Pubblicato in: Riflessioni

Mai fidarsi della vita (un mese senza Diana)

In questo periodo mi sento fagocitata dal dolore. Sì, ho detto proprio “fagocitata”.

Non amo questa parola, ha un brutto suono, non trovate? Eppure, è l’espressione che meglio esprime ciò che provo.

Fagocitare: accaparrarsi con prepotente avidità, incorporare, annettersi.

Nelle ultime settimane mi sono ritrovata a fare da confidente a persone che stanno soffrendo dolori inimmaginabili, dolori talmente potenti che, se dovessero penetrare nella mia vita, non so veramente come farei ad affrontarli.

Sono brava ad ascoltare. Mi piace ascoltare le storie degli altri e, soprattutto, mi piace pensare di poter offrire un po’ di conforto al dolore altrui. Anche se poi, quel dolore, diventa un po’ anche il mio, e mi fa stare male.

Anche io ho tanta sofferenza da cui vorrei liberare il mio animo. Spesso non lo faccio, per timore di gravare sugli altri, e poi, diciamo la verità, è difficile trovare qualcuno disposto ad ascoltarti. Mi capita spesso di imbattermi persino in qualcuno che non crede alle mie storie di vita vissuta, soprattutto quando parlo della mia famiglia di origine.

La maggior parte delle persone preferisce coprirsi gli occhi davanti alla sofferenza, piuttosto che affrontarla. Tende a minimizzarla, piuttosto che a cercare di capirla. Soprattutto se il dolore appartiene ad un altro essere umano!

Io… Come in molti altri aspetti della vita, sono fatta al contrario, rispetto alla maggioranza delle persone.

Non dico che questo sia un pregio. Dico semplicemente che è così.

Non ignoro il dolore. Vorrei poterlo evitare – oh, quanto lo vorrei – ma so che questo non è possibile.

Quindi lo ascolto. Lo analizzo. Lo sviscero. Cerco un antidoto. Lo combatto. 

È passato un mese da quando la mia Diana, la mia cagnolina bellissima, se n’è andata. E soffro come il primo giorno.

Questo è un dolore che può sembrare banale, davanti a tutte le storie terribili che mi sono ritrovata ad ascoltare in questi giorni. Eppure, io sto male, e questo nessuno lo può cambiare. Ho imparato ad accettarlo. Il dolore altrui non mi è di conforto. Anzi, mi fa stare persino peggio pensare che ci siano così tante persone, attorno a me, in ogni angolo del mondo, che soffrono a causa di orribili malattie, che hanno perso figli, che combattono guerre davanti alle quali io mi sentirei sconfitta in partenza.

Sabato due novembre pioveva, così come ha fatto tutto il resto di quel triste mese.

In realtà quel giorno la pioggia era sottile, e così ho portato le mie cagnoline, Diana e Yuma, fuori per una breve passeggiata. Di solito facciamo lunghe camminate per i campi, ma quel sabato siamo state fuori per poco tempo. Non volevo che si raffreddassero, essendo cagnoline un po’ anziane.

“Andiamo a casa. Tra qualche giorno sicuramente tornerà il sole, e allora ci faremo una lunga passeggiata. Promesso.”

Avevo sbagliato. Su tutti i fronti.

Il sole non è più tornato per diverse settimane. E quella è stata la nostra ultima passeggiata tutte e tre insieme. Diana si è ammalata due giorni dopo. E, dopo altri quattro giorni, abbiamo dovuto prendere la terribile decisione di farla addormentare per sempre.

Non avrei mai potuto immaginare che quella sarebbe stata la nostra ultima passeggiata. E chi avrebbe potuto immaginarlo? Tutto era normale… Tutto andava bene. Non bisogna mai fidarsi della vita, quando le cose vanno bene. Quando le cose vanno bene, significa che è in arrivo una tempesta.

Da quel giorno, è successo di tutto. Questa fine di anno, che si prospettava tranquilla, normale, si è trasformata in un incubo. E ora vedo solo dolore attorno a me.

