La mia storia

Dieci anni

C’era una volta un bel ragazzotto di venticinque anni, magro, dallo stile sfattone-chic, con la testa piena di sogni, che cercava una ragazza per una storiella poco seria. La cercò nel luogo più adatto per beccare delle grandi sòle: internet. Tra i profili di MSN, per l’esattezza.

Di tutte le ragazze contattate (ovviamente scelte in base alla grandezza delle tette mostrate nelle foto del profilo), solo una rispose.

Lei aveva diciassette anni ma fingeva di essere maggiorenne, era grassoccia, dallo stile cafon-trash, con una chioma indefinibile. Esattamente l’opposto della foto del profilo che aveva attratto l’incauto internauta dagli ormoni impazziti.
La foto non era quella di una modella o di chissà chi; ritraeva la stessa ragazza pochi anni prima, quando era decisamente più magra.
Una bella foto in riva al mare, posa sirena. Lei, sinceramente, non voleva ingannare nessuno, non sentiva di essere tanto diversa dalla ragazza della foto, ma forse le calorie le avevano offuscato la vista.

Dopo qualche convenevole in chat, Lui e Lei si incontrarono, in un pomeriggio di aprile.
Inizialmente il luogo fissato per l’appuntamento al buio era la piazza centrale della città, ma all’ultimo Lui decise di cambiare. Aveva nasato la sòla e non voleva rischiare di farsi vedere in giro con una budrigona.
Così i due si incontrarono davanti ad un campus universitario totalmente deserto, dato che era sabato e, tra l’altro, la Vigilia di Pasqua. Furbo il ragazzotto!

Quando Lei arrivò, Lui sarebbe voluto scappare, ma non lo fece per educazione. Si strinsero la mano e non potevano sapere che quello sarebbe stato il momento che avrebbe cambiato per sempre le loro vite.

Lui la invitò a salire in macchina per andare a fare un giro, e si meravigliò del fatto che Lei accettasse senza alcuna remora; cavolo, poteva essere un serial killer!
Ma Lei non aveva paura del pericolo: sentiva di non avere molto da perdere. La vita le andava stretta e credeva di non doversi aspettare più niente di bello.
Il viaggio in macchina durò poco, perché si infrattarono subito in un parcheggio dell’università. Dopo qualche convenevole di cui nessuno dei due avrebbe in futuro ricordato i dettagli, si baciarono.
Un bacio, sinceramente, non di certo generato dall’amore, quanto dalla noia della conversazione e dagli ormoni su di giri causa astinenza.

Potrei rendere la storia più romantica parlando di un fantomatico colpo di fulmine, ma… Sarebbe una bugia. E poi, in fondo, ‘ste robe così sdolcinate capitano solo nei film o nei romanzi di Rosamunde Pilcher.

Da quel giorno Lui e Lei continuarono a vedersi. Lei, da brava ragazzina romantica qual era, si innamorò molto presto. Lui non osava ammettere il suo amore, però in fondo, dentro di sé, pensava: “Oltre alla ciccia c’è di più!”

Il primo maggio del 2004 Lui le chiese di mettersi insieme, insomma, di fare coppia fissa.

Dieci anni dopo, Lui e Lei sono ancora insieme. Ora sono marito e moglie.
Voi li conoscete come Eva e Marito.

Il grasso corporeo si è magicamente spostato da Lei a Lui (è il karma, gente), anche se, a causa degli ultimi sviluppi, Lei sta tornando ad essere un tortello che manco sua nonna li fa tanto ripieni. Stavolta, però, non è la ciccia a gonfiarla!

Ha trovato un suo stile, che Lui definirebbe old-chic (da vecchia, insomma), mentre la sua chioma è rimasta sempre indefinibile, un misto tra Justin Bieber-Giovanna d’Arco-Noel Gallagher.
Lui si è trasformato in un fighetto in giacca e cravatta, ma l’animo è sempre lo stesso.

La loro storia non è mai stata facile. Neppure all’inizio. Non hanno mai vissuto su una nuvoletta rosa. Quando erano più giovani amavano sognare, e ci riuscivano, nonostante tutte le difficoltà. Quando si è giovani si pensa di poter fare tutto.
Poi hanno scoperto che non è così.
Hanno scoperto che certi sogni, anche quelli più puri, innocenti e legittimi, possono essere duri da raggiungere, possono distruggerti, abbruttirti, intristirti.

