Pubblicato in: La mia storia, Riflessioni

Le donne invisibili

Sono ovunque. Le mamme sono ovunque. In primavera ad ogni angolo incontro una donna col pancione, oppure una mamma con al seguito uno o più bimbetti. E quando vedo una donna incinta che tiene per mano un figlio piccolo… Questa è l’apoteosi dell’invidia. Dentro di me penso che magari queste donne hanno pure calcolato perfettamente il tempo che doveva trascorrere tra una gravidanza e l’altra… E, chissà, magari sono pure amareggiate dal fatto che il secondo figlio sia stato concepito un mese prima del previsto, oppure dopo. Non posso neppure trovare un briciolo di consolazione criticandole perché sono sciatte o chiattone, perché… Beh, non lo sono. Le mamme di oggi sono glamour. Sono cool. Portano jeans attillati, borse firmate e spingono il passeggino indossando un tacco 12.
Cazzo, sono ovunque! Al supermercato, in ufficio, alle poste, al pub, al ristorante stellato, alla trattoria sotto casa, ovunque! Non mi danno un attimo di tregua! Potete sparire almeno per un giorno, per favore? Almeno per un giorno potete far sparire dalla mia mente il pensiero che tutte le donne siano mamme, tranne me?

E poi ci sono loro. Noi. Le donne invisibili. Quelle che desiderano con tutto il cuore, con tutto l’animo, avere un figlio, ma che la Natura ha punito decidendo che dovessero soffrire prima di ottenerlo. Donne che potrebbero essere ottime madri, se soltanto il destino desse loro questa opportunità. Donne che frequentano l’ospedale più di un ottantenne pieno di acciacchi che si rompe il femore un giorno sì e un giorno no. Donne costrette a mentire al lavoro per prendere ore di permesso per fare le analisi. Donne che, se osano confessare alla persona sbagliata il proprio problema, si devono sorbire consigli merdosi o prese in giro. Donne costrette a sorridere davanti all’ennesimo annuncio di una nuova gravidanza di una collega/parente/amica. Donne che ogni giorno ridono, anche se imbottite di ormoni. Donne che sentono un colpo al cuore ogni volta che passano davanti ad un negozio per bimbi. Donne che fanno dieci test di gravidanza ogni mese, conoscendo già il risultato. Donne che vivono, nonostante tutto.

Anche loro sono ovunque. Eppure non le vediamo. Il mondo non le vede. Non sono come le mamme, loro. Non si mettono in mostra, non cercano compassione, né simpatia. In pochi conoscono ciò che le tormenta. Chi le incontra per strada le vede come donne “normali”, forse persino felici. C’è addirittura chi le invidia. Persino certe mamme le invidiano. Perché loro, le donne invisibili, possono viaggiare, andare fuori a cena, permettersi gite fuori porta, il tutto senza marmocchi tra i piedi. Il fatto è che le donne invisibili non sognano altro che avere la propria routine sconvolta da dei marmocchi, e i viaggi, le cene, le gite, sono solo dei modi per riempire il vuoto che sentono dentro… Un vuoto che nessuno vede, che nessuno vuol vedere. Perché le donne invisibili sono forti, non mostrano il proprio dolore. E poi, in fondo, sappiamo tutti che il mondo non desidera vedere la sofferenza, che si copre gli occhi davanti ad essa.

Sono poche le persone a cui ho raccontato quello che io e Marito stiamo passando. Ogni volta che ho parlato a qualcuno del nostro problema dentro di me mi dicevo che quella persona non avrebbe mai potuto capirmi, che avrei dovuto spiegare cosa significano le parole “infertilità” e “fecondazione assistita”… Invece, quasi ogni volta, mi sono sentita raccontare storie di parenti/conoscenti/amici che stanno attraversando le stesse difficoltà. Le donne invisibili sono ovunque. Solo che noi non le vediamo (se si chiamano invisibili ci sarà un motivo…). Le puoi riconoscere perché sono quelle si toccano il petto quando passano davanti ad un negozio per bambini, sono quelle che allentano il passo incrociando una donna incinta, sono quelle che si accarezzano la pancia piattissima senza alcun apparente motivo, sono quelle che guardano il proprio figlio adoranti, come se fosse un miracolo, come se dentro di loro gridassero: “Ce l’ho fatta!”.

Sono invisibili, ma non per questo sono meno vive. Io non mi sento meno viva delle altre. Delle mamme. Solo… Un po’ più sfigata, forse. Ma sono convinta che questa ennesima difficoltà mi stia aiutando a diventare una donna migliore. Invisibile, ma migliore.

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PMA: parlarne o non parlarne? Questo è il problema!

