Pubblicato in: Fecondazione assistita, Testimonianze

Testimonianze: la storia di Giulia e Stefano

In questi anni in cui ho scritto prima di PMA e poi di maternità mi è capitato di ricevere tante testimonianze di altre donne che hanno dovuto attraversare le mie stesse difficoltà per poter diventare madre…
Qualche sera fa ho ricevuto un’e-mail di Giulia, che ha voluto condividere con me le parole che suo marito Stefano ha usato su FB per parlare del loro percorso di fecondazione assistita…
È raro che un uomo parli liberamente di certi argomenti, per questo condivido molto volentieri con voi le sue parole… E ringrazio Giulia per avermele fatte leggere.


E voi quando lo fate un bambino?
Una domanda innocua. Fatta presumibilmente in buona fede. Che diventa una coltellata al cuore.

Continua a leggere “Testimonianze: la storia di Giulia e Stefano”
Pubblicato in: La mia storia

Wake me up when September ends

Un anno fa, in questi giorni, stavo sistemando gli ultimi dettagli del matrimonio. Ero nervosa e agitata, perché praticamente stavo organizzando tutto da sola. Marito non era particolarmente collaborativo né entusiasta quando iniziavo a parlare di “sacchetti portaconfetti” o del “cuscinetto per le fedi”, non avevo vicino una madre esaltata all’idea di poter partecipare ai preparativi, e neppure amiche disposte ad aiutarmi più di tanto. In realtà l’agitazione di quei giorni mi ha aiutato ad ingannare l’attesa e a non pensare al fatto che i miei genitori non sarebbero stati lì con me, il primo ottobre. E poi, in fondo, ero nervosa ma felice, perché stavo per sposare l’uomo che amo.

Anche oggi, proprio come un anno fa, settembre mi pare un mese infinito. Il tempo non passa più. Non vedo l’ora che sia ottobre per sottopormi alla PMA e scoprire se finalmente riuscirò a diventare mamma o se le mie speranze saranno nuovamente infrante e dovrò, ancora una volta, affrontare un inferno.

Adesso rido della mia agitazione di quei giorni. Ripenso alla me stessa di un anno fa, e sorrido capendo quanto fossi ingenua e tenera. A quel tempo non avrei mai potuto anche solo lontanamente immaginare quello che avrei vissuto soltanto pochi mesi dopo. Io e Marito eravamo partiti con l’idea di fare un matrimonio originale, senza invitati e rinunciando all’abito da sposa, ma alla fine la nostra è stata una cerimonia alquanto tradizionale, anche se celebrata in comune e con solo una trentina di invitati (indovinate chi ha cambiato idea strada facendo…? ;-)) Ed io ero la sposa più sposa che possa esistere. Ma l’agitazione che provavo in quei giorni era dettata dalla felicità. Speravo che tutto andasse bene, di essere bella, che tutti gli invitati stessero bene, che il sindaco facesse un bel discorso… Ma in tutti i modi, anche se qualcosa fosse andato storto, io avrei realizzato il mio sogno, ovvero sposarmi. Nessun inconveniente avrebbe potuto rovinare quel giorno.

Ora, invece… Ora la mia agitazione è dettata dalla paura. Perché mio marito sarebbe diventato mio marito anche se il matrimonio fosse stato un fiasco totale, ma io non potrò diventare mamma se non rimango incinta (oh, il ragionamento non fa una piega, che dite?).

L’anno scorso non vedevo l’ora che settembre finisse per vivere quel giorno magico. Adesso non vedo l’ora che questo mese finisca per sapere quale sarà il mio destino. Che potrebbe essere bellissimo, ma pure terribile. C’è una bella differenza.

Vorrei cadere in un profondo sonno e poter dire… Svegliatemi quando settembre finisce…