La mia storia

Inamabile

Non sono sempre così tranquilla come traspare da molti dei miei post.

In realtà io sono davvero serena, la maggior parte del tempo. Ma solo perché celo, persino a me stessa, la mia rabbia, il mio dolore, la mia frustrazione, le mie paure, dietro discorsi farciti di dolcezza, bontà, sicurezza, discorsi sul destino… Ma, a furia di accumulare dolore, alla fine è impossibile trattenerlo.

Si giunge ad un momento in cui non se ne può più. E si scoppia. Ed è quello che è accaduto a me oggi.

Oggi io e Marito abbiamo affrontato il nostro primo pomeriggio come volontari presso una comunità che si occupa di bambini provenienti da famiglie disagiate. Abbiamo preso questa decisione prima dell’estate, ma abbiamo dovuto attendere oggi prima di iniziare, perché durante l’estate i bimbi si trasferiscono nella sede in montagna.

La comunità è gestita da suore, e anche la collega di cui più volte vi ho parlato era una volontaria presso questa comunità e me ne ha parlato molto bene, anche se non è più molto attiva da quando ha adottato la sua bambina (ovviamente, quest’ultima merita tutte le sue attenzioni e cure).

La comunità è volutamente composta da pochi bambini, in modo che ci si possa occupare di tutti nel modo migliore possibile. Come ci è stato spiegato durante la riunione di inizio anno, compito dei volontari – sotto la sorveglianza degli educatori esperti – è quello di aiutare i bimbi a studiare, giocare con loro, accompagnarli al cinema, al parco, ecc. ecc.

Ciò che la coordinatrice ha voluto farci capire maggiormente è che questi bambini hanno una famiglia. Che non è di certo quella del Mulino Bianco, ma comunque non sono bimbi orfani. E noi non siamo i loro genitori, ma solo volontari. Amici, educatori, istruttori, ma non genitori. E questo è un concetto fondamentale.

Io e Marito abbiamo deciso di diventare volontari perché, mentre aspettiamo nostro figlio, vogliamo cercare di sfruttare questo tempo per aiutare altri bimbi… E per imparare a comportarci con un bambino che proviene da una situazione difficile…
Ma, lo devo ammettere, anche se io ho cercato di imprimermi bene nella mente i consigli della coordinatrice, il mio obiettivo principale è sempre stato quello di sentirmi un po’ mamma. Senza farlo intuire a nessuno, ovviamente, né agli altri volontari, né ai bimbi stessi.

Una piccola sensazione di gioia che volevo provare in un angolino del mio cuore.

La mia collega mi ha raccontato che alcuni di questi bambini si erano affezionati talmente tanto a lei e suo marito, entrambi volontari, da cominciare a chiamarli “mamma” e “papà”…
Non speravo in un atto d’affetto così eclatante, ma nella mia mente sognavo di prendere un bambino per mano… Di abbracciarlo… Di ricevere i suoi sorrisi… Di sentirmi un po’ mamma. Solo un po’. Quel tanto che basta per riscaldare il mio cuore gelato.

Oggi io e Marito, accompagnati da un’educatrice esperta, abbiamo portato in giro due bambini, Luca e Matteo (i nomi sono di fantasia), rispettivamente di dieci e nove anni. Questi bimbi sono fantastici. Pieni di vita, divertenti, a volte irruenti…

Dovete sapere che io sono una persona decisamente timida, sia con gli adulti che con i bambini. Con questi ultimi, forse, ancora di più. Ho sempre paura di dire o fare le cose sbagliate, di parlare in modo troppo infantile o mostrarmi troppo affettuosa e risultare inappropriata.

Siamo andati a fare un giro per il parco, e fin da subito il bimbo più piccolo, Matteo, si è letteralmente appiccicato a Marito, mentre Luca, più introverso, se ne stava un po’ per i fatti suoi. Mentre attraversavamo la strada Marito ha preso per mano Matteo. Da quel momento sono diventati inseparabili. Abbiamo giocato nel parco, e Matteo si lanciava tra le braccia di Marito, ridendo felice.

Non so cos’avrei dato per essere al posto di mio marito. Per poter stringere quel bimbo tra le mie braccia.
Quando passeggiavamo era Matteo stesso a cercare la mano di Marito. Io mi mettevo di fianco al bimbo, lasciavo penzolare la mano vicino alla sua, sperando che la prendesse… Ma non l’ha mai fatto.

E io non ho osato prendere l’iniziativa. Temevo che mi rifiutasse.

