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Cosa fai per vivere?

Quando fai conoscenza con qualcuno, una delle prime domande che inevitabilmente ti viene posta è: “Cosa fai per vivere?”

Mi trovo sempre a disagio nel rispondere.
Chi mi conosce bene sa che non amo stare ferma, e che un giorno sì e uno pure mi invento un nuovo obiettivo da raggiungere, una nuova sfida da affrontare. Non tutto mi riesce bene, certo, ma ci metto sempre il cuore, in ogni cosa che faccio.

Quando una persona mi pone quella domanda, però, so bene che quello che intende veramente è sapere quale sia il mio lavoro. Non vuole conoscere i miei sogni, le mie aspirazioni, i miei mille progetti…

E così, con un sorriso tirato, mi ritrovo a rispondere che sono impiegata in una grande azienda. Lavoro in un ufficio. Che è l’unica attività, tra tutte quelle che riempiono la mia giornata, a darmi uno stipendio… E che è pure quella che meno mi rappresenta!

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Pubblicato in: Riflessioni

In viaggio

Mi ritrovo spesso a immaginare la mia vita come se fosse… Un treno.
Talvolta sono un Frecciarossa, che va veloce, senza fermarsi mai, dritto verso l’obiettivo.
In altre occasioni, invece, mi sento come un treno a vapore. Sbuffo un sacco e vado avanti a fatica!

Sul mio treno sono saliti tanti passeggeri, nel corso degli anni.
Qualcuno, senza neppure prendere il biglietto. Prima che me ne accorgessi e lo invitassi – più o meno gentilmente – a scendere, è passato parecchio tempo.

C’è chi si è buttato giù dal treno in corsa, senza neppure annunciare la propria decisione. Passeggeri che, così come sono apparsi, sono svaniti, lasciando un vuoto dentro me.

C’è anche chi è sceso e poi ha deciso di risalire a bordo, qualche stazione più avanti.

Qualcuno – pochi – si è seduto comodo e ha deciso di godersi il viaggio insieme a me.

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Pubblicato in: maternità

Essere mamma significa sfidare i propri limiti

Quando nasce un bambino, nasce anche una mamma.
Si dice così, giusto?
Io non sono completamente d’accordo.
Quando nasce un bambino, nasce una nuova donna. Che è mamma, ma… Non solo.

Cara mamma, anche a te sarà capitato (e succederà ancora!) di arrenderti davanti a certe sfide nella vita. Di non avere più le forze di combattere. Di voler dire “basta”.

Davanti a tuo figlio, no. Questo non succede mai.
Con lui non ti arrendi. Non molli, cascasse il mondo.
Riesci a trovare energie che non credevi di possedere, risorse che mai avresti pensato di custodire dentro di te.
Un figlio ti rende forte e coraggiosa. Una donna nuova, una guerriera!

Un figlio è in grado di farti provare le emozioni più intense che proverai mai in tutta la tua vita.
Sia in positivo, che in negativo, eh!

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Pubblicato in: maternità, Riflessioni

La mia estate

Non amo le letture estive, mi piace l’abbronzatura ma trovo insopportabile restare immobile sotto il sole per ore ed ore (e poi, con un 4enne al seguito sarebbe impossibile!).
Odio i discorsi da ombrellone, anche perché sentire della gente pontificare sull’immigrazione e sparare a zero su dei poveri cristi mentre si spalmano la crema solare o sorseggiano una birretta fresca, e magari sbagliando pure i congiuntivi, mi sembra alquanto patetico.

Non ho mai conosciuto l’estate che molti di voi hanno vissuto durante l’adolescenza. I pettegolezzi sotto l’ombrellone con le amichette del mare, le passeggiate sul lungomare alla sera e le notti spese nei locali a ballare, gli amori estivi, gli addii… Fare mille promesse con le lacrime agli occhi, sapendo che non verranno mantenute. Non so cosa sia, tutto questo.

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Pubblicato in: Infanzia&Bambini, maternità

Quanto è difficile essere un bambino!

Noi mamme spesso ci lamentiamo di quanto sia difficile essere un genitore, ma… Ultimamente mi son ritrovata a pensare che anche per un bambino la vita non è affatto facile.

L’avete mai notato?

Se un bimbo piange per reclamare le attenzioni della mamma, per essere preso in braccio, perché ha bisogno del suo calore, del suo odore… Verrà all’istante additato come “piagnucolone” o “mammone” da qualunque adulto nelle vicinanze. E subito ci sarà chi consiglierà alla mamma di non accontentarlo, addirittura di lasciarlo piangere, perché altrimenti prenderà il vizio.

