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Una settimana infinita

Prima di tutto, grazie a tutte per il vostro sostegno, davvero. Anche se non vi conosco di persona le vostre parole di conforto e solidarietà mi fanno molto piacere.

È da sabato che non riesco a dormire e non ho neppure più appetito (forse è meglio, perché vorrei cercare di perdere quei chiletti che ho messo su ultimamente, prima di gonfiarmi con gli ormoni…).
Sono perennemente in ansia. Mi sento i battiti a mille. In questi giorni cerco di pensare ad altro, di svagarmi, di passare poco tempo a casa… Lunedì sera dopo il lavoro sono andata a trovare mia nonna, ieri pomeriggio ho partecipato ad una manifestazione animalista, stasera sono andata a trovare un mio amico in ospedale… In ufficio c’è un gran casino e non ho neppure dieci minuti liberi per girovagare su internet sui soliti forum che parlano di maternità (e forse è bene così!)… Eppure… Il tempo sembra non passare mai!
Non vedo l’ora che sia sabato per fare la puntura di Enantone. Ho una fifa boia, eppure non vedo l’ora che arrivi quel giorno. Non vedo l’ora di iniziare. Non riesco a pensare ad altro! Proprio io, che ho una paura atroce degli aghi…

Mi sento ottimista e felice, forse anche troppo. Continuo a pensare che, tra un mese e mezzo o giù di lì, potrei essere incinta… Potrei finalmente realizzare il mio sogno, dopo questi mesi orribili in cui tutto sembrava perduto!

Lo so che non devo farmi troppe illusioni, che le cose potrebbero anche andare male, ma… Non riesco a non sorridere. Sono felice, ed era da tanto tempo che non mi sentivo così.

Esattamente un anno fa stavo organizzando il mio matrimonio. Fino a qualche giorno fa desideravo con tutto il cuore poter tornare indietro a quel periodo magico, alle prove dell’abito, alla scelta delle bomboniere, quando ancora non sapevo che gli spermini di Marito fanno schifo (una buona percentuale è priva di testa… O__o). Invece ora non faccio altro che contare i giorni che mancano a sabato. Questa settimana sembra infinita, e non oso pensare alle prossime!

Non vedo l’ora di farmi bucare, di ingrassare, di diventare isterica, di riempirmi di brufoli! Sarò un mostro tipo gli spermini di Marito, ma… Magari sarò incinta!

Oggi ho letto questo articolo sul Corriere della Sera. Un certo John Morris afferma che secondo lui  Jack lo Squartatore in realtà era una donna che, dopo aver scoperto di non poter avere figli, aveva deciso di vendicarsi uccidendo le ragazze e sventrando i loro corpi.

Fino a qualche giorno fa avrei pensato di essere una reincarnazione del famoso serial killer… Ora, invece, quando incontro una donna incinta o una mamma con al seguito il suo bambino, non posso fare a meno di sorridere e pensare tra me e me… Tra poco anch’io farò parte del club!

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Mezzogiorno di fuoco

Oggi è una giornata storica. Sono un vulcano di emozioni. Felicità, paura, commozione, terrore, ansia…
Ma andiamo con ordine, che a me piace creare un po’ di suspense…

Qualche giorno fa io e Marito abbiamo terminato le analisi preliminari per poter accedere alla fecondazione assistita. Purtroppo non ho più l’elenco degli esami, comunque più o meno erano questi: per entrambi analisi del sangue, analisi HIV ed epatite, analisi genetiche, solo per me tamponi vaginali con ricerca clamidia e micoplasmi, ecografia mammaria, elettrocardiogramma, pap test, solo per Marito analisi genetiche e spermiocoltura.

Non ho fatto il calcolo di quanto abbiamo speso, ma se a qualcuno di voi interessa basta che me lo chiediate (ma devo ricordarmi di bere qualcosa di forte prima).

Abbiamo impiegato esattamente due mesi e mezzo per fare tutte queste analisi. Siamo andati tramite il S.S.N. tranne che per la spermiocoltura, i tamponi vaginali, l’ago aspirato al seno (l’ho fatto perché l’ecografia mammaria aveva evidenziato un nodulo sospetto, che si è rivelato innocuo) e lo spermiogramma. In realtà la clinica che ci sta seguendo non ci ha richiesto un ulteriore spermiogramma, Marito ne aveva già fatti due, ma io volevo vedere se la situazione spermini era migliorata.
È proprio vero che a volte bisogna seguire l’istinto, perché in effetti ci sono buone nuove! Gli spermini sono ben un milione, ok, non è esattamente un esercito fecondante, ma il primo spermiogramma ne aveva “trovati” soltanto 500.000 e il secondo 800.000… La motilità è sempre a zero, sigh, (avranno ereditato la pigrizia dal proprietario), ma – udite udite – le forme normali sono cresciute dallo 0% al 39%! Ce la possiamo fare! Non daremo alla luce un mostro!
In realtà mi sembra incredibile che dall’ultimo spermiogramma (effettuato a metà febbraio) a questo (fatto esattamente tre giorni fa) la situazione sia cambiata tanto, visto che Marito non ha seguito alcuna terapia. Ho letto su internet che spesso i risultati possono variare da laboratorio a laboratorio (e in effetti, dietro mio consiglio, Marito ha fatto lo spermiogramma in tre laboratori diversi). In tutti i modi, meglio così!

