Pubblicato in: La mia storia

Sogni infranti

Come previsto, sabato io e Marito siamo tornati al centro PMA per discutere il prossimo tentativo di ICSI. Praticamente sono stata io a dettare alla dottoressa dosi e giorni delle iniezioni, tanto sono diventata esperta! Per fortuna non ci ha fatto pagare per la consulenza (e meno male, con tutti i soldi che le dovremo dare alla fine!), e Marito mi ha detto che avremmo dovuto chiederle noi dei soldi, dato che ho fatto tutto io…¬† ūüėČ

Visto che le Malefiche mi sono arrivate, sgradite come sempre, il sei settembre, dovr√≤ iniziare la terapia ormonale il ventisei, ovvero il ventunesimo giorno del ciclo. Come l’altra volta far√≤ la soppressione con un’unica iniezione di Enantone, poi dovr√≤ attendere la nuova visita delle Malefiche e il terzo giorno del ciclo successivo inizier√≤ la stimolazione con il Gonal. Questa volta assumer√≤ dosi maggiori per tentare di produrre qualche ovocita in pi√Ļ, dato che l’altra volta non √® andata molto bene (sei follicoli di cui tre vuoti).

Ho parlato alla dottoressa della prostatite di Marito. Ero convinta che l’avrebbe considerata come una buona notizia, invece mi ha detto che, anche dopo la cura antibiotica, sar√† impossibile per noi provare ad ottenere una gravidanza naturale. Magari gli spermini miglioreranno come motilit√†, ma come numero e morfologia assolutamente no. La notizia non mi ha gettato nel panico pi√Ļ di tanto. E’ vero, ci speravo, come vi ho detto nell’ultimo post, ma in fondo al cuore sapevo che era solo una remota possibilit√†… E quindi, le strade tornano ad essere due, proprio come pensavo fino a pochi giorni fa. Adozione o PMA. E, ripeto, non mi importa quale cammino ci porter√† al traguardo. Basta arrivarci, a ‘sto benedetto traguardo!

Tutta la mia vita ormai ruota intorno a questo. Ad un figlio. La mia vita è in stand by. E io voglio che sia così. Non voglio prendermi una pausa di riflessione, come molte altre coppie fanno. Forse mi farebbe bene, ma non voglio. Non voglio prendermi del tempo per me, non voglio che io e Marito sperperiamo soldi in viaggi e ristoranti per cercare di distrarci da qualcosa che, anche impegnandomi con tutte le mie forze, anche godendomi la vita come mai prima, non potrei mai dimenticare: io voglio un figlio. Di tutto il resto non mi importa. La mia vita riprenderà quando lui sarà qui con me. E sarà una bella vita. Sarà la vita che ho sempre voluto.

“Sogni infranti” √® il titolo di questo post. Ma non mi riferisco al fatto di aver capito (di nuovo) che diventare mamma normalmente (brutta parola…)¬†√® impossibile per noi.

Quello che state per leggere l’ho scritto qualche giorno fa. L’ho scritto di getto, rabbiosamente, mentre piangevo. Ho esitato prima di pubblicarlo sul blog. Un po’ mi vergognavo. Sono pensieri molto intimi. E temevo anche che qualcuno mi potesse accusare di vittimismo, di voler essere compatita… Non √® cos√¨. E se alla fine ho deciso di pubblicare le righe che state per leggere √® perch√© non voglio pi√Ļ avere paura. E perch√© voglio liberarmi, e non ho molte persone nel mondo “reale” con cui farlo. E anche per farvi capire che non dovete dare nulla, ma proprio nulla, per scontato. Soprattutto l’amore. E poi, in fondo, tra i lettori di questo blog solo un paio sanno veramente chi sia Eva. Per gli altri sono solo un’anonima blogger come tante altre. Quindi, chi se ne frega se mi giudicherete male.

Famiglia. Cosa significa questa parola per voi? Per me la famiglia¬†√® il¬†morbido e caldo materasso che ti accoglie e ti impedisce di ferirti ogni volta che la vita cerca di farti cadere a terra. Gli amori e gli amici se ne vanno, ma la famiglia resta. La famiglia c’√® sempre. La famiglia √® una certezza. Questa √® la famiglia che io e Marito vogliamo essere per il nostro bambino. Questa √® la famiglia che ho sempre sognato, e che non ho mai avuto. Sono caduta molte volte. E raramente ho trovato qualcuno ad accogliermi tra le sue braccia per sorreggermi. Sono sempre finita con il culo per terra. Quel morbido materasso che la maggior parte delle persone che conosco da per scontato io non l’ho mai avuto. Non ho mai vissuto, non ho mai sofferto con la certezza di avere qualcuno pronto a tendermi la mano. Anzi. Tante, troppe volte sono stata io a tendere la mano, a dare un aiuto a quelle persone che mi avrebbero dovuto crescere con amore, e che invece hanno lasciato che crescessi priva di qualsiasi fiducia negli altri e in me stessa.