Ho sempre cercato di capire quale strano vizio potrebbe prendere un bambino piccolo.

Noi adulti siamo pieni di vizi, dal fumo, all’alcool, al gioco d’azzardo. Vizi altamente dannosi, direi. Un bambino, quale terribile vizio potrebbe prendere chiedendo di essere abbracciato? Il vizio dell’amore? Non mi sembra una gran brutta cosa…

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Pubblicato in: infertilità, Riflessioni

Il coraggio di dire “basta”

Il mondo in cui viviamo ci insegna a non fermarci MAI.
Ci spinge a correre verso la meta, a inventarci sempre nuove destinazioni, nuovi traguardi. A lottare senza tregua per ciò che desideriamo.

Avete mai pensato a quanto coraggio occorra per dire “basta”?
Per fermarsi?
Per accettare di non avere le forze per continuare a lottare?
Per dichiarare di non farcela più?

Seguo tanti blog e altrettante pagine di donne che stanno combattendo contro l’infertilità.

Iniezioni, ormoni, lunghe attese, speranze, perdite, frustrazione, rabbia, dolore…
Un vortice che può capire solo chi ne è stato risucchiato.

Capita talvolta che una di queste donne decida di fermarsi. Di uscire da questo vortice e tornare alla vita “normale”. Almeno per un po’.

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Pubblicato in: infertilità, Riflessioni

E voi? Figli, niente?

“E voi? Figli, niente?”

Questa noiosa quanto irritante domanda comincia ad assillare le coppie non appena si sposano, o vanno a convivere. E, più il tempo passa, più i bambini tardano ad arrivare, più la domanda si fa insistente.
Naturalmente, sono le donne le principali vittime di questa domanda, che ha un retrogusto di morbosità.

Di solito questa domanda viene accompagnata da un inarcamento di sopracciglia, da una lieve smorfia delle labbra, o da uno sguardo penetrante… Come se il destino dell’umanità dipendesse dalla tua decisione o meno di procreare. Come se il fatto che tu non abbia figli costituisca un grave peccato, un attentato al futuro della Terra…

Più passa il tempo, più una donna si ritrova attaccata su tutti i fronti; chiunque sembra all’improvviso estremamente – e in maniera inquietante – interessato alla tua vita sessuale: i vicini di casa, la commessa del tuo supermercato abituale, i colleghi, i parenti lontani che senti solo nelle occasioni speciali…

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Pubblicato in: infertilità, Riflessioni

Cosa vuol dire essere infertili?

Oggi vorrei spiegarvi cosa significa NON poter avere figli.

Ricevere una diagnosi di infertilità è come vedersi rubare il futuro.

Immaginate di camminare tranquillamente per la strada e ritrovarvi d’un tratto, senza sapere come, senza aver mai sbagliato direzione, sull’orlo di un precipizio.

Una diagnosi di infertilità è una sentenza di infelicità.
Non appena ti senti rivolgere quelle fatidiche parole: “Mi dispiace, lei non può avere figli,” ti senti morire un poco dentro.
Una sensazione che non riuscirai mai a scrollarti di dosso. Di cui il tuo animo resterà per sempre impregnato.

Possono occorrere settimane, mesi, anni, per accettare questa sentenza, e spesso non ci si riesce neanche. Tante sono le coppie che soccombono sotto il peso di questa verità, troppo grande da sopportare, troppo faticosa da combattere.

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Rinascere.

Mi piace la Pasqua. Amo ciò che rappresenta, e amo i ricordi che fa riaffiorare alla mia mente.

La Pasqua rappresenta una data molto importante, per me.

Era la Vigilia di Pasqua quando ho incontrato Marito, quindici anni fa.

Era Pasqua del 2013 quando la Messa di un prete speciale mi portò ad esprimere, così, da un momento all’altro, come se fossi stata folgorata da un fulmine benevolo, un desiderio.
Se fossi mai riuscita ad avere un bimbo, mi sarebbe piaciuto sposarmi in quella stessa chiesa, e farlo battezzare nello stesso giorno…
Chi avrebbe mai detto che, solo due anni più tardi, l’avrei fatto veramente?

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Ma quanto sono noiosi i “grandi”?

Vengo presa in giro quando mi mostro tanto entusiasta all’idea di salire su una giostra, o di mangiare un gelato, oppure quando rido fino alle lacrime per una battuta o un racconto divertente.

Così come, allo stesso modo, gli altri “grandi” non comprendono il mio pianto facile davanti ad una notizia di cronaca nera letta sul giornale, o la mia preoccupazione se vedo un cane vagare per la strada.
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