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Una vita senza figli

A volte ci penso.
Per tanto tempo non ho voluto riflettere su questa possibilità, anche dopo aver scoperto che io e Marito avremmo dovuto intraprendere la strada della fecondazione assistita per poter provare ad avere un bambino. Mi sembrava una possibilità remota, così remota che era impossibile da immaginare.

E poi, una sera la mia psicologa mi ha fatto questa domanda: “Come ti sentiresti se la fecondazione assistita non funzionasse? Hai mai pensato all’eventualità di una vita senza figli?”
“No!” ho replicato immediatamente, senza neppure pensare, rabbiosa e anche un po’ indignata.
Ma come, ho pensato, con tutto quello che stiamo facendo, com’è possibile che il nostro sogno non diventi realtà?

Poi, con il passare del tempo, quella terribile domanda ha cominciato a risuonarmi nella mente, ogni giorno, sempre di più. Finché non sono stata costretta a pormela, e a trovare una risposta.
Cosa succederebbe se un giorno scoprissi che non possiamo farcela, che quel bambino che ho sognato per una vita intera non arriverà mai? Se la fecondaziona assistita non funzionasse, e se non venissimo neppure giudicati idonei per adottare un bambino? Come mi sentirei, cosa farei?


Continuo a pormi questa domanda, ogni giorno, da quando la dottoressa mi ha fatto capire che questa eventualità esiste, non è solo un’orribile e impossibile fantasia. La risposta è che… Io non lo so. Sinceramente, non lo so.
Noi abbiamo intenzione di provare finché ne avremo le forze ma… Non so neppure se riuscirò a resistere se il primo tentativo di PMA dovesse fallire, e onestamente non so come potrei sopportare la lunga attesa di un’adozione. E se dopo tutto questo non ce la facessimo… Cosa proverei? Non lo so. Non lo so!

Il pensiero mi fa talmente tanta paura che, anche quando cerco di rifletterci, il mio cuore si mette a battere fortissimo, e il dolore mi annebbia la mente che, razionalmente, tenta di trovare una risposta. Ma una risposta non c’è. Amo mio marito, amo la nostra casa, i nostri cani, il mio lavoro (anche se non sempre), il volontariato… Amo noi due, amo quello che abbiamo. Ma… Mi può bastare? Potrei mai riuscire a farmelo bastare?
Sì, potrei. Ce la potrei fare. Potrei sopravvivere, forse anche sorridere. Ma non sarei mai veramente felice.

È la speranza che tiene in vita gli uomini. E la consapevolezza, la certezza, di non poter essere felice credo che sia la sensazione più terrificante che esista. E io non voglio provarla. Di questo ne sono certa. Se bastasse la determinazione e il desiderio per rimanere incinta, a quest’ora avrei abbastanza bambini per fare una squadra di calcio. Ma, purtroppo, alla Natura (a Dio?) non gliene frega niente dei nostri desideri, dei nostri sogni più sinceri e profondi. Nulla di tutto questo ha un senso.

Una vita senza figli non ha senso, per me.

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PMA: parlarne o non parlarne? Questo è il problema!

Quando ho scoperto che io e Marito non possiamo avere figli ero molto combattuta se parlare o meno del nostro dramma e, soprattutto, con chi.
Nella vita mi è capitato spesso di confidarmi con le persone sbagliate, e le conseguenze sono sempre state spiacevoli. Non ho molte amiche, ma delle poche che ho mi fido ciecamente, eppure inizialmente ero restia a confessare quello che stavo passando. Temevo i loro giudizi, temevo di passare per quella che vuole atteggiarsi da “vittima”, temevo di essere considerata incontentabile ed egoista.
Ho amiche che si devono occupare di genitori anziani, amiche che hanno quarant’anni e ancora non hanno neppure un lavoro fisso (perciò sono ben lontane dal poter anche solamente sognare una famiglia)… Io ho “solo” venticinque anni, ho già una casa, un lavoro fisso, mi sono sposata…
Dovrei essere felice, giusto?
Che diritto ho io di lamentarmi, di stare male? Ho tutto il tempo davanti per ottenere quello che desidero… Sono queste le parole che spesso mi frullano per la mente, sono queste le parole che avevo paura di sentire.