Continuo a combattere. A resistere. Sapendo che, dopo questa tempesta, tornerà il sereno. Non so quanto durerà, ma so che me lo dovrò godere tutto, perché poi arriverà un’altra tempesta. E poi di nuovo il sole. E ancora dolore. Fino alla fine. E poi? Boh.

Ricordo poco di quel sabato di pioggia leggera. Ricordo che, mentre promettevo alle mie cagnoline di fare una passeggiata più lunga non appena fosse tornato il sole, mi sono girata verso Diana. Camminava al mio fianco con passo allegro. La lingua fuori, la bocca inarcata in una specie di sorriso. I suoi occhi luccicavano, adorava passeggiare fuori. Le sue lunghe orecchie da Labrador saltellavano su e giù.

Se potessi tornare indietro, quel giorno resterei fuori con le mie cagnoline molto più a lungo. E chi se ne frega della pioggia.

Cosa volevo dirvi, con questo post?

Credo di averlo dimenticato. Forse volevo dire soltanto che il dolore è inevitabile. E che dobbiamo sfruttare ogni singolo istante di gioia che ci viene offerto. La gioia è un regalo che capita ogni tanto, e che non sappiamo quando riceveremo di nuovo.

Come dico sempre in questi giorni… La vita fa schifo, ma è anche bellissima.

P.S. Due giorni prima di morire, quando stava già molto male, Diana è voluta uscire un’ultima volta insieme a me. Anche quel giorno pioveva, così le ho messo l’impermeabile e l’ho portata fuori, solo io e lei. Ha tirato e annusato ovunque, proprio come faceva sempre… Credo che questo sia stato il suo ultimo dono per me.

P.P.S. In foto, l’ultima carezza di Robertino a Diana. Oggi mi ha detto di averla vista. Dice che stava giocando con la palla sulla luna… Mi si è sciolto il cuore.

Autore:

Perennemente alla ricerca della Vita.

10 pensieri riguardo “Mai fidarsi della vita (un mese senza Diana)

  1. Ti capisco benissimo. La morte è sempre un terribile ostacolo. Quello che mi viene da dirti è che Diana sarà sempre con te, nel tuo cuore. Sii forte, lei sarebbe solo contenta di vederti felice. In bocca al lupo per tutto.

  2. Mi dispiace tantissimo per la tua cagnolina! Capisco quanto possa essere doloroso perdere un membro della famiglia, anche se certamente qualcuno ti avrà detto che era “solo” un cane. Come se questo fosse poco…
    Purtroppo anche io ho imparato che le batoste sono sempre dietro l’angolo e per questo i periodi di gioia e felicità sono sempre venati da una screziatura di ansia. Che cosa succederà? Cosa arriverà a rovinare tutto? Possibile che le cose stiano andando bene per davvero?
    Spesso mi capita di avere paura nei momenti sereni, paura di non meritare la gioia e la serenità che sto vivendo e che, proprio perché non li merito, mi verranno strappati via in modi inaspettati e che non posso prevedere.
    Ti auguro di cuore che dopo questa difficile fine dell’anno possa arrivare un periodo migliore e che non sia macchiato dall’ansia che possa finire.
    Un abbraccio forte!

    1. Grazie ❤️ Un abbraccio anche a te. La penso come te… Anche io in perenne ansia. La vita è fatta di cicli, dobbiamo cercare di approfittare della felicità, quando arriva…

    1. La mia Diana era un bellissimo incrocio tra una mamma Labrador e un papà Pastore Tedesco ❤️ E aveva le orecchie proprio da Labrador, così come la vivacità, ma i colori e l’intelligenza del pastore 😊

  3. Scusa se ti faccio notare una cosa: hai parlato di un richiede Labrador nell’articolo mente vicino al bambino mi sembra di vedere Un pastore tedesco

    1. Credo di conoscere il cane che mi ha accompagnato per 10 anni 😅 In tutti i modi non mi pare un dettaglio importante, le sue orecchie non sono il fulcro del post 😅 Non mi era mai capitato di affrontare una conversazione del genere ahahahah

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