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Conversazioni assurde

punto-interrogativo-4Immagine presa dal Web

Ho paura. Domani è il Gran Giorno. Anzi, non è proprio paura. E’ voglia di qualcosa di buono.
Domani è il giorno che deciderà quando sarà il Gran Giorno. Insomma, per farla breve, domani ho appuntamento presso il centro PMA per capire come sta reagendo il mio endometrio alla terapia con il Progynova e quando potremo programmare il criotransfer.

Sono agitata. E ho voglia di ridere. Perciò ho deciso di condividere con voi alcune delle conversazioni più assurde che io e Marito abbiamo dovuto sostenere da quando abbiamo iniziato il cammino PMA.

Ho scritto questo post qualche tempo fa, in attesa del momento giusto per pubblicarlo. E credo che quel momento sia arrivato. Dopo un 2012 bisesto e decisamente funesto, ho voglia di ridere. Voi no?

LA COSA (io e il mio capo)

Io e il mio capo non andiamo mai in pausa insieme. Le poche volte che questo accade è perché uno dei due ha bisogno di parlare con l’altro lontano da occhi indiscreti. Perciò, quando qualche settimana fa, alle cinque passate (orario in cui la sala caffè è vuota) mi ha proposto di uscire qualche minuto con lui, ho capito che doveva chiedermi qualcosa di importante.
Dopo avermi offerto il caffè, mi guarda e fa: “Allora? Non per essere indiscreto, ma… Hai idea di quando dovrai stare in malattia per la tua cosa?”

Vi ricordo che il mio capo sa tutto della PMA. Cioè, in realtà non sa nulla di come avviene la cosa in pratica, ha soltanto indovinato (senza che io gli dicessi nulla) a che tipo di fantomatica “operazione” (questo è quello che ho detto in ufficio) mi sto sottoponendo. Devo dire che io non alcuna vergogna a parlare della PMA con chi si mostra disponibile ad ascoltarmi. Mi sento sempre un po’ in imbarazzo per i miei interlocutori, però. Io ormai sono abituata a parlare di ovaie, spermatozoi e mestruazioni, ma dubito che questi siano gli argomenti preferiti dalla gente “normale”.

“Purtroppo non lo so ancora,” gli ho risposto. “Sai, quello che devo fare è condizionato dal ciclo, e… Non mi sono ancora arrivate, perciò non so dirti bene quando sarà programmata LA COSA.”
“Ah, capisco… E quando ti dovevano venire??”
“Tra il sei e il dieci dicembre… Ho un gran ritardo… Però ho tanta voglia di cioccolata, perciò penso che tra poco mi verranno!”
“Speriamo che ti arrivino presto, allora!”
“Eh, sì… Comunque ti avverto non appena mi vengono!”
“Ok! Dimmi quando ti arrivano! Aspetto fiducioso!”

Poi siamo tornati in ufficio. Io ero allucinata. Avevo appena speso dieci minuti a parlare di mestruazioni (delle MIE mestruazioni) con il mio capo davanti alla macchinetta del caffè.

MADRE DI MIO FRATELLO (io e mia mamma)

Qualche anno fa, mentre cercavo di riallacciare i rapporti con la mia incasinata famiglia, ho invitato a casa mia e di Marito (a quel tempo fidanzato) i miei genitori e mia nonna materna per il pranzo di Natale. Mio padre ha preferito andare dai suoi genitori, mia nonna non stava bene e alla fine l’unica che si è presentata è stata mia madre. Per tutta la durata del pranzo (che io avevo faticosamente preparato) mia madre non ha fatto altro che parlare di sesso. Con sua figlia. Davanti al suo futuro genero.