Ma hanno resistito.
Hanno litigato, si sono detti brutte parole, Lui ha dormito spesso sul divano, Lei gli ha dato qualche schiaffo, entrambi hanno spaccato qualche porta e suppellettili vari.

Ora, però, sono felici. Anche se non è ancora una felicità totale, completa, priva di ombre.
Chissà. Forse, quella felicità non esiste neppure.

E’ difficile convivere con una futura mamma paranoica in preda agli ormoni che ha paura persino a salire le scale.
Ed è altrettanto difficile convivere con un marito che, se gli chiedi di comprare il latte e lo shampoo al supermercato, torna a casa con i Kinder cereali e il vino.

Lui, Lei e bimbe pelose tra poco diventeranno Lui, Lei, bimbe pelose + bimbo umano.
E scopriranno quella felicità che sognano da quando erano due ragazzi che, seduti al tavolo di un bar, sfogliavano i volantini delle agenzie immobiliari e sceglievano il nome del loro futuro bambino.

Sono passati dieci anni.

Ho abituato bene Marito.
Gli ho sempre fatto dei bei regali, soprattutto per gli anniversari.
Considero questa data forse addirittura più importante di quella del nostro matrimonio. In fondo, è da quel primo maggio che tutto è iniziato.

Quest’anno avrei voluto fargli un regalo grandioso… Dieci anni non si festeggiano tutti i giorni.
Ma ecco un’altra cosa di questo strano 2014 che sarà diversa da come me l’aspettavo, oltre al fatto che oggi non sarò presente all’unica data italiana del mio cantante preferito.
Quest’anno non ho preparato regali. Mi sarebbe stato un po’ difficile andare a comprare qualcosa, dato che attualmente non sono autonoma dal punto di vista del trasporto e Marito mi deve scarrozzare ovunque.
E poi, diciamolo, ho la testa da un’altra parte.
In fondo, il regalo più bello è proprio qui, dentro di me.

Caro Amorino,
Non so se l’hai capito, ma questa lettera, chiamiamola così, è per te.
No, non ti ho copiato. Avevo questa idea già da diversi giorni. Tu stamattina mi hai fatto trovare una bella letterina scritta a mano.
So che sei allergico a questi nuovi metodi di comunicazione, tanto che quando sei arrabbiato minacci di “taggare” e “twittare” a detra e a manca… Perché non hai idea di cosa significhino questi termini. E quindi li usi a casaccio!
Devi sapere, però, che, al giorno d’oggi, se non spiattelli tutto su internet i tuoi sentimenti non sono reali. Ciò che non è sul web non esiste.

Perciò, visto che noi (r)esistiamo, il nostro amore (r)esiste, e presto esisterà anche il suo frutto…
Voglio dirti davanti a tutti (o, almeno, a chi leggerà ‘sta pappardella), che ti amo e che secondo me sarai un bravissimo papo (anche se non ti informi su internet come me).
E che lo sarai ancora di più se farai come ti dico io 🙂

Spero che leggerai presto questa lettera… O qualsiasi cosa sia. Ultimamente hai cominciato a sbirciare spesso sul mio blog, perciò mi auguro che la troverai senza che ti dia alcun indizio…

Ma, ovviamente, oggi sarà l’unica giornata in cui non passerai di qua e mi toccherà indirizzarti e rovinare la sorpresa…

Il delirio è finito, andiamo a festeggiare!

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11 thoughts on “Dieci anni

  1. Se IL tuo cantante prefrito era a Torino…abbiamo una cosa in comune. Solo che io non attendendo nessun pargolo ero sotto al palco a sgolarmi e a sentirmi 16 again…Meraviglioso lui e meraviglioso il motivo per cui non c’eri. C si vede al prossimo giro magari! Auguri.

    1. Oh bene un’altra fan di Robbie 🙂 L’anno scorso mi sono goduta 2 date del tour, quest’anno sono stata felice di rinunciare perché per fortuna era per un buon motivo!! Al prossimo giro ci sarò di certo 😉

  2. Oggi ho pianto leggendo in pocho minuti gli ultimi post. Sono al mio 1 post transfer della mia seconda icsi. Hai saputo leggermi dentro! Tantissimi auguri!

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