La mia storia

Dall’altra parte

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Sedici settimane e un giorno. Questo è il tempo finora trascorso dall’inizio della mia gravidanza.
Ogni giorno mi sento più… Incinta.
Il tempo passa, tutto sembra andare per il meglio, e la mia ansia si è un pochino placata. O, almeno, è questo che mi ripeto sempre. In realtà, è nella mia natura essere ansiosa, e difficilmente potrò cambiare.

Ogni giorno mi sento più… Normale. Come una qualsiasi altra donna con il pancione. O quasi.

La mia, però, non è una gravidanza normale. Non la può essere, per ovvi motivi.

Non è la gravidanza pianificata di una neosposina che nell’elenco delle cose da fare ha inserito: trovare un fidanzato, comprare casa, sposarsi e avere un figlio… E la cui vita va esattamente come aveva immaginato, nell’ordine prestabilito. Quante ne conosco di donne così… E quanto non le sopporto!
La mia non è la gravidanza a sorpresa di una donna che non aveva nessuna intenzione di rimanere incinta, ma che si ritrova per caso con il pancione, e magari riflette pure sulla possibilità di abortire.

Non che la mia gravidanza sia unica al mondo, eh.
E’ la gravidanza di una donna che ha lottato, che ha aspettato, come molte altre donne nel mondo. Tante ce la fanno, tantissime no.

Ma io non mi sento come le altre donne in attesa.
Quando una donna si lamenta per le nausee, o perché aspetta un maschio anziché una femmina o viceversa, o perché sta ingrassando, o perché non può andare a ballare… Ecco, allora capisco che molte donne non riescono a capire quanto sia prezioso ciò che hanno.
Una gravidanza forse ottenuta senza neppure desiderarla, mentre altre donne venderebbero l’anima per portare una vita dentro al proprio corpo.

A volte, parlando con altre donne incinte, mi sembra di essere l’unica veramente grata, e consapevole di quello che ha.
Perché il dolore ti da consapevolezza.

Con questo non voglio dire che la mia gravidanza sia più preziosa di quella delle altre. Ogni bambino che viene al mondo è un dono, un piccolo grande miracolo. Una gravidanza non vale più di un’altra perché è stata aspettata, sudata.
Se avessi potuto scegliere il mio destino, di certo non avrei voluto che tutto questo accadesse a me.
Sarei rimasta incinta facendo l’amore con Marito, nel nostro letto, ora avrei già un bambino di qualche anno, e forse un altro più piccolo, o in arrivo… Questo blog neanche esisterebbe!
E se una donna mi guardasse con astio perché la mia vita è stata più semplice, o se mi additasse dicendo che io non “merito” quello che ho… Beh, penso che la cosa non mi piacerebbe.

Se potessimo decidere il nostro destino, nessuno sceglierebbe di vivere il percorso della PMA. Nessuno sceglierebbe di soffrire.

Il dolore, quasi sempre, ci rende più saggi, e forse anche migliori. Ma non più meritevoli di realizzare il nostro sogno.
Chi può stabilire chi merita di avere un figlio e chi no?

Io, no. Nessuno può.

Ma il dolore ci rende anche brutti. Ci logora. Ci trasforma in persone egoiste, invidiose, arrabbiate.
Lo so perché è quello che anch’io ho provato. E che, talvolta, provo tuttora.

Ci sono momenti in cui, incrociando una donna incinta, provo ancora una specie di invidia.
Sì, davvero. Non sono pazza.
Quando guardo una donna col pancione penso al fatto che, sicuramente, lei non ha sofferto come me.
Che vive la sua gravidanza con serenità, perché non ha conosciuto il mio dolore.
Che non sale le scale come un bradipo per timore di fare del male al suo bambino. Che non ha paura di guidare, di camminare troppo, di mangiare qualcosa che non va. E la invidio, sì.
Penso tutto questo, anche se in realtà non so nulla di quella donna.
Anche se potrebbe essere benissimo una fivettara come me. O magari essere una madre single. Avere un compagno che la picchia. Non avere di che sfamare il suo pargolo. O chissà quale altro problema.
Nella mia mente, però, quella donna e la sua vita rispecchiano la perfezione.