Comunque la situazione è sì migliorata, ma non è sicuramente “normale” (quando detesto questa parola…). Le analisi, però, non hanno evidenziato quale possa essere la causa di questa carenza di spermini e della loro lentezza. Le analisi genetiche di Marito sono perfette, non ha infezioni tipo clamidia o altro, la situazione ormonale è ok. Boh. Chi ci capisce è bravo.

Anche le mie analisi vanno bene. Ricordate la biopsia che ho fatto tempo fa? Alla fine, fortunatamente, non ho nulla di grave, soltanto un’infezione cronica che mi trascinavo da chissà quanto tempo e che dovrò curare con una terapia locale della durata di un anno (ma questo non interferisce con la PMA).

Naturalmente non appena abbiamo finito le analisi ho preso appuntamento con il centro PMA per mostrare le analisi alla dottoressa. L’appuntamento era oggi a mezzogiorno. Proprio un mezzogiorno di fuoco, come ha esclamato la mia amica incintissima quando gliel’ho detto.

In questi ultimi giorni sono stata perennemente in preda all’ansia. L’appuntamento di oggi poteva cambiare le nostre vite (o almeno darci la speranza di poterle cambiare) oppure allungare questa atroce attesa e trascinarci in un altro vortice di analisi e farmaci… Sapevo benissimo che i casi erano due: o la dotteressa ci avrebbe permesso di iniziare subito l’iter per l’ICSI, oppure, con la scusa che siamo gggiovani, ci avrebbe consigliato di consultare un bravo andrologo e tentare una cura per gli spermini di Marito (cure che la maggior parte delle volte non portano a grandi successi). Naturalmente ero convinta che la seconda ipotesi fosse la più realistica. Sfigati come siamo, perché i nostri tormenti sarebbero dovuti finire così facilmente?

E quando la dottoressa ha guardato le analisi, ha sorriso e ha detto: “Allora, siete pronti a partire?” io e Marito ci siamo guardati, increduli… Non avevamo capito cosa volesse dire, e solo quando ha ripetuto la domanda abbiamo capito… PARTIAMO CON LA FECONDAZIONE ASSISTITA! Abbiamo risposto di sì all’unisono… Mi sono sentita felice come se avessi appena scoperto di essere incinta!

La dottoressa mi ha fatto un’ecografia per controllare le ovaie, poi mi ha illustrato i farmaci che dovrò prendere. Sabato prossimo, 12 maggio (ovvero il ventunesimo giorno del ciclo), dovrò fare una puntura di Enantone da 3,75 mg per sopprimere l’ovulazione (perciò avrò l’umore isterico di una appena andata in menopausa…). Poi dovrò aspettare che mi vengano le mestruazioni, e dal terzo al decimo giorno del ciclo dovrò fare, giornalmente, una puntura di Gonal per stimolare la produzione di follicoli. L’undicesimo giorno dovrò fare un’ecografia per verificare che tutto stia procedendo bene… Poi… Poi non ho ben capito, dovrò prendere un altro ormone, ma la dottoressa ha detto che mi spiegherà quando verrà il momento… In seguito, quando saranno ben maturi, mi preleveranno gli ovociti dai follicoli per poi fecondarli in vitro con gli spermini gentilmente donati da Marito (io mi devo imbottire gli ormoni e far inserire tutti gli aggeggi del mondo , mentre lui deve solo farsi una pippa… Mah…). Una volta formati degli embrioni belli belli, me li trasferiranno nell’utero… E circa quattordici giorni dopo farò il test di gravidanza e… Speriamo che Dio abbia ascoltato le nostre preghiere.
Ovviamente questo processo potrebbe non filare liscio come l’olio come l’ho descritto io, ma confido che il mio corpo resista e che non si metta a fare i capricci proprio ora!

Capisco che la mia spiegazione è alquanto scadente, perciò se volete informazioni più dettagliate vi consiglio di visitare questa pagina.