Mia madre non sta bene. Da tanto, troppo tempo. Ma la sua malattia non √® visibile, non pu√≤ essere diagnosticata tramite un’ecografia o una tac, non provoca dolori fisici, non presenta tracce sul corpo. Tutti hanno sempre fatto finta che non ci fosse alcun problema. Tutti dicono che mia madre √® semplicemente un tipo “particolare”. Nessuno osa dire la verit√†. La malattia di mia madre ha condizionato tutta la mia vita. Le sue crisi isteriche mi hanno fatto crescere nella paura, la sua morbosa gelosia verso di me e mio padre mi hanno impedito di frequentare la famiglia, la sua incapacit√† di provare affetto per qualcuno all’infuori di se stessa mi ha fatto sempre sentire sola. Mio padre, succube della moglie, ha sempre piegato la testa e chiuso gli occhi davanti ai problemi di mia madre. Ha cercato di vivere la sua vita senza lasciarsi condizionare dalle stranezze della moglie. E se l’√® sempre presa con me per qualsiasi cosa. Ogni cosa era, ed √®, colpa mia. Non di mia madre, non della sua malattia che non riese ad ammettere. NO. Mia.

Da quando avevo tredici anni o gi√Ļ di l√¨ io e i miei genitori abbiamo smesso di mangiare a tavola insieme. Alla sera ognuno mangiava ad orari diversi. Io a volte mi preparavo qualcosa che poi mi mangiavo nella mia camera, da sola. Ho passato l’adolescenza chiusa nella mia camera. La maggior parte delle volte, in realt√†, saltavo la cena. Nessuno si curava di questo. Pensavano che volessi dimagrire. Pensavano che me ne stessi sempre chiusa in camera perch√© ero un’adolescente tormentata. Con il digiuno, il silenzio e la solitudine io volevo farmi sentire. Ma loro non hanno mai sentito niente.

Quando sono andata a vivere da sola credevo che finalmente mi sarei liberata dell’influenza negativa dei miei genitori sulla mia vita. Mi sbagliavo. Nonostante tutto, loro sono sempre la mia mamma e il mio pap√†, e ho mantenuto i rapporti con loro. E anche se non viviamo pi√Ļ insieme in questi anni sono sempre riusciti a trascinarmi nel loro vortice di rabbia e pazzia, mentre io, anche impegnandomi con tutta me stessa, non sono stata in grado di trasformarli nei genitori che avrei voluto.

I miei genitori non sono voluti venire al mio matrimonio. Credevo che dopo un affronto¬†del genere non sarei pi√Ļ riuscita a parlare con loro, e invece ho continuato a frequentarli, anche se raramente. Perch√© sono sempre la mia mamma e il mio pap√†. E non posso averne altri. Ma ora ho deciso che posso fare a meno di loro. Devo fare a meno di loro, se voglio sopravvivere.

Un paio di giorni fa sono andata a trovare mia madre. Non ci vedevamo da mesi. Ultimamente ci siamo sentite soltanto qualche volta per telefono. Ogni volta la conversazione √® finita tra urla e insulti. Mia madre non sopporta il fatto che io frequenti i miei nonni paterni e mia zia, che lei odia, non ho ancora capito per quale motivo.¬†In realt√† non √® gelosa di me. Non le importa niente di sua figlia. Ma detesta il fatto che altri membri della famiglia ricevano pi√Ļ attenzioni di lei. Forse dovrebbe chiedersi perch√© le cose vanno cos√¨…

In tutti i modi, come dicevo, sono andata a trovarla. Le prime due cose mi ha detto sono state “Hai visto come sono magra?” e “Lo sai che Francesca, la tua compagna di scuola materna, ha un figlio di due anni?”

Bell’inizio.

Poi mi ha parlato dei litigi con mio padre, del fatto che si √® vendicato di lui perch√© non gliel’ha data per sei mesi.