Giorno dopo giorno, però, il peso di questo segreto ha cominciato a diventare insostenibile. Avevo bisogno di qualcuno con cui sfogarmi, qualcuno che mi ascoltasse, qualcuno che piangesse e ridesse insieme a me delle mie disavventure. Non mi interessa essere compatita, ma soltanto, semplicemente, ascoltata. E così ho cominciato a raccontare quello che sto passando ad alcune amiche, non tutte, ovviamente, ma le quattro di cui mi fido di più.
Quattro donne molto diverse tra loro per età, carattere ed esperienze di vita. E, in parte, anche diverse da me. Tre di loro sono accumunate da un unico particolare: non hanno figli e non li desiderano. La quarta, invece, è incintissima (ce l’ha fatta al primissimo tentativo……).

A pensarci bene, era poco probabile che le mie amiche comprendessero appieno le mie pene, e invece… Invece, nessuna di loro ha riso del mio desiderio, nessuna si è permessa di criticarmi dicendo che sono troppo giovane, nessuna è rimasta indignata dalla decisione mia e di Marito di ricorrere alla PMA. Mi ascoltano pazientemente parlare di spermatozoi, di ICSI, di biopsie (tutti racconti molto dettagliati, eh) e dopo ogni esame si preoccupano sempre di chiedermi com’è andata e come mi sento. Persino la mia amica incintissima (la cui data di scadenza è tra due settimane) mi chiede sempre come sto, e ha già promesso di passarmi culla, passeggino e tutto l’ambaradan che ha comprato per il suo piccolo…
Nessuna delle mie amiche, chi per un motivo, chi per l’altro, può comprendere pienamente costa sto passando, eppure tutte loro ci stanno provando. E, soprattutto, hanno capito che io sto male, e questo basta loro per sentirsi male per me. Nessuna mi compatisce (e non è questo che voglio), ma tutte mi ascoltano, ridono con me, si preoccupano con me. E questo affetto, che per molti può sembrare scontato, ma non per la sottoscritta, è una grande spinta ad andare avanti.

Per quanto riguarda il posto di lavoro (argomento spinoso, almeno leggendo i vari forum di PMA sparsi su internet), fin dall’inizio ho deciso che non avrei confidato nulla né ai miei capi, né ai colleghi. Già innumerevoli volte mi è capitato di scontrarmi con la loro ottusità ed insensibilità, e di certo non voglio ripetere l’esperienza.
Non appena io e Marito abbiamo iniziato a sottoporci alle analisi preliminari per la PMA, però, ho capito che dovevo fornire qualche spiegazione ai miei superiori, dato che ogni settimana prendo diverse ore di permesso per andare a fare qualche visita. Non ho specificato con precisione a che tipo di analisi mi sto sottoponendo e perché. Ho solamente accennato ai miei capi e colleghi del mio gruppo di lavoro che ho un problema di salute (ho parlato solo di me, non di Marito) e che in questo periodo mi capiterà spesso di assentarmi, ma che cercherò di non arrecare problemi. I miei capi ultimamente si sono fatti sempre più curiosi, non perdono occasione per cercare di scoprire che problema ho, anche se mascherano la loro morbosa curiosità dietro un’apparente preoccupazione per la mia salute… Certo, come no.
I colleghi, nonostante sappiano che mi assento per fare visite mediche, mi prendono spesso in giro quando esco in permesso… Lo fanno scherzosamente, ma il loro atteggiamento mi fa una gran rabbia. Non potrebbero semplicemente stare zitti?!

Invece, passando alla famiglia… Ai miei genitori non ho raccontato nulla, per ovvie ragioni. Credo che criticherebbero la nostra decisione di ricorrere alla PMA, e sono stra-sicura che mia madre direbbe: “Ti avevo detto di non sposarti con lui!”
Se la sentissi dire una frase del genere penso che la ucciderei e, dato che non voglio passare il resto della vita in carcere, preferisco non raccontarle nulla.

Marito, al contrario, ha parlato del nostro problema solo con sua madre e suo padre. Non ha detto nulla agli amici. Per gli uomini la virilità è una questione molto importante, e penso che si sentirebbe a disagio confessando il suo problema ad estranei. Una volta Marito mi ha detto che preferirebbe che io non parlassi dei nostri problemi con le mie amiche, ma io gli ho fatto capire che non ce la posso fare a sopportare tutto questo senza confidarmi con qualcuno, e che non deve preoccuparsi: di loro mi fido ciecamente e di certo non andranno a raccontare dei suoi spermatozoi a tutta la città (anche perché spero che la città abbia argomenti migliori di cui parlare).

