Pubblicato in: La mia storia

Il transfer e la cova


Ciao a tutte! Dopo due giorni di letto-divano-frigo-divano, finalmente ho ritrovato le energie per scrivere qualcosa.

Come già annunciato, giovedì mattina sono andata al centro PMA per affrontare uno degli ultimi passi di questo percorso: il transfer!

Devo dire che, rispetto al pick up, il transfer è stato una vera e propria passeggiata. Non ho urlato neppure una volta! Ma ammetto che la mia condizione psicologica era diversa… Lunedì ero ormai fuori di melone a causa degli ormoni, avevo una terribile paura che qualcosa potesse andare storto, e la pancia mi faceva male ancora prima di iniziare… Giovedì finalmente mi ero sgonfiata, il mio umore era tornato più o meno normale, ed ero un tripudio di speranza e felicità!

Non mi hanno fatto alcuna anestesia questa volta, e in effetti non sarebbe neanche servita. Il tutto è durato cinque minuti, forse meno. Mi hanno portato nella sala operatoria e come al solito mi sono messa a gambe all’aria (e pensare che fino a qualche anno fa mi vergognavo ad andare dalla ginecologa!), mi hanno inserito quel magnifico aggeggio che si chiama speculum, e una volta che la ginecologa era pronta si è fatta passare il catetere con dentro i miei futuri bimbi dalla biologa… In pochi secondi l’ha inserito, l’ha sfilato e tutto era finito. Non mi sono accorta di nulla!

Ho riposato per un’oretta, poi mi hanno lasciata andare a casa (non senza prima aver pagato la parcella – ecco, quello è stato il momento più brutto della giornata!!) con la raccomandazione di non fare sforzi, di non fare ginnastica, di non avere rapporti sessuali, di non salire/scendere le scale di corsa, di non fumare né bere alcolici e di bere molto Gatorade. Per il resto, mi hanno assicurato che posso fare una vita assolutamente normale, compreso andare a lavorare (perché il mio è un lavoro sedentario, se fosse un impiego faticoso ovviamente dovrei stare a casa).

Lo sottolineo perché, leggendo su internet o ascoltando altre donne, ho capito che è molto diffuso il mito che il riposo assoluto dovrebbe aiutare l’attecchimento dell’embrione. Non è così! Anzi, è importante muoversi un pochino in modo che il sangue circoli (cosa importantissima per l’attecchimento).

Molte donne hanno persino paura a ridere, starnutire o fare la pipì temendo che gli embrioni possano uscire (?!). Per favore, non credete a queste fandonie!

Io ho deciso ugualmente di stare per 15 giorni a casa dal lavoro, prima di tutto perché lavoro in un ambiente molto stressante da un punto di vista psicologico e in questo periodo ho bisogno di “covare” tranquillamente, e in secondo luogo perché penso di meritarmi un po’ di riposo!

Negli ultimi due giorni non mi sono mossa molto (anzi…), ho praticamente dormito perennemente, ma probabilmente avevo tanta stanchezza mentale e fisica arretrata… Oggi sicuramente uscirò per fare una bella passeggiata. Il sabato sarebbe il giorno delle pulizie di casa, ma visto che non posso fare sforzi ho già avvertito Marito che oggi sarà il mio schiavo!

Le due settimane di riposo dopo la fecondazione assistita sono previste dall’INPS, quindi il medico di famiglia non può opporsi ed è obbligato a fare il certificato (riporto il paragrafo nel caso in cui serva a qualcuno):

PROCREAZIONE ASSISTITA

 

la procreazione assistita se certificata, per le giornate di ricovero e quelle successive alla dimissione (massimo 2 settimane), in fattispecie particolari, per le giornate antecedenti la fecondazione (massimo 1 settimana) e in caso di prelievo di spermatozoi, al lavoratore, un congruo periodo (circa 10 giorni). (msg. 7412 del 3.3.05)

In tutti i modi, da giovedì pomeriggio sono in malattia, e rimarrò a casa fino al 29 giugno.

Il 28 giugno, ovvero 14 giorni esatti dopo il transfer, dovrò fare le analisi delle beta per scoprire se sono incinta… Oppure no. Anche se il risultato dovesse essere positivo, non potremo ancora festeggiare, perché dovrò continuare a fare le analisi a giorni alterni per vedere se le beta crescono in maniera normale… Insomma, secondo me per festeggiare dovremo aspettare che sia nato, anche perché neppure il traguardo del terzo mese può essere considerato sicuro, l’imprevisto è sempre in agguato!

Insomma, ogni traguardo rappresenta un punto di partenza, ogni successo è un un nuovo inizio. Non si può mai stare in pace, non si può mai smettere di combattere!

Devo ammettere che né io né Marito credevamo realmente che saremmo riusciti ad arrivare fin qui, perciò… Siamo già stati molto fortunati.

Ora non ci resta che covare… E sperare.

Immagine da http://ww2.raccontidifata.com/