Lei: “Ah ah! Non gliel’ho data per sei mesi!”
Io: “Non sono termini appropriati per parlare con tua figlia.”
Lei: “Eh, va beh, allora dir√≤ che non abbiamo fatto l’amore per sei mesi… Tanto √® uguale a dire che non abbiamo scopato!”
Io: “Puoi usare qualsiasi termine, ma la cosa non mi interessa. Non credo che dovresti parlare di questo con tua figlia.”

I discorsi di mia madre non seguono un filo logico. Dopo pochi istanti ha cominciato ad urlarmi per essere andata un pomeriggio sul fiume con Marito,  mio padre, mia nonna e mia zia.
“Hai fatto vedere a tuo marito tua zia in bikini, ma non gli hai fatto vedere le mie foto su facebook!”
Ho fatto vedere a mio marito mia zia in bikini?? Mia zia era sul fiume a nuotare e prendere il sole come tutte le altre persone presenti, era ovvio che fosse in costume! Cosa gliene può fregare a mio marito di guardarla?
“Le tue foto su facebook sono imbarazzanti. Sembri una pornostar. Marito le ha viste. E anche due nostri amici le hanno accidentalmente viste. Si sono vergognati per me.”
Lei ha riso. “Non √® vero! Sicuramente hanno detto che sono una bella donna! Perch√© √® cos√¨!”
“Si sono vergognati per me,” ho ripetuto. “Quelle foto sono penose.”
“E invece di certo hanno detto che sono una bella donna!”
Oooook.

A novembre i miei genitori andranno alle Mauritius. Mia madre mi ha chiesto se durante la loro assenza posso andare a casa loro a pulire e accudire i gatti, come ho fatto quest’estate. Le ho detto che tra poco dovr√≤ essere operata, e non so se potr√≤ farlo. Non so perch√© l’ho detto. I miei genitori non sanno nulla dei problemi miei e di Marito. Non sanno della fecondazione assistita. Non conoscono l’inferno che stiamo vivendo. Credono che i loro problemi siano i pi√Ļ gravi del mondo. I litigi da adolescenti, i profili su facebook, le ripicche infantili… Pensavo che non avrebbero mai potuto capire quello che io e Marito stiamo passando, pensavo che non sarebbero stati di alcun aiuto. Eppure in fondo al cuore ho sempre desiderato confessare loro tutto quanto. Continuavo a dirmi che forse questa volta sarebbero riusciti a capire, che davanti ad una realt√† tanto cruda e dolorosa sarebbero stati, per la prima volta, il materasso caldo e morbido che non mi hai mai sostenuto…

Quando le ho detto che dovr√≤ subire un’operazione, mia madre ha voluto sapere a tutti i costi di cosa si trattasse. Io ho esitato. La sua agitazione mi metteva ansia. Poi, urlando, mi ha chiesto se i miei nonni e mio padre sapessero gi√† tutto. Non avrebbe potuto sopportare un simile affronto.
“Se l’hanno saputo prima di me ti ammazzo!”
Io le ho risposto di no, che nessuno sapeva niente, ma lei non mi ha creduto e ha alzato la cornetta per chiamare mio padre e chiederglielo. Io l’ho fermata, a fatica, l’ho pregata di non farlo, dicendole che si tratta di una questione molto delicata.

Ha continuato a chiedermi spiegazioni, a chiedermi che cos’ho. Ad un certo punto mi sono lasciata andare e ho detto tutto.
“Abbiamo scoperto di non poter avere figli. E quindi abbiamo fatto la fecondazione assistita,” ho detto, laconicamente, senza lasciar trasparire alcuna emozione, come faccio sempre quando racconto a qualcuno del nostro dramma. Solo chi mi conosce realmente capisce quello che si cela dietro alla mia voce ferma e ai miei occhi impassibili. E mia madre non mi conosce realmente.
“Ah. Ho letto qualcosa, ma non so bene come funziona. Cos’hai dovuto fare?”
Ha parlato con tono neutrale, anzi, quasi allegro, come se non stessimo parlando della prova pi√Ļ grande che ho dovuto affrontare nella vita, come se mi stesse chiedendo, che ne so, da che estetista vado a farmi fare la ceretta…
Avevo appena cominciato a spiegare in cosa consiste la PMA, quando mia madre mi ha interrotto di nuovo per chiedermi ancora se fossi sicura di non aver detto niente a mia nonna. “Devi stare attenta, non dire niente a quella donna, √® una vipera, una stronza!”
Ha continuato ad insultare mia nonna per diversi minuti. Mi guardava, ma i suoi occhi vuoti non mi vedevano realmente. Il suo sguardo è sempre stato spaesato, allucinato, perso. Lei non è mai realmente presente. Vive in un altro mondo. Un mondo che solo lei capisce. Io sono in un altro universo. Un universo dove lei non vuole entrare, dove non le interessa entrare.
A quel punto sono scoppiata. “Mamma, ma mi stai ascoltando? Capisci quello che ti sto dicendo?”