Ho provato anche ad avvicinarmi a Luca, invano. Rispondeva alle mie domande, chiacchierava con me, ma non sentivo alcun affetto da parte sua. E come potevo pretenderlo? Sono una perfetta sconosciuta per lui! Era tutto assolutamente normale.
Tranne per il fatto che il piccolo Matteo stava attaccato a Marito come un sanguisuga. Perché lui sì, e io no?

Marito ad un certo punto ha capito che avevo qualcosa di strano, mi ha preso in disparte e mi ha chiesto cosa stesse succedendo. Io non ho voluto rispondergli, in quel momento non era il caso di iniziare a litigare, gli ho solo mormorato che voglio il divorzio.

Sì, avete letto bene.

Marito aveva intuito cosa mi tormentasse e, mentre camminava tenendo Matteo per mano, l’ho sentito chiedere al bimbo di prendere anche la mia, di mano.

Il bimbo ha risposto di no.

Marito non si è dato per vinto. Ha provato a fare la stessa domanda a Luca. Non l’ho sentito mentre glielo chiedeva, ma l’ho capito non appena Luca, mentre stavamo per attraversare la strada, si è avvicinato e ha esclamato: “Tuo marito mi ha detto di prenderti per mano!”

Non mi sono mai sentita tanto umiliata.

Ho preso il bambino per mano, perché a quel punto non potevo fare nient’altro.
Non avrei voluto lasciarla più. Non appena abbiamo finito di attraversare, però, lui l’ha lasciata. E io non ho più osato riprendergliela.

Abbiamo riportato i bambini dalle suore meno di due ore fa. Non appena io e Marito siamo tornati a casa ho cominciato ad inveire contro di lui.

Marito, in realtà, non ha sbagliato nulla. Si è comportato bene. Perfettamente, direi.

Il problema sono io.

Nessuno mi ha mai voluto bene nella mia vita. Neppure i miei genitori.

Marito dice che i bambini si sono attaccati a lui perché è più espansivo e infantile rispetto a me… Che, con il tempo, si abitueranno anche alla mia presenza. Ma io non ci credo.

Io sono sbagliata. Sono totalmente sbagliata. Nella mia vita non ho fatto altro che cercare di migliorare. Ho sempre fallito. Ogni volta che cerco di farmi amare da qualcuno, fallisco.

Volevo diventare mamma. Pensavo che solo così avrei trovato la felicità, la pace. Ma anche questo mi è proibito, nonostante tutti i miei sforzi. Ho un marito sterile. Tre PMA, tre fallimenti. A ventisette anni.

Come posso adottare un bambino? E se il fallimento si ripetesse?
Se il bambino si affezionasse di più a Marito che a me?
Se Marito fosse costretto a dirgli: “Prendi la mano della mamma…” e lui rispondesse di no?

Se partorissi un bambino, non avrei bisogno di “conquistare” il suo affetto. Io sarei la sua mamma. Punto. Non ci penserebbe neppure un istante prima di prendermi la mano. Sarebbe una cosa… Naturale.

Con un bambino adottato si ripeterebbe l’orribile situazione vissuta oggi. Dover conquistare, elemosinare il suo affetto. E se non ci riuscissi? Non sono riuscita neppure a conquistare l’affetto dei miei stessi genitori…!

Non è che io pensi a queste difficoltà per la prima volta, eh. Ho ben chiaro nella mia mente cosa significhi adottare.

Ma, forse, solo oggi mi sono resa conto che io potrei non farcela.

Nessuno mi vuole bene. Perché il nostro bimbo dovrebbe amarmi?

Scusate, forse non so neppure bene cosa sto scrivendo. Dopo due Heineken da 66 e una decina di sigarette mi si è offuscata la vista e la mente.

Non ho ripensamenti sull’adozione. E non voglio realmente divorziare da Marito…!

E’ che sono tanto stanca. Odio la mia vita, sempre così difficile.
E odio me stessa. Per le mie aspettative troppo alte, per l’invidia che provo verso il mio stesso marito.

Vorrei essere diversa. Vorrei avere una famiglia che mi ama, un marito fertile, tanti amici.

Ma non è così. E devo imparare a convivere con il mio destino.

La mia paura più grande è riuscire a non farcela, non perché non lo meriti o perché non mi impegni abbastanza, ma semplicemente perché non sono una persona che può essere amata da qualcuno.

Sono… Inamabile.

