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Siamo a metà!

Noi donne PMA siamo abituate a cercare su internet ogni risposta ai nostri dubbi, quando ci vergogniamo di chiedere consiglio al medico (perché, in fondo in fondo, sappiamo che spesso si tratta di domande stupide!) oppure quando certe paranoie ci assalgono in orari strambi, in cui non è possibile telefonare a chi di dovere.

Veniamo investite dal desiderio irrefrenabile di trovare conforto e soluzioni su internet soprattutto durante il periodo post transfer.

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Il primo traguardo

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Un bel selfie al pancino!

Tredici + uno.
Oggi termina ufficialmente il primo trimestre, almeno stando a quanto dicono le tabelle trovate su internet che ho consultato per capire la corrispondenza tra settimane e mesi di gravidanza. Tabelle che, con mio grande disappunto, Marito continua a non comprendere!
Insomma, manco io capisco perché in gravidanza un trimestre debba durare più di dodici settimane, ma, se così è, facciamocene una ragione.

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E oggi è un po’ anche la mia festa

Buona festa della Mamma
alle donne che hanno partorito con dolore
a quelle che hanno trovato un figlio in un luogo lontano
alle mamme di pancia e a quelle di cuore.
Auguri a coloro che ancora madri non sono
ma inseguono questo sogno con tutte le loro forze
tra assistenti sociali e aule di tribunale
tra medici e provette
o semplicemente in un caldo letto…
Auguri alle future mamme
soprattutto a quelle che hanno imparato
cosa vuol dire la parola “attesa”
e ne hanno vissuta una ben poco dolce
prima di crescere in grembo
il frutto dell’amore.
Un augurio alle donne
che hanno perso un figlio
affinché la felicità bussi ancora
alla loro porta, questa volta senza ingannarle.
Auguri a tutte le donne
che semplicemente sognano
di diventare un giorno madre…
(Tranne a quella della pubblicità Desigual
e a quelle come lei!).

Avrei tante cose da dire, che non so da dove iniziare. La gioia, la speranza, l’ansia e la paura riempiono il mio cuore tanto che a volte mi sembra di non riuscire a respirare.
A volte ancora tutto questo non mi sembra vero.
Ogni volta che mi trovo uno specchio davanti mi fermo, mi guardo, mi accarezzo la pancia.
Già, la pancia.
La pancia cresce, anche se non al ritmo che vorrei. Che ci posso fare, sono un tipo impaziente!
Sono alla fine del terzo mese e perciò ancora non è un gran pancione, per me si nota palesemente, e non si tratta di allucinazioni perché non mi entra praticamente più nulla del mio guardaroba!
Le persone che mi conoscono, però, tranne quelle che “sanno”, non mi hanno ancora chiesto niente… Sono in quella fase in cui la mia pancia può anche essere confusa per un accumulo di grasso… E, in effetti, pormi la domanda “ma sei incinta?” potrebbe essere ad alto rischio figuradicacca
Considerando anche che dove lavoro le chiacchiere si diffondono in mezza giornata, immagino che siano in molti a sapere delle mie difficoltà a diventare madre, perciò suppongo che sia anche per questo motivo che nessuno si azzarda a pormi LA DOMANDA.
Uffa, per una volta nella vita che vorrei domande a go-go la gente si fa i cavoli suoi…!

E’ maggio ed è la prima volta che non mi preoccupo per la prova costume, anzi, mi auguro che per agosto, mese in cui ho preso ferie, avrò un bel pancione di cui vantarmi e da coccolare al sole.
Negli ultimi anni la Festa della Mamma, insieme al Natale, è stata una delle ricorrenze che mi ha fatto più soffrire.
Quest’anno, per la prima volta, ho ricevuto gli auguri… Beh, a dire il vero nessuno, a parte Marito (su suggerimento di Suocera) mi ha fatto gli auguri, ma va bene così. Non sono gli auguri la cosa importante. Gli unici auguri che contano sono quelli di Sesamino, che per ora, però, non può farmeli.
Ma Sesamino c’è, ed è questo l’importante.
C’è, e io sono una mamma. Una Futura Mamma, se preferite, ma non più una Cercatrice. E questa festa è un po’ anche mia.