Le ho fatto notare che, ogni volta che le parlo di qualcosa di importante, lei non si cura di me, non mi ascolta, non le interessa ascoltarmi, ma coglie il pretesto (o se lo inventa) per cominciare a parlare di mia nonna e a insultarla, proprio come una pazza. Proprio com’√® accaduto quella volta che, mettendo da parte tutto il mio orgoglio, le ho mostrato (senza che mi fosse neppure chiesto, eh) l’album del matrimonio, dopo che n√© lei n√© mio padre erano venuti alla cerimonia. Anche in quell’occasione non ha prestato alcuna attenzione a me, sua figlia. Ricordo benissimo la foga con cui sfogliava le pagine. Non ha guardato una sola foto che ritraeva me o mio marito. Si soffermava soltanto su quelle dove compariva mia nonna, per criticarla, e insultarla, e sputare veleno. Se qualcuno le chiedesse com’era l’abito di sua figlia o il colore dei fiori in Comune, lei non saprebbe rispondere, ma ricorderebbe perfettamente cosa indossava mia nonna o il modo in cui era seduta.

“Hai ragione,” ha detto, “ma tua nonna √® veramente una puttana! Ed √® invidiosa di me perch√© sono una bella donna! Non sono belle le mie foto su facebook?”
“Sono imbarazzanti.”
“Ah, allora dillo che sei arrabbiata con me per quelle foto! Ma non √® colpa mia se sono una bella donna…”

A questo punto me ne sono andata, urlando, arrabbiata con lei ma soprattutto con me stessa per aver ingenuamente creduto che per una volta mia madre fosse in grado di ascoltarmi. Mentre me ne andavo lei continuava ad inveire contro mia nonna. Non mi ha fermata, non mi ha domandato perdono.

Da quel giorno mia mamma si è fatta sentire soltanto tramite alcuni sms. Ma non mi ha chiesto scusa, non mi ha chiesto se potevamo riprendere il discorso, non mi ha chiesto come sto. Mi ha solamente scritto che è stanca di essere esclusa da tutto e di non esistere per nessuno.

Quando ho raccontato l’accaduto alla psicologa, mi ha consigliato, per il mio bene, di stare lontano da mia madre e di non arrabbiarmi cos√¨ tanto, ma di considerare che √® una donna malata che vive in un suo mondo immaginario. Non √® in grado di comprendere la realt√†, n√© di capire che il suo comportamento non √® normale.

Mamma. Sono tua figlia. Te ne rendi conto? Non posso avere figli. E un figlio √® tutto quello che desidero dalla vita. Lo sapevi, questo? No. Non lo sai. Non me l’hai mai chiesto. Non ti √® mai interessato scoprirlo. Non te ne frega niente di sapere quello che ho passato. Non mi hai neppure lasciato finire di parlare. Non sai che mi sono dovuta imbottire di ormoni, non sai che ho pianto durante il pick up, non sai che gioia ho provato sentendo quei due puntini luminosi dentro di me, non sai nulla… Cazzo, non sai neppure se sono incinta o meno!
Io ho avuto un aborto, mamma. Non so neppure se chiamarlo cos√¨, visto che la gravidanza √® durata poco pi√Ļ di due giorni. Ma io mi sono sentita tanto felice quando pensavo di poter finalmente essere una mamma, e sono stata malissimo quando quella piccola vita, quella che sarebbe diventata una vita, mi ha lasciato.
Mamma, non mi interessano le tue scopate, i tuoi amanti, le tue foto su facebook, il tuo odio per la nonna. Volevo soltanto che mi ascoltassi. Ma non sei riuscita a farlo. So che non ci riesci perché sei malata, ma avrei voluto tanto, per una volta, una volta sola, avere una mamma.
Quando mio figlio o mia figlia verranno da me, sofferenti, io sarò per loro il caldo materasso che tu non sei mai stata.
Che strano il destino, vero, mamma? Tu che un figlio non lo volevi e non eri neppure in grado di crescerlo sei rimasta incinta senza volerlo, mentre io, che sogno di essere madre da sempre, devo faticare così tanto per realizzare il mio sogno.
Ti ho dato la possibilità per essere una mamma, per una volta. Ma tu non hai voluto approfittarne. Io sarò una madre decisamente migliore di te.
E, chiss√†, forse √® anche grazie a tutto quello che mi hai fatto passare che negli anni ho capito chi voglio e chi non voglio essere. Forse dovrei ringraziarti, perch√© mi hai fatto scoprire cosa significa crescere con una persona incapace d’amarti. E i miei figli non scopriranno mai cosa si prova. I miei figli non diranno mai quello che io sto per dire: “Io non ho pi√Ļ una madre.”

