Pubblicato in: Riflessioni

YuyuYaya (ciao, Diana)

YuyuYaya. È così che, per anni, mio figlio ha chiamato il luogo in cui vive. Si rifiutava proprio di dire la parola “casa”, e solo a fatica nelle ultime settimane la logopedista è riuscita a convincerlo a pronunciare questa, apparentemente semplice, parola.

Per lui casa è YuyuYaya.

Ciao, bibì! Io vado da YuyuYaya!” diceva, con entusiasmo, all’uscita dall’asilo, e ovviamente nessuno lo capiva (non che la cosa gli importasse più di tanto).

In realtà un po’ mi dispiaceva che la logopedista volesse a tutti i costi convincerlo a fargli abbandonare questo curioso modo di dire. Io lo trovavo così dolce, tanto che ogni volta mi veniva da sorridere.

Già, perché YuyuYaya non è una strana parola in dialetto bambinesco. Non è neppure uno scioglilingua assurdo. Yuyu e Yaya sono i nomi dei nostri cani: Yuma – detta YuYu per gli amici – e Diana – che mio figlio ha ribattezzato Yaya.

Amavo il fatto che mio figlio considerasse “casa” il luogo dove si trovavano le sue sorelle pelose.

In fondo, la “casa” non sono le quattro mura che contengono i nostri averi. La casa non è il letto, la televisione a mille pollici, i giocattoli.

La casa è dove ci sono mamma e papà. Dove ci sono le sue sorelle pelose.

La casa è dove c’è amore.

Ogni giorno, come mamma, commetto sicuramente tanti errori, ma una delle decisioni migliori che abbia mai preso è stata quella di far crescere mio figlio circondato dall’amore puro e disinteressato degli animali. Delle nostre Yuyu e Yaya.

Non avevo messo in conto un fatto, però.

Il vuoto in cui ci lasciano, quando la crudeltà del tempo, quando questa fregatura chiamata “ciclo della vita”, quando la Natura – che è tutto fuorché giusta – decide di portare via i nostri amici.

Diana se n’è andata esattamente una settimana fa. E da una settimana la nostra casa non è più la stessa.

Da una settimana le lacrime rigano il mio volto, giorno e notte. Un dolore che non lascia spazio a nient’altro.

Ho esitato, prima di raccontare il mio dolore qui. Non amo sbattere i miei fatti personali sui social, in pasto a sconosciuti che, anche utilizzando tutte le parole di questo mondo, non avranno mai accesso al mio cuore.

Poi ho pensato al motivo per cui scrivo. Per cui pubblico libri, per cui tengo un blog. Condivisione è la mia parola d’ordine. Amo condividere tutto ciò che può aiutare le altre persone ad affrontare ciò che affronto io nella mia vita. E allora voglio raccontarvi questo mio dolore, per parlarvi di quello che ha scatenato in me, per regalarvi le mie emozioni, sperando che possano un pochino aiutare anche voi.

Diana e Yuma – non è solo mio figlio Roberto a considerarle “casa”. Loro sono state l’inizio della nostra famiglia! Sono arrivate quando io ero poco più che ventenne. Hanno visto me e Marito crescere. Insieme abbiamo vissuto mille avventure. Sono stata per la prima volta su un lago insieme a Marito e Diana – era il 2010, e andammo sul lago di Braies. Grazie a quella vacanza mi sono innamorata dei laghi. A voi sembrerà una cosa banale, sciocca – per me, non la è affatto.

Diana e Yuma ci hanno accompagnato in viaggio di nozze – tutte le coppie che conosco scelgono mete esotiche e particolari per la loro luna di miele, mentre noi abbiamo organizzato una vacanza su misura delle nostre bimbe pelose. L’idea di separarmi da loro in un momento tanto speciale era insopportabile.

Ci sono state vicino durante gli anni in cui abbiamo combattuto l’infertilità. Posso dire con assoluta certezza che sono state le uniche amiche a starci veramente vicino.

Mi hanno fatto compagnia durante la gravidanza, che ho vissuto in un’ansia perenne – ma loro erano sempre lì, pronte a coccolarmi quando trascorrevo ore ed ore sul divano, timorosa che potesse succedere qualcosa al mio bambino.

Sono state le prime amiche di mio figlio.

Loro ci sono state. Sempre!

E ora Diana non c’è più. Un male terribile l’ha portata via da noi in soli cinque giorni. E nulla sembra più lo stesso.

In questa settimana, oltre a piangere, non ho fatto altro che pensare. Alla Vita. Alla Morte. Al Senso di tutto questo… Caos.

Sabato 2 novembre ho portato fuori le mie cagnoline per la nostra solita passeggiata per i campi. Adoravo passeggiare da sola con loro, anche se la maggior parte delle volte una mi tirava da una parte e una dall’altra, facendomi fare delle mosse di stretching impressionanti.

Pioveva – una pioggia sottile, fitta, fastidiosa – e siamo state fuori per poco tempo. Non volevo che prendessero freddo. Mi sono detta… Tra qualche giorno smetterà di piovere. E allora potremo fare una passeggiata come si deve. Tutte e tre insieme. Andremo per i campi, ci sporcheremo per bene di fango. Ma oggi torniamo a casa presto. Il tempo fa troppo schifo.

Non avrei mai potuto immaginare che quella sarebbe stata l’ultima passeggiata insieme alle mie cagnoline. Non ricordo neppure che strada abbiamo fatto. Era una passeggiata come tutte le altre. Anzi, più veloce del solito, per colpa della maledetta pioggia.

Troppo spesso ci dimentichiamo di amare chi amiamo. Inghiottiti dal vortice di impegni, doveri, scadenze, telefonate, riunioni… Ci scordiamo di abbracciare le persone a cui vogliamo bene. Non abbiamo tempo per dare un bacio, perché c’è sempre qualcosa di più urgente da fare. Rimandiamo la passeggiata con il cane perché dobbiamo lavorare. Vorremmo mandare un messaggino per chiedere “Come stai?” all’amico che vive lontano e non sentiamo da tempo, ma continuiamo a procrastinare, perché c’è da fare la spesa, da scrivere l’email di lavoro, da lavare i pavimenti…

Siamo talmente fagocitati dalle mille scadenze che scandiscono le nostre giornate, da dimenticarci di ciò che è veramente importante.

E allora diamolo, quel benedetto abbraccio. Non perdiamo il nostro tempo – così prezioso! – dietro a litigi stupidi. Troviamo un minuto per scrivere quel messaggio. Portiamo fuori il cane, accarezziamo il suo pelo morbido, perché potrebbe essere l’ultima volta che abbiamo la possibilità di farlo!

Amiamo, perché è la cosa più importante che possiamo fare. L’unica cosa che non possiamo rimandare!

L’unica cosa che ha senso.

Non so cosa darei per poter tornare a quel giorno di pioggia sottile.

Starei fuori ore ed ore con le mie cagnoline. Permetterei loro di esplorare ovunque. Poi le porterei a casa e le coccolerei per ore. E chissenefrega dei pavimenti sporchi. Del pelo per terra. Per pulire c’è tempo. Per amare… Non più.

Ciao, