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L’infertilità… E le cugine

È ormai da più di due anni che non scrivo su questo blog. Chissà se qualcuno ogni tanto torna a visitarlo!

Ho deciso di riprendere a scrivere (cosa che, in realtà, non ho mai smesso di fare, ma su altri lidi), perché il prossimo inverno uscirà – udite udite – il romanzo dedicato al mio percorso di PMA. La Robertino-story, come la chiamo io. Una storia che parla di me, ma anche di tutte voi. Del nostro dolore, delle nostre difficoltà, del nostro sogno di diventare mamme. Di infertilità.

Diventare una scrittrice è sempre stato il mio sogno più grande – dopo quello di diventare mamma, ovviamente – e per me è un onore esordire con il romanzo che parla di mio figlio.

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Pubblicato in: Riflessioni

Parlare con una donna infertile: istruzioni per l’uso

Domani è il Gran Giorno.
Io e Marito abbiamo appuntamento al San Paolo di Milano, dove mi verrà fatta un’ecografia e finalmente comunicata la terapia che dovrò seguire per la stimolazione ormonale e che, salvo intoppi, dovrei iniziare domani stesso.
Per stemperare un po’ la tensione voglio condividere con voi questo post, che ho già scritto da giorni ma finora non ho avuto tempo di pubblicare. Enjoy 🙂

Qualche tempo fa, nei commenti, mi è stato chiesto di dare qualche consiglio sulle cose da dire/NON dire quando si parla con un’amica/collega/conoscente con problemi di infertilità. Perciò ho redatto questo manuale.

Premessa num. 1: Con il termine “donna infertile” intendo sia la donna che ha difficoltà a concepire, sia quella “sana” che ha un partner/marito “problematico”.
Premessa num. 2: Naturalmente ho scritto questi consigli pensando a me e al mio carattere, ma non penso di sbagliarmi dicendo che sono validi un po’ per tutte le donne. E pure per gli uomini. Anche se, rispetto a noi donne, parlano meno spesso e meno volentieri dei loro problemi con altri, questo non vuol dire che non abbiano un cuore!
Premessa num. 3: La seguente guida, nonostante sia stata scritta con molta (auto)ironia, deve essere presa dannatamente sul serio.

PRIMA REGOLA: Maneggiare con cura!

E’ matematico. Quando una donna è sposata, oppure convive, da qualche mese, i vicini di casa/colleghi/amici cominciano a porle la FATIDICA DOMANDA.

“Ma quando fate un bambino?” oppure “Ma voi non volete bambini?”

A volte la domanda è posta sotto forma di battuta, soprattutto quando esce dalla bocca di una neomamma (solitamente la neomamma in questione ha impiegato 1 o 2 rapporti per rimanere incinta, non ha idea di cosa siano i giorni fertili e non sa manco bene come funzioni il ciclo mestruale).

Ad esempio: “Ehi! Ora tocca a voi!”

Queste persone non si rendono conto di quanto facciano male certe domande. Ed è a voi che mi rivolgo. Ovviamente non potete sapere il dramma che sta attraversando una donna infertile, se la suddetta non vi ha confidato il suo problema.

L’ignoranza è ammessa, la curiosità no.

Suvvia, non mentite. Certe domande non sono poste in buona fede. E’ solo la curiosità morbosa, il desidero di impicciarsi negli affari altrui, di sparlare alle spalle dell’amica/collega/vicina di casa, a spingervi a fare LA DOMANDA.
Voi non volete sapere se la donna in questione desidera dei figli oppure no. Sapete benissimo che, se li desiderasse, li avrebbe già.

Voi volete soltanto sapere PERCHE’ non ha figli.

Tutti sappiamo come si fanno i bambini. E basta far lavorare un attimino la materia grigia per capire che, se una coppia non ha figli, i motivi possono soltanto essere i seguenti:

1. Non li vuole (sì, ci sono anche persone che non amano i bambini!)
2. Non ha i mezzi economici per mantenere un figlio
3. La coppia è in procinto di scoppiare e non è il momento giusto per pensare alla riproduzione
4. Ha dei problemi di infertilità/sterilità

Quando ponete LA DOMANDA, obbligate la donna che sta davanti a voi a confessarvi delle faccende MOLTO intime, mettendola in imbarazzo. Questo vale soprattutto nel caso in cui la vostra interlocutrice sia una conoscente o una collega. Ma vale anche per le amiche. Se un’amica, sposata da anni, non ha figli e non ha mai sfiorato l’argomento, significa che non ne vuole parlare. Molto semplice.
POTREBBE essere lecito porre LA DOMANDA ad un’amica con cui si ha confidenza, ma nel momento giusto e con il giusto tatto. Chissà, forse aspetta solo un input per parlarvene. Ma, se vedete che è restia ad affrontare l’argomento, per favore, lasciate perdere.
Se siete tanto curiose, compratevi un giornale di gossip e sparlate dei personaggi famosi.

SECONDA REGOLA: A volte il silenzio è meglio di tante parole

Ci sono momenti in cui una donna non ha voglia di mentire. Quando le viene posta LA DOMANDA non ha voglia di rispondere con un sorrisino imbarazzato. Non vuole passare per una che non ama i bambini, o per quella che pensa prima alla carriera che alla famiglia.
E non perché ci sia qualcosa di sbagliato in questo, ma semplicemente perché non corrisponde alla verità. Ci sono anche momenti in cui una donna sente il bisogno di dire la verità, a voce alta. Di dire: “Io e mio marito/il mio compagno non possiamo avere figli.”

A volte è meglio stare zitti piuttosto che parlare tanto per dare aria alla bocca. Ci sono occasioni in cui l’unica reazione possibile è il silenzio o, al massimo, un abbraccio o una parola di conforto. E invece ci sono sempre persone pronte a giudicare il tuo dolore, a sputare sentenze, a dare consigli anche se non ne sono in grado, anche se non possono capire. Basta usare un attimo il cervello per capire che, talvolta, è meglio non dire nulla piuttosto che parlare a vanvera.

Ultimamente ho deciso che non voglio più mentire. Quando qualcuno mi pone LA DOMANDA (e da quando sono sposata questo accade sempre più spesso) ho deciso di dire la verità.
“Sì, vorrei dei figli. Ma noi non possiamo averli.”

Le reazioni che ho causato sono state diverse. Ora vi farò un esempio di reazione assolutamente fuori luogo e di reazione accettabile, anzi, gradita.

Reazione num. 1 – NON ACCETTABILE

L’altro giorno stavo parlando con un paio di colleghe del volontariato che io e Marito svolgiamo con i bambini della comunità.
Ad un certo punto una delle due donne mi guarda e fa, con espressione dolce: “Ma tu non hai voglia di bimbo?”
Mi si è gelato il sangue nelle vene. Eh sì, questo è l’effetto che mi provoca LA DOMANDA.
“Sì, molto, ma… Sai, noi non ne possiamo avere.”
“Ah, scusami. Non lo sapevo,” ha risposto lei, facendosi seria.
Io ho alzato le spalle. “Non preoccuparti.”
“Ma, senti… Ne sei sicura?”

Devo commentare una domanda del genere?

Reazione num. 2 – GRADITA

Qualche giorno fa ho confidato ad una mia conoscente (una volontaria dell’associazione animalista in cui opero), che io e Marito non possiamo avere figli e stiamo provando con la PMA.

“Si vede che sei alla ricerca!” ha detto lei.
“Davvero? Come l’hai capito?”
“Non lo so… Si vede. Ti auguro di farcela.”
Poi si è avvicinata e mi ha abbracciato.

Non ha detto stupide frasi di circostanza.
Non ha emesso sentenze.
Non mi ha detto cosa fare.

Mi ha solo fatto sentire il suo calore, la sua vicinanza.

TERZA REGOLA: Siete ignoranti. Fatevene una ragione.

La maggior parte delle donne infertili/che hanno un compagno o marito infertile, non si arrendono davanti alla bastardaggine della Natura, ma cercano in ogni modo di superare gli ostacoli. Se fate lavorare la solita materia grigia che a volte scordate di avere, i metodi per riuscirci sono soltanto due: o PMA, o adozione.
Ci sono anche coppie che ad un certo punto decidono di gettare la spugna, o perché stressati dai tentativi falliti o perché stremati dalla burocrazia.
Altre coppie, per qualsivoglia motivo, quando scoprono di avere dei problemi decidono di non provare né con la PMA, né con l’adozione, ma di accettare il loro destino.

Rendetevi conto che voi non siete nessuno per poter giudicare decisioni così importanti. E neppure per dispensare consigli. Io accetto malvolentieri persino i consigli di donne che stanno affrontando le mie stesse difficoltà, FIGURIAMOCI se mi (e ci) può far piacere sentire le stupide frasi di circostanza di una persona che non ha la più pallida idea di quello che sto passando, di cosa sia la PMA o di come si svolgano le pratiche per l’adozione!
E immaginatevi come possa reagire a certe frasi quando, mettiamo il caso, sono sotto ormoni o ho appena parlato con l’assistente sociale…

Siete ignoranti. Davvero. Non è un’offesa. E’ che… E’ proprio così.

Non tutte le donne, dopo avervi confessato di essere infertili, o di avere un partner infertile, vi confideranno cos’hanno intenzione di fare. Voi, per carità, non chiedete. Ma se la donna in questione decidesse di aprirvi il suo cuore, per favore, non atteggiatevi da medici, psicologi o consiglieri. Non lo siete.

Se una amica/collega/conoscente vi dice di non poter avere figli, non chiedetele se ne è SICURA. Prima di effettuare una diagnosi del genere, i medici procedono con tutti i controlli del caso. E, prima di accettare una verità tanto cruda, prenderne atto e confidarla ad altri, state pur certi che una coppia si fa visitare da decine di medici.

Quindi sì, se ve lo sta dicendo, ne è sicura.

Una persona non va in giro a dire che non può avere figli se sta avendo rapporti non protetti da una settimana, magari ha pure le mestruazioni e non ha mai fatto alcun esame per l’infertilità. E che cavolo.

Poi.

Non ironizzate. Non fate sentire la vostra interlocutrice come se fosse una donna a metà. Non provocate in lei istinti omicidi nei vostri confronti. Non avete idea di cosa potrebbe fare una donna durante la stimolazione ormonale.

“E pensare che io, invece, ci ho messo cinque minuti a fare un figlio!” oppure: “Pensa che io sono rimasta incinta senza neppure volerlo!”

Ecco, questi sono esempi di frasi che vi potete risparmiare. Anche se le dite ridendo. Non fanno ridere.

Se la vostra interlocutrice vi confessa che è suo marito ad avere dei problemi, per favore, risparmiatevi battutine idiote sulla virilità del suddetto.

Vi faccio due esempi di battute che non ho per nulla apprezzato. Una mia amica un giorno mi ha raccontato, ridendo, che aveva parlato dei nostri problemi al suo moroso. Quest’ultimo si era preoccupato, e si era chiesto se, osservando da solo il suo – ehm – liquido seminale, potesse riuscire a capire quanti spermatozoi ci fossero.

“No. Gli spermatozooi si vedono solo con il microscopio…” è stata la mia laconica risposta.

Ancora oggi mi chiedo se fosse una battuta o una domanda seria.

Un’altra amica, appena le ho confidato i miei problemi (continuava a insistere per sapere perché non avessi un figlio! – avrei dovuto mandarla a fanc##o, lo so), mi ha consigliato, sempre ridendo (oh, ma che ca##o avete tutti da ridere?), di far prendere a mio marito del VIAGRA.

“Ehm… Guarda che non hai capito… Non è mica impotente! Gli funziona tutto, lì giù… Solo che il suo sperma non è di buona qualità!”

Non credo che mi abbia ascoltato. Era troppo impegnata a ridere.

Non esprimete pareri negativi sulla PMA. Anche se per principi etici o religiosi siete contrari a queste pratiche, cercate di capire che la donna che avete davanti sta soffrendo e probabilmente dovrà soffrire ancora a lungo per riuscire a realizzare il suo sogno. E di certo avrà riflettutto a lungo prima di decidere cosa fare. Non ha bisogno di essere moralizzata dal cattolico invasato di turno.
Anche perché le vostre critiche non serviranno a farle cambiare idea, ma soltanto a rendervi, ai suoi occhi, degli stronzi insensibili.

Non esprimete giudizi sull’età. Non dite alla donna che avete davanti: “Ma non sei troppo giovane per la fecondazione assistita? Dai, aspetta, tanto di tempo ne hai davanti! Magari nel frattempo resti incinta!”

No, nel frattempo non resterà incinta, a meno che accada un miracolo. Dubito che voi aspettiate un miracolo per realizzare il più grande sogno della vostra vita, no? Ecco, allora non consigliate ad altri una cosa tanto stupida.

“Ma ormai hai quarantacinque anni…”

Altra frase da evitare. Non potete sapere perché una persona abbia aspettato fino a quell’età prima di cercare di avere un bambino. Forse sta già provando da decenni, invano. Forse prima non le era possibile per motivi economici, lavorativi, o chissà che altro. Non sono affari vostri. Punto.

E per quanto riguarda l’adozione… Ah, di questo potrei parlare per ore ed ore. Avrei milioni di esempi di frasi e domande stupide che mi sono sentita rivolgere. Cercherò di elencarvi le affermazioni che più comunemente escono dalla bocca di chi è scarsamente dotato di sensibilità e inoltre, di adozione, non sa un bel niente.

“L’adozione, davvero? Tutti quei colloqui con gli psicologi… E ho pure sentito che i servizi sociali possono venire a casa tua a sorpresa! Ma come farete a sopportare tutto questo? Io non ce la farei mai!”

Prima di tutto, non è una buona idea creare il panico in un futuro genitore adottivo. Secondariamente, la persona con cui state parlando sa già perfettamente a cosa sta andando incontro. E riuscirà a sopportare tutto semplicemente perché vuole adottare un bambino.
Voi no, o perché non avete problemi di infertilità o perché non volete figli. L’amore, la passione, è ciò che ti aiuta a
sopportare tutto. A volte non basta, è vero. Ma è questo che ti spinge ad affrontare un percorso tanto faticoso.
Perciò… Domanda stupida, passiamo alla prossima.

“Vuoi adottare un bambino? Pensaci bene… Non sarà mai davvero tuo figlio! E poi lo sai che i bambini adottati cercano sempre, prima o poi, i genitori VERI!”

Devo davvero commentare una frase del genere? O dirvi cosa c’è di sbagliato? Sarebbe un insulto alla vostra intelligenza, suvvia. E, se non riuscite a trovare niente di sbagliato nella suddetta affermazione, temo proprio che per voi non ci sia alcuna speranza.

“L’adozione, che bello! Ma come siete bravi! Vi daranno subito un bambino, ce ne sono così tanti negli orfanotrofi!”

No, non siamo bravi. Siamo disperati, semmai.
Disperati e consumati da un desiderio che, forse, ma non è detto, verrà realizzato dopo tanti anni di sofferenza.

In Italia gli orfanotrofi non esistono più. Da anni. E non ci sono tanti bambini adottabili. La proporzione tra bambini adottabili e coppie disponibili è spaventosa, e terribilmente a sfavore degli aspiranti genitori. Adottare in Italia è quasi impossibile.
Quando spiego queste cose la maggior parte delle persone rimane a bocca aperta.
Eh, lo so. Vi ho detto che siete ignoranti! Perciò, non parlate che fate una figura migliore.

All’estero gli orfanotrofi, purtroppo, ancora esistono, e sono strapieni. Ma anche lì non è facile adottare.
Non importa se siamo giovani, belli, bravi, benestanti… Alcuni Paesi impongono criteri molto rigidi per l’adozione. E solo i bambini sopra ad una certa età e con particolari problemi possono essere adottati dagli stranieri come noi.
Se non hai dato la disponibilità per quei problemi o per quella fascia di età, o se non rientri nei loro criteri, la strada è comunque in salita.

Ancora una volta, per favore, state zitti. Oppure, CHIEDETE. A me personalmente fa piacere quando il mio interlocutore ammette di essere ignorante e vuole capire come funziona la PMA o l’adozione. Non tutti amano parlare di certi argomenti, ma sicuramente chiedere (garbatamente e con tatto) è migliore che dire frasi di circostanza, spesso completamente errate.

QUARTA REGOLA: Annunci di gravidanze: come, quando, perché

Tasto dolente. Dolentissimo, direi.

Ogni volta che vedo una donna con il pancione, una donna con il bambino nel passeggino, o ricevo l’annuncio di una gravidanza, io mi sento morire.
Tanto per farvi capire quanto stia male, una volta mi sono chiusa in bagno a piangere quando una collega è venuta in ufficio con il suo neonato al seguito (per mostrarlo ai colleghi).

Io non voglio essere trattata diversamente. Io voglio sapere se la tal collega, l’amica o la vicina di casa è incinta. Non voglio che le persone mantengano il segreto con me perché hanno paura che io stia male. Tanto, prima o poi lo verrò a sapere lo stesso.

Ma, se la persona che annuncia la gravidanza, propria o di una terza persona, conosce il mio PROBLEMA, pretendo che mi mostri un po’ di sensibilità.
Non voglio che un’amica mi chieda scusa, annunciandomi di essere incinta. Ci mancherebbe. Ma non voglio neppure che pretenda che mi mostri entusiasta, o che sia disponibile ad ascoltare la telecronaca della sua gravidanza minuto per minuto.
Sono disposta a condividere la felicità di un’amica, se lei, però, è disposta ad ascoltare il mio dolore.
L’amicizia non è a senso unico.

Per fortuna, da quando è iniziato l’incubo, nessuna mia amica è rimasta incinta.

QUINTA REGOLA: Ascoltate con il cuore

Ormai avrete capito che le cose che potete dire sono ben poche.
E non solo perché non siete medici, né psicologi, ma soprattutto perché… In fondo, non c’è molto da dire.

La donna che avete davanti sta soffrendo.

Non importa se questa donna è vostra sorella, un’amica, una semplice conoscente o una collega. Accettate il suo dolore. Ascoltatelo. Qualsiasi sia il motivo per cui ha deciso di confidarvi le sue difficoltà (forse è stremata dalle vostre domande impertinenti, o magari ha voglia di sfogarsi) non merita di essere giudicata, additata, derisa. Sta già soffrendo abbastanza.

Mettete da parte la vostra curiosità, il vostro qualunquismo, il vostro desiderio di atteggiarvi da consiglieri. Ascoltate, e basta. Donatele un sorriso, un abbraccio, una carezza. Una parola di speranza. Un augurio.

E’ tutto quello che cerca da voi.

E’ tutto quello che potete darle.

Pubblicato in: Riflessioni

La sacra famiglia

No, il titolo di questo post non si riferisce a Giuseppe, Maria e il bambin Gesù, ma rimanda alla dichiarazione fatta pochi giorni fa da Guido Barilla, di cui probabilmente avrete letto sui giornali (altrimenti l’articolo è qui).

Non farei mai uno spot con una famiglia omosessuale.

Non per mancanza di rispetto ma perché non la penso come loro, la nostra è una famiglia classica dove la donna ha un ruolo fondamentale

E inoltre:

Nell’intervista volevo semplicemente sottolineare la centralità del ruolo della donna all’interno della famiglia

Queste sono alcune delle frasi pronunciate dal dott. Barilla. Queste parole mi offendono, e molto, perché io sono sempre stata contraria alla discriminazioni di ogni genere.

Inoltre, ma questo non tutti sono riusciti a coglierlo, affermazioni di questo tipo non offendono soltanto gli omosessuali, ma anche le donne.

Cerchiamo di capire quale sia questa fantomatica famiglia classica che piace tanto alla Barilla e all’italiano medio…

Dalle pubblicità della suddetta azienda, ma potremmo prendere ad esempio un lo spot di un qualsiasi detersivo o cibo, e dai commenti che sento in giro e che leggo su internet, la famiglia perfetta è quella composta da un uomo e una donna e diversi figli, concepiti in maniera naturale, e ovviamente bellissimi, intelligentissimi ed educatissimi.

L’uomo e la donna, ovviamente, si sono sposati in chiesa con ricco ricevimento a cui hanno partecipato almeno cento persone.

Ovviamente la donna si sveglia prima di tutti per preparare, con il sorriso sulle labbra, una lussuosa colazione, che durerà un paio d’ore, per marito e figli. Poi l’uomo va al lavoro, mentre la donna veste, lava e poi accompagna i bambini a scuola; infine, sempre con il sorriso sulle labbra, torna a casa per spolverare e lavare i pavimenti, naturalmente senza osare sbuffare o lamentarsi.

L’apice della sua giornata viene raggiunto quando scopre un nuovo prodotto per la pulizia o quando riesce a togliere le macchie di vomito, sugo o fango dalla maglietta del bimbo.

Se invita le amiche a casa è solo perché ha organizzato la presentazione di un qualche prodotto cosmetico o per consigliare loro una nuova aspirapolvere dai poteri magici.

Quando alla sera il marito torna a casa la donna è pronta a servirgli un’ottima cena che ha preparato con le sue mani, stando ai fornelli per ore ed ore. Ovviamente il marito non tocca neppure un mestolo, non sia mai, sacrilegio!

E se il figlio adolescente vuole invitare una decina di amici a casa, a qualsiasi ora del giorno e della notte, la mamma è pronta a preparare per tutti loro un succulento spuntino. Ovviamente il figlio adolescente non sa neppure accendere il fornello. Poverino, perché dovrebbe imparare? Tanto c’è la mamma che fa tutto!

Ovviamente la mamma non ha alcun altro interesse che non sia quello di accudire marito e figli come una schiava. Non legge libri, non guarda la televisione, non esce con le amiche, non è mai stanca.

E quando viene l’ora di andare a dormire, ovviamente la donna dev’essere pronta a indossare un sexy completino intimo, a togliersi i panni della “santa” per diventare una “puttana” che deve soddisfare i bisogni del marito. Ma solo per poche ore, eh, anzi per pochi minuti, insomma finché il marito non ha raggiunto il piacere (certo, perché il rapporto sessuale finisce quando lui ha avuto l’orgasmo, le donne mica devono godere, eh, solo le donnacce provano piacere!). Poi si torna ad essere delle sante.

E, il mattino successivo, tutto ricomincia da capo.

Certo, poco importa se la donna è casalinga perché non è riuscita a trovare un lavoro e ha messo da parte le sue ambizioni, poco importa se il marito picchia lei o i figli, poco importa se i figli sono nati per caso, poco importa se si sono sposati in chiesa perché così voleva la zia Giuseppina… Poco importa se la famiglia del Mulino Bianco, in realtà, non esiste.

L’importante è che una coppia sia formata da un uomo e una donna, sposati, con tanti bambini, dove lei è felice di assecondare i bisogni di tutti i membri della famiglia, dimenticando i propri.

Mi sembra di essere tornata agli anni Cinquanta, quando una donna che a trent’anni non era sposata veniva considerata una “zitella”, quando il padre, il capofamiglia, era l’unico in casa che lavorava e dettava legge, quando il divorzio non esisteva neppure, quando fare figli non era una scelta, ma un obbligo imposto dalla società…!

Siamo nel 2013. E pare che nulla sia cambiato.

Ci crediamo tanto liberi, ma siamo ancora ancorati, imprigionati, in una mentalità ipocrita e falsa.

Mia madre ha sempre considerato la nostra come la famiglia “classica”, “tradizionale”. E, agli occhi degli altri, era proprio così. Mia madre si è sempre vantata di non essere divorziata e di essere riuscita a stare al fianco di mio padre per tanti anni. Si sono sposati in chiesa. Hanno avuto una figlia – la sottoscritta – in maniera naturale. Mia madre non ha mai lavorato con la scusa di dovermi accudire…

Se potessi parlare a tu per tu con il caro dott. Barilla , gli vorrei dire due paroline.

Gli vorrei dire che avrei preferito di gran lunga essere cresciuta con amore da una coppia gay che si vuole bene e si rispetta, piuttosto che con due persone che non sono mai state in grado di comprendermi e amarmi e che hanno sempre litigato e si sono picchiate in mia presenza. Avrei preferito avere una mamma lavoratrice in grado di insegnarmi il valore del duro lavoro, piuttosto che una finta-casalinga che non lavorava solo per pigrizia e lasciava la casa sporca come un porcile… Avrei preferito avere due genitori che non si sono mai sposati, piuttosto di due che sono sposati da tanti anni e non sono neppure venuti al matrimonio della loro unica figlia…

La mia non sarà mai la sacra famiglia tradizionale. Io e Marito ci siamo sposati in comune con solo trenta invitati, avremo un figlio che non sarà nato dal mio grembo, io continuerò a lavorare, odio stirare, non so cucire, è Marito che fa da mangiare… Eppure saremo una famiglia molto più felice di tante coppie “tradizionali” che si vedono in giro.

Quelle che hanno avuto dei figli perché lo sentivano come un obbligo verso la società, e ogni istante si pentono di averli messi al mondo, rimpiangendo i bei tempi in cui potevano divertirsi… O che magari si tradiscono a vicenda, ma non osano lasciare l’altro/a per paura delle chiacchiere dei vicini…

Ma per favore!

Famiglie con figli o senza, famiglie con figli adottivi, biologici, nati in provetta, famiglie allargate, famiglie di gay, famiglie in cui lui lavora e lei sta a casa, in cui lei lavora e lui sta a casa, ma chi se ne frega? Direi che c’è posto per tutti in questo mondo. Per le sacre famiglie come per quelle dannate. Quello che importa è l’amore e il rispetto.

Mi preoccupano di più le sacre famiglie in cui i bambini vengono picchiati o abusati piuttosto che una coppia di gay che non pretende alcun diritto se non quello di amarsi in santa pace!

Basta giudicarsi a vicenda. Basta imporre la propria visione della vita agli altri.

E basta ritenere la donna la “regina del focolare!” Se una donna vuole esserlo, bene, che lo sia pure, ma le donne che vogliono lavorare, che non sanno cucinare, che non vogliono figli, non sono da meno! Così come un uomo che cucina o spolvera o pulisce o accudisce i figli non perde valore!

Vi consiglio questi due interessanti articoli sul tema

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Pubblicato in: La mia storia, Riflessioni

Le Madonne

E’ da tempo che non scrivo sul blog, e non perché non avessi niente da dire. Quest’ultimo periodo è stato particolarmente intenso, pieno di riflessioni, di decisioni, e ci si è messa pure una brutta influenza che mi ha costretta a letto per diversi giorni.

Oggi mi sono ricollegata ad internet e sono rientrata nel magico mondo della sterilità

Sapevo che dopo il mio ultimo post avrei ricevuto diversi commenti ed e-mail, alcuni piacevoli, altri un po’ meno, alcuni comprensivi, altri insensati.

L’ultima volta ho parlato delle donne che annunciano la propria gravidanza senza curarsi minimamente di farlo con un po’ di tatto… Donne che, oltre che di ormoni, si sentono colme di saggezza, e amano elargire perle del tipo: “Devi crederci… Se ce l’ho fatta io, ce la farai anche tu!”

… Eh no, bella mia… Non funziona così. Tu ce l’hai fatta, ok, brava, clap clap. Ma io, e tutte le altre donne come me, forse non ce la faremo mai.

Ho notato che non sono l’unica a provare una particolare antipatia verso questa categoria di donne. Madness nel suo blog le ha definite – ironicamente – delle Madonne…
Questa definizione mi è piaciuta, perciò ho deciso di rubargliela 😉

Nel mio mio ultimo post, dove ho annunciato la mia decisione di salutare la provetta, ho trovato il commento di una donna che mi chiede come mai non abbia voluto provare con l’eterologa. Non si spiega perché abbia deciso di rinunciare a questa strada.

Le sue testuali parole:

“Da egoista non riesco a capire come si possa privarsi di una gioia tanto grande senza neanche tentare…”

Uff. Da dove iniziare? Sono ancora mezza influenzata, non ho voglia di scaldarmi.

Dunque. Come sapete (non c’è bisogno che vi linki i vecchi post, lo ripeto talmente spesso…) io ho un grande rispetto e una grande stima per le donne. Tutte. Anche quelle che la pensano diversamente da me. E mai mi sono sentita di avere il diritto di giudicare le loro scelte.
Noi donne siamo belle nella nostra diversità, nel modo differente in cui vediamo la vita, in cui agiamo. E ho capito che non esiste un modo giusto o sbagliato di fare le cose, di seguire la propria strada. Lo stesso obiettivo si può raggiungere affrontando percorsi diversi, perché siamo persone diverse.

Conosco donne che odiano i bambini e non hanno mai voluto figli.

Donne che a trent’anni hanno cambiato idea e deciso di sfornare un bimbo.

Donne che non hanno mai cambiato idea e a sessant’anni si vantano della loro indipendenza e del loro stile di vita da ventenni.

Donne che, dopo la scoperta della sterilità, hanno scelto di non provare con la PMA – per paura, per motivi etici o altro – e ricorrere subito all’adozione.

Donne che non se la sentono di provare né con la PMA né con l’adozione.

Donne che adottano e POI ricorrono alla provetta.

Donne che diventano madri a 20 anni, altre che preferiscono prima fare carriera e godersi la vita e fare un figlio a 50 anni.

Donne che provano con la PMA due, tre, otto volte se non di più, e non si arrendono.

Altre che al primo tentativo fallito decidono di lasciare perdere.

Chi sono io, chi siamo noi per giudicarle, per giudicarci a vicenda?

E’ il solito problema di noi donne. Non riusciamo ad essere solidali tra di noi.

Ognuno ha una sua storia, un suo passato, i suoi sogni, dei valori morali e religiosi.

La commentatrice che mi ha chiesto perché non abbiamo provato con l’eterologa, evidentemente non prova questo rispetto per le altre donne.

Nella sua domanda è implicito un giudizio, una critica.

Da quando mi sono allontanata, materialmente e, soprattutto, spiritualmente, dal mondo della PMA, riesco a vedere tutto con occhio più obiettivo e, forse, anche più cinico.

Leggo e ascolto donne che – proprio come me fino a poco tempo fa – sono completamente prese dalla provetta, dagli ormoni, dalle punture, dai puntini luminosi, dalle statistiche, dalle paranoie post-transfer… Come delle drogate, delle assatanate. In senso buono, ovviamente.

Io, sinceramente, non posso che essere felice di essermi liberata da quel peso che non mi ha mai fatto sentire serena.

Certo, quel “peso” avrebbe potuto regalarmi un figlio “di pancia”… E ho sempre affermato, e ne sono ancora certa, che valga la pena patire tutto il dolore fisico e psicologico per quell’enorme felicità, ma… Siamo sicuri che fosse il NOSTRO destino? Mio e di Marito, intendo?

Ho sempre chiesto un segno dal Cielo, da Dio, e non mi sono resa conto (o forse non volevo rendermene conto) che il Signore mi stava già indicando la strada. Una strada più complicata della provetta, una strada sicuramente non facile, né PRIMA né DOPO…
Ma una strada che solo due persone pronte, due persone scelte, possono compiere. L’adozione.

Il Signore ci ha scelto per diventare genitori in un modo un po’ più difficoltoso, in virtù della nostra storia, delle nostre cicatrici…
Un percorso che il Signore non può di certo affidare a tutti. Le donne che rimangono incinta con la stessa facilità con cui le mie cagnolone si addormentano si possono pure tenere la loro facile felicità…
Perché noi siamo stati scelti, e quando potremo finalmente stringere il frutto del nostro amore, il nostro figlio di cuore, la nostra felicità non sarà nulla in confronto a quella degli altri, di quelli normali. Perché noi non siamo normali. Altrimenti non saremmo stati scelti per questo.

La sterilità non è una malattia, non è un impedimento, è una POSSIBILITA’, e anche una missione. Non per tutti. Ma per noi sì.
Dio me l’ha fatto capire, ci ho messo un po’ a capirlo, ma solo per colpa della mia testa dura… Lui ha cercato di dirmelo in tutti i modi possibili. Più di così poteva soltanto apparire di notte davanti ai miei occhi e urlarmelo nelle orecchie, ma se l’avesse fatto io sarei morta d’infarto e… Niente adozione, niente bimbo.

L’amore per un figlio, per me almeno, va oltre l’egoismo di voler crescere un bimbo che abbia i tuoi stessi occhi, il tuo stesso sorriso, il tuo stesso sangue…

Perché un figlio, anche se nasce dal tuo grembo, non è tuo. Un figlio non è una proprietà.
Non è una persona su cui riversare i tuoi sogni abbandonati in gioventù, attraverso cui poterti riscattare.

Un figlio è una persona da amare.

E se un uomo e una donna sanno amare davvero, possono amare e crescere anche qualcuno che non nasce dai propri spermatozoi ed ovociti.

Non è che adesso, tutto d’un tratto, io sia contraria alla PMA, eh… Continuerò sempre a sostenere le coppie che decidono di affrontare questo percorso. Perché so cosa vuol dire.

Ma quella non era la nostra strada.

Per questo ho deciso di abbandonarla. Non ho deciso di abbandonarla perché con me non ha funzionato. Se mi fossi svegliata prima, se mi fossi liberata prima dall’egoismo di avere a tutti i costi un figlio di pancia, io non avrei MAI provato con la PMA.

Chissà, forse se provassi altre due, tre, quattro volte, infine funzionerebbe.

Ma non è questo ciò che vogliamo. Ed ora l’abbiamo capito.

Questo non vuol dire che chi continua a provare sia un disgraziato, o chissà cos’altro. Ognuno deve seguire la strada che sente più adatta a sé. E questa, per noi, non è più la strada giusta.

L’eterologa, sinceramente, l’abbiamo scartata fin dall’inizio. Noi speravamo di avere un bambino “nostro”, un bambino che ci assomigliasse, e non solo che crescesse dentro di me. Se dovevo tenere in grembo un bimbo nato dagli spermatozoi di un altro uomo, sinceramente non aveva senso. PER NOI, ripeto.

Ci sono tanti bambini nel mondo che hanno bisogno di una famiglia, bambini che GIA’ esistono e soffrono, che senso ha, tanto per appagare il desiderio di avere il pancione, andare a creare un altro bambino andando a prendere un ovocita di qua e uno spermatozoo di là? Questo è il NOSTRO pensiero. Non è implicito alcun giudizio verso chi prende questa strada. Anzi, ammiro le coppie che vanno all’estero per sottoporsi alla fecondazione eterologa, e spero che in futuro diventi legale anche in Italia, e mi batterò per questo se necessario.

Non è che ora mi senta piena di saggezza da diffondere al mondo, eh… Non mi ritengo una Madonna, io.
Sono solo una donna che ha preso una strada ed ora ne sta imboccando un’altra. E vorrei comprensione, non giudizio, ascolto, non critiche.
Perché alla fine, tutte noi rivolgiamo le nostre energie, le nostre speranze, ad un unico obiettivo: crescere un figlio.
Non importa come decidiamo di farlo, come decidiamo di arrivare a lui.
Ma dobbiamo sostenerci l’una con l’altra, senza giudicarci a vicenda, accettando le nostre diversità, accettando che esistono percorsi diversi, idee diverse, valori diversi. E dolori diversi.

Andate in pace. Amen.

La prossima volta voglio scrivere qualcosa di divertente. Altrimenti devo cambiare il titolo del blog in “Mentre ti aspetto… Dico la Messa”.

Pubblicato in: La mia storia, Riflessioni

Bye bye, provetta

Sono passati diversi giorni dall’ultima volta che ho scritto qui.
E intanto è trascorso il primo compleanno del mio rifugio virtuale. I blogger sono soliti festeggiare questa data, io sinceramente l’ho pure scordata.
E poi, che ci sarebbe da festeggiare? La nascita di questo blog coincide con l’inizio del mio inferno.

E’ passato anche il nono anniversario dell’incontro tra me e Marito. Era il primo maggio del 2004.
Solitamente festeggiamo questa ricorrenza, quest’anno ho trascorso metà giornata a letto, piangendo, urlando e accusando Marito di essere la causa del mio dolore, in preda ad un delirio pre-mestruale senza precedenti, mentre l’altra metà l’ho passata togliendo le zecche dai cani e da me stessa (eh sì, una è finita addosso a me, che culo), con conseguente disinfestazione del mio corpo e della casa.
Ah sì, dopo aver fatto pace, alla sera io e Marito siamo andati a mangiare fuori, e stranamente non mi sono ritrovata seduta vicino ad una donna incinta o ad una felice famigliola con neonato al seguito (di solito mi succede sempre).

In questi giorni sono in ferie, perciò oggi ho deciso finalmente di riconnettermi al blog e alla posta, sperando di trovare l’ispirazione per scrivere qualcosa di interessante.

L’ispirazione mi è passata non appena ho trovato nella posta due annunci di gravidanza.

Ora, non vorrei sembrare cinica, ma…
Un po’ di delicatezza, no?
Io non scriverei mai ad una sconosciuta che sta EVIDENTEMENTE male (o non si era capito? Posso essere più esplicita) per il fatto di non riuscire a diventare madre, con il solo scopo di vantarmi della mia felicità di essere incinta…
Ma gli ormoni fanno perdere la sensibilità e la saggezza alle donne?!

Un conto è se siamo amiche intime, seppur virtuali, se ci siamo scritte e parlate a lungo, se si è creato un certo rapporto di confidenza… In quel caso sì, certo che vorrei avere la notizia di una gravidanza, e ne sarei pure felice!
Ma se sei una sconosciuta, o una persona con cui ho parlato qualche volta, sinceramente della notizia mi importa ben poco.
Soprattutto se data con così poco tatto.

Sono invidiosa? E certo che sono invidiosa, cazzo.
Se fosse una cara amica a darmi una notizia del genere riuscirei a domare l’invidia per condividere la sua felicità, ma se è una sconosciuta a farlo, non ci provo neanche.

Mi sembra solo un modo per mettersi in mostra, per dichiarare il proprio successo, piuttosto che un modo per infondere coraggio ad una che non ce l’ha fatta.

Donne, per favore, quando CE LA FATE, ricordatevi di quello che avete provato quando il vostro sogno sembrava ancora irraggiungibile. Ricordatevi chi eravate. E ricordate che tante altre donne vivono ancora in un incubo.

Dopo questo lungo preambolo, arriviamo al dunque.

Marito si è finalmente sottoposto al test per la frammentazione del dna spermatico. Risultato: disastroso.
Frammentazione al 20%, superiore ai valori normali.
Questo significa che i suoi spermini, oltre ad essere immobili e anormali, presentano pure delle frammentazioni (delle “crepe”, diciamo). C’è una tecnica particolare, si chiama IMSI, che permette di scegliere gli spermatozoi privi di queste “crepe”, ma l’andrologo del centro PMA di Bologna ha comunque deciso di fargli fare una cura (che FORSE potrebbe migliorare un po’ le cose) prima di riprovare con la PMA.
La cura durerà tre mesi, quindi potremmo procedere con il prossimo tentativo non prima di settembre.

Il medico ha anche affermato che la sterilità di Marito è al 99% causata dagli orecchioni che ha avuto da ragazzino.
Ho chiesto a Marito di cercare di ricordarsi il nome dell’amichetto che gli ha attaccato la malattia. Ho intenzione di cercarlo.
E ucciderlo, ma dopo averlo torturato a lungo.

Tra qualche giorno avremmo dovuto sostenere il secondo colloquio per l’adozione, ma purtroppo dovremo annullarlo perché Marito ha un urgente impegno di lavoro (ecco il motivo scatenante del nostro litigio dell’altro giorno).
Il terzo colloquio, invece, era stato fissato per il sedici maggio, data che ho già dovuto annullare perché mi sono resa conto che proprio quel giorno ho una riunione importante per quel progetto lavorativo che sto seguendo.
Oltre a fare una figura pessima con l’assistente sociale, per affrontare il secondo colloquio dovremo aspettare il venti maggio. Per una come me, che detesta le attese (si era capito?), questa è una vera e propria tragedia.
Senza contare il fatto che entro fine luglio io spero di terminare la fase dell’istruttoria e di avere già in mano la relazione dei servizi sociali, in modo da poter presentare la domanda di adozione ai vari tribunali prima che chiudano, ad agosto. Così poi ce ne andiamo in ferie tranquilli, aspettando di essere chiamati dal giudice del tribunale di Bologna per il colloquio conoscitivo a settembre.

Visto che dovremo recuperare ben due colloqui (e forse ne dovremo pure fare altri), però, non so se questo sarà possibile. E vedere i miei piani stravolti mi fa incazzare da bestia.

Ma veniamo al titolo del post.
Beh, direi che non occorrono molti chiarimenti.

Basta con la PMA.

E’ da un po’ che questa idea mi frulla per la testa. Da quando abbiamo iniziato il cammino dell’adozione, per l’esattezza.
Pensavo che saremmo riusciti a fare tutto. PMA e adozione. Che bastasse la nostra forza d’animo per affrontare entrambi i percorsi. Che sarebbe stato il destino, o il caso, a decidere se il nostro bambino dovesse nascere in una provetta o nel grembo di un’altra donna.

Ma poi, giorno dopo giorno, sono stata assalita dai dubbi. E se la PMA fosse andata bene e avessimo interrotto le pratiche per l’adozione… E poi avessi perso il bambino al terzo o quarto mese? E se avessi partorito un bambino malato, o pazzo come mia madre? E se da qualche parte ci fosse un bimbo che aspetta noi, proprio noi, a cui potremmo donare la felicità e che ci potrebbe completare? Se fosse un’altra donna a dare alla luce MIO figlio?

E’ stato solo l’egoismo a farci decidere in principio di provare con la PMA. Il desiderio di avere un figlio tutto nostro, come la Natura ci impedisce di fare, e l’invidia verso le persone “normali”, a cui basta fare sesso per avere un bambino. Il desiderio di essere anche noi come tutti gli altri.

Ma, forse, noi non siamo come tutti gli altri. No, no, non intendo dire che siamo migliori o peggiori. Forse siamo solo diversi.
Basta pensare alla mia pazza famiglia o alla vita che ho vissuto per capire che no, non sono uguale agli altri. E se Marito sta con me, tanto normale non lo è neppure lui.

Io non mi sono mai vista con il pancione. Non parlo della realtà. Nella vita reale l’unico pancione che abbia mai avuto è quello dovuto al grasso.
Parlo della mia fantasia, dei miei sogni ad occhi aperti.
Non sono mai riuscita ad immaginarmi come una mamma. Di pancia, intendo.

Mentre mamma “di cuore”… Quello è sempre stato il mio sogno.
Vi ho già raccontato che anni fa, prima di scoprire i nostri problemi di infertilità, avevo proposto a Marito di adottare PRIMA di provare ad avere un figlio biologico?
A quel tempo, ve lo potete immaginare, Marito mi ha dato della pazza.
Invece, chissà, forse ho un sesto senso, forse dentro di me già sapevo come sarebbero andate le cose.

Non so se vi ho mai detto che amo scrivere. Intendo al di fuori del blog.
Ho alle spalle un paio di libri pubblicati. La scrittura per me è un po’ più di una passione ma, purtroppo, molto meno di una professione.
E’… Un sogno. Un po’ come quello di diventare madre.

Vi dico questo perché sono solita annotare sul computer le idee (che sul momento mi sembrano geniali) per nuovi racconti e romanzi.
Spesso questi spunti vengono poi abbandonati, per mancanza di tempo o di ispirazione.
L’altro giorno ho ritrovato in una cartella del pc diversi file, risalenti agli anni tra il 2008 e il 2010 (quindi, ben prima della scoperta della sterilità), contenenti bozze di storie abbandonate a metà.
Mi sono messa a rileggerle. Non ricordavo neppure di averle scritte!
Mi è venuto un colpo al cuore realizzando che almeno la metà di quelle storie ha come tema principale l’adozione… Sono tutti incipit che ho scritto a distanza l’uno dall’altro, non mi ero mai resa conto di quanto questo argomento fosse già profondamente vivo dentro di me, ancora prima di viverlo nella realtà.

So bene che essere mamma “di pancia” oppure “di cuore” sono due cose ben diverse. Oh, se me ne rendo conto!
Una mamma biologica è mamma a prescindere, nel momento stesso in cui suo figlio viene alla luce, una mamma adottiva, indipendentemente da quello che dicono i documenti, diventa “mamma” solo quando suo figlio decide che lo merita.

Avevamo deciso di provare con la PMA ancora una volta solo per egoismo, per questo desiderio di essere “normali”, e perché siamo convinti che i medici che ci hanno seguito finora abbiano sbagliato.

Ma forse tutto ha un senso. Aver dato fiducia ad un centro poco professionale, i tentativi falliti, questo ulteriore problema medico di Marito, la cura di tre mesi che ci ha fatto rimandare la PMA (io ero pronta ad iniziare questo mese)…

Forse tutto questo è un segno che la PMA non è la nostra strada.
Forse, invece, non vuol dire niente. Forse si tratta solo di sfortuna, di coincidenze, e non di destino.
Ma a me piace credere che sia così. Che abbia un senso.

Ora come ora il pensiero di una stimolazione ormonale, del pick up, del transfer con conseguente attesa colma d’ansia e timori…
Questo pensiero mi mette solo tristezza e paura.

Perciò, almeno per ora, dico “ciao ciao” alla provetta.

Adesso voglio concentrarmi sull’adozione.
A settembre, si vedrà. Se i servizi sociali avranno scritto una relazione positiva su di noi e potremo procedere con il prossimo passo, la provetta aspetterà ancora. Anzi, mi sa che non la vedrò più.
Se i servizi sociali ci avranno descritto come degli squilibrati, uccidendo le nostre speranze…
No, questo non può accadere.
Perché noi siamo destinati a diventare mamma e papà. Di cuore.
E io lo so da sempre.

Pubblicato in: La mia storia, Riflessioni

Donne

Donna. Quanti sentimenti, quante emozioni, quanti desideri e quante possibilità racchiusi in un’unica, semplice parola.

Le donne sono materne, sensibili, intelligenti, ambiziose, guerriere, fragili, ambiziose, decise, indecise… A volte, tutto questo messo insieme.

Ci sono donne che desiderano diventare madri. Un figlio, che è la vita, il futuro, l’immortalità, è la loro massima aspirazione.
Ma ci sono anche donne a cui la maternità non interessa affatto. Alcune rimangono incinta per errore, e decidono di abortire, per mille motivi. Per una donna, la portatrice della vita, un aborto è sempre una scelta difficile, sofferta, sconvolgente. Ancora più difficile a causa di tutti i movimenti per la vita che si appostano davanti agli ospedali urlando slogan irripetibili, e a causa dell’alta percentuale di medici obiettori di coscienza (che nella maggior parte dei casi si definiscono tali solo per fare carriera). E a causa dei troppi genitori rimasti al Medioevo che minacciano la figlia in tutti i modi possibili nel caso in cui dovesse rimanere incinta senza essere sposata.

Ma anche per una donna che sogna di diventare madre la strada è piena di ostacoli.
Se per pura sfiga le capita di avere le tube chiuse o un marito con gli spermini poco piacenti, le sette di religiosi integralisti e sicuramente non dotati di empatia diranno che, se Dio ha deciso così, significa che non merita di avere figli.

Ah, invece le tossiche, le donne che gettano i neonati nei cassonetti, le quindicenni che rimangono incinta dopo un rapporto avuto nei bagni di una discoteca, quelle meritano di avere un bambino?

Se una donna decide di provare con la PMA, apriti Cielo… Eresia! La PMA è un oltraggio al Signore!
Se una donna sceglie l’adozione, idem… I figli devono rimanere con la madre naturale, i cattolici integralisti saranno subito pronti ad intervenire per fermare un simile orrore!

Ci sono donne che sognano di diventare dirigenti d’azienda, o di stare a casa ed essere le regine del focolare.
Donne che accontentano il marito/compagno in tutto, altre che alzano la voce e si fanno sentire.
Ci sono donne che amano il rugby, altre che aspirano a diventare ballerine di danza classica.
Donne che si vestono e si truccano di tutto punto ogni giorno, e magari in autobus o in tram si siedono di fianco a donne che si vestono sempre con jeans e maglietta e non sanno camminare sui tacchi.
Donne che ridono sguaiatamente, altre che arrossiscono davanti ad un complimento.
Donne che bevono come scaricatori di porto, altre che al pub ordinano sempre una Coca-Cola.

Ci sono donne che vengono offese, uccise, mutilate, ogni giorno, in ogni parte del mondo, per il semplice fatto di essere DONNE.

Alcune hanno il coraggio di denunciare, di farsi sentire, e addirittura di morire per questo.

Alcune rimangono in silenzio, per poter continuare a vivere in “pace”.

Ci sono donne che vengono stuprate e hanno il coraggio di sporgere denuncia, per poi spesso essere additate da polizia e mass media come provocatrici o donne “facili”.
Ci sono donne che vedono la loro vita rovinata per questo.

Ci sono donne che ogni giorno devono sottostare a soprusi di ogni tipo, e convivere con l’umiliazione. Che, talvolta, credono pure di meritare.

Siamo donne. Siamo tutto. Siamo la vita, siamo la comprensione, siamo l’aggressività, siamo la fragilità.
Siamo maschili, siamo seducenti, siamo di compagnia, siamo solitarie.

A volte intendiamo veramente ciò che diciamo, altre volte il nostro sguardo esprime un sentimento totalmente diverso dalle parole che escono dalla nostra bocca…

Se un uomo, anche impegnato, si concede avventure con mille donne diverse, è un tipo da ammirare, da invidiare.
Se una donna, anche single, si fa vedere in giro con uomini differenti, è una troia.

Se un uomo dice una parolaccia, è incazzato.
Se una donna impreca, è poco fine.

Se un uomo ha problemi di sterilità, è solo un po’ sfortunato.
Se una donna non può avere figli, è una donna a metà.

Se un uomo vuole fare carriera, è ambizioso.
Se una donna vuole fare carriera, è un’arpia acida.

Se un uomo guida la moto è un figo.
Se a una donna piacciono le due ruote, è sicuramente lesbica.

Se un figlio maschio invita a casa la ragazza, il papà o la mamma gli forniranno i preservativi.
Se una figlia femmina invita a casa il ragazzo… No, questo non è possibile. Suo padre l’avrà già avvertita di non tentare un simile affronto.

La maggior parte del mondo ci vuole solo madri e mogli sottomesse e silenti.
Ma noi possiamo essere, affermare, mostrare, ciò che vogliamo. Solo che non l’abbiamo ancora capito.

E se non siamo noi a farlo capire al mondo, chi può riuscirci?

Io voglio essere madre. Ma combatterò sempre per i diritti delle donne che vogliono abortire senza dover essere umiliate per questo, per quelle che sognano di fare carriera senza doversi “concedere”, per quelle che vogliono giocare a calcio piuttosto che a rugby, per quelle che decidono di sposarsi a diciotto anni o per quelle che, invece, di sposarsi non ci pensano nemmeno a quaranta.

Auguri a tutte le donne, non solo oggi, ma per tutti i giorni della vostra vita.

Perché, solo per il fatto di essere nate di sesso femminile, vi toccherà prima o poi subire qualche umiliazione, qualche sopruso.

Ma noi abbiamo la forza per ribellarci a tutto questo.

Dobbiamo solo capirlo.

Pubblicato in: La mia storia, Riflessioni

Gli spaccasogni

Piccola premessa a questo post. Ieri, 8 pt, ho deciso di fare il test di gravidanza.
LO SO. Sembrerebbe un po’ prestino. Ma ho navigato su internet alla ricerca di informazioni, e da quello che ho capito quando si fa il transfer di blastocisti si può anticipare il test, perché l’attecchimento avviene in un tempo minore rispetto ad un transfer di embrioni in seconda o terza giornata.
Ho letto di donne che hanno avuto un responso positivo dal test casalingo già al 5 pt… E quindi mi sono detta: proviamo!

Ovviamente era negativo. Cosa vi aspettavate? Io niente di diverso, anche se per qualche minuto ho continuato ad osservare quel maledetto stick, sperando di veder comparire qualcosa, girandolo e rigirandolo tra le mani e guardandolo da tutte le angolazioni possibili ed immaginabili.

Ho deciso che domani, 10 pt, farò le beta, e se mi daranno un valore negativo mi metterò il cuore in pace.
Martedì prossimo, 14 pt, ma solo per accontentare il centro PMA che non vedo l’ora di abbandonare per sempre, rifarò un altro test.
Tanto, anche se chiamassi la ginecologa domani per comunicare l’esito negativo delle beta, mi direbbe come al solito di continuare le terapie…
Certo, come se l’ormone della gravidanza potesse magicamente autoprodursi nel corpo il quattordicesimo giorno del transfer…

Comunque, non è di questo che voglio parlare. Per sapere come mi sento basta rileggere il post che ho scritto dopo l’ultimo fallimento.

L’unica cosa che mi trattiene dal mettermi a piangere è il pensiero di ricominciare al più presto tutto da capo.

Dopo le analisi di domani che uccideranno ogni mia sciocca speranza residua io e Marito ci rimetteremo in pista per rifare le analisi preliminari.
Voglio assolutamente riuscire a procedere con la stimolazione con il ciclo che mi dovrebbe arrivare, se ho fatto bene i calcoli e se il mio corpo non fa scherzi, a fine marzo/inizio aprile. Ovviamente, nel centro PMA di Bologna. A Reggio Emilia non ci voglio più mettere piede.

Bene. Ora procediamo con quello di cui volevo veramente parlare in questo post, ovvero… Le reazioni di amici/conoscenti/colleghi davanti alla confessione della propria condizione di sterilità e della decisione di tentare con la PMA.

Ho selezionato con cura le persone più fidate a cui raccontare quello che io e Marito stiamo passando, anche se in realtà molta gente a cui volevo tenere nascosto il nostro “segreto” ha capito tutto senza bisogno che io dicessi niente.

Forse il mio intuito è completamente sballato o forse le persone non sanno come replicare ad una notizia del genere, perché certe reazioni mi fanno veramente cascare le braccia. Ecco alcuni esempi di persone con cui mi sono dovuta confrontare:

– L’entusiasta

Ma dai, davvero? Fai la fecondazione assistita? Ma lo sai che anche mia cugina/sorella/amica/vicina di casa sta per farla? E’ incredibile!
(Certo, è meraviglioso, guarda, dammi il suo numero di telefono che la chiamo per congratularmi).

– La menefreghista

Amica: “Sul serio? Beh, senti, se però non rimani incinta, mi accompagneresti nel tal posto nella tal data?”
Io: “Ehm, veramente mi auguro vivamente di essere incinta per quella data…”
Amica: “Ah beh, sì, certo, ovviamente.”
Pausa di silenzio.
Amica: “Ma se non la sei, vieni con me?”

– La tragica

Guarda, anche mia cugina/sorella/amica/vicina di casa ha fatto la fecondazione assistita. E’ diventata una botte a furia di prendere ormoni. Ed era insopportabile. Ha creato il vuoto attorno a sé perché nessuno voleva starle vicino tanto era antipatica. Secondo me stava andando fuori di testa.
Alla fine non ce l’ha neanche fatta a rimanere incinta!

– L’ottimista

La fecondazione assistita! Ma tu sei così gggiovane! Avrai tre gemelli! Sì, ne sono sicura, me lo sento! Anzi, ti vedo già incinta!
(Ma porti male??)

– L’aspirante medico

Fecondazione assistita? Ma sei sicura? Ma tu e tuo marito state continuando a provarci? (No, abbiamo deciso di darci alla castità!)
Chissà, magari un giorno uno dei suoi spermatozoi si sveglia e decide di iniziare a lavorare! O forse è solo l’ansia! Sì, secondo me è così!
(Oh, quanto ti devo per la consulenza?!)

– Il moralista

Fecondazione assistita? (detto con espressione di disgusto)
Quelle cose lì, così contro natura non mi piacciono per niente! (E infatti non devi farlo tu…)

– Gli spaccasogni (o spaccaballe, a scelta)

Ecco, su questa categoria devo aprire una luuuunga parentesi.

La gente ama giudicare, criticare, sputare sentenze. Ma non capisce.
Certo, poi c’è chi è più sensibile e chi meno, ma in linea di massima questo è l’atteggiamento che accomuna la maggior parte dei miei “confidenti”: uomini, donne, giovani, di mezza età, con figli e senza…
Il problema non è l’incapacità della gente di capire. Il problema è che non ci prova neppure. L’empatia, questa sconosciuta…
Vi voglio raccontare la reazione di due persone molto diverse tra loro davanti alla mia esperienza con la PMA.

La prima persona, uomo, mi ha confessato di non approvare il mio “accanimento terapeutico”. Insomma, secondo lui dovrei smetterla di provare con la PMA.
E il bello è che questa persona non ha idea di come funzioni la PMA. A volte ho provato a spiegarglielo, con scarsi risultati, anche perché evidentemente non è molto interessato all’argomento.
Vi dico soltanto che prima dell’ultimo transfer di congelati mi ha chiesto come stava andando la stimolazione delle ovaie…
Mi sento spesso ripetere che ho fatto TROPPI tentativi (3 sono troppi?? Tra cui solo due stimolazioni?), e che mi sto accanendo.
Ma queste persone si rendono conto che solo la Medicina mi può aiutare a realizzare il mio sogno?
Che se smetto con la PMA rinuncio a diventare madre per sempre? (Madre di pancia, intendo).
Come fanno a dire tanto a cuor leggero una cosa del genere?

Secondo esempio.
Donna, mezza età, che non ha mai voluto figli.
Qualche tempo fa le ho confidato d’aver rifatto “LA COSA” (non so perché ma con certe persone mi vergogno a chiamare la PMA con il suo nome!).
La sua reazione?
“Ma ancoraaaaaaa? L’hai rifatto ancoraaaaa? Ma, insomma! Quante volte ancora hai intenzione di farlo????”
Il tutto, badate bene, detto con tono scocciato, manco stessi facendo un torto a lei.
“Finché non funzionerà…” ho detto io, ridendo imbarazzata.
“E se non funziona cosa faaaaaai?” (immaginatevi una vocina acida e stridula)
“Ci provo di nuovo…”
Sapete qual è la cosa che mi fa più imbestialire?
Io e questa persona siamo molto diverse, conduciamo stili di vita totalmente diversi, abbiamo valori e una morale diversa.
Eppure io non ho MAI osato criticarla. Perché dovrei? La sua vita è sua, le sue scelte sono sue. Se lei è contenta così, benissimo! Basta che nessuno obblighi me a seguire le sue orme!
E allora, perché io devo essere sempre giudicata per le MIE scelte?
Se decidessi di mollare tutto e trasferirmi in Madagascar non potrei forse farlo?
Se decidessi di mollare tutto e farmi suora?
Ma perché la gente deve sempre mettere il becco su tutto?

Anzi, non è questa la cosa che mi fa più incazzare. E’ un’altra.

Ci sono persone che fanno figli perché “così si fa”. Poi magari li amano pure, eh, mica lo metto in discussione, però li fanno perché li devono fare, non perché li desiderano con il cuore.
Ci sono persone che fanno figli… “Per caso”. Ops.
Ci sono persone che sognano di fare carriera, di diventare un medico e di salvare delle vite, di viaggiare il mondo, di diventare attori, cantanti, registi, di fare politica…
E c’è chi sogna di avere una famiglia. La famiglia, i figli, non sono solo degli obblighi sociali, ma possono essere anche il fulcro della vita di una persona. Così è per me. Cosa c’è di sbagliato?
Se io stessi cercando, che ne so, di diventare una cantante e incontrassi delle difficoltà, nessuno mi direbbe di smetterla di partecipare ai provini o di prendere lezioni di canto, magari impegnandomi tutti i giorni per diverse ore e spendendo tanti soldi…
Mi direbbero, invece: “Hai solo 26 anni, non mollare così! Non puoi rinunciare al tuo sogno, sei così giovane!”.
Bene. Il mio sogno è quello di diventare madre. Quindi, secondo questi intelligentoni, a 26 anni dovrei rinunciare al sogno di una vita?
Il mio sogno deve essere trattato come se fosse un capriccio adolescenziale, un’inezia, una sciocchezza? Come se fosse meno importante di una carriera?
No, io non ci sto.
Il mio sogno è mio e nessuno ci può mettere il becco. E io farò di tutto per realizzarlo.
Senza mai prendermi una pausa. Senza fermarmi. Combattendo contro la Natura bastarda.
Solo che, nel frattempo, vorrei che la gente la smettesse di deridere i miei sogni.
E’ già tutto abbastanza difficile senza bisogno di essere umiliata da chi i figli li ha avuti senza neppure sapere come o da chi non li ha mai desiderati.