Ogni persona, ogni coppia è diversa, ma se dovessi dare un consiglio a chi è nella nostra stessa situazione, io direi: non abbiate paura. Non abbiate paura di chiedere aiuto, di confidarvi con amici fidati, ma state attenti a non raccontare il vostro problema alle persone sbagliate. C’è tanta gente pronta ad accoltellarvi alle spalle, a parlare male di voi, e l’ultima cosa che vi serve è la preoccupazione per le chiacchiere altrui. Soprattutto non aprite bocca con chi da sempre vi chiede: “Come mai non avete figli?”

Quelli sono i peggiori.

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Ma almeno piove…

Non amo l’inverno. Così freddo, cupo, triste, sterile… C’era un tempo in cui amavo il cielo grigio e il gelo, perché riflettevano il mio stato d’animo. Ora, no. Ora adoro il sole, le giornate lunghe, i fiori che sbocciano, il caldo, persino l’afa. Forse perché il sole, in questo momento della mia vita, rispecchia di più quello che sento. Non tanto la serenità che ho ottenuto, ma soprattutto il mio desiderio di essere felice. Pienamente felice.

Ogni anno aspetto con trepidazione la primavera. Quest’anno non mi ero neppure accorta del suo arrivo. L’ho realizzato soltanto qualche settimana fa quando i primi giorni di tiepido sole hanno riempito i parchi di mamme e nonne sorridenti che giocano con bambini altrettanto gioiosi e felici.
Negli ultimi tempi quando cammino per strada incrocio solo mamme e bambini. Alla televisione vedo soltanto pubblicità di abbigliamento e cibo per neonati. Tutte le conversazioni che involontariamente origlio trattano di parti, nascite, bambini.

Qualche giorno fa ho incontrato al parcheggio del supermercato una vecchia amica di scuola. Ho scoperto che ha appena partorito il suo secondo figlio. Le ho fatto le congratulazioni con il cuore in gola e le lacrime che mi offuscavano la vista. Ho finto che fossero di commozione. Invece erano di rabbia, e di dolore. Dopo questo incontro, ho detto a mio marito di rientrare in macchina, perché avremmo fatto la spesa da un’altra parte. Non potevo sopportare di vedere il suo carrello pieno di pannolini.
Perché lei sì, e io no? Cos’ha questa ragazza più di me? ho continuato a chiedermi per ore ed ore.

Niente. Lei non ha niente più di me.

A parte i figli, io non ho nulla da invidiarle. A me piace la mia, anche se incompleta, vita.
Sono sempre stata brava nello studio, intelligente, volenterosa, talentuosa, sensibile. Mi sono spesso sentita ripetere che con le mie qualità avrei fatto grandi cose nella vita. Certo, io non posso lamentarmi della mia esistenza, ma… Non ho la cosa che più desidero.

Oggi in ufficio sono venuta a sapere che una ex collega è incinta. Io meriterei un figlio più di lei, ho continuato a ripetermi per tutto il giorno.
So che l’odio non mi può far bene. Lo so. Eppure a volte odiare mi sembra l’unico modo per non impazzire. E poi, in realtà, io non odio veramente queste donne. Io odio la paura, odio il destino, odio quello che ci sta capitando. E queste donne sono l’unico capro espiatorio su cui sfogare, dentro di me, senza lasciarla trapelare, la mia sofferenza.

La primavera è durata solo qualche giorno, per ora. È da più di una settimana che il freddo e la pioggia sono tornati. Ed io ne sono felice, per una volta. E spero che questo tempo malinconico duri ancora. Così, almeno per un po’, non dovrò vedere i bambini correre felici nel parco insieme alle loro mamme.
Mamme che, forse, non sanno di essere tanto fortunate.

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Come rispondere alle domande scomode

Sono tante le domande/affermazioni scomode che le coppie come noi, con un problema di infertilità, devono subire. Ho deciso di creare questo elenco di risposte semi-serie (e al 100% acide) da dare a quelle persone che proprio non riescono a tenere a freno la lingua, e che amano farsi i cavoli altrui.