Da quando siamo tornati a casa sento il cuore battere fortissimo… Sono felice perché finalmente il destino ci ha concesso una possibilità… Ho paura perché non ho mai preso ormoni in vita mia, e da quello che ho letto su internet ci possono essere sgradevoli effetti collaterali… E ho paura anche perché purtroppo nessuno ci può garantire che avremo il nostro bambino… E non so come potremmo fare a trovare altri 3000 euro per fare un secondo tentativo (già trovare i soldini ora sarà dura…).

Marito si è messo a dormire sul divano (tutte queste emozioni l’hanno messo k.o.!) mentre io non riesco a calmarmi, non vedo l’ora che arrivi sabato per farmi fare la prima puntura dal Suocero (l’unico in famiglia che ne è capace!).

Comunque… Sono felice! Forse una felicità effimera, illusoria, ma… Sono felice!

Avrei voglia di fare una festa in stile Party Mamas!

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Una vita senza figli

A volte ci penso.
Per tanto tempo non ho voluto riflettere su questa possibilità, anche dopo aver scoperto che io e Marito avremmo dovuto intraprendere la strada della fecondazione assistita per poter provare ad avere un bambino. Mi sembrava una possibilità remota, così remota che era impossibile da immaginare.

E poi, una sera la mia psicologa mi ha fatto questa domanda: “Come ti sentiresti se la fecondazione assistita non funzionasse? Hai mai pensato all’eventualità di una vita senza figli?”
“No!” ho replicato immediatamente, senza neppure pensare, rabbiosa e anche un po’ indignata.
Ma come, ho pensato, con tutto quello che stiamo facendo, com’è possibile che il nostro sogno non diventi realtà?

Poi, con il passare del tempo, quella terribile domanda ha cominciato a risuonarmi nella mente, ogni giorno, sempre di più. Finché non sono stata costretta a pormela, e a trovare una risposta.
Cosa succederebbe se un giorno scoprissi che non possiamo farcela, che quel bambino che ho sognato per una vita intera non arriverà mai? Se la fecondaziona assistita non funzionasse, e se non venissimo neppure giudicati idonei per adottare un bambino? Come mi sentirei, cosa farei?


Continuo a pormi questa domanda, ogni giorno, da quando la dottoressa mi ha fatto capire che questa eventualità esiste, non è solo un’orribile e impossibile fantasia. La risposta è che… Io non lo so. Sinceramente, non lo so.
Noi abbiamo intenzione di provare finché ne avremo le forze ma… Non so neppure se riuscirò a resistere se il primo tentativo di PMA dovesse fallire, e onestamente non so come potrei sopportare la lunga attesa di un’adozione. E se dopo tutto questo non ce la facessimo… Cosa proverei? Non lo so. Non lo so!

Il pensiero mi fa talmente tanta paura che, anche quando cerco di rifletterci, il mio cuore si mette a battere fortissimo, e il dolore mi annebbia la mente che, razionalmente, tenta di trovare una risposta. Ma una risposta non c’è. Amo mio marito, amo la nostra casa, i nostri cani, il mio lavoro (anche se non sempre), il volontariato… Amo noi due, amo quello che abbiamo. Ma… Mi può bastare? Potrei mai riuscire a farmelo bastare?
Sì, potrei. Ce la potrei fare. Potrei sopravvivere, forse anche sorridere. Ma non sarei mai veramente felice.

È la speranza che tiene in vita gli uomini. E la consapevolezza, la certezza, di non poter essere felice credo che sia la sensazione più terrificante che esista. E io non voglio provarla. Di questo ne sono certa. Se bastasse la determinazione e il desiderio per rimanere incinta, a quest’ora avrei abbastanza bambini per fare una squadra di calcio. Ma, purtroppo, alla Natura (a Dio?) non gliene frega niente dei nostri desideri, dei nostri sogni più sinceri e profondi. Nulla di tutto questo ha un senso.

Una vita senza figli non ha senso, per me.

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Speriamo che sia umano!

Pochi giorni dopo l’esilarante visita dall’urologo, io e Marito siamo andati in un centro privato specializzato in fecondazione assistita per avere una consulenza. Grazie all’ottimismo dimostrato dalla mia ginecologa e dall’urologo, e grazie a tutte le testimonianze positive lette su internet, il mio umore era alle stelle. La mia allegria aveva conagiato anche Marito. Eravamo convinti di essere ad un passo dalla realizzazione del nostro sogno. Ci avrebbero fatto fare milioni di analisi, questo lo sapevamo, e la cosa non ci intimoriva. Saremmo stati sottoposti ad una bella ICSI (perché, indagando su internet, avevevo capito che era questa la tecnica più adatta a noi) e poi sarei rimasta incinta. Ne ero sicura.