Ad un certo punto, mia mamma ci guarda intensamente e, con tono melodrammatico, fa: “Ragazzi, ma sapete che ieri sera mentre io e PapàdiEva facevamo l’amore si è rotto il preservativo? Ma secondo voi sono incinta? Se sono incinta il bambino lo potrei dare a voi!”
Io e Marito ci siamo guardati, stralunati. Il gamberetto in salsa rosa che stavo mangiando mi è andato di traverso.
Poi, come al rallentatore, ci siamo voltati nuovamente a guardare mia mamma.
“No, dai, MammadiEva, vedrai che non è successo niente…” ha bofonchiato Marito, cercando con lo sguardo una via di fuga (che non ha trovato).
Meno male che a quel tempo non sapevo ancora dei nostri problemi d’infertilità. Avrei persino potuto accettare l’offerta. E la conversazione si sarebbe fatta ancora più assurda.

LA CACCA NELLA VAGINA (io e la Gine1)

La Gine1 (la mia ginecologa abituale, per differenziarla da quella del centro PMA, che chiamerò GinePMA – wow che fantasia) non ha peli sulla lingua. In quest’ultimo anno, oltre ai problemi di Marito, anch’io ho avuto diversi disturbi, per fortuna risolvibili (e che apparentemente non causano infertilità). In sei mesi ho fatto tre pap test.
Ogni volta mi trovavano qualcosa: un’infiammazione, dei batteri, cervicite cronica… La dottoressa, oltre alle terapie, mi ha dato delle regole ferree da seguire per guarire: non mi devo lavare più di due volte al giorno, non devo fare lavande di mia iniziativa, non devo portare il salvaslip e di notte devo dormire senza mutande.
Ecco, quest’ultima regola per un po’ di tempo non l’ho seguita perché mi sembrava poco igienica. Insomma, le mutande ovviamente le cambio tutti i giorni, mentre i pantaloni del pigiama no. Io il pigiama lo cambio una volta a settimana, e credo sia normale (ma ho letto su internet di una che cambia gli asciugamani e l’accappatoio ogni giorno quindi, chi sa, magari sono io ad essere strana?!).
Quando l’ho confessato alla Gine1, lei è andata su tutte le furie, manco le avessi fatto un torto personale.
“Ma insomma,” mi ha detto, “vuoi guarire o no?”
“Certo, dottoressa… Ma ecco, vede, non mi sembra molto igienico dormire senza mutande… Insomma, entrerei in contatto con i pantaloni che di certo non sono puliti come le mutande…”
“Tu hai dei batteri! E per farli andare via devi fare come dico io!”
“Ma è sicura che sia igienico dormire senza mutande?”
“Durante la notte le mutande sfregano avanti e indietro e trasportano i batteri! Vedi i nomi di questi batteri?” ha esclamato, indicando le analisi del laboratorio. “Sono batteri che si trovano nel l’ano! Hai la cacca nella vagina! Tu vuoi avere la cacca nella vagina?
No, non voglio avere la cacca nella vagina, grazie. Mi è capitato di avere della cacca sul pavimento della sala quando le mie cagnolone erano cucciole, e mi è bastato.
Da quel giorno sono rimasta talmente traumatizzata che ogni sera, prima di andare a dormire, mi tolgo le mutande e le scaglio via, lontano, manco fossero il demonio.

La cacca nella vagina. Insomma, c’è modo e modo di dire le cose, ecchecavolo…

L’ALIENO (io e la ginePMA)

Questa ve l’ho già raccontata, ma merita di essere riportata alla memoria. Durante il primo colloquio con la GinePMA, quando la carpetta contenente le analisi mie e di Marito non pesava ancora diversi chili, la dottoressa non si è mostrata molto disponibile. Dopo aver accertato insieme a lei che una gravidanza naturale era impossibile, le abbiamo chiesto se con la PMA ce l’avremmo potuta fare.
“Beh, prima dovete fare diverse analisi,” ha detto, consegnandoci un elenco con la prescrizione di millemila esami, “e poi vediamo… Sa, signora, non so se potrete fare la PMA… Insomma, non sappiamo cosa potreste concepire, voi due!”
Un mostro a due teste? Un cane? Una fotocopia di mia madre? Oh, dottoressa, a noi va bene tutto, non siamo mica choosy!