Partiamo dalla prima, classica e insopportabile domanda:

COME MAI NON AVETE FIGLI?

– Gli esseri umani non ci piacciono.
– Abbiamo paura che diventino come i vostri.
– Preferiamo i cani/i gatti.
– Vogliamo goderci la vita.
– I bambini ci fanno schifo.
– Perché non possiamo averne.

Ecco un’altra domanda che mi sono sentita rivolgere spesso da persone che si credono dottori e sono pronte a dispensare consigli non richiesti:

NON AVETE MAI PENSATO DI PRENDERVI UN MESE DI FERIE E ANDARE ALLE MALDIVE? SECONDO ME RIMARRESTI SUBITO INCINTA!

– Ah, perché, credi che gli spermatozoi di mio marito siano finiti là?
– Non sapevo che fossi un medico! Avrei potuto risparmiare un sacco di soldi! Pensa che luminari da duecento euro a visita ci hanno detto che non abbiamo speranze di avere figli in modo naturale!

MA NON SIETE GIOVANI PER AVERE FIGLI? PENSATE A GODERVI LA VITA!

– Sai una cosa? Hai proprio ragione. Siamo gggiovani! Allora disdico subito tutte le visite per la PMA. Ne riparleremo quando avremo 40 anni e le possibilità di successo si abbasseranno drasticamente! Così sarà più divertente!
– Tu, invece, sei troppo vecchio per fare queste domande del cazzo.

MA PERCHE’ VOLETE TANTO UN FIGLIO?

– Vogliamo un compagno di giochi per i nostri cani!
– Perché voglio fare un esperimento. Vorrei fare un bambino per darlo al mio cane e vedere come lo cresce. Figo, eh?
– Per poter stare a casa in maternità, ovviamente.
– Per farlo diventare un calciatore/una velina e poi fregargli/fregarle tutti i soldi e diventare ricchi.

PERCHE’ INVECE DELLA PMA NON PENSATE ALL’ADOZIONE?

– E tu perché prima di aprire la bocca non conti fino a mille? Ah, giusto… Non ne sei capace.
– Perché non ho voglia di farmi psicanalizzare dagli assistenti sociali per anni ed anni e farmi venire un esaurimento.
– Perché sono stata in galera per omicidio e non mi darebbero l’idoneità.
– Perché siamo egoisti. Tu quanti bambini hai adottato? Ah, hai tre figli tuoi? Ah… Ok.

LA PMA E’ CONTRO NATURA!

– Anche tu.
– Hai proprio ragione… Cos’è che hai preso l’ultima volta che hai avuto l’influenza con febbre a 40? L’antibiotico, giusto? Sai, non credo che quelle belle pillole che ti hanno fatto stare meglio crescano sugli alberi… Non avresti dovuto prenderle, e la Natura avrebbe deciso se dovevi sopravvivere oppure no…

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Se ti pago, puoi essere una mamma?

Nella mia vita ne ho passate di tutti i colori. Spesso mi sono sentita sola, immensamente sola. Anzi, non era semplicemente una sensazione: era davvero così. Ho allontanato gli amici, sono stata allontanata da amici, ho trascorso interi anni senza parlare con un’anima viva. I genitori dovrebbero essere le uniche persone che ti rimangono sempre accanto, l’unica certezza della vita, ciò che ti sostiene quando stai per cadere… Ma io non ho mai avuto questa certezza, e sono sempre caduta rovinosamente. Mi sono sempre fatta male, ma mi sono sempre rialzata. Ho dovuto imparare a farlo con le mie forze, ed ogni volta, dopo ogni caduta, mi sono sentita un po’ più sola.