Lunedì ho fatto l’ennesima eco, ormai ho perso il conto. La ginecologa mi compatisce, ma penso che si prenda i miei soldi volentieri, e visto che io sono ben felice di investire lo stipendio per calmare la mia ansia, posso dire che siamo tutti soddisfatti.

Sesamino sta bene, cresce alla velocità della luce, le sue dimensioni (quasi 4 cm, ma ormai sarà diventato ancora più grande), sono perfettamente in linea con la settimana in cui mi trovo.

Ogni volta che lo vedo mi meraviglio nel constatare quanto sia cresciuto… Lui è qui, nel mio grembo, si nutre, si sviluppa, vive, cresce! E’ un miracolo, è un bellissimo miracolo.
Lunedì ci ha fatto una bella sorpresa… Mentre la ginecologa faceva l’eco, Sesamino ha iniziato a muoversi… Muoveva le braccia e le gambe come un indemoniato! E’ stato un momento meraviglioso… Era la prima volta che lo vedevamo muoversi! (Secondo me l’abbiamo svegliato e quello era il suo modo per lamentarsi ih ih).

La ginecologa vorrebbe che tornassi da lei a metà giugno, dopo aver fatto altre analisi del sangue (me le fa fare ogni trenta giorni). Io sono scoppiata a ridere. Come potrei stare per un mese e mezzo senza vedere Sesamino?!
Domani chiamerò la segretaria per prendere appuntamento per la fine della tredicesima settimana. Cioè tra due settimane, o poco meno. Io faccio sempre di testa mia. E faccio bene.

Le Tremende Dodici Settimane stanno per finire. Finiranno esattamente venerdì prossimo. Il rischio di aborto si abbasserà notevolmente, finalmente potremo rilassarci (qualcuno ci crede davvero?), e finalmente Marito mi accompagnerà a comprare qualche abito pre-maman (finora non ha voluto per scaramanzia…) e potrò andare in giro vestita decentemente.

La prossima settimana dovrei ricevere i risultati dell’esame prenatale, e pregando Dio non ci saranno brutte notizie, io spero vivamente che l’unica informazione che attirerà la nostra attenzione sarà il sesso.
Perciò rimanete sintonizzate, tra pochi giorni potremo dare un vero nome a Sesamino!

Il mio sesto senso mi dice che è un maschietto ma, sinceramente, non ho alcuna preferenza, e anche se l’avessi dopo tutto quello che abbiamo passato non penso che oserei mai mettermi a fare discorsi idioti come questo.
Qualcuno ogni tanto mi chiede se vorrei un maschietto o una femminuccia, ogni volta che mi sento porre questa domanda guardo il mio interlocutore con compatimento e non rispondo…

C’è chi dice che devo stare calma, che ora sono una donna incinta come tutte le altre… No, non è vero, non è così. Fisicamente, forse, sì, ma non nell’animo. Io sono consapevole del miracolo che sta accadendo dentro di me. Ne sono consapevole perché ho dovuto lottare, e piangere, e sudare per realizzarlo. Ne sono consapevole e ne sono grata.
E non importa se sarà Roberto o Ginevra, l’importante è che sia sano/a e che io riesca ad essere una buona mamma per dargli/le una vita serena e degna di essere vissuta.

Tutto il resto sono chiacchiere che lascio volentieri a chi ha concepito senza manco volerlo, e che infine dice “ma sì, dai… Lo tengo.”

A presto!

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“Dolce” attesa?

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La prima foto del mio bimbo!

Sono sempre stata più brava a scrivere, piuttosto che a parlare.
Datemi un foglio di carta e una penna (o un documento di Word e una tastiera) e io vi aprirò il mio cuore.
Se pretendete che lo faccia muovendo le labbra e articolando suoni con la voce formando delle frasi di senso compiuto, invece, difficilmente otterrete un risultato.