LA MATEMATICA E’ UN’OPINIONE (io e Marito)

Era il 13 gennaio 2012. Quel giorno, oltre ad aver tamponato una macchinata di vecchie davanti ai miei genitori che, per pura BDS (botta di sfiga) passavano da lì, ho scoperto che io e Marito non possiamo concepire. La mia ginecologa aveva visionato lo spermiogramma di Marito e mi aveva dato la terribile notizia. Ho guidato verso casa in lacrime. Non appena ho varcato la soglia ho gettato le analisi sul tavolo. Marito è corso a chiedermi com’era andata.
“Lo sapevo, lo sapevo che c’era qualcosa che non andava!” ho urlato, piangendo, rossa di rabbia. “Avevo ragione! E tu non volevi credermi!”
“Ma che è successo?”
“E’ colpa tua! E’ tutta colpa tua!”
“Ma cosa?”
“Leggi le analisi! Leggi quei cazzo di numeri!”
Marito ha preso il foglio in mano. “Qui dice che ci sono centomila spermatozoi… Non capisco… E quindi?”
“Leggi i valori di riferimento, scemo!”
“Eh, c’è scritto che i valori normali sono tra 20 e 40 milioni… Beh, non va mica male allora, no?”
“Ma che cazzo dici, scemo? Ma non sai contare?”
Marito continuava a guardarmi, perplesso. Non sapevo se essere più preoccupata per la sterilità o per il Q.I. di Marito.
“Non hai neanche l’1% degli spermatozoi che dovresti avere!”
Marito mi continua a guardare… Poi d’un tratto diventa rosso… E comincia a ridacchiare.
“Oh, è vero sai?”
Cazzo te ridi??

P.S. Lo so, sono stata un po’ stronza. Ma ero fuori di me. In realtà non ce l’avevo con Marito, ma con il destino.

SPERIAMO CHE PORTI BENE (la vecchina e Marito)

Era il 23 dicembre. Marito, mentre tornava a casa dopo aver fatto la spesa (oh sì, questa incombenza di solito spetta a lui – si diverte un mondo ad andare al supermercato – e torna sempre a casa con un mucchio di stronzate tipo ovetti kinder o Mars – e ovviamente dimentica le cose principali tipo il detersivo per i piatti o la carta igienica…)… Dicevo? Ah, sì, mentre Marito tornava a casa, si è dovuto fermare a soccorrere una vecchina che era finita con la sua Jaguar nel fosso, fortunatamente senza farsi nulla.
Noi abitiamo in campagna, qua le strade sono molto strette e se uno non è abituato a percorrerle c’è il rischio di finire nel fosso, soprattutto quando arriva un’auto dall’altra parte. Ora, già immaginarmi una vecchina alla guida di una Jaguar mi fa sorridere, ma la conversazione che mi ha riportato Marito è ancora più divertente.

Oltre a Marito si è fermato un ragazzo con due bimbe piccole al seguito.
Ah, l’innocenza dei bambini… Una delle due piccole ha esclamato, candidamente: “Ma noi ora dovevamo fare la spesa… Adesso per colpa di questa signora dobbiamo stare qui per chissà quanto tempo!” Meravigliose. Chissà com’era imbarazzato il loro papà…

Mentre aspettavano che arrivasse un conoscente della signora per portarla a casa, la vecchina ha chiesto a Marito di poter salire sulla sua macchina perché aveva freddo. Marito ovviamente le ha risposto di sì, e si è seduto in auto di fianco a lei.
“Ma lei è sposato?” ha domandato la vecchina ad un tratto.
“Eh, sì,” ha risposto Marito.
“E avete dei piccini?” ha domandato la signora, innocentemente.
Non oso pensare all’espressione di Marito…
“Certo… Abbiamo due cani!”
“Beh, ma non è la stessa cosa!”
Dai, cazzo! Mo’ pure la vecchia ci si mette!

Quando finalmente è arrivato il conoscente della signora, quest’ultima ha salutato Marito facendogli gli auguri di Natale e chiedendogli il nome e l’indirizzo (oh, magari ci manda un bell’assegno come ricompensa per l’aiuto! – Alla faccia dello spirito natalizio).
E poi gli ha detto, così, tutto d’un tratto: “Vedrà, signore, che il 2013 sarà un bell’anno… Spero che le porti quello che cerca!”