In questo periodo avrei bisogno dei miei genitori più che mai. Ma loro non ci sono. Non sanno niente di quello che mi sta accadendo. Non ho detto loro nulla. E come avrei potuto? Sono troppo impegnati a litigare come adolescenti, ad addossarmi la colpa delle loro vite infelici, a dirmi che sono una figlia cattiva, che non sono riconoscente per tutto quello che hanno fatto per me…

Ieri sera sono stata mezz’ora al telefono con mia madre per aiutarla ad iscriversi a Facebook. Dopo la storia del divorzio lei vuole a tutti i costi crearsi un profilo per ripicca verso mio padre, perché lui è iscritto da tre anni. Questa mattina mi ha richiamato, disperata, perché non era riuscita a completare l’iscrizione.
“Mi sta venendo un esaurimento nervoso!” ha urlato. “Non è possibile che io non ci riesca! Tuo padre è iscritto da anni, ora voglio esserci anch’io! Se ti pago, vieni qui ad aiutarmi?”
Se ti pago… Certo, mia madre ha sempre pensato che i soldi possano risolvere tutto. Se ti pago, potresti essere una mamma, anche solo per un giorno?

Fino a quel momento ero riuscita a mantenere la calma, dal giorno in cui mi ha spaventato dicendo che voleva chiedere il divorzio ho messo da parte il mio rancore verso di lei, l’ho aiutata, ascoltata parlare di amanti e scopate, mi sono sentita dare indirettamente della puttana, l’ho sostenuta come una madre dovrebbe fare con la propria figlia… Ma quelle parole non sono riuscita a sopportarle. Mentre urlava che le stava venendo un esaurimento perché non riusciva ad iscriversi a Facebook, io ero seduta alla mia scrivania, circondata da pile di analisi del sangue, biopsie, pap test, spermiogrammi… Mi è andato il sangue al cervello, non ci ho visto più, le ho urlato un bel “vaffanculo” e le ho chiuso il telefono in faccia.
Qualche ora dopo mia madre ha chiamato Marito per dirgli che sono veramente una gran maleducata e cattiva, e che comunque alla fine ce l’ha fatta. Si è iscritta a Facebook e non vede l’ora che io guardi il suo profilo, perché sa che rimarrò scandalizzata dalla foto un po’ osé che ha messo.

Brava, mamma. Magari quando avrò scoperto se ho un tumore, o una displasia, o per quale cazzo di motivo il mio utero non sta bene, e dopo che avrò scoperto se esiste un rimedio per curare gli spermini strani di mio marito, forse allora troverò il tempo per guardare il tuo profilo su Facebook. E, comunque, dopo essermi sentita dire che potrei generare un mostro, dopo aver ascoltato un infermiere parlarmi delle sue avventure sessuali e dopo aver sanguinato una settimana a causa della biopsia, beh, niente mi può più scandalizzare. Mi dispiace, mamma. So che ti piace provocarmi, irritarmi, imbarazzarmi, ma… Ora ho imparato a cadere.

Con questo post vi auguro una buona Pasqua, e, da convinta animalista, nonché credente (seppur non praticante, non nel senso che tutti danno a questa parola), mi permetto di pregarvi di leggere questo articolo, dove viene spiegato perché NON mangiare carne di agnello (ma neanche di vitello o altri cuccioli), né per Pasqua, né in altre occasioni.

http://www.italiapiugiusta.com/index.php?option=com_content&view=article&id=322:agnello-di-dioabbi-pieta-di-noi&catid=59:nostre-iniziative

Dato che suppongo che questo blog sia visitato soprattutto da mamme/papà o aspiranti tali, penso che a nessuno di voi, riflettendoci un attimo, possa piacere l’idea di mangiare un cucciolo strappato a pochi giorni di vita dalla sua mamma… Cucciolo che, prima di arrivare nella vostra cucina, è stato trasportato in camion stipato insieme ad altri animali innocenti, e a cui magari sono state rotte le zampe per immobilizzarlo… Cucciolo che è stato macellato tra atroci sofferenze. Cucciolo che è molto simile all’essere umano per quanto riguarda percezione della sofferenza ed emozioni. Inoltre, questo non mi sembra neppure un bel modo per festeggiare il Signore, che ne dite?

Buona Pasqua a tutti voi.

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Io sarò una buona mamma… So tutto quello che NON bisogna fare!