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13 thoughts on “Inamabile

  1. Ciao, è la prima volta che ti scrivo e vorrei dirti solo una cosa.
    Capisco le tue paure ed i tuoi dubbi, sto x affrontare un’ovodonazione come ultima chance e sono piena di paure anche io.
    Solo su una cosa non ti capisco. ..nessuno ti ama? Tuo marito sta affrontando tutto accanto a te ed anche x lui non deve essere facile…sapendo oltretutto di essere sterile.
    E tu lo consideri nessuno?
    Ti ama e te lo dimostra perciò non sottovalutare mai la sua vicinanza, potresti accorgerti tardi del tuo sbaglio.
    Tu hai qualcuno che ti ama tanto eppure sembra quasi che x te non conti niente. ..sono sicura che è solo il momento di crisi che ti fa dire certe cose, ma quando starai meglio lasciati amare perché forse è questa la cosa più difficile.
    Ti abbraccio forte!

  2. Ciao. Anche io non ti ho mai scritto prima. Ma qualcosa di questo post mi ha colpito, perche’ in parte condividio la tua paura di non essere amata, di essere sbagliata in qualche modo. Quello che volevo dirti e’ che non devi assolutamente pensare che un figlio nato dal tuo ventre sarebbe diverso. Le paure che hai ora le avresti lo stesso, perche’ l’amore non si comanda e non esiste quella relazione unica tra madre e figlio che molti dicono. L’amore di un figlio, anche “naturale”, si conquista giorno dopo giorno. E se anche lui corre a prendere la mano del papa’ per giocare perche’ e’ piu’ infantile della mamma, poi magari si rifugia dalla mamma a confidare le proprie pene appunto perche’ la mamma e’ meno infantile. Quello che voglio dire e’ che mentre aspetti il tuo bambino, puoi cercare di utilizzare questa bellissima occasione per imparare a essere mamma a tutto tondo, nel bene (quando lui si rivolge a te) e nel male (quando lui preferisce il papa’), perche’ sempre sara’ cosi’. Non cruggiarti per quello che non puoi avere, perche’ con qualsiasi figlio avrai, naturale adottato il affiadmento, sara’ lo stesso: ti amera’ se glielo permetterai. Ovvio che la adozione abbia delle difficolta’ aggiuntive, ma l’amore garantito non esiste mai, neanche nelle famiglie naturali.

  3. Mi trovo totalmente d’accordo con le parole di Simona!
    tuo marito di ama moltissimo,in questi momenti è difficile ricordarsene,lo so, ma è così.scrissi qualche post fa dicendoti che ero alla mia seconda icsi( ho fatto 2 icsi qui in italia,mai arrivate al transfer,e 2 ovodonazioni in Spagna,ho 29 anni)purtroppo fallita anche questa.capisco il tuo dolore e la tua frustrazione,ho detto parole a mio marito impensabili ( sono io a non poter avere figli),gli ho detto di andare con una pu…na se voleva un figlio,tanto sarebbe stato il SUO in ogni caso. nessuno è INAMABILE, nessuno! siamo un po’ stronze ma è per via dello stress e della stanchezza,fisica e mentale,che comporta “non essere come le altre donne”.
    riprendi le redini della tua vita e vai avanti,se ,come dici, i tuoi genitori non ti hanno amato,sarà un motivo per amare di più,per riversare tutto l’amore che ti è mancato e che non hai potuto dare.
    un grosso grosso abbraccio

  4. ciao, ho letto quello che hai scritto e in parte mi ritrovo, mi capita spesso che quando ho più bisogno di affetto mi sia negato.
    Non ho figli ma ho avuto una sorella adottiva e lei si era legata molto a mio padre mentre a mia madre non dava mai nemmeno un bacino, credo che fosse perchè mia madre si controllava talmente tanto da sembrare apatica: cerca di essere più spontanea magari prova a giocarci tu con i bambini la prossima volta no?
    So che sentirsi fuori luogo è bruttissimo ma tu prova a evitarlo dai.
    Ah e quando tuo figlio adottivo arriverà come pensi di reagire nel caso non si dimostri affettuoso o non con te?

    Ti mando un abbraccio fortissimo ❤ ❤ ❤

    1. Mi permetto un breve appunto, dopo aver letto sia le parole di Eva, sia questa risposta.
      “cerca di essere più spontanea ” è un consiglio difficile da seguire.
      la spontaneità…è spontanea. E quindi è un paradosso dire “sii spontaneo”.
      Così come è un paradosso suggerire di “evitare di SENTIRSI fuori luogo”. Si può evitare di fare qualcosa, ma non di sentirsi in un modo.
      Per il resto…mia cara Eva, credo che stiate facendo un’esperienza molto forte. E che ogni incontro con i bambini sarà diverso.
      Tu porta te stessa, anche le tue paure…e muoviti come ti riesce, provando a modificare il tiro man mano vedendo come reagiscono i bambini e come si pongono loro.

