La mia storia

Il pick up 2 – Chi l’ha detto che il numero 13 porta male?

Premetto che quella che sta scrivendo non è Eva, la vostra blogger prediletta (?), ma il suo fantasma. Dopo tutte le emozioni di oggi, una notte piena di incubi, un’anestesia generale e un pisolino pomeridiano di tre ore circa, e il bicchierone di prosecco che mi sto scolando in questo momento dopo due settimane passate a ubriacarmi di ormoni e succhi di frutta… Direi che sono più di là che di qua. Ma, nonostante questo, avevo voglia di raccontarvi quello che è successo oggi. Un altro piccolo ma importante passo è stato fatto. Un piccolo passo per Eva, un grande passo per la PMA.

Sveglia ore 6.15 dopo una notte passata a sognare ovociti e spermatozoi che si rincorrevano in una provetta (e non ho neanche mangiato pesante ieri, eh). A differenza dell’altra volta, non mi sono lasciata prendere dal panico e non ho litigato di proposito con Marito per sfogare la mia ansia, come spesso faccio (poveretto). L’ho persino lasciato dormire a letto senza cacciarlo sul divano, pensate un po’ quanto sono buona.

Arrivata in clinica alle 8, mi hanno fatto sistemare nella mia camera e ho fatto la conoscenza dell’anestesista, un altro medico rispetto alla scorsa volta, un uomo sui sessant’anni simpatico e che mi ha fatto ridere facendo qualche battuta. Mi sentivo tranquilla, dentro di me continuavo a ripetermi “Dai, Eva, dai che ce la fai, questa volta non urlare e non farti compatire, in fondo ti devono fare solo un paio di punture!”
Ah, i buoni propositi… Nella nostra mente suonano sempre molto bene, vero? Peccato che poi, davanti alla realtà, le cose siano ben diverse…! Non appena il medico mi ha preso il braccio per inserirmi l’ago, ho cominciato a dare di matto… Purtroppo le mie vene non sono molto visibili (infatti anche quando vado a donare il sangue è una tragedia), perciò me l’ha dovuto inserire nel polso, dove fa un male atroce (ok, atroce forse è esagerato, però fa abbastanza male!). Ho stretto talmente tanto la mano di Marito che, quasi quasi, ha urlato più lui di me dal dolore.

Poi è stata la volta della puntura di antibiotico sul sedere… L’infermiera, la stessa dell’altra volta, per fortuna è abbastanza comprensiva e paziente, perciò non si è lamentata davanti ai miei capricci… E non ha fiatato mentre sfoggiavo il mio repertorio di parolacce. Oh, non so che farci, le punture mi fanno paura (tranne quelle sulla pancia, sarà perché ormai mi sono abituata?).

Verso le dieci mi hanno fatta entrare in sala operatoria, ma prima mi hanno fatto indossare la cuffia e i copri piedi in plastica… I medici si sono dovuti sorbire le mie solite battutine sul favoloso e sexy outfit.
E poi, via!, a gambe all’aria sul lettino… Ormai non mi vergogno più di nulla, devo ammettere. Ho raccontato al medico che la prima volta avevo cercato di resistere all’anestesia… Lui si è messo a ridere… Poi mi ha iniettato il solito liquido color latte e… Stavolta non ho avuto neppure bisogno di contare fino a dieci, mi sono addormentata subito come una bimba.