A differenza di tante altre mamme o aspiranti tali, io non ho alcun dubbio su come crescerò il mio bambino (se mai ne avrò uno – che botta di ottimismo!).
So già tutto quello che NON bisogna fare con un figlio:
– Dirgli/dirle di essere più brava/bella di lui/lei
– Prenderlo/prenderla in giro per il suo aspetto
– Raccontargli/Raccontarle di come/quanto scopo con mio marito
– Ignorare la sua sofferenza, anche se palesemente espressa
– Incolparlo/incolparla di un’eventuale crisi matrimoniale
– Farmi vedere urlare come una pazza con mio marito davanti a lui/lei
– Non partecipare al suo matrimonio per una stronzata

Cosa dite? Vi sembrano regole abbastanza scontate? Beh, non per tutti, dato che io sono cresciuta in questo modo per ben 22 anni, ovvero finché non sono andata ad abitare con mio marito (a quel tempo fidanzato). Chi mi conosce, chi conosce la mia storia, dice che è un miracolo se sono cresciuta così, con la testa sulle spalle, avendo vissuto per anni con una famiglia del genere. Non nego che i miei genitori abbiano fatto tanto per me, dal punto di vista materiale, ma da quello affettivo… Sono stati un disastro. Mentre mio padre non è mai riuscito ad avvicinarsi veramente a me, mia madre ha sempre cercato di essere un’amica piuttosto che una mamma, nonostante fin da piccola le abbia fatto capire che questo tipo di rapporto non mi interessava, e che io volevo solo una madre… La madre che ti fa da mangiare, che ti critica perché ti vesti con i jeans stracciati e insiste per comprarti dei bei abiti, la madre che ti consola quando stai male e ti chiede perché sei giù, non per curiosità, ma con sincero interesse… È questa la mamma che voglio essere. È questa la mamma che non ho mai avuto.
Nonostante i miei genitori non abbiano partecipato al mio matrimonio, io, che forse sono troppo buona e ingenua, ho sempre mantenuto dei rapporti con loro, ho sempre cercato di aiutarli, ho fatto loro… Da mamma. Ricorderò sempre quella volta, qualche anno fa, quando li ho invitati al pranzo di Natale a casa mia e del mio fidanzato. Mio padre si è rifiutato di venire perché doveva andare dai suoi genitori (che poi sono i miei nonni… Ma non poteva propormi di invitare anche loro?), mentre mia mamma è venuta, e ha passato l’intero pranzo a parlarci del fatto che la notte prima, mentre faceva l’amore con mio padre (bleah), il preservativo si era rotto e temeva di essere incinta… Meno male che a quel tempo non sapevo ancora dei problemi di fertilità di mio marito, altrimenti penso che l’avrei presa a testate.

L’ultima impresa di mia madre risale a qualche giorno fa. Ero appena rientrata a casa dopo aver fatto la biopsia, ed ero fisicamente e moralmente distrutta. Lei mi ha chiamato per annunciarmi che aveva intenzione di chiedere il divorzio. Il motivo? Mio padre si era iscritto a Facebook senza dirglielo e le aveva tenuto nascosto d’aver ricevuto dei regali da una collega che, a detta di mio padre, è brutta e da anni gli va dietro, con suo grande fastidio. Nonostante il risentimento che provo verso i miei genitori, la notizia mi ha sconvolto, e sono stata tutta la sera al telefono con mia madre a sentirla sfogare… A sentirla dire che non capisce il comportamento di suo marito, dato che scopano spesso (ri-bleah) e a lui piace molto (ok, ora vomito), e che tutti gli uomini sono stronzi e le donne puttane (grazie, eh).
Il giorno successivo sono andata a trovarla, e pareva aver già cambiato idea. Mi ha confidato i suoi sentimenti come se fossi un’amica, parlando di scopate, di amanti, di cose di cui io non parlarei mai ad una figlia, non in quel modo, almeno. Mi sono sentita caricata, per l’ennesima volta, di un peso troppo grande per me da sopportare, soprattutto in questo momento in cui ho ben altro a cui pensare.
Per la cronaca, sono passati pochi giorni e mia madre sembra aver già cambiato idea sul divorzio… Ma mi ha chiesto di aiutarla ad iscriversi a Facebook, per ripicca (io le ho detto di no, perché lei non ha mai neppure acceso un computer, e per insegnarle impiegherei mille anni).
Insomma, tanto rumore per nulla… Intanto, però, ho passato dei giorni terribili, che mia madre avrebbe potuto risparmiarmi.

A volte mi sembra di vivere in un film. A volte vorrei chiedere al regista un attimo di pausa, perché non conosco il copione, e, in fondo, questo film è una palla mostruosa.