  5. So che le tue parole sono uno sfogo. Dentro di te, sai bene quanto tuo marito ti ami. Non c’è niente di sbagliato in te. Capisco ciò che provi nel vedere che i bimbi si legano più facilmente o in modo più immediato a lui, perchè anche nella nostra coppia accade la stessa cosa. Ma sai, ognuno ha il suo carattere e i suoi tempi per stabilire dei legami. Nel nostro caso, ad esempio, mio marito è molto spontaneo e giocoso e i bambini lo adorano. Io sono più riflessiva, mi piace raccontare loro delle storie, delle favole, coccolarli però, essendo piuttosto timida, impiego più tempo a stabilire un legame. Forse anche per voi è così ma non c’è niente di male. Inoltre, a quanto ho letto, generalmente i bimbi adottivi o che provengono da famiglie “difficili”, tendono a legare più facilmente con le figure maschili, perchè colpevolizzano la madre naturale (e quindi, di riflesso, le donne) del loro abbandono o della situazione in cui si trovano, per cui, è naturale che ci voglia del tempo per conquistare la loro fiducia. Sono convinta che la strada che state percorrendo, sebbene sicuramente sia difficile, vi porterà tanta gioia. Non dubitare di essere una persona in grado di dare tanto amore e di essere amata. Ti abbraccio.

  6. Immagino quanto sia stato difficile affrontare questa prova. Però siete stati coraggiosi, perchè avete voluto sfidare voi stessi in un’impresa che assomigliasse un pò all’adozione che è il vostro biettivo. Non è semplice il percorso che state affrontando ed è del tutto legittimo che tu ti senta a volte stanca, sfiduciata, delusa, impaurita, inadeguata..sarebbe strano il contrario!!! Io sono sicura che saprai affrontare anche questo, che il prossimo incontro con i bambini andrà meglio e quello dopo meglio ancora, sono sicura che imparerai tanto da questa esperienza soprattutto ad amarti tu per prima e ad avere fiducia nelle tue possibilità e qualità. E quando arriverà il vostro bambino ti sarai arricchita di tutto questo e sarai una mamma ancora migliore!!!!!

  7. @diarista: quando ho detto ”cerca di essere spontanea” intendevo dire che certe volte specialmente quando si è ricchi di aspettative si è talmente tesi da avere comportamenti macchinosi e di conseguenza non spontanei, quindi ci si sente fuori luogo.

  8. Non sei inamabile, sei solo ferita. Non ho letto gli altri commenti per non esserne infulenzata. Eri tesa, e i bambini sono istintivi e sicuramente hanno avvertito la tua tensione. Eri troppo carica di aspettativa, pian piano tutto rientrerà nella normalità e sicuramente sarai in grado di conquistare la fiducia e l’affetto dei bambini. E poi è normale essere un po’ in imbarazzo con dei bimbi, di quell’età poi! Troppo grandi per trattarli da bambini, troppo piccoli per far discorsi da grandi. A me a volte basta una settimana di mancate visite per sentire un distacco doloroso con il figlio di mio marito.
    Non essere severa con te.
    Quando il vostro bimbo adottivo arriverà amerà entrambi, di questo puoi stare tranquilla.
    ti abbraccio forte!

  9. A volte i bimbetti in affido o adottati sono più attratti dalla figura maschile perchè in istituto non c’è quasi mai una figura di riferimento di quel sesso. Inoltre devi considerare che sono due maschietti quelli con cui hai avuto a che fare e che i maschietti, soprattutto i piccolini, stando formando la sessualità pichica sono più attratti da un modello di riferimento maschile.
    Magari se aveste avuto a che fare con una bimbetta, lei avrebbe sicuramente scelto te!! Io sono sicura tu sia una ragazza amabile, perchè io ti seguo assiduamente e ti adoro! Adora la tua sincerità, la tua spontaneità, la tua intelligenza…e quindi qualcosa di amabile in te l’avrò pur scorto! Io credo che sarai una mamma eccezionale!