Da quello che mi hanno detto il pick up è durato circa una ventina di minuti. Mi sono svegliata sentendo qualcuno (un medico? L’infermiera? O Marito? Non lo so!) che continuava a ripetere il numero “tredici”… Io non capivo se stavo ancora sognando o se ero tornata alla realtà…
“Tredici? Tredici che?”
“Tredici ovociti!”
Ho sorriso come un ebete… Dopo pochi minuti, rientrata in camera, mi sono girata verso la persona al mio fianco (di nuovo, non ricordo chi fosse) e ho chiesto:
“Allora? Quanti?”
“Tredici… Tredici ovociti!”
Di nuovo lo stesso sorriso idiota…
Passa ancora qualche minuto (ma potevano anche essere secondi, chi lo sa) e comincio a capire di essere tornata alla realtà… Al che mi giro e chiedo a Marito (questa volta sono sicura che fosse lui!): “Ma… Allora… Quanti??” (dentro di me qualcosa mi diceva che lo sapevo già, ma non ne ero totalmente convinta!)
“Tredici! Te l’abbiamo detto già mille volte!”
“Ma davvero??”
“Sì, sì… Tredici!”
Sorriso ebete…
“Ma è meraviglioso!!”

Quando mi sono ripresa del tutto (sì, insomma, quando ho ricordato chi ero, cosa ci facevo lì ed ero riuscita a memorizzare il fantastico numero tredici), la biologa è venuta a parlarci. Sembrava molto soddisfatta della situazione, dato che la prima volta avevo prodotto solo tre miseri ovociti. Purtroppo gli spermini di Marito sono calati ancora… Erano solo centomila questa volta (ammazza che miseria, e gli altri che fine han fatto, il padron Pene li ha messi in cassa integrazione??), ma la dottoressa spera di riuscire a trovarne tredici abbastanza vitali e mobili per riuscire a fecondare i miei ovetti. Certo che ci deve riuscire, altrimenti le stacco la testa a morsi.

Visto che questa volta la situazione è decisamente migliore, probabilmente riusciremo a ottenere diversi embrioni e potremo anche, forse, congelarne qualcuno per un eventuale futuro tentativo. La percentuale di fecondazione non è mai del 100%, ma del 60% o 80% (dipende dalla qualità della materia prima), perciò prevedo che avremo dai 7 ai 10 embrioni… Un’enormità! Se la situazione dovesse essere questa, la biologa ha detto che faremo il transfer non il terzo giorno (come l’altra volta), ma il quinto, quando gli embrioni raggiungo lo stadio di blastocisti. La dottoressa mi ha spiegato che solo gli embrioni migliori e più forti resistono in provetta fino al quinto giorno, per questo la prima volta me li hanno trasferiti subito al terzo giorno. Visto che ne erano stati prodotti solo due, se avessero aspettato il quinto giorno c’era il rischio che non ci fosse nulla da trasferire… Invece ora, con tutta questa abbondanza, potremmo persino permetterci di aspettare! Mentre la biologa ci spiegava tutto quanto, nella mia testa sentivo la musichetta di “Eye of the Tiger” e mi immaginavo degli embrioni in stile Rocky che combattono uno contro l’altro per decidere chi è il più forte… (effetto dell’anestesia…).

Per fortuna questa volta non ho patito un gran mal di pancia, anche perché subito dopo il pick up mi sono drogata con il Moment che mi ero portata (volevo evitare l’ennesima puntura per farmi somministare l’antidolorifico). Poi mi è venuta una gran fame, verso le undici Marito mi ha portato un bel cappuccino e un cornetto al cioccolato (slurp) e quando mi hanno dimessa, verso le 13, siamo andati a festeggiare i nostri ovetti con una bella pizza.
Una volta tornata a casa mi sono buttata sul letto pensando “vediamo se riesco a dormire un po’…”
Mi sono risvegliata tre ore dopo soltanto perché uno dei miei cagnoloni mi ha leccato la faccia…

Sono a casa dal lavoro almeno fino al 12 novembre. Non so come farò a sopportare l’attesa… Venerdì devo chiamare la biologa per sapere quanti embrioni sono riusciti ad ottenere (e, di conseguenza, quando faremo il transfer)… E già questa mi sembra un’attesa infinita! Dovrò attrezzarmi con tanti libri e buoni film per sopportare le due settimane post transfer!

E anche voi, ovviamente… Preparatevi a sopportarmi! 😉

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