Quando Marito mi ha riferito queste parole sono rimasta di stucco. Secondo lui quella vecchina era l’ “angelo dei bambini”… Tra i due quella più sognatrice e romantica sono sempre stata io, anche perché, in quanto scrittrice, amo far volare la fantasia. Ultimamente, però, i ruoli si sono invertiti. Io sto diventando sempre più razionale e pure un po’ cinica, mentre Marito sta svelando un lato “spirituale” che non conoscevo.

Non so se un’anziana signora finita nel fosso con la sua Jaguar possa portarci bene, ma è bello pensarlo.

 

Vecchinadeibambini (ah, era angelo dei bambini, forse), ti prego, fa che domani la GinePma dica che il mio endometrio è spassosissimo spessissimo, e che la settimana prossima possiamo fare il criotransfer!!

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Quello che gli uomini non dicono

Immagine di Cranky Old Mission Guy

Ultimamente ho scritto un po’ troppi post un po’ troppo tristi. Non è questo non lo spirito con cui ho aperto il blog, ma mi rendo conto che da marzo ad oggi il mio stato d’animo è cambiato parecchio, e l’iniziale entusiasmo è stato piano piano sostituito dalla malinconia. E poi, avendo trovato, proprio grazie al mio piccolo spazio virtuale, tante persone sensibili che riescono a capirmi, mi viene naturale sfogarmi.

Oggi, però, vorrei raccontarvi un episodio molto tenero accaduto questa mattina.

Quando Marito si è svegliato, dopo essersi stiracchiato per bene, mentre facevamo colazione, entrambi ancora mezzi addormentati, mi guarda e fa: “Cavolo… Che sogno ho fatto stanotte!”
“Che hai sognato?” gli ho domandato, mentre con movimenti da bradipo cercavo di aprire la bottiglia del latte.
“Eravamo ad una cena… Io e te… Penso insieme alle altre coppie con cui abbiamo fatto il corso per l’adozione. Quando siamo usciti, ho visto una bambina per strada, sembrava abbandonata… Sono corsa da lei, l’ho presa in braccio e ho cominciato a gridare: E’ mia, è mia! Poi sei arrivata tu, l’hai guardata e ti sei messa a piangere… Infine è arrivato mio padre e ha cominciato a dire che dovevamo chiamare la polizia, e io l’ho mandato a quel paese! E’ mia, ho continuato a ripetere. E nessuno me la potrà portare via!”

Io ho iniziato a ridere… Ma porca miseria… Suocero riesce a rompere le scatole anche nei sogni?!

Non sapevo cosa dire… L’unica cosa che mi è venuta in mente di chiedere è stata: “E com’era la bimba? Era bella?”

“Era bellissima.”

E poi non ho più detto niente, perché l’emozione era forte…

Molto spesso noi “donne PMA” ci lamentiamo del fatto che i nostri uomini non ci capiscono, ed è vero. Non sanno, non possono capire cosa significhi la maternità, desiderare un figlio, sentire una vita dentro di sé e poi perderla, riempirsi di ormoni, attendere con ansia il giorno del test di gravidanza, fare di tutto affinché il proprio corpo diventi un nido caldo e accogliente.
Non si sfogano come facciamo noi femminucce, spesso a causa del loro stupido orgoglio si tengono tutto dentro. Nei pochi momenti in cui mi sento ottimista cerco di parlare con Marito del nostro futuro bambino, della sua cameretta, dei giochi che gli compreremo, di come sarà bello alla sera guardare i cartoni animati tutti insieme, noi due, il frutto del nostro amore, e le nostre bimbe pelose (mi sa che dovremo prendere un divano più grande, però)… Quando parto con i miei viaggi mentali lui cerca sempre di frenarmi, di riportarmi alla realtà, di farmi capire che non è detto che ce la faremo…
E io mi arrabbio, perché sognare a volte sembra l’unico rimedio per non morire, e visto che sono così rari i momenti in cui riesco ad immaginare il futuro che desidero con tutta me stessa vorrei soltanto che lui sognasse con me, anche se so che la felicità di quell’istante è generata dalla fantasia.