    Madness (vale con i profilo sbagliato)

  10. Carissima Eva mi sento di dirti una cosa sul volontariato. È difficile! La maggior parte delle persone si avvicina al volontariato per soddisfare le proprie mancanze. Purtroppo è così. Io lavoro in una casa famiglia che accoglie mamme e bambini e ti posso assicurare che ho visto tantissime persone arrivare qui solo perché avevano bisogno di colmare dei vuoti: anziani senza nipoti, donne e uomini senza figli. Con questo non voglio dire che il volontario non serve, anzi proprio il contrario, ho scritto anche un post su questo (http://ioecesare.blogspot.it/2013/01/volontariato.html?m=1). Mi sento di parlartene perché so quanto possano ferire situazioni come quella che hai vissuto. Io stessa ne sono stata vittima. Quando ho svolto il tirocinio nella struttura dove lavoro (5 anni fa) c’erano due bambini di 22 mesi e di 6 mesi abbandonati dalla mamma. Il tribunale decise di lasciarli nella nostra struttura per evitare un trauma ulteriore. Ti lascio immaginare come ci siamo presi cura di questi bimbi. Per me erano diventati dei figli. Sono rimasti con noi quasi due anni e in questo periodo più volte io e mio marito li abbiamo portati in giro, a natale sono stati con noi. Non puoi sapere quanto dolore quando sono stati adottati. E in quel periodo ancora non sapevamo delle nostre difficoltà di concepimento.
    Il volontariato è qualcosa di meraviglioso ma va affrontato diversamente, senza aspettative. E non devi prendertela se ti sembra di non essere considerata. I bambini che si trovano in comunità hanno una loro storia e noi non possiamo sapere cosa hanno vissuto. Molto spesso sono bambini senza padre ed è naturale che siano più attratti dalla figura maschile. Spero di non averti infastidita con queste mie parole…
    Ti abbraccio
    Alessia

  11. avere un figlio di pancia non vuol dire necessariamente che quel bambino ti amerà incodizionatamente. Non è naturale: se non sei disposta all’accoglienza non conta se quel bambino l’hai portato in pancia o meno e se pensi questo potrebbe essere un problema con un figlio potrebbe esserlo sia che sia adottato o no. Parlarne con uno specialista potrebbe essere una buona idea. Senza immergersi in territori estremi come “We need to talk about Kevin” non sono rari i casi di disturbi dell’affettività, autismo, depressione post-partum, madri di pancia che falliscono nell’attaccamento e bambini che resistono, sociopatia, etc. etc. La relazione madre-bambino non è una panacea universale: tutto ciò che sei e tutti i traumi che ti porti dietro saranno amplificati in quel rapporto, sia che sia un parto o un giudice a riunirvi.

  12. Scusa se risulterò forse un po’ dura. Ma come puoi essere così egocentrica da pensare che sia “colpa” tua o del tuo carattere quando: a. quei bambini ancora non ti conoscono; b. hanno una vita difficile. Essendo maschi, avendo l’età che hanno ed essendo bambini che di fatto sono stati in qualche modo abbandonati è del tutto normale che Matteo abbia preso spontaneamente la mano di tuo marito e non la tua. Semplicemente perché lui è un uomo, una figura maschile. Non c’entra il carattere tuo o di tuo marito. E’ notorio (te lo dico da pedagogista) che molto molto spesso, in casi di adozione, i bambini tendono a creare più facilmente (all’inizio) una relazione positiva col padre anziché con la madre. Questo perché la donna rappresenta la figura materna e un bambino abbandonato tende (in genere, poi ognuno è una persona a sé) a prendersela più con la madre che col padre. Inoltre, nel caso di bambini maschi, attorno a quell’età vedono subito il padre adottivo (o comunque la figura maschile, come in questo caso tuo marito) come un esempio. Una coppia amica per es. ha adottato un bambino russo di sette anni; questo bambino, appena arrivato, si è subito attaccato al padre adottivo, praticamente appena lo ha visto. Dopo due giorni che stava con i nuovi genitori aveva già addirittura assunto la postura e il modo di camminare del padre. La madre la rifiutava. Stessa dinamica è accaduta ai miei zii (in questo caso non adottivi ma affidatari)… anche lì, bambino maschio, dal primo giorno che è entrato in casa loro si è letteralmente avvinghiato a mio zio (ma del tipo che proprio gli stava attaccato alla gamba e se non lo vedeva per due minuti soffriva) mentre per legarsi a mia zia c’è voluto molto tempo e fatica da parte di lei. E’ una dinamica del tutto istintiva e normale… non c’entri tu. Occorre molto tempo affinché un bambino abbandonato riesca a fidarsi di un’altra mamma, proprio perché nel suo cuore desidera tanto una mamma e ha altrettanta paura di restare ferito e di nuovo abbandonato; ma con calma, con tenacia, il legame si crea e quel bambino avrà il dono più grande: una mamma; e quella mamma avrà finalmente il dono più grande: un figlio. Ma non si può pretendere che questo avvenga al primo impatto, neanche nel caso tuo di volontaria. Tuo marito è un altro caso… lui quel pomeriggio avrà provato una grande gioia… poi vista la tua reazione si sarà sentito in colpa… Devi capire che non c’entri tu. 🙂

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