Questo giorno, invece, è l’eccezione che conferma la regola.
Eh già, perché oggi non mi sento in grado neppure di scrivere.

Sono giorni che ci penso. A cosa scrivere sul blog. Beh, in realtà non proprio giorni. Diciamo che ho avuto altro a cui pensare. Però, sì, ci tenevo che questo post fosse profondo, poetico, memorabile…
Ci tenevo, ma temo che non sarà così, perché non trovo le parole adatte.

Forse ancora non è stato inventato l’aggettivo adatto per descrivere ciò che si prova vedendo per la prima volta il proprio bambino. E il suo cuore che batte.
Dentro di te.
Vedere, sapere che c’è – finalmente – una vita, in un luogo che per tanto tempo hai odiato, in un luogo che temevi sarebbe rimasto per sempre vuoto.
E che, ora, non lo è più.

A volte mi sembra che tutto sia accaduto improvvisamente. E mi sento una stupida a pensarlo, dato che sono quattro anni che rincorro questo sogno.
Ho avuto tanto tempo per pensare, per abituarmi a questa sensazione.
E invece no, non è stato così. Perché nel dolore è difficile pensare che forse potresti raggiungere la felicità. E’ difficile immaginare la felicità.

Sapete, ho sempre ingenuamente creduto che, quando finalmente ce l’avrei fatta, quando finalmente sarei rimasta incinta, avrei provato quell’immensa gioia da sempre sognata. Immaginavo che il test di gravidanza positivo mi avrebbe fatto fare i salti di gioia, e che da quel momento sarebbe stato tutto facile.

Niente di più sbagliato.

Non è stato così.
Non può essere così per una donna che ha vissuto la PMA.
Ogni piccolo successo è un passo in avanti, un passo verso la felicità, ma non puoi mai cantare vittoria. Non puoi mai sentirti pienamente felice, perché la gioia è sempre minata dalla paura.

Il test, poi le beta, le ecografie, le tremende prime dodici settimane, poi gli esami pre-natale…

Giovedì 3 aprile ho fatto la prima ecografia al San Paolo di Milano. Non si è visto nulla a parte la camera gestazionale e il sacco vitellino, delle dimensioni in linea con la settimana in cui mi trovavo. Mi è dispiaciuto non vedere l’embrione, ma sapevo che c’era questa possibilità. La dottoressa mi ha detto di tornare due settimane più tardi, ma io non ho saputo resistere e ho prenotato un appuntamento presso la mia ginecologa di fiducia esattamente una settimana dopo, il 10 aprile.
Certo, c’era ancora il rischio che l’embrione non si vedesse, ma ho voluto fidarmi del mio intuito e rischiare.

E infatti… L’embrione era lì, 6,6 mm di pura bellezza. Sull’ecografo sembrava enorme, se consideriamo che solo sette giorni prima neppure si vedeva!
E poi… Il cuoricino. Io all’inizio facevo fatica a vederlo, mi sembrava tutto una chiazza indistinta (sono anche un po’ miope, lo ammetto), ma poi sono riuscita a distinguere il movimento…
Avrei voluto sentirlo, ma secondo la ginecologa è pericoloso ascoltarlo prima del secondo trimestre, perciò per questo dovrò aspettare ancora un po’.
A me per ora importa solo che il mio bimbo ci sia, e che stia bene. E che il suo cuora batta e che continui a battere per almeno i prossimi cento anni.

No, non ho pianto. Era tutto troppo strano. Dentro la mia testa c’era una vocina che diceva: “Ma davvero tutto questo sta accadendo a me? Davvero c’è una vita, un cuore che batte, dentro di me? Nel mio grembo?”

La risposta è .
Ma è ancora così difficile crederci!

La prossima ecografia è fissata tra un mese. Non posso credere di dover aspettare tanto per rivedere il mio bimbo.
Come farò a sopportare l’attesa?

