Pubblicato in: La mia storia, Riflessioni

Quel momento di felicità

È da due anni che lo immagino.

Al mattino quando spengo la sveglia e, mezza addormentata, mi nascondo sotto le coperte per godere ancora di qualche minuto di pace…
Mentre sono in macchina diretta verso l’ufficio e ascoltando la radio canticchio sottovoce…
Al lavoro, quando la mia mente annoiata vola via, lontano…
Alla sera quando, accucciata sul divano insieme a Marito, guardo la televisione…
Negli istanti un po’ nebulosi prima di addormentarmi, quando riemerge in me tutta la rabbia, la frustrazione e la speranza…
Quando dormo, nei miei sogni…
Lo immagino sempre.
Quel momento di felicità.


Il momento in cui, guardando il test di gravidanza, scoprirò di essere incinta.
Il copione è sempre lo stesso. Quando guardo il test sono da sola, chiusa in bagno. Scoppio a piangere. E in quel pianto è racchiusa tutta la felicità che ho sempre sognato di provare, un giorno. Una felicità talmente intensa che mi sembra quasi di morire… Rido, e piango.
Poi corro da Marito. Sto in silenzio e gli mostro il test, cercando di trattenermi dal ridere… So che lui non capirà. È un uomo, di queste cose non sa niente. Non ha idea di cosa significhino quelle due benedette linee! Non riesce neanche a parlare, mi guarda come per incitarmi a dirgli qualcosa, a dirgli la verità. E poi io rido. Rido senza freni, come non ho mai fatto prima.
E urlo: “Ce l’abbiamo fatta!”
Lui ride, poi piange, poi mi abbraccia, a lungo, per un tempo infinito, le nostre lacrime si mescolano, le nostre risate riempiono l’aria…

Ma i miei sogni non finiscono qui. Non esistono limiti ai sogni, quindi… Perché non sognare in grande?
Vedo io e Marito che sistemiamo la cameretta, che fino ad oggi è servita come studio/magazzino… Una stanza disordinata, incompleta, insensata, una stanza in attesa, proprio come noi, di qualcosa di bello, di qualcosa di migliore. Discutiamo per il colore delle pareti, sistemiamo i mobili, compriamo l’armadietto, la culla, diecimila giocattoli…
Mi vedo con un bel pancione seduta sul divano a divorare tavolette di cioccolato, e Marito che mi guarda adorante anche se sono una balena, perché io sono la Portatrice del Sogno… Del nostro sogno.
Vedo le nostre bimbe pelose che guardano con sospetto la mia trasformazione, e allora io e Marito spieghiamo loro che presto arriverà un bellissimo bambino nella nostra casa, e che porterà gioia a tutti, anche a loro, e che dovranno trattarlo bene, perché sarà per loro come un fratellino…
Vedo… Vedo tutto quello che ho sempre voluto.
Ed ora lo vedo più chiaro, i sogni ad occhi aperti sono più nitidi, perché il traguardo è vicino…

Pubblicato in: La mia storia, Riflessioni

Le donne invisibili

Sono ovunque. Le mamme sono ovunque. In primavera ad ogni angolo incontro una donna col pancione, oppure una mamma con al seguito uno o più bimbetti. E quando vedo una donna incinta che tiene per mano un figlio piccolo… Questa è l’apoteosi dell’invidia. Dentro di me penso che magari queste donne hanno pure calcolato perfettamente il tempo che doveva trascorrere tra una gravidanza e l’altra… E, chissà, magari sono pure amareggiate dal fatto che il secondo figlio sia stato concepito un mese prima del previsto, oppure dopo. Non posso neppure trovare un briciolo di consolazione criticandole perché sono sciatte o chiattone, perché… Beh, non lo sono. Le mamme di oggi sono glamour. Sono cool. Portano jeans attillati, borse firmate e spingono il passeggino indossando un tacco 12.
Cazzo, sono ovunque! Al supermercato, in ufficio, alle poste, al pub, al ristorante stellato, alla trattoria sotto casa, ovunque! Non mi danno un attimo di tregua! Potete sparire almeno per un giorno, per favore? Almeno per un giorno potete far sparire dalla mia mente il pensiero che tutte le donne siano mamme, tranne me?

