Pubblicato in: La mia storia

Speriamo che sia umano!

Pochi giorni dopo l’esilarante visita dall’urologo, io e Marito siamo andati in un centro privato specializzato in fecondazione assistita per avere una consulenza. Grazie all’ottimismo dimostrato dalla mia ginecologa e dall’urologo, e grazie a tutte le testimonianze positive lette su internet, il mio umore era alle stelle. La mia allegria aveva conagiato anche Marito. Eravamo convinti di essere ad un passo dalla realizzazione del nostro sogno. Ci avrebbero fatto fare milioni di analisi, questo lo sapevamo, e la cosa non ci intimoriva. Saremmo stati sottoposti ad una bella ICSI (perché, indagando su internet, avevevo capito che era questa la tecnica più adatta a noi) e poi sarei rimasta incinta. Ne ero sicura.

Io e Marito abbiamo aspettato nella sala d’attesa per un sacco di tempo. Troppo, dato che per quella consulenza avremmo speso quasi duecento euro. Se spendo così tanto, pretendo almeno una certa puntualità. Finalmente la direttrice del centro ci ha fatto accomodare nel suo studio. Ci siamo presentati e le ho esposto il nostro problema, facendole visionare le nostre analisi (per il momento erano soltanto i due spermiogrammi di Marito e i miei esami dei dosaggi ormonali).
Lei ha guardato i referti, poi ha confermato la mia ipotesi, ovvero che nel nostro caso avremmo dovuto fare una ICSI. Ero contenta di aver indovinato e guardavo la dottoressa con una specie di soddisfazione. Tutte le mie serate spese su internet non erano state vane!
Non vedevo l’ora di conoscere l’iter che avremmo dovuto affrontare. Ero pronta a tutto. A farmi analizzare, anestetizzare, a farmi riempire di ormoni, a farmi sventrare… Avrei affrontato qualsiasi dolore, qualsiasi imbarazzo, pur di realizzare il mio sogno.

“Certo che… Con questi valori, non so se si potrà fare. Cento per cento di forme anomale…” ha detto la dottoressa, guardando con aria di disapprovazione lo spermiogramma di Marito.
Il sangue mi si è gelato nelle vene.
“Mi scusi, dottoressa,” ho detto, una volta che mi sono ripresa dallo shock, “io ho letto che si può ugualmente provare… Che, anche se le analisi dicono che tutti gli spermatozoi sono anomali, con le tecniche odierne potete riuscire a trovarne almeno uno che possa fecondare…”
“No, signora, non è così. Il problema è che non sappiamo cosa potreste generare voi due…”
Io e Marito ci siamo guardati, letteralmente allibiti. Nella mia testa frullavano mille domande che non sono riuscita a trovare la forza di porre. La dottoressa non ha fornito ulteriori spiegazioni. Avrei voluto strozzarla in quello stesso istante.
Ancora adesso mi chiedo cosa intendesse dire. Cosa potremmo generare? Un bambino malato? Un mostro? Un cane? In quest’ultimo caso, potremmo anche essere contenti. Abbiamo già due bimbe pelose, una terza sarebbe ben accetta…
Davanti ai nostri sguardi spaventati e increduli, la dottoressa non ha saputo dire nient’altro che: “Beh, ma tanto siete giovani. Ne avete di tempo. Dovete indagare e capire le ragioni di questi valori così anomali. Suo marito potrebbe provare a fare una cura ormonale, di tre o sei mesi…”
Tre o sei mesi? TRE O SEI MESI? Vedevo il mio bambino allontanarsi sempre di più…
“Ma, dottoressa,” ho replicato, dato che non riesco a stare zitta (quando invece dovrei tacere, e non parlo quando dovrei farlo…), “io ho letto che queste cure solitamente non servono a niente…”
“Sì, non hanno molto successo di solito… Ma, tanto, SIETE GIOVANI!”

Siamo giovani.

Sì, è vero, lo siamo, almeno rispetto all’età media in cui le coppie di oggi decidono di avere figli. E allora? Non abbiamo quindici anni. Non siamo adolescenti capricciosi che desiderano qualcosa fuori dalla loro portata. Siamo un uomo e una donna, un marito e una moglie, che desiderano con tutto il loro cuore avere un bambino. E nessuno, neppure il dottore più famoso del pianeta, può dirci che il nostro desiderio può aspettare.

La dottoressa ci ha poi consegnato un foglio con una lista interminabili di esami a cui ogni coppia che intende sottoporsi alla fecondazione assistita deve fare per legge: svariate analisi del sangue, analisi genetiche, elettrocardiogramma, ecografia mammaria, un tampone vaginale, un altro spermiogramma…
“Fate queste analisi, poi chiedete una consulenza ad un bravo andrologo. Poi, se volete, tornate qui e vediamo come procedere. Va bene? Arrivederci.”
Avevo diecimila domande da fare, ma la testa mi girava e mi sentivo svenire. Non sono riuscita a dire nulla. Quelle parole “cosa potreste generare?” continuavano a risuonare nella mia testa, come una maledizione. Quasi duecento euro spesi per avere le mie speranze infrante. Ero entrata nella clinica piena d’ottimismo, ne sono uscita distrutta.
Anche Marito era giù, ma in macchina mi ha preso la mano e mi ha detto che non dovevo fasciarmi la testa, che avremmo fatto tutte le analisi e che Dio, o Allah, o Vishnu, insomma, che qualcuno, lassù, ci avrebbe aiutato.
Non posso che sperarlo.