Io e Marito non siamo molto bravi ad aspettare. E non siamo persone propriamente… Tranquille. Marito è ipocondriaco; un giorno sì e l’altro pure pensa di stare per avere un infarto, e ogni sera viene punto da strani insetti esotici che dubito si trovino nella pianura Padana.
Io sono quella che “se qualcosa può andare male, andrà sicuramente male”.
Insomma, proprio una bella coppia.

Ci stavamo chiedendo se esiste un modo per accorciare i tempi della gravidanza.
Dai, pensateci. Nove mesi sono un po’ troppi. Quando la ginecologa ci ha annunciato la data presunta del parto, 28 novembre 2014, per poco non ci sentivamo male.
Beh, io in realtà l’avevo già calcolata, ma sentirla dire a voce alta… Mi ha fatto venire i brividi.
Credo che un paio di settimane, o al massimo un paio di mesi, siano un tempo più che accettabile per una gravidanza. Certo, capisco che, essendo stato Dio a creare l’essere umano e il suo funzionamento, ci sia ben poco da reclamare, ma…
Sappiamo tutti che ci sono tante cose in questo mondo che non funzionano, per le quali piangiamo e chiediamo a Dio “Perché?”
Chissà, magari un giorno Lui ci permetterà di porgli tutti questi quesiti.

Ecco, in fondo alla lista delle domande, dopo aver domandato al Cielo il perché dei bambini che nascono malati, che muoiono di fame, che vengono abbandonati, il motivo delle guerre, della povertà, e di tutte le tragedie che accadono in questo mondo… Potremmo anche chiedere al Signore perché abbia deciso di rendere la gravidanza così lunga e terrificante. No?

Purtroppo, questi non sono stati giorni tranquilli. Non a causa della gravidanza, anzi sì, ma non direttamente, ho vissuto giorni pieni di rabbia. Rabbia che ho il terrore possa aver fatto male al mio bimbo. Rabbia di cui non ho voglia di parlare, ora, per non rovinare questo post.
Ho insistito con Marito per andare a fare un’ecografia questa settimana, magari al Pronto Soccorso, ma non ne vuole sapere. Forse ha ragione. In fondo non sto male.
Non ho dolori alla pancia, né perdite, le tette sono stra-gonfie come sempre e mi è pure iniziata la nausea.
Però.
Io voglio sapere cosa sta accadendo dentro di me. A detta della ginecologa l’ottava settimana, ovvero quella in cui mi trovo ora, è una delle più difficili, perché statisticamente è quella in cui avviene il maggior numero di aborti spontanei.
Grazie per avermelo detto, eh!
No, no, ora non sono per nulla in ansia! Vivrò una settimana proprio tranquilla!

Il mio compleanno cade a fine giugno. Di solito comincio a pensare al regalo che vorrei (sì, sono venale, materialista, quello che volete) verso fine aprile/inizio maggio. Insomma, in tempo per lanciare a Marito i giusti segnali, sperando che intuisca i miei desideri; tanto, anche se non li dovesse capire, non avrei particolari problemi ad esprimerli chiaramente.
Quest’anno ho già deciso cosa vorrei per il mio compleanno.
E, dato che Marito ha preso l’abitudine di leggere il mio blog, suppongo che presto lo scoprirà anche lui, senza bisogno che gli invii dei segnali.
Vorrei in regalo un ecografo.
Non sto scherzando.
Ho già guardato i prezzi su internet. Ne ho trovato uno portatile a 600 euro e rotti. Dato che quest’estate mi auguro di non andare in vacanza, potremmo anche spenderli questi soldini.

Tanto, cosa ci vuole a fare un’ecografia?
Se avessi un ecografo in casa, potrei vedere il mio bimbo ogni volta che voglio. Osservare il suo battito e tranquillizzarmi.
(Gente, sto scherzando. Lo preciso perché c’è chi ha creduto che parlassi sul serio. Devo sembrare proprio matta.)