Io e Marito abbiamo aspettato nella sala d’attesa per un sacco di tempo. Troppo, dato che per quella consulenza avremmo speso quasi duecento euro. Se spendo così tanto, pretendo almeno una certa puntualità. Finalmente la direttrice del centro ci ha fatto accomodare nel suo studio. Ci siamo presentati e le ho esposto il nostro problema, facendole visionare le nostre analisi (per il momento erano soltanto i due spermiogrammi di Marito e i miei esami dei dosaggi ormonali).
Lei ha guardato i referti, poi ha confermato la mia ipotesi, ovvero che nel nostro caso avremmo dovuto fare una ICSI. Ero contenta di aver indovinato e guardavo la dottoressa con una specie di soddisfazione. Tutte le mie serate spese su internet non erano state vane!
Non vedevo l’ora di conoscere l’iter che avremmo dovuto affrontare. Ero pronta a tutto. A farmi analizzare, anestetizzare, a farmi riempire di ormoni, a farmi sventrare… Avrei affrontato qualsiasi dolore, qualsiasi imbarazzo, pur di realizzare il mio sogno.

“Certo che… Con questi valori, non so se si potrà fare. Cento per cento di forme anomale…” ha detto la dottoressa, guardando con aria di disapprovazione lo spermiogramma di Marito.
Il sangue mi si è gelato nelle vene.
“Mi scusi, dottoressa,” ho detto, una volta che mi sono ripresa dallo shock, “io ho letto che si può ugualmente provare… Che, anche se le analisi dicono che tutti gli spermatozoi sono anomali, con le tecniche odierne potete riuscire a trovarne almeno uno che possa fecondare…”
“No, signora, non è così. Il problema è che non sappiamo cosa potreste generare voi due…”
Io e Marito ci siamo guardati, letteralmente allibiti. Nella mia testa frullavano mille domande che non sono riuscita a trovare la forza di porre. La dottoressa non ha fornito ulteriori spiegazioni. Avrei voluto strozzarla in quello stesso istante.
Ancora adesso mi chiedo cosa intendesse dire. Cosa potremmo generare? Un bambino malato? Un mostro? Un cane? In quest’ultimo caso, potremmo anche essere contenti. Abbiamo già due bimbe pelose, una terza sarebbe ben accetta…
Davanti ai nostri sguardi spaventati e increduli, la dottoressa non ha saputo dire nient’altro che: “Beh, ma tanto siete giovani. Ne avete di tempo. Dovete indagare e capire le ragioni di questi valori così anomali. Suo marito potrebbe provare a fare una cura ormonale, di tre o sei mesi…”
Tre o sei mesi? TRE O SEI MESI? Vedevo il mio bambino allontanarsi sempre di più…
“Ma, dottoressa,” ho replicato, dato che non riesco a stare zitta (quando invece dovrei tacere, e non parlo quando dovrei farlo…), “io ho letto che queste cure solitamente non servono a niente…”
“Sì, non hanno molto successo di solito… Ma, tanto, SIETE GIOVANI!”

Siamo giovani.

Sì, è vero, lo siamo, almeno rispetto all’età media in cui le coppie di oggi decidono di avere figli. E allora? Non abbiamo quindici anni. Non siamo adolescenti capricciosi che desiderano qualcosa fuori dalla loro portata. Siamo un uomo e una donna, un marito e una moglie, che desiderano con tutto il loro cuore avere un bambino. E nessuno, neppure il dottore più famoso del pianeta, può dirci che il nostro desiderio può aspettare.

La dottoressa ci ha poi consegnato un foglio con una lista interminabili di esami a cui ogni coppia che intende sottoporsi alla fecondazione assistita deve fare per legge: svariate analisi del sangue, analisi genetiche, elettrocardiogramma, ecografia mammaria, un tampone vaginale, un altro spermiogramma…
“Fate queste analisi, poi chiedete una consulenza ad un bravo andrologo. Poi, se volete, tornate qui e vediamo come procedere. Va bene? Arrivederci.”
Avevo diecimila domande da fare, ma la testa mi girava e mi sentivo svenire. Non sono riuscita a dire nulla. Quelle parole “cosa potreste generare?” continuavano a risuonare nella mia testa, come una maledizione. Quasi duecento euro spesi per avere le mie speranze infrante. Ero entrata nella clinica piena d’ottimismo, ne sono uscita distrutta.
Anche Marito era giù, ma in macchina mi ha preso la mano e mi ha detto che non dovevo fasciarmi la testa, che avremmo fatto tutte le analisi e che Dio, o Allah, o Vishnu, insomma, che qualcuno, lassù, ci avrebbe aiutato.
Non posso che sperarlo.