Mi piacerebbe poterle dire tutto questo. Ma lei non capirebbe. Non capisce mai. Ed ora ho capito che non posso obbligarla a capire.

L’altro giorno, non so per quale motivo (forse a causa dello scombussolamento ormonale provocato dalle Malefiche) ho raccontato ai miei colleghi qualche anneddoto sulla mia famiglia. Ho detto loro che non mangiavamo mai insieme, e che ognuno si cucinava quello che voleva all’ora che voleva e mangiava da solo.

I miei colleghi non mi hanno creduto. Hanno riso di me. Mi hanno accusata di esagerare, perché secondo loro è impossibile che esistano famiglie del genere e che dei genitori si possano comportare in questo modo.

Tralasciando l’ignoranza dei miei colleghi (ci sono anche dei genitori che abusano sessualmente dei figli – ma non li leggono i giornali?), i loro commenti mi hanno fatto capire che le persone danno tutto per scontato.

I genitori amano i figli.

No, non è così. Non sempre. A volte li vorrebbero amare, ma non sono in grado di farlo.

I miei colleghi credono anche che avere un figlio sia una cosa normale, un qualcosa che tutti possono ottenere. E neanche questo è vero.

Non bisogna dare nulla per scontato. E i miei figli riceveranno tutto l’amore che ho da dare, tutto l’amore che non ho mai ricevuto, tutto l’amore che ho sempre desiderato.

L’obiettivo della mia vita √® trasformare la rabbia in amore. Finora ci sono sempre riuscita, seppur a fatica. E anche la rabbia per dover lottare tanto per diventare madre alla fine si riveler√† qualcosa di buono. Dopo aver atteso tanto, mio figlio sar√† il bambino pi√Ļ amato del mondo. E gli insegner√≤ a non dare nulla per scontato.

P.S. Un applauso a chi è riuscito ad arrivare alla fine di questo luuuungo post!

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Nuove speranze

Adozione. O PMA. Oppure una vita senza figli. Credevo fossero queste le uniche strade che il destino aveva da offrirci. E invece no. Ora si √® aperto un nuovo cammino davanti a noi, nuove possibilit√†, nuove speranze. Forse questo cammino non ci porter√† a nulla, forse sperare si riveler√† inutile, ma almeno ora esiste un’altra strada. E no, non si tratta di rapire un bambino o comprarlo al mercato nero…

Sabato scorso Marito √® andato a fare una visita da un andrologo/urologo molto rinomato. Ultimamente ha spesso dei dolori laggi√Ļ, e ci sembrava giusto capire se c’era qualcosa che non andava prima di iniziare il prossimo ciclo PMA. Come vi ho gi√† detto, finora non era emersa la causa dei suoi spermini poco piacenti. L’urologo altrettanto famoso che l’ha visitato a febbraio aveva detto che non c’era alcuna causa apparente. A suo parere, non soffriva n√© di varicocele n√© di prostatite. E anche i medici del centro PMA hanno dato per scontato che non ci fosse alcuna causa, ma che fosse semplicemente nato cos√¨. Insomma, che fosse solamente un po’ sfigato.

Sabato, mentre Marito era nello studio medico, io ho aspettato pazientemente nella sala d’attesa. Avevo il cuore in gola. Ero agitatissima. Non so per quale motivo, ma dentro di me sentivo che c’era qualcosa che non andava. Anzi, non √® esatto. Io sentivo che c’era qualcosa. Non ero n√© ottimista n√© pessimista… Sapevo solo che c’era qualcosa.