Questa attesa, di “dolce”, ha veramente ben poco, almeno finora!
Chi l’ha soprannominata in questo modo, “dolce attesa”, evidentemente non ha mai sperimentato la PMA.

Per una mamma da provetta non solo il concepimento è un vero e proprio percorso ad ostacoli, che può ottenere solo grazie a mille iniezioni e dolori anziché ad una sana notte di sesso col proprio uomo, ma manco la felicità si può godere pienamente!

A metà maggio, tra un mesetto, questi terribili tre mesi finiranno. Allora tirerò un grande sospiro di sollievo. Sì, le tragedie possono accadere anche dopo il terzo mese, ma preferirei non pensarci. Io sono fissata con le statistiche, ed esse dicono che dopo i tre mesi le percentuali di aborto spontaneo diminuiscono drasticamente.

A metà maggio si festeggia. Punto e basta. Sarà così. Deve essere così.

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Un seme di speranza

Rieccomi.

Ho passato dei giorni con il fiato sospeso, per questo non ho più pubblicato aggiornamenti sul blog. In realtà, non avrei saputo cosa scrivere.

Sesamino ci ha giocato uno scherzetto… Ah, scusate, un passo alla volta. Chi è ‘sto Sesamino, dite?

E’ il nome che ho dato al bimbo. Per ora, intendo… Almeno finché non si saprà se è maschio o femmina. Il nome, quello vero, è già pronto e deciso da anni.

Per il momento, comunque, il bimbo si chiama così. Come mi è venuto in mente un nome del genere?
Beh, qualche giorno fa ero su internet a spulciare, finalmente con il sorriso, tutti i diecimila siti che parlano di mamme e gravidanza. E così ho scoperto che, nella settimana di gravidanza in cui mi trovo (la quarta e qualche giorno, se non ho capito male bisogna calcolare le settimane a partire dal primo giorno dell’ultimo ciclo), l’embrione è grosso come un seme di sesamo. Quindi mi è venuto naturale chiamarlo Sesamino. Anche se marito si sbaglia in continuazione e continua a chiamarlo Garofalino. Vabbé.

Come dicevo, Sesamino ci ha fatto preoccupare. Anzi, mi ha fatto preoccupare, perché Marito era molto più tranquillo di me.
Lunedì, 14 pt, ho fatto il terzo dannato esame delle beta. Risultato: 670 e qualcosa
Non mi sembrava un gran numero. Secondo i miei calcoli il valore doveva essere un pochino più alto. Ho cominciato subito ad agitarmi, ad andare in paranoia, come al solito.
Marito, invece, sembrava tranquillo e mi sono inca##ata perché non riusciva a stare dietro ai miei calcoli. Gli ho pure fatto un grafico, ma niente. UFF.

Il centro PMA ha confermato le mie paure. Al telefono l’infermiere, dopo essersi confrontato con la ginecologa, mi ha detto che il valore non era ottimo, e dovevamo sperare che si alzasse, altrimenti… Altrimenti.
Secondo lui al 14 pt il valore delle beta deve essere almeno 1.000. Mi ha consigliato di rifare le beta giovedì, cioè oggi. Naturalmente non ce la facevo ad aspettare tanto e le ho fatte ieri.

Vi lascio immaginare come ho trascorso gli ultimi giorni.
Ho pianto. Più di una volta. Lo so, ancora non era detta l’ultima parola, non c’era motivo di disperarsi, ma… Volevo piangere, e l’ho fatto. Volevo prepararmi al peggio. Cominciare a buttar fuori il dolore in attesa di una brutta notizia che forse sarebbe arrivata, o forse no. Ma magari sì.

Marito ha passato ore ed ore sui forum di CUB e AlFemminile. Ormai è diventato un esperto di beta, crampi alle ovaie, muco, e chi più ne ha più ne metta. Sigh. Forse preferivo quando diceva che solo gli scemi prendono le informazioni da questi siti. Vedrete che presto diventerà un “forumino”. Potrebbe finire il mondo, quel giorno.