Quando ho scoperto che io e Marito non possiamo avere figli ero molto combattuta se parlare o meno del nostro dramma e, soprattutto, con chi.
Nella vita mi è capitato spesso di confidarmi con le persone sbagliate, e le conseguenze sono sempre state spiacevoli. Non ho molte amiche, ma delle poche che ho mi fido ciecamente, eppure inizialmente ero restia a confessare quello che stavo passando. Temevo i loro giudizi, temevo di passare per quella che vuole atteggiarsi da “vittima”, temevo di essere considerata incontentabile ed egoista.
Ho amiche che si devono occupare di genitori anziani, amiche che hanno quarant’anni e ancora non hanno neppure un lavoro fisso (perciò sono ben lontane dal poter anche solamente sognare una famiglia)… Io ho “solo” venticinque anni, ho già una casa, un lavoro fisso, mi sono sposata…
Dovrei essere felice, giusto?
Che diritto ho io di lamentarmi, di stare male? Ho tutto il tempo davanti per ottenere quello che desidero… Sono queste le parole che spesso mi frullano per la mente, sono queste le parole che avevo paura di sentire.

Giorno dopo giorno, però, il peso di questo segreto ha cominciato a diventare insostenibile. Avevo bisogno di qualcuno con cui sfogarmi, qualcuno che mi ascoltasse, qualcuno che piangesse e ridesse insieme a me delle mie disavventure. Non mi interessa essere compatita, ma soltanto, semplicemente, ascoltata. E così ho cominciato a raccontare quello che sto passando ad alcune amiche, non tutte, ovviamente, ma le quattro di cui mi fido di più.
Quattro donne molto diverse tra loro per età, carattere ed esperienze di vita. E, in parte, anche diverse da me. Tre di loro sono accumunate da un unico particolare: non hanno figli e non li desiderano. La quarta, invece, è incintissima (ce l’ha fatta al primissimo tentativo……).

A pensarci bene, era poco probabile che le mie amiche comprendessero appieno le mie pene, e invece… Invece, nessuna di loro ha riso del mio desiderio, nessuna si è permessa di criticarmi dicendo che sono troppo giovane, nessuna è rimasta indignata dalla decisione mia e di Marito di ricorrere alla PMA. Mi ascoltano pazientemente parlare di spermatozoi, di ICSI, di biopsie (tutti racconti molto dettagliati, eh) e dopo ogni esame si preoccupano sempre di chiedermi com’è andata e come mi sento. Persino la mia amica incintissima (la cui data di scadenza è tra due settimane) mi chiede sempre come sto, e ha già promesso di passarmi culla, passeggino e tutto l’ambaradan che ha comprato per il suo piccolo…
Nessuna delle mie amiche, chi per un motivo, chi per l’altro, può comprendere pienamente costa sto passando, eppure tutte loro ci stanno provando. E, soprattutto, hanno capito che io sto male, e questo basta loro per sentirsi male per me. Nessuna mi compatisce (e non è questo che voglio), ma tutte mi ascoltano, ridono con me, si preoccupano con me. E questo affetto, che per molti può sembrare scontato, ma non per la sottoscritta, è una grande spinta ad andare avanti.

Per quanto riguarda il posto di lavoro (argomento spinoso, almeno leggendo i vari forum di PMA sparsi su internet), fin dall’inizio ho deciso che non avrei confidato nulla né ai miei capi, né ai colleghi. Già innumerevoli volte mi è capitato di scontrarmi con la loro ottusità ed insensibilità, e di certo non voglio ripetere l’esperienza.
Non appena io e Marito abbiamo iniziato a sottoporci alle analisi preliminari per la PMA, però, ho capito che dovevo fornire qualche spiegazione ai miei superiori, dato che ogni settimana prendo diverse ore di permesso per andare a fare qualche visita. Non ho specificato con precisione a che tipo di analisi mi sto sottoponendo e perché. Ho solamente accennato ai miei capi e colleghi del mio gruppo di lavoro che ho un problema di salute (ho parlato solo di me, non di Marito) e che in questo periodo mi capiterà spesso di assentarmi, ma che cercherò di non arrecare problemi. I miei capi ultimamente si sono fatti sempre più curiosi, non perdono occasione per cercare di scoprire che problema ho, anche se mascherano la loro morbosa curiosità dietro un’apparente preoccupazione per la mia salute… Certo, come no.
I colleghi, nonostante sappiano che mi assento per fare visite mediche, mi prendono spesso in giro quando esco in permesso… Lo fanno scherzosamente, ma il loro atteggiamento mi fa una gran rabbia. Non potrebbero semplicemente stare zitti?!

Invece, passando alla famiglia… Ai miei genitori non ho raccontato nulla, per ovvie ragioni. Credo che criticherebbero la nostra decisione di ricorrere alla PMA, e sono stra-sicura che mia madre direbbe: “Ti avevo detto di non sposarti con lui!”
Se la sentissi dire una frase del genere penso che la ucciderei e, dato che non voglio passare il resto della vita in carcere, preferisco non raccontarle nulla.

Marito, al contrario, ha parlato del nostro problema solo con sua madre e suo padre. Non ha detto nulla agli amici. Per gli uomini la virilità è una questione molto importante, e penso che si sentirebbe a disagio confessando il suo problema ad estranei. Una volta Marito mi ha detto che preferirebbe che io non parlassi dei nostri problemi con le mie amiche, ma io gli ho fatto capire che non ce la posso fare a sopportare tutto questo senza confidarmi con qualcuno, e che non deve preoccuparsi: di loro mi fido ciecamente e di certo non andranno a raccontare dei suoi spermatozoi a tutta la città (anche perché spero che la città abbia argomenti migliori di cui parlare).

Ogni persona, ogni coppia è diversa, ma se dovessi dare un consiglio a chi è nella nostra stessa situazione, io direi: non abbiate paura. Non abbiate paura di chiedere aiuto, di confidarvi con amici fidati, ma state attenti a non raccontare il vostro problema alle persone sbagliate. C’è tanta gente pronta ad accoltellarvi alle spalle, a parlare male di voi, e l’ultima cosa che vi serve è la preoccupazione per le chiacchiere altrui. Soprattutto non aprite bocca con chi da sempre vi chiede: “Come mai non avete figli?”

Quelli sono i peggiori.

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Come rispondere alle domande scomode

Sono tante le domande/affermazioni scomode che le coppie come noi, con un problema di infertilità, devono subire. Ho deciso di creare questo elenco di risposte semi-serie (e al 100% acide) da dare a quelle persone che proprio non riescono a tenere a freno la lingua, e che amano farsi i cavoli altrui.

Partiamo dalla prima, classica e insopportabile domanda:

COME MAI NON AVETE FIGLI?

– Gli esseri umani non ci piacciono.
– Abbiamo paura che diventino come i vostri.
– Preferiamo i cani/i gatti.
– Vogliamo goderci la vita.
– I bambini ci fanno schifo.
– Perché non possiamo averne.

Ecco un’altra domanda che mi sono sentita rivolgere spesso da persone che si credono dottori e sono pronte a dispensare consigli non richiesti:

NON AVETE MAI PENSATO DI PRENDERVI UN MESE DI FERIE E ANDARE ALLE MALDIVE? SECONDO ME RIMARRESTI SUBITO INCINTA!

– Ah, perché, credi che gli spermatozoi di mio marito siano finiti là?
– Non sapevo che fossi un medico! Avrei potuto risparmiare un sacco di soldi! Pensa che luminari da duecento euro a visita ci hanno detto che non abbiamo speranze di avere figli in modo naturale!

MA NON SIETE GIOVANI PER AVERE FIGLI? PENSATE A GODERVI LA VITA!

– Sai una cosa? Hai proprio ragione. Siamo gggiovani! Allora disdico subito tutte le visite per la PMA. Ne riparleremo quando avremo 40 anni e le possibilità di successo si abbasseranno drasticamente! Così sarà più divertente!
– Tu, invece, sei troppo vecchio per fare queste domande del cazzo.

MA PERCHE’ VOLETE TANTO UN FIGLIO?

– Vogliamo un compagno di giochi per i nostri cani!
– Perché voglio fare un esperimento. Vorrei fare un bambino per darlo al mio cane e vedere come lo cresce. Figo, eh?
– Per poter stare a casa in maternità, ovviamente.
– Per farlo diventare un calciatore/una velina e poi fregargli/fregarle tutti i soldi e diventare ricchi.

PERCHE’ INVECE DELLA PMA NON PENSATE ALL’ADOZIONE?

– E tu perché prima di aprire la bocca non conti fino a mille? Ah, giusto… Non ne sei capace.
– Perché non ho voglia di farmi psicanalizzare dagli assistenti sociali per anni ed anni e farmi venire un esaurimento.
– Perché sono stata in galera per omicidio e non mi darebbero l’idoneità.
– Perché siamo egoisti. Tu quanti bambini hai adottato? Ah, hai tre figli tuoi? Ah… Ok.

LA PMA E’ CONTRO NATURA!

– Anche tu.
– Hai proprio ragione… Cos’è che hai preso l’ultima volta che hai avuto l’influenza con febbre a 40? L’antibiotico, giusto? Sai, non credo che quelle belle pillole che ti hanno fatto stare meglio crescano sugli alberi… Non avresti dovuto prenderle, e la Natura avrebbe deciso se dovevi sopravvivere oppure no…