pessimisti sul proprio blog 😛

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Arrivate o no?!

Mi rendo conto che la mia vita è sempre una perenne attesa, una ricerca di qualcosa che non riesco a raggiungere, almeno non facilmente come (all’apparenza) riescono le altre persone.

Non sono mai stata in grado di vivere e godermi appieno “il momento”. La mia esistenza è scandita da conti alla rovescia. E una volta che il tempo è scaduto, via!, si riparte con un’altra attesa. Quest’anno è stato pieno di attese. Ho trascorso l’inverno e la primavera a contare i giorni che separavano me e Marito da questa o quest’altra visita medica. E poi il conto alla rovescia per l’inizio della PMA, per il trasferimento embrionale, per il test di gravidanza… E quando finalmente credevo di aver finito di aspettare… Ho scoperto che era stata soltanto un’illusione. Non avevo più niente in cui credere, niente da programmare, niente da aspettare, niente in cui sperare!

Il prossimo tentativo di PMA mi sembrava tanto lontano, e invece… Ci siamo. Quasi.

In questi giorni c’è l’ennesima attesa che mi tormenta. Quella delle Malefiche Rosse, il cui arrivo mi permetterà finalmente di capire quando dovrò iniziare il mio amatissimo Gonal. Ne ho ben 5 confezioni in casa… Mi ero scordata che me ne erano avanzate dal primo tentativo e sono andata a prenderne altre all’ospedale – oh, quando la roba è gratis non si sta mica tanto lì a controllare! In realtà non vedo l’ora di tornare in ospedale a restituire le confezioni extra urlando: “Ora non mi servono più!!”

Ho abbastanza elementi a disposizione per dichiarare con certezza quasi assoluta che le Malefiche stanno per arrivare.

L’altra sera, non ricordo neppure per quale motivo, mentre preparavamo la cena ho iniziato ad inveire contro Marito, poi mi sono chiusa in camera e mi sono stesa sul letto a piangere, così, senza sapere perché. Dopo un po’ sono tornata al piano di sotto, ho mangiato come se niente fosse e mi sono messa sul divano con Marito a coccolarlo come se non fosse successo niente.

Stamattina ho preteso che Marito mi accompagnasse in centro a fare shopping. Sentivo di avere assolutamente bisogno di un paio di scarpe nuove. Non appena sono salita in macchina ho deciso che non mi andava più di comprarle e sono stata assalita dal desiderio di andare a pagare l’assicurazione della macchina.

Ah, e quando una delle mie bimbe pelose mi ha messo le zampette addosso, sporcandomi i jeans, io mi sono messa a piangere come una disperata, come se quella macchietta di fango fosse la rovina della mia esistenza… Per poi chiedermi, dopo diversi minuti di delirio: “E se li mettessi in lavatrice, ‘sti cazzo di jeans?”

Insomma, direi che ci siamo. Aggiungo che la mia faccia al momento sembra quella di un’adolescente, mi spuntano brufoli a go-go, come mi accade sempre tra l’ovulazione e l’arrivo delle MR (ma ora la situazione è persino peggio del solito – effetto collaterale dell’Enantone?)

Eppure non arrivano. Dai, su, muovetevi! Voglio vedere il sangue (bleah), voglio sentire i crampi, voglio rotolarmi dal dolore, ma, soprattutto, voglio iniziare ‘ste cavolo di punture! Non vedo l’ora di guardare Marito sudare freddo mentre tiene tra le mani tremanti la siringa per bucarmi la pancia!

Voglio ancora andare fuori di testa per colpa degli ormoni, voglio vedere quei puntini luminosi che entrano nel mio corpo, voglio sperare, voglio contare i giorni che mi separano dal test di gravidanza, voglio ridere ed essere felice vedendolo positivo, voglio che questa volta la felicità duri per sempre, e non per 72 ore…!

Insomma, mi risulta un po’ difficile fare dei conti alla rovescia se NON SO da quando farlo partire, ‘sto benedetto conto. Quindi, per favore, non tiratevela troppo e arrivate al più presto. Lo so, lo so che di solito vi prego di non arrivare, ma cercate di capire che ora la situazione è diversa. Tanto sono consapevole di non poter rimanere incinta naturalmente, lo so che prima o poi arriverete, perciò cercate di non farvi attendere troppo, ok? Dai, che qua c’è qualcuno che ha voglia di bucarsi. Sono in crisi di astinenza da Gonal. Altro che “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” o “Trainspotting”. Dovrebbero fare un film sulle donne dipendenti da ormoni.