Comunque, Marito ha cercato di consolarmi in tutti i modi. In effetti, leggendo su internet le storie delle donne che ce l’hanno fatta e confrontando i loro valori con i miei, ho scoperto che le mie beta erano perfettamente in linea. Nessuna aveva un valore di 1.000 o più al 14 pt.
Io, però, non riuscivo a stare serena. Marito dice che, finché c’è una minima speranza, non bisogna arrendersi.
Invece, io dico che, se c’è anche un solo motivo per disperarsi, è il momento di iniziare a piangere!

Ieri mattina ho fatto l’ennesimo prelievo del sangue. Marito è andato a ritirare le risposte delle analisi dopo poche ore. Quando mi ha chiamato per darmi il risultato, per poco non sono svenuta. Avevo il cuore in gola, letteralmente.
“Sesamino… Non sei stato nominato!” mi ha detto, non appena ho alzato la cornetta.
Io, presa dall’ansia, non ho capito subito la colta citazione, Marito ha intuito che non era il momento di scherzare e finalmente mi ha detto IL NUMERO.
Risultato: 1589
Quando ho chiamato l’ospedale, naturalmente, erano più che soddisfatti e mi hanno persino detto che posso smetterla di fare le beta (ma penso che un ultimo prelievo lo farò lo stesso, tra qualche giorno…).

Mi hanno fissato la prima ecografia per giovedì prossimo, 3 aprile.
Inutile dire che aspetto quel momento con trepidazione e ansia.

Non so cosa si potrà vedere. Ho la speranza di riuscire a vedere Sesamino e sentire il suo battito, ma forse è troppo presto. Su internet ci sono pareri discordanti. C’è chi dice che la prima eco vada fatta verso la sesta settimana, chi dice che è meglio verso l’ottava o, adirittura, la decima… (sì, e nel frattempo io muoio!).

Insomma, non so cosa accadrà. Mi sento come quando da piccola andavo sull’altalena. Io volevo sempre strafare, essere migliore degli altri bambini, così mi spingevo in alto, altissimo, fino quasi a fare un giro completo…!
Ecco, ora mi sento proprio così. Un momento mi sento in Paradiso, quello successivo all’Inferno… O, semplicemente, nel mondo mediocre che ho conosciuto finora.

Ho voglia di festeggiare. Voglio che le prossime settimane passino il più velocemente possibile. Voglio uscire dal terribile primo trimestre per poter, finalmente, festeggiare come merito, come si merita Marito e come si merita pure Sesamino.
Ho voglia di ridere. Di rispondere “Bene!” con allegria sincera quando qualcuno mi chiede: “Come stai?”, e non ringhiare un “Bene” poco sincero e colmo di incazzatura che nessuno può capire.

Ho voglia di liberarmi del dolore della maternità mancata che negli ultimi anni mi ha a poco a poco divorato, manco fossi un maglione lasciato alla mercé delle tarme.

Ho voglia di essere felice.
Senza se e senza ma.

Sono consapevole che nella vita ci saranno sempre dei drammi da affrontare, lutti da elaborare, dolori da sopportare. Che non esiste la felicità totale, spensierata. Perché, in fondo, se non conoscessimo la sofferenza, non sapremmo neppure distinguere la gioia, quando essa arriva.

Ma questo dolore che ho conosciuto negli ultimi anni, io non voglio più sopportarlo. Non voglio più sentirmi vuota.
Voglio affrontare il resto della mia vita, le sue gioie e i suoi dolori, con una famiglia completa. Quella che non ho mai avuto. Che merito di potermi costruire.

Vorrei avere il telecomando di Adam Sandler ne “Cambia la tua vita con un click”.

Intanto, un primo traguardo l’ho raggiunto.
Oggi inauguro una nuova categoria del mio blog. Gravidanza.
Speriamo di continuare a utilizzarla per i prossimi otto mesi e un po’.

Sesamino, non fare scherzi.