Quando Marito finalmente √® uscito, mi sono fatta raccontare tutta la visita per filo e per segno. Dopo i soliti commenti e lamenti sulla visita poco piacevole, Marito mi ha detto che il dottore ha individuato subito la causa dei suoi dolori: ha una prostatite. Una prostatite che sta peggiorando sempre di pi√Ļ e di cui probabilmente soffre da parecchio tempo, e che il precedente dottore non ha diagnosticato (ci sarebbe da fargli causa…), forse perch√© √® stato troppo superficiale, e a cui neppure i medici del centro PMA hanno pensato, nonostante i vari spermiogrammi abbiano sempre evidenziato una grossa presenza di batteri, anche dopo le cure antibiotiche (e, a detta dell’andrologo, questi batteri avrebbero dovuto far capire subito ad uno specialista che c’era un’infezione).

Sicuramente la morfologia e la motilità pari a zero degli spermini sono dovute a questo. E dopo la cura di due settimane a cui Marito deve sottoporsi, sicuramente la loro qualità migliorerà. Per quanto riguarda il basso numero di spermini il dottore non si è espresso. Ha detto che è probabile che la quantità aumenti, ma non sa se arriverà a livelli normali.

Sapete cosa significa tutto questo?

Non voglio illudermi troppo, ma… Se davvero √® questa prostatite la causa degli spermini lenti e brutti, e visto che questa causa pu√≤ essere curata, se davvero gli spermini miglioreranno… Se dovessero crescere abbastanza di numero… Noi potremmo avere un figlio in modo naturale. Potrebbe bastare fare un monitoraggio dell’ovulazione e avere rapporti nei giorni giusti per rimanere incinta… Insomma, potremmo concepire un bambino facendo l’amore sul letto, sulla lavatrice, in giardino, insomma, dove cavolo ci pare, ma non in una provetta, non mettendo il nostro destino nelle mani di un biologo… Mi sento cos√¨ strana a dirlo! Ma anche se questa fantasia dovesse rivelarsi troppo lontana dalla realt√†… Anche se gli spermini dovessero rimanere pochi, se la loro qualit√† migliorer√† (e secondo il medico questa √® una certezza) e dovessimo ricorrere nuovamente alla PMA, potremmo produrre (che brutta parola!) embrioni migliori…

Insomma, anche se non dovesse accadere un miracolo, questa è una buona notizia!

L’andrologo ha detto di iniziare comunque a pianificare la prossima ICSI (e certo, mica paga lui, mica si fa imbottire lui di ormoni!). Avevamo gi√† preso appuntamento con il centro PMA per il prossimo sabato. Ovviamente ci andremo e sentiremo cosa ci dir√† la dottoressa. Intanto vorrei che mi preparasse, per ogni evenienza, il nuovo piano terapeutico e che mi facesse le prescrizioni per gli ormoni. Ho fatto i calcoli dei giorni del ciclo, e ho previsto che dovrei iniziare a prendere gli ormoni attorno al 25 settembre. Per quella data Marito avr√† gi√† terminato la cura e avr√† gi√† potuto fare un nuovo spermiogramma, dopo aver aspettato naturalmente qualche giorno dalla fine della terapia, per vedere se la situazione √®, e quanto, migliorata. A quel punto sapremo se dovremo ripetere la PMA, come previsto, o se avremo altre possibilit√†.

Qualunque cosa dovesse accadere, io sono pronta. Ormai sono tre mesi che penso al nuovo tentativo di PMA, sono pronta a ripetere la cura ormonale, a diventare insopportabile, ad andare fuori di testa, a vedere la mia pancia diventare una forma di Emmenthal, a mettere la mia felicità nelle mani di una biologa e a sopportare le due terribili settimane post transfer. Anche se la cura di Marito non dovesse dare risultati miracolosi, non importa. Ho già da tempo archiviato la speranza di poter avere figli in modo naturale.

Per√≤, in fondo al cuore, non posso che sperare che la vita riesca a sorprendermi, nuovamente… E in un modo o nell’altro sono certa che rimarr√≤ sorpresa.

La settimana prossima iniziamo anche il corso per l’adozione. Sono agitata, piena di ansie e di paure. Quante emozioni tutte insieme! Per√≤ sono felice. Sento che sta per succedere qualcosa, in un modo o nell’altro. Non ho la pi√Ļ pallida idea di come diventer√≤ madre, e non mi importa saperlo. Mi importa soltanto riuscirci. Ed ora sono sicura che ce la far√≤. In qualsiasi modo. Mamma di pancia, di provetta o di cuore. Non ha importanza.