E poi ci sono loro. Noi. Le donne invisibili. Quelle che desiderano con tutto il cuore, con tutto l’animo, avere un figlio, ma che la Natura ha punito decidendo che dovessero soffrire prima di ottenerlo. Donne che potrebbero essere ottime madri, se soltanto il destino desse loro questa opportunità. Donne che frequentano l’ospedale più di un ottantenne pieno di acciacchi che si rompe il femore un giorno sì e un giorno no. Donne costrette a mentire al lavoro per prendere ore di permesso per fare le analisi. Donne che, se osano confessare alla persona sbagliata il proprio problema, si devono sorbire consigli merdosi o prese in giro. Donne costrette a sorridere davanti all’ennesimo annuncio di una nuova gravidanza di una collega/parente/amica. Donne che ogni giorno ridono, anche se imbottite di ormoni. Donne che sentono un colpo al cuore ogni volta che passano davanti ad un negozio per bimbi. Donne che fanno dieci test di gravidanza ogni mese, conoscendo già il risultato. Donne che vivono, nonostante tutto.

Anche loro sono ovunque. Eppure non le vediamo. Il mondo non le vede. Non sono come le mamme, loro. Non si mettono in mostra, non cercano compassione, né simpatia. In pochi conoscono ciò che le tormenta. Chi le incontra per strada le vede come donne “normali”, forse persino felici. C’è addirittura chi le invidia. Persino certe mamme le invidiano. Perché loro, le donne invisibili, possono viaggiare, andare fuori a cena, permettersi gite fuori porta, il tutto senza marmocchi tra i piedi. Il fatto è che le donne invisibili non sognano altro che avere la propria routine sconvolta da dei marmocchi, e i viaggi, le cene, le gite, sono solo dei modi per riempire il vuoto che sentono dentro… Un vuoto che nessuno vede, che nessuno vuol vedere. Perché le donne invisibili sono forti, non mostrano il proprio dolore. E poi, in fondo, sappiamo tutti che il mondo non desidera vedere la sofferenza, che si copre gli occhi davanti ad essa.

Sono poche le persone a cui ho raccontato quello che io e Marito stiamo passando. Ogni volta che ho parlato a qualcuno del nostro problema dentro di me mi dicevo che quella persona non avrebbe mai potuto capirmi, che avrei dovuto spiegare cosa significano le parole “infertilità” e “fecondazione assistita”… Invece, quasi ogni volta, mi sono sentita raccontare storie di parenti/conoscenti/amici che stanno attraversando le stesse difficoltà. Le donne invisibili sono ovunque. Solo che noi non le vediamo (se si chiamano invisibili ci sarà un motivo…). Le puoi riconoscere perché sono quelle si toccano il petto quando passano davanti ad un negozio per bambini, sono quelle che allentano il passo incrociando una donna incinta, sono quelle che si accarezzano la pancia piattissima senza alcun apparente motivo, sono quelle che guardano il proprio figlio adoranti, come se fosse un miracolo, come se dentro di loro gridassero: “Ce l’ho fatta!”.

Sono invisibili, ma non per questo sono meno vive. Io non mi sento meno viva delle altre. Delle mamme. Solo… Un po’ più sfigata, forse. Ma sono convinta che questa ennesima difficoltà mi stia aiutando a diventare una donna migliore. Invisibile, ma migliore.

Pubblicato in: La mia storia

Se ti pago, puoi essere una mamma?

Nella mia vita ne ho passate di tutti i colori. Spesso mi sono sentita sola, immensamente sola. Anzi, non era semplicemente una sensazione: era davvero così. Ho allontanato gli amici, sono stata allontanata da amici, ho trascorso interi anni senza parlare con un’anima viva. I genitori dovrebbero essere le uniche persone che ti rimangono sempre accanto, l’unica certezza della vita, ciò che ti sostiene quando stai per cadere… Ma io non ho mai avuto questa certezza, e sono sempre caduta rovinosamente. Mi sono sempre fatta male, ma mi sono sempre rialzata. Ho dovuto imparare a farlo con le mie forze, ed ogni volta, dopo ogni caduta, mi sono sentita un po’ più sola.