Quello che Marito mi ha raccontato stamattina, però, mi ha commosso, e molto. Credo di non essere neppure riuscita a farglielo capire. Ma è così. So che anche lui pensa sempre a quel bambino che ci aspetta, da qualche parte… Solo che non ne parla in continuazione, come invece faccio io, soltanto per difendere la mia, e la sua, sanità mentale (la poca che ci è rimasta).

Però è stato così bello sentirlo parlare in quel modo… Sentirlo parlare come se la bimba del sogno non fosse solamente una fantasia, ma qualcosa di concreto, qualcosa che doveva difendere a tutti i costi, qualcosa che voleva tantissimo.

La nostra bimba sarà bellissima… Ma questo già lo sapevo 😉

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Ma almeno piove…

Non amo l’inverno. Così freddo, cupo, triste, sterile… C’era un tempo in cui amavo il cielo grigio e il gelo, perché riflettevano il mio stato d’animo. Ora, no. Ora adoro il sole, le giornate lunghe, i fiori che sbocciano, il caldo, persino l’afa. Forse perché il sole, in questo momento della mia vita, rispecchia di più quello che sento. Non tanto la serenità che ho ottenuto, ma soprattutto il mio desiderio di essere felice. Pienamente felice.

Ogni anno aspetto con trepidazione la primavera. Quest’anno non mi ero neppure accorta del suo arrivo. L’ho realizzato soltanto qualche settimana fa quando i primi giorni di tiepido sole hanno riempito i parchi di mamme e nonne sorridenti che giocano con bambini altrettanto gioiosi e felici.
Negli ultimi tempi quando cammino per strada incrocio solo mamme e bambini. Alla televisione vedo soltanto pubblicità di abbigliamento e cibo per neonati. Tutte le conversazioni che involontariamente origlio trattano di parti, nascite, bambini.

Qualche giorno fa ho incontrato al parcheggio del supermercato una vecchia amica di scuola. Ho scoperto che ha appena partorito il suo secondo figlio. Le ho fatto le congratulazioni con il cuore in gola e le lacrime che mi offuscavano la vista. Ho finto che fossero di commozione. Invece erano di rabbia, e di dolore. Dopo questo incontro, ho detto a mio marito di rientrare in macchina, perché avremmo fatto la spesa da un’altra parte. Non potevo sopportare di vedere il suo carrello pieno di pannolini.
Perché lei sì, e io no? Cos’ha questa ragazza più di me? ho continuato a chiedermi per ore ed ore.

Niente. Lei non ha niente più di me.

A parte i figli, io non ho nulla da invidiarle. A me piace la mia, anche se incompleta, vita.
Sono sempre stata brava nello studio, intelligente, volenterosa, talentuosa, sensibile. Mi sono spesso sentita ripetere che con le mie qualità avrei fatto grandi cose nella vita. Certo, io non posso lamentarmi della mia esistenza, ma… Non ho la cosa che più desidero.

Oggi in ufficio sono venuta a sapere che una ex collega è incinta. Io meriterei un figlio più di lei, ho continuato a ripetermi per tutto il giorno.
So che l’odio non mi può far bene. Lo so. Eppure a volte odiare mi sembra l’unico modo per non impazzire. E poi, in realtà, io non odio veramente queste donne. Io odio la paura, odio il destino, odio quello che ci sta capitando. E queste donne sono l’unico capro espiatorio su cui sfogare, dentro di me, senza lasciarla trapelare, la mia sofferenza.

La primavera è durata solo qualche giorno, per ora. È da più di una settimana che il freddo e la pioggia sono tornati. Ed io ne sono felice, per una volta. E spero che questo tempo malinconico duri ancora. Così, almeno per un po’, non dovrò vedere i bambini correre felici nel parco insieme alle loro mamme.
Mamme che, forse, non sanno di essere tanto fortunate.