La mia storia

Scusi, infermiere, ma la sua vita sessuale non mi interessa (soprattutto quando ho le tette di fuori)

Nell’ultimo mese e mezzo io e Marito ci siamo sottoposti a tutti gli esami che ci permetteranno di accedere (forse) alla fecondazione assistita (per generare un mostro a due teste, un cane, o quello che sarà).
Dato che le analisi sono tante, e alcune anche costose, abbiamo deciso di farle tutte attraverso il S.S.N. Fortunatamente per questo tipo di analisi non ci sono lunghe liste d’attesa. In due settimane ho fatto tre prelievi del sangue, un tampone vaginale, un pap test e un elettrocardiogramma. Mi manca solamente l’ecografia mammaria, e poi ho finito. Marito deve ancora fare un terzo spermiogramma, poi dovremo pazientemente attendere di raccogliere tutti i risultati (per quelli delle analisi genetiche dovremo aspettare fino a metà aprile!). Il passo successivo sarà quello di andare da un buon andrologo e, a seconda di quello che dirà, Marito proverà una cura per i suoi spermini oppure torneremo al centro per la fecondazione assistita (sperando che la gentil dottoressa sia un po’ più gentile questa volta).

Incredibilmente, l’esame più difficile da sopportare per me è stato l’elettrocardiogramma, che sulla carta sembrava quello più banale. L’infermiere che mi ha effettuato l’elettrocardiogramma era un uomo sulla cinquantina, un napoletano alquanto (troppo) loquace. Mi ha detto di togliermi la maglia e il reggiseno e mi ha fatto stendere sul lettino. Io non provo alcun imbarazzo a spogliarmi davanti ad un medico o ad un infermiere, dato che li considero professionisti che ogni giorno vedono decine di persone nude. Mi ha sistemato gli elettrodi (si chiamano così?) sul petto. Uno, che aveva posizionato vicino al seno, si è subito staccato.

“Eh, non ha attaccato bene,” ha detto l’infermiere, sistemandolo nuovamente. “Dev’essere perché sei magra.”
“Veramente,” ho replicato, ridendo, “non sono poi tanto magra.”
Di certo non sono grassa, ma è vero che negli ultimi mesi ho messo su un paio di chili di troppo.
“Eh, ma la donna deve avere un po’ di carne, altrimenti cosa tocca l’uomo?” ha detto l’infermiere, mimando con le mani il gesto di palpare una donna.
Io non sapevo cosa dire, così ho riso di nuovo.
“Avevo una fidanzata, una volta,” ha proseguito lui, con sguardo sognante, e parlando con molto pathos, “che era secca, secca, non c’era niente da toccare! Io avevo sempre voglia di fare l’amore, ma lei non mi faceva eccitare… Quando la vedevo nuda, mi sembrava un uomo! Sì, la donna deve avere un po’ di carne da toccare!”
Ha continuato a parlarmi delle sue preferenze in fatto di donne per diversi minuti. Io continuavo a ridacchiare, imbarazzata, e visto che non mi aveva detto che dovevo stare ferma, ha dovuto rifarmi l’elettrocardiogramma per ben tre volte, allungando così il tempo di quell’esame decisamente imbarazzante.
Ero allucinata. Non vedevo l’ora di andarmene da lì. In realtà non sentivo se sentirmi più imbarazzata o divertita. Visto che mi sembrava che l’infermiere ogni tanto mi guardasse le tette, forse ero più imbarazzata.
Quando finalmente mi ha fatto rivestire, ecco che arriva la ciliegina sulla torta.
“Ma da quanto sei sposata?” mi ha chiesto.
“Da qualche mese.”
“Non avere fretta di avere figli, eh! Goditi il tuo matrimonio, prima.”
Inutile dire che l’ho fulminato con lo sguardo. Posso sopportare i racconti della vita sessuale di chiunque, ma queste frasi… No.
“Forse non ha guardato bene la prescrizione del medico,” ho ribattuto, un po’ acidamente. “C’è scritto esame per preliminari fecondazione assistita. Vede, io e mio marito abbiamo qualche problemino ad avere figli…”
“Ah. Beh, vabbuò…” (alla Schettino).
L’ho salutato gentilmente e me ne sono andata, ancora allucinata per quell’assurda esperienza, ma in parte soddisfatta per aver restituito all’infermiere un po’ dell’imbarazzo che mi aveva fatto provare.

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5 thoughts on “Scusi, infermiere, ma la sua vita sessuale non mi interessa (soprattutto quando ho le tette di fuori)

  1. Questo succede quando si vuole forzare la natura.
    Mi spiace, ma non condivido questo accanimento terapeutico, bombardamenti ormonali e chi più ne ha più ne metta.
    Per poi sentirvi dire, dopo 10 anni di inutili tentativi di fivet: va beh… allora proviamo ad adottare.
    Come fosse un ripiego.

    1. Probabilmente parli in questo modo perché, fortunatamente, non ti sei mai sentita dire che il tuo corpo (o quello di tuo marito) ha dei problemi e che quindi non puoi realizzare il più grande desiderio della tua vita.
      Certo, se non riuscissimo ad avere un figlio con la PMA, la strada che prenderemmo sarebbe quella dell’adozione. Ma non sarebbe certamente un ripiego! Che brutta parola… Sono tanti i motivi per cui le coppie come noi, quando scoprono di avere un problema, non decidono di adottare immediatamente, ma cercano prima di farsi aiutare dalla medicina… (Uno dei principali motivi è tutta l’infinita burocrazia dell’adozione, nonché le lunghe attese e le idoneità negate per futili motivi, mi sono già informata…)
      Forzare la natura? Allora anche prendere gli antibiotici quando si ha l’influenza, o fare la chemioterapia quando si ha un cancro è forzare la natura, se ci pensi bene… Se ragionassimo in questo modo quante persone, che invece possono essere salvate dalla scienza, morirebbero ogni giorno?

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