In questo periodo avrei bisogno dei miei genitori più che mai. Ma loro non ci sono. Non sanno niente di quello che mi sta accadendo. Non ho detto loro nulla. E come avrei potuto? Sono troppo impegnati a litigare come adolescenti, ad addossarmi la colpa delle loro vite infelici, a dirmi che sono una figlia cattiva, che non sono riconoscente per tutto quello che hanno fatto per me…

Ieri sera sono stata mezz’ora al telefono con mia madre per aiutarla ad iscriversi a Facebook. Dopo la storia del divorzio lei vuole a tutti i costi crearsi un profilo per ripicca verso mio padre, perché lui è iscritto da tre anni. Questa mattina mi ha richiamato, disperata, perché non era riuscita a completare l’iscrizione.
“Mi sta venendo un esaurimento nervoso!” ha urlato. “Non è possibile che io non ci riesca! Tuo padre è iscritto da anni, ora voglio esserci anch’io! Se ti pago, vieni qui ad aiutarmi?”
Se ti pago… Certo, mia madre ha sempre pensato che i soldi possano risolvere tutto. Se ti pago, potresti essere una mamma, anche solo per un giorno?

Fino a quel momento ero riuscita a mantenere la calma, dal giorno in cui mi ha spaventato dicendo che voleva chiedere il divorzio ho messo da parte il mio rancore verso di lei, l’ho aiutata, ascoltata parlare di amanti e scopate, mi sono sentita dare indirettamente della puttana, l’ho sostenuta come una madre dovrebbe fare con la propria figlia… Ma quelle parole non sono riuscita a sopportarle. Mentre urlava che le stava venendo un esaurimento perché non riusciva ad iscriversi a Facebook, io ero seduta alla mia scrivania, circondata da pile di analisi del sangue, biopsie, pap test, spermiogrammi… Mi è andato il sangue al cervello, non ci ho visto più, le ho urlato un bel “vaffanculo” e le ho chiuso il telefono in faccia.
Qualche ora dopo mia madre ha chiamato Marito per dirgli che sono veramente una gran maleducata e cattiva, e che comunque alla fine ce l’ha fatta. Si è iscritta a Facebook e non vede l’ora che io guardi il suo profilo, perché sa che rimarrò scandalizzata dalla foto un po’ osé che ha messo.

Brava, mamma. Magari quando avrò scoperto se ho un tumore, o una displasia, o per quale cazzo di motivo il mio utero non sta bene, e dopo che avrò scoperto se esiste un rimedio per curare gli spermini strani di mio marito, forse allora troverò il tempo per guardare il tuo profilo su Facebook. E, comunque, dopo essermi sentita dire che potrei generare un mostro, dopo aver ascoltato un infermiere parlarmi delle sue avventure sessuali e dopo aver sanguinato una settimana a causa della biopsia, beh, niente mi può più scandalizzare. Mi dispiace, mamma. So che ti piace provocarmi, irritarmi, imbarazzarmi, ma… Ora ho imparato a cadere.

Con questo post vi auguro una buona Pasqua, e, da convinta animalista, nonché credente (seppur non praticante, non nel senso che tutti danno a questa parola), mi permetto di pregarvi di leggere questo articolo, dove viene spiegato perché NON mangiare carne di agnello (ma neanche di vitello o altri cuccioli), né per Pasqua, né in altre occasioni.

http://www.italiapiugiusta.com/index.php?option=com_content&view=article&id=322:agnello-di-dioabbi-pieta-di-noi&catid=59:nostre-iniziative

Dato che suppongo che questo blog sia visitato soprattutto da mamme/papà o aspiranti tali, penso che a nessuno di voi, riflettendoci un attimo, possa piacere l’idea di mangiare un cucciolo strappato a pochi giorni di vita dalla sua mamma… Cucciolo che, prima di arrivare nella vostra cucina, è stato trasportato in camion stipato insieme ad altri animali innocenti, e a cui magari sono state rotte le zampe per immobilizzarlo… Cucciolo che è stato macellato tra atroci sofferenze. Cucciolo che è molto simile all’essere umano per quanto riguarda percezione della sofferenza ed emozioni. Inoltre, questo non mi sembra neppure un bel modo per festeggiare il Signore, che ne dite?

Buona Pasqua a tutti voi.

Pubblicato in: La mia storia

Io sarò una buona mamma… So tutto quello che NON bisogna fare!

A differenza di tante altre mamme o aspiranti tali, io non ho alcun dubbio su come crescerò il mio bambino (se mai ne avrò uno – che botta di ottimismo!).
So già tutto quello che NON bisogna fare con un figlio:
– Dirgli/dirle di essere più brava/bella di lui/lei
– Prenderlo/prenderla in giro per il suo aspetto
– Raccontargli/Raccontarle di come/quanto scopo con mio marito
– Ignorare la sua sofferenza, anche se palesemente espressa
– Incolparlo/incolparla di un’eventuale crisi matrimoniale
– Farmi vedere urlare come una pazza con mio marito davanti a lui/lei
– Non partecipare al suo matrimonio per una stronzata

Cosa dite? Vi sembrano regole abbastanza scontate? Beh, non per tutti, dato che io sono cresciuta in questo modo per ben 22 anni, ovvero finché non sono andata ad abitare con mio marito (a quel tempo fidanzato). Chi mi conosce, chi conosce la mia storia, dice che è un miracolo se sono cresciuta così, con la testa sulle spalle, avendo vissuto per anni con una famiglia del genere. Non nego che i miei genitori abbiano fatto tanto per me, dal punto di vista materiale, ma da quello affettivo… Sono stati un disastro. Mentre mio padre non è mai riuscito ad avvicinarsi veramente a me, mia madre ha sempre cercato di essere un’amica piuttosto che una mamma, nonostante fin da piccola le abbia fatto capire che questo tipo di rapporto non mi interessava, e che io volevo solo una madre… La madre che ti fa da mangiare, che ti critica perché ti vesti con i jeans stracciati e insiste per comprarti dei bei abiti, la madre che ti consola quando stai male e ti chiede perché sei giù, non per curiosità, ma con sincero interesse… È questa la mamma che voglio essere. È questa la mamma che non ho mai avuto.
Nonostante i miei genitori non abbiano partecipato al mio matrimonio, io, che forse sono troppo buona e ingenua, ho sempre mantenuto dei rapporti con loro, ho sempre cercato di aiutarli, ho fatto loro… Da mamma. Ricorderò sempre quella volta, qualche anno fa, quando li ho invitati al pranzo di Natale a casa mia e del mio fidanzato. Mio padre si è rifiutato di venire perché doveva andare dai suoi genitori (che poi sono i miei nonni… Ma non poteva propormi di invitare anche loro?), mentre mia mamma è venuta, e ha passato l’intero pranzo a parlarci del fatto che la notte prima, mentre faceva l’amore con mio padre (bleah), il preservativo si era rotto e temeva di essere incinta… Meno male che a quel tempo non sapevo ancora dei problemi di fertilità di mio marito, altrimenti penso che l’avrei presa a testate.

L’ultima impresa di mia madre risale a qualche giorno fa. Ero appena rientrata a casa dopo aver fatto la biopsia, ed ero fisicamente e moralmente distrutta. Lei mi ha chiamato per annunciarmi che aveva intenzione di chiedere il divorzio. Il motivo? Mio padre si era iscritto a Facebook senza dirglielo e le aveva tenuto nascosto d’aver ricevuto dei regali da una collega che, a detta di mio padre, è brutta e da anni gli va dietro, con suo grande fastidio. Nonostante il risentimento che provo verso i miei genitori, la notizia mi ha sconvolto, e sono stata tutta la sera al telefono con mia madre a sentirla sfogare… A sentirla dire che non capisce il comportamento di suo marito, dato che scopano spesso (ri-bleah) e a lui piace molto (ok, ora vomito), e che tutti gli uomini sono stronzi e le donne puttane (grazie, eh).
Il giorno successivo sono andata a trovarla, e pareva aver già cambiato idea. Mi ha confidato i suoi sentimenti come se fossi un’amica, parlando di scopate, di amanti, di cose di cui io non parlarei mai ad una figlia, non in quel modo, almeno. Mi sono sentita caricata, per l’ennesima volta, di un peso troppo grande per me da sopportare, soprattutto in questo momento in cui ho ben altro a cui pensare.
Per la cronaca, sono passati pochi giorni e mia madre sembra aver già cambiato idea sul divorzio… Ma mi ha chiesto di aiutarla ad iscriversi a Facebook, per ripicca (io le ho detto di no, perché lei non ha mai neppure acceso un computer, e per insegnarle impiegherei mille anni).
Insomma, tanto rumore per nulla… Intanto, però, ho passato dei giorni terribili, che mia madre avrebbe potuto risparmiarmi.

A volte mi sembra di vivere in un film. A volte vorrei chiedere al regista un attimo di pausa, perché non conosco il copione, e, in fondo, questo film è una palla mostruosa.