La coppia di conoscenti di Marito che ci ha consigliato il San Paolo di Milano, dove il mio più grande sogno è stato realizzato, è reduce dal terzo tentativo di PMA nel medesimo ospedale. Abbiamo da poco saputo che il loro tentativo è fallito. Gravidanza biochimica.

Qualche giorno fa sono tornata, dopo parecchi mesi, sul blog di una delle prime fivettare che ho conosciuto. Ho saputo che ha avuto un aborto spontaneo dopo un tentativo (non so quale di numero) di PMA.
Così come è accaduto, non tanto tempo fa, ad un’altra amica virtuale.

Ogni giorno prego per loro. E non mi importa se non hanno voglia di scrivermi, di parlarmi. Io, al loro posto, probabilmente farei lo stesso.
Quando sei immerso nel dolore difficilmente riesci ad accettare la felicità altrui.

Perché lei sì, e io no?

Me lo sono chiesto tante volte.
Non c’è una risposta.

Io non sono rimasta incinta perché ho sofferto tanto e qualcuno lassù ha deciso che era ora che realizzassi il mio sogno. Non sono rimasta incinta perché me lo merito. Non sono rimasta incinta per un qualche disegno divino. E neppure perché sono destinata ad essere madre, o perché “il bene vince sempre sul male”.

Cazzate.

Se questo fosse vero, significherebbe che chi non ce la fa non se lo merita, oppure non si è impegnato o non ha sofferto abbastanza.

La verità è che chi ce la fa, chi riesce a realizzare questo sogno che per troppe persone pare irraggiungibile, ha avuto solo una gran BDC. Sì, una bella botta di culo.
Altro che merito e giustizia divina, il bene che vince sul male

E’ strano essere quella che ce l’ha fatta.
Trovarmi, finalmente, dall’altra parte.
Essere riuscita a superare quel muro. Il muro della sterilità, della solitudine, del dolore, della morte.
Ed è bello. Cavolo, se è bello.
Io, nella mia vita, raramente sono stata quella “privilegiata”. Quella che gli altri guardano con invidia.

E’ strano parlare di vestitini e discutere con Marito per convincerlo che la fascia portabimbo è meglio del passeggino, anziché parlare di centri PMA e litigare perché sono piena di ormoni.

E’ strano ritrovare amici che nel momento difficile sono spariti, ed ora che tutto va bene improvvisamente ritornano.

Ed è altrettanto strano perdere amiche che forse, ora, sentono di non riuscire a gioire per me, ma preferiscono ignorarmi.
Diverse persone con cui ero in contatto durante il percorso della PMA hanno smesso di visitare il mio blog e di scrivermi.
In fondo, il mondo virtuale non è poi così diverso da quello reale.

Come potrei biasimarle? Non ho fatto io lo stesso, in questi anni? Non ho forse provato le medesime sensazioni, la stessa identica invidia?
Quell’invidia brutta, che ti logora dentro, che sai essere insensata ma che non riesci ad allontanare dal tuo animo?
Sì, l’ho fatto.

Ho smesso di visitare il blog di una famosa fivettara nel momento stesso in cui ha annunciato di essere rimasta incinta.
Dopo aver letto le sue lamentele per mesi e mesi sul fatto di essere infertile, dopo averla spronata a provare con la PMA ed essermi sentita rispondere che ognuno ha i suoi tempi…
(E allora di cosa ti lamenti, se neppure combatti per quello che desideri? mi sono detta)
Dopo tutto questo, è rimasta incinta al primo tentativo di PMA.
Quando l’ho saputo, ho provato una rabbia irrazionale.
Perché io no? Perché io no, che sono più giovane, che ho più possibilità, che ho provato più volte?
Questo mi sono detta.

Ho eliminato dalle amicizie, non solo di Facebook ma anche reali, conoscenti e colleghe nel momento stesso in cui hanno annunciato una gravidanza.
Le invidiavo, le odiavo. Loro non avevano sofferto, non meritavano di essere madri.
Una era una tossicodipendente, un’altra si vestiva in maniera sconcia, l’altra era una sciocca che non ha combinato nulla nella vita… Trovavo sempre un motivo per ritenerle inferiori a me, meno meritevoli di essere madri.
Alcuni motivi erano reali, mica inventati. Ma la Natura non sta a guardare chi è più bravo e chi meno, chi è intelligente e chi stupido, chi ha più risorse economiche e chi non ne ha.

E io? Chi sono io?

Sono una persona buona. Sì, certo… Come tante altre. Sfortunata, come tante altre.

Ho sofferto tanto, e ce l’ho fatta (per ora…).
E mi piace parlarne sul mio blog. C’è chi preferisce tacere, sia dopo un fallimento, sia dopo un successo, finché il dolore non è passato o la felicità non è consolidata. C’è chi dice che sia più decoroso comportarsi così.

Beh, non sono d’accordo. Io sono stata felice di condividere con voi la mia gioia. Aggiornarvi sui risultati delle beta praticamente in tempo reale.

C’è chi ha bisogno di silenzio. Io ho avuto fin troppo silenzio nella mia vita. Sento la necessità di parlare.
Che sia per sfogare il dolore, o per rendere la gioia più reale.
Forse anche perché, nella vita vera, ho ben poche persone che mi stiano ad ascoltare.

Ma, badate bene, da quando sono incinta cerco di analizzare ogni parola che scrivo su questo blog.
Leggo e rileggo ogni post mille volte prima di pubblicarlo.
Non posso ignorare il fatto che la maggior parte delle donne che leggono le mie parole sono ancora nel bel mezzo di un inferno che non sanno quando avrà fine.
Non posso dimenticare che, fino a qualche mese fa, stavo affrontando lo stesso incubo.
Non lo posso dimenticare, anche se, ve l’assicuro, la felicità, questa felicità, ti cambia nell’animo per sempre, ma spazza via la sofferenza in un secondo.

Chissà se le persone che mi invidiano mi guarderebbero nello stesso modo se sapessero che non ho mai avuto una famiglia.
Che mia madre pubblica delle foto nuda su Facebook e si fa abbordare da tutti i luridi arrapati che girano sul web e che capitano sul suo profilo.
Chissà se mi invidierebbero se sapessero che i miei genitori non sono venuti al mio matrimonio e mio padre, davanti alla mia offerta di perdonarlo se mi avesse chiesto scusa, si è rifiutato.
Chissà se mi invidierebbero se sapessero che sono cresciuta in mezzo ad urla e botte.
Chissà se mi invidierebbero se sapessero che un tempo il mio passatempo preferito era tagliarmi le braccia.

Chissà.

Però io aspetto un bambino. Ora, per molte donne, non sono altro che una donna incinta.
Una fortunata donna incinta, da invidiare.
Così come tutte le donne che ho invidiato (e segretamente odiato) in questi anni, per me non erano altro che fortunate donne incinta.

Vediamo solo ciò che vogliamo vedere.
Ci permettiamo di decidere chi merita un figlio e chi no.

La verità è che la vita non è giusta.
E’ dura, è strana, è terribile ed è bella, ma non è giusta.

Io ce l’ho fatta, per ora (scusate se continuo a ripeterlo, Marito è scaramantico e mi ha attaccato questo suo difetto).

Per una che ce la fa, mille altre non ce la fanno. Alcune continueranno a provarci, e un giorno avranno successo. Molte altre non ce la faranno mai.
Qualche coppia sceglierà un’altra strada. L’adozione, o forse la rassegnazione a rimanere soli. Qualcuno non troverà mai la pace. Qualcuno riuscirà ad essere ugualmente felice, anche senza figli.

Cosa voglio dirvi con tutta questa pappardella?
Non lo so, sinceramente.
Forse volevo solo dire che rispetto il dolore di tutte voi, così come ho sempre cercato di aiutare chi mi ha scritto chiedendomi “consulenze” mediche di ogni tipo, per semplice sostegno morale, per avere un consiglio…
E sarò ben felice di farlo, sempre.
Rispetto il vostro dolore, ma su questo blog d’ora in avanti io mi auguro vivamente di parlare di gravidanza, di crampi, di ecografie, di felicità. Di tutto quello di cui parla una donna incinta.
Con il giusto rispetto per chi ancora non ce l’ha fatta ma continua a leggermi. Con il giusto rispetto per quello che ho vissuto, quindi anche per me stessa.

Non leggerete mai le mie lamentele per le nausee o per il mal di schiena o per chissà cos’altro.
Neppure quando Robertino piangerà come un indemoniato, facendo di conseguenza abbaiare i cani, e dando vita ad un bel concertino in casa.
C’è chi dice che, comunque, io avrei diritto a lamentarmi per tutto questo, come qualsiasi altra donna.
Beh, io non penso che lo farò.

Non affermerò mai che ce l’ho fatta perché ci ho provato tante volte, perché ho sofferto più di altre persone, perché mi sono meritata la gravidanza…
Cazzate.

Vi ricordate quella (di dubbio gusto) canzone di Jennifer Lopez di mille anni fa… “Jenny from the block”?
Quella dove la cantante afferma di ricordarsi le sue umili origini, nonostante sia ricca, famosa e piena di gioielli?
Don’t be fooled by the rocks that I’ve got
I’m still, I’m still Jenny from the block
Used to have a little now I have a lot
No matter where I go I know where I came from

(Faccio notare che non ho cercato il testo su Google… Lo ricordo a memoria, mi devo preoccupare?)

Ecco, questo mio post può essere paragonato a quella canzone.
Se fosse una canzone, si potrebbe chiamare “Eva from PMA”.

Spero di essere risultata un po’ più sincera di J.Lo.

Perché, diciamocelo, una che arriva a fare un’assicurazione sul suo culo di certo non ha in mente le sue umili origini.

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29 thoughts on “Dall’altra parte

  1. stesse identiche cose che penso io ogni giorno. ogni donna incinta dovrebbe essere grata e ringraziare Dio, io quando vomito sorrido, mio marito mi prende in giro. Invece spesso, forse troppe volte, sento donne incinta che si lamentano perchè invece di 40 chili ne pesano 45, perchè non ce la fanno più e stanno solo al quarto mese…..altre che vorrebbero sbarazzarsene ma cazzo le gambe le avete aperte voi che siete così “sfortunate” da rimanere incinta per sbaglio!!!! insomma su questo ho il dente avvelenato, mi godo la mia gravidanza anche se la paura è ancora tanta, non vedo l’ora di sentirlo/a muovere. una carezza alla tua splendida pancia….e un bacio a te donna incinta meravigliosa!!!!!

  2. Mi sono lamentata ke non scrivevi ed eccoti qua! Sai un po’ sembra quello ke avevo nel cuore quando prima ti ho scritto, ma io non riesco ad esprimermi come fai tu! Io mi sento fortunata lo so ke tante non ce la fanno, e nonostante le 4icsi non credo affatto di meritarlo più di altre…e come ho detto, ho ancora paura, paura di dirlo, come se questo mi proteggesse. Tvb

  3. Ti ringrazio anch’io…perché leggendo ciò che scrivi, mi fai sentire meno sola. So con certezza, che qualcuno, da qualche parte, mi capisce e sa perfettamente cosa provo…scrive i miei pensieri!

  4. Quello che hai scritto tu avrei potuto senza dubbio scriverlo io perché mi sento esattamente come te. Anche io incinta grazie ad una ICSI (la prima, e questo mi fa sentire a mio modo fortunata), anche io ancora guardo le altre donne incinte e penso sempre che per loro sia stata più facile che per me. E’ un pensiero fuorviante e sbagliato ma la mia mente ragiona ancora così. Ad ogni modo, anche se non ti conosco, i miei migliori auguri per la tua gravidanza, ti meriti tanta felicità. Sara

  5. Ciao. Non ci conosciamo ma è da qualche mese che ti leggo. Ho letto il post tutto di un fiato, hai dato voce ai miei pensieri. Anche io sono una miracolata, sono rimasta incinta alla mia seconda icsi e ora mia figlia ha già un anno. Parole meravigliose, hai ragione, non meritavo questo più di tante altre, ma la bdc è toccata a me. In bocca al lupo per il tuo splendido viaggio, ti seguo sempre

  6. Lo sai che continuerò a leggerti anche se non io non ce la farò a diventare una mamma? E sono strafelice di non leggere più di Pma sul tuo blog, ma sono lieta che ricordi da dove vieni, perchè renderà questo bimbetto ancora più prezioso.
    Sono davvero felice che stavolta la BDC sia capitata a te! :*
    Bella la panzetta! 😉

    1. Grazie 🙂 Io comunque faccio il tifo per te… Se ne avessi il potere farei in modo che la BDC capitasse a tutte… Ma così non è e non resta che lottare…

  7. Io sono terrorizzata…sono alla 11+2 e ho paura ogni giorno che il suo cuoricino si fermi senza che io me ne accorga!!Ti capisco…io sono felice quando ho le nausee o il mal di testa o i bruciori di stomaco!Se non ho sintomi entro in paranoia e vorrei inventare una qualsiasi scusa per andare al PS…Saremo mai donne incinta “normali”?Potrò mai godermi questo mi piccolo grande miracolo?Sono felice con la paura di esserlo e vivo solo in previsione della prossima eco!Spero che andando avanti con la gravidanza tutto migliori…

  8. Sei commovente, profonda, dolcissima e forte. Sei una vera donna e sarai una grande madre. Ciò che hai scritto lo penso anch’io e ti capisco.
    Un abbraccio sincero. Mammachepazienza

  9. Io ho avuto una bella gravidanza, da invidiare, sono rimasta incinta al primo colpo e non ho minimamente idea di come si possa sentire una persona che, come te, ha dovuto affrontare una serie di sfide e prove di forza, per riuscire a vedere un cuoricino che batte dentro di sé, ma ti posso assicurare che anche io avevo il terrore a ogni ecografia, a ogni esame del sangue, a ogni scala che dovevo salire… Non importa la facilità con cui rimani incinta: il bambino che porti dentro di te è prezioso allo stesso modo e pensare di perderlo non è più semplice solo se sei facilitato ad avere bambino senza ricorrere ad aiuti esterni…
    Goditi questi momenti, sentire quei formicolii mi manca un sacco ❤

    1. Hai ragione il terrore e il dolore di perdere il fagottino é simile a tutte le donne! E mi spiace essere un pó cattiva non è nella mia natura…ma c’è un enorme differenza! Alle pma ke arrivano alla gravidanza potrebbe essere l’unica volta…anke se la speranza e la tenacia non muoiono mai.

  10. eh sì sei ufficialmente dall’altra parte! dalla parte delle donne col pancione, dalla parte della “normalità”! ma non lo sarai mai nell’anima e nel cuore… come non lo sarà mai nessuna di noi donne diversamente fertili che devono sudare soffrire e piangere tanto prima di farcela… anche io ho sempre pensato che non sarò mai una semplice donna che gira col pancione e si lamenta dei piedi gonfi nemmeno se mai realizzerò il mio sogno perché quello che abbiamo passato resta su di noi come un tatuaggio indelebile. ma questo non significa che non puoi goderti il momento! lo puoi e lo devi fare te lo sei meritato! sei solo una donna che ha lottato e porterà con se le cicatrici della guerra con orgoglio e fierezza… di madri è pieno il mondo ma di madri che hanno lottato non ce ne sono così tante! W NOI DONNE CON LE PALLE! SEMPRE!

  11. …leggo il tuo blog da un pò…e non posso che essere felice per te!
    Io è un anno che rincorro qualcosa, qualcosa che da ragazzina pensavo fosse “normale”…e invece no, tutto è un pò una lotta….
    Spesso mi ritrovo a farmi risucchiare un pò nella tristezza di non riuscire in quello in cui tante riescono con naturalezza…..poi leggo un post come il tuo e mi ritrovo a ragionare molto…..ho avuto una vita fortunata e non devo dimenticarlo; ora c’è una lotta in corso, ma chi non lotta nella vita….
    Non riesco davvero a spiegarti quello che ho provato leggendolo tutto d’un fiato….ma ogni tua sfumatura di pensiero e stata, e forse lo sarà ancora, anche la mia…..
    Non pensare a chi forse non ti leggerà più perchè “ce-l’hai fatta”, non farti scrupoli a scrivere di tutte le gioie che stai vivendo…basta con il “rispetto” per gli altri………gridalo quanto sei felice!!!!…….Ne hai tutto il diritto, anzi il dovere!!!
    Viviti a pieno tutta la tua pancia e la vita che ti sta crescendo dentro….sei la sua mamma!
    …tra mille pensieri sconclusionati, ti abbraccio forte forte….

  12. Questo è uno di quei post che vorrei stampare, studiare, sottolineare perché tocca tanti aspetti, tanti punti dolenti. E’ vero che quel che dici, il dolore ci rende migliori e peggiori allo stesso tempo. Ci rende più consapevoli e, forse proprio per questo, meno tolleranti nei confronti di chi ha ottenuto quello che cerava con naturalezza. Ieri la mia amica C. incinta di 30 settimane si lamentava perché doveva fare un tampone rettale. Io ho sorriso, amaramente. Non le ho risposto e mi sono allontanata. Ai suoi occhi sembro una stronza ma certe forme di dolore non si raccontano, perché nessuno può capirle. In ogni caso grazie Eva, grazie perché sei sincera, normale, schietta e mi fai sentire meno aliena 🙂

  13. Le tue parole in questo post racchiudono verità fondamentali.
    E’vero che alla fine il successo della PMA è questione di fortuna.E’ anche dolorosamente reale la difficoltà nel condividere la gioia delle gravidanze altrui quando tu sei ancora nel pieno del girone infernale della ricerca.
    Ma io te lo dico col cuore Eva,in sieme ai miei tre embrioncini nella pancia trasferiti ieri, che sono felice per te, per questa gioia finalmente raggiunta.
    Il tuo percorso è stato similissimo al mio(anch’io primo transfer biochimica, anch’io poi due transfer da congelati negativi,e anch’io pochi ovetti recuperati nel terzo pick up..in più siamo quasi coetanee)..e spero ci sarà anche lo stesso lieto fine!:-)
    un abbraccio a te e al pancino!

  14. Ho scoperto oggi il tuo blog tramite una amica virtuale fivetara.. Sono a tre gravidanze naturale, intercalate da altre tre con la pma, finite in biochimiche o aborto interno.. Questa e’ la settima gravidanza che ha iniziato con distacco e poca fiducia di riuscirci, tanto che ancora non abbiamo raccontato a nessuno in famiglia di questa gravidanza e lo sanno solo poche amiche virtuale 🙂 il che dimostra ancora di più il quanto noi donne pma/infertile/sterile/poliabortive siamo diverse ed anche se lontane e magari non ci vedremo mai di persona, siamo unite e ci diamo forza a vicenda!! Hai ragione nel dire che alla fine ci vuole bdc, ma è anche vero che in questo percorso siamo un po’ lasciate al caso fra medici indifferenti, incompetenti oppure interessati solo hai soldi ed a non far abbassare le loro belle statiche di riuscita dei loro centri pma. Oggi sono a 14+3 ed inizio adesso, piano piano, a godermela questa gravidanza per gli stessi motivi che hai descritto te.. In bocca al lupo 😉

  15. Siamo tutto un po’ cattive, e invidiose, e incapaci di empatia…a volte.
    Meno di un anno fa ti attaccavo, qui, anche con parole dure perchè non riuscivo a comprendere la tua decisione di rinunciare alla pma in toto (che desiderio ha se smette di lottare dopo un solo tentativo fallito?).
    Ti sembrerà impossibile credermi ora, come ti era forse impossibile credermi un anno fa, ma ti lamenterai anche tu. O ne avrai voglia. E sarai così stanca da voler mollare tutto. E magari ti sentirai sola, e infelice, e in colpa…perchè penserai di non aver diritto di provare queste cose. Ne avrai il diritto, invece…anche se ora non lo credi.
    Auguri per tutto.
    Joanne

    1. Grazie mille e… A onor del vero, mi sono (momentaneamente) “arresa”, se così vogliamo dire, dopo 3 tentativi falliti, non uno 😉 Diverse persone mi dicono le stesse cose che hai detto tu… Ma io penso di conoscermi abbastanza per affermare che non sarà esattamente così. Certo, sarò stanca in certi momenti, ma MAI penserò di mollare tutto (che poi, cosa vuol dire mollare? Abbandonare marito e figlio??)

      1. Fantasticare di scappare temporaneamente di casa 🙂
        L’autrice di “mio figlio che viene dal freddo” ha appena spiegato sul suo blog le sensazioni altalenanti del post parto. Non ti conosci abbastanza, perchè quello che vivrai non lo hai mai conosciuto: gli ormoni giocano un ruolo enorme, e non possiamo fare altro che ballare, in attesa che passi. Quando è nata mia figlia ero molto giovane, molto appoggiata, molto fiduciosa, aggrappata alle innumerevoli informazioni che avevo carpito da ogni dove: pensavo di avere la situazione in pugno. Non avevo in pugno un bel niente, e mi è stato chiaro qualche giorno dopo aver partorito: mi sono sentita persa, vuota, non infelice, perchè l’infelicità avrebbe richiesto molto più dell’apatia che provavo. Finiti gli ormoni hanno incominciato le notti insonni: un altro spauracchio di cui ridevo, tanto dormivo già poco di mio, ero stata una studentessa universitaria strafatta di caffeina fino a…9 mesi prima. E invece, anche qui, la botta: ho scoperto che non dormire, se non per pochi minuti di seguito, può fare impazzire. Fantasticavo che mi capitasse un incidente, non troppo grave, che mi costringesse ad un breve ricovero in ospedale: lì avrebbero impedito che avessi accanto una bambina insonne. Pensieri da folle, che non sono concepibili al di fuori di quel contesto.
        Non so perchè te lo sto dicendo, forse perchè nessuno lo aveva detto a me: ci sono donne che non provano il baby blues, hanno bambini che dormono almeno tre ore di fila e non provano nulla di tutto questo, e tu sicuramente sarai tra loro, ma se così non fosse…pensare “a me no, di sicuro, mi conosco” non ti sarà d’aiuto.
        Joanne

      2. Un bel post sincero e forse il mio commento ti ha fatto un po’ reagire. Ma anche la risposta di Joanne è bella e sincera.
        Una volta ho sentito il racconto di una mamma PMA che pensava che se la sua bimba piangeva tanto era colpa sua e del suo papà che avevano forzato la natura e si sentiva in colpa!!!!!
        Un mio collega, che ha adottato una bimba che ha più o meno l’éta del mio nano grande, diceva che all’inizio è stata dura e che non facevano altro che pensare che la piccola si sentiva abbandonata.
        Ho potuto solo rispondergli che durante i primi tre mesi, io non facevo altro che aspettare le 6 di sera per il ritorno del papà perché il mio bimbo piangeva tutto il giorno, tranne quando stava in braccio, e io volevo solo avere 5 minuti per andare in bagno e farmi una doccia e non sentirlo più piangere. E il mio primo bimbo è arrivato subito, quasi programmato, ma di ragioni per sentirti in colpa ne trovi sempre (gli ormoni aiutano, ma anche la gente piena di consigli, sempre diversi e contraddittori).
        Insomma un piccolo che piange ti fa pensare le cose più assurde!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Per questo ho scritto che sei una mamma come le altre. Anche se hai tutte le ragioni del mondo di non sopportare le mamme che si lamentano di qualunque cosa, dietro una mamma di pancia o di cuore che si lamenta, spesso c’è il pianto del suo bimbo e ti assicuro a volte di strapperesti le orecchie per non sentirlo più piangere.
        Io sono molto contenta che hai deciso di continuare il blog, perché avrai sicuramente ancora tante belle storie da raccontarci con una bella dose di ironia e la tua bella sincerità.

  16. Mi piace la tua sincerità, come sempre. Io sono felice che ce l’hai fatta, il tuo successo dà speranza a tutte noi. E tu hai tutto il diritto di scrivere e di parlare di te e della bellissima esperienza che stai facendo. E hai ragione che non c’entra il merito, nè il destino. E’ un percorso, ognuno ha il suo, e ogni storia è diversa dall’altra. Io ti mando un grande abbraccio, scrivi presto e raccontaci!!!

  17. Ciao. Sono una mamma che non ha vissuto le tue difficoltà, quindi non potrò mai capire cose hai passato. Posso solo immaginarlo e sicuramente non è la stessa cosa…
    Mando un abbraccio fortissimo a te e al piccolino che se ne sta tranquillo dentro di te.
    Tiziana

  18. Mi sento tirata in ballo in questo post. Come amica, se pur virtuale, avrei sicuramente dovuto essere più presente.
    La verità è che io non sono invidiosa, non sono arrabbiata perché tu sì e io no. Non sono incazzata col destino, né ho mai pensato di meritarlo più di altre e nemmeno quanto altre. Non esiste meritocrazia nel desiderio di maternità. Tantomeno giustizia nel mondo.
    La verità è che ho avuto bisogno di tempo per fare i conti col mio dolore. Una sofferenza che non avevo mai conosciuto. Una sofferenza troppo grande per essere raccontata. Il dolore della perdita di un figlio, seppur ancora nelle sue prime settimane di vita. Ho avuto bisogno di tempo per accettare un corpo che non riconoscevo e ancora fatico a riconoscere. Una mente sconosciuta. Ho avuto bisogno di tempo per prendermi cura della mia famiglia e ancora, ho avuto bisogno di tempo per ritrovare me stessa, almeno una parte di quella che ero. Ho avuto bisogno di curare la mia anima, ridotta in tanti piccoli brandelli.
    Il mio dolore non è più grande del tuo o di quello di altre donne e amiche che vivono l’esperienza dell’infertilità e proprio per questo credo che sia comprensibile.
    Io sono felice per te. Ogni giorno. Gioisco della tua pancia. So cosa hai passato, ci siamo scritte per anni e come ti ho già confidato, il fatto che il tuo positivo sia arrivato al quarto tentativo, mi riempie di speranza!!
    Io non ho smesso di leggerti. Ho smesso di scrivere, perché il mio cuore mi aveva chiesto un po’ di tempo, prima di tornare carica e piena d’affetto a fare festa con te per la crescita del tuo Roberto. Il tanto desiderato e cercato figlio, che porterà un nome al quale sono profondamente legata, per ovvie ragioni!!
    Fai bene a parlare della tua gravidanza, io per prima l’ho fatto e lo rifarei. Fai bene a mettere foto della tua stupenda pancina. Io continuerò a leggerti, a seguirti, a pensarti e a volerti bene. Anche quando e se dovessi scrivere con meno frequenza.
    Ti abbraccio forte.
    Eva

    1. Il post era riferito a tante persone, ahimè anche reali e non solo virtuali, ma soprattutto mi è stato ispirato da anni di lettura di blog sulla PMA e di scambi di e-mail con tante altre donne. In questi anni ne ho lette e sentite di tutti i colori, veramente. Invidia, mancanza di tatto, giudizi, critiche… La verità è che siamo tutti esseri umani e come tali soffriamo, proviamo invidia e rancore irrazionali (io per prima) e ognuno di noi ha i propri tempi per affrontare il dolore. Il fatto che io sia intristita perché non ricevo più notizie da te o da altre donne che prima mi erano vicine non significa che non ne capisca il motivo e che non sia pronta a tornare a parlare con te, con voi, quando sarai e sarete pronte. Anzi, ne sarò molto felice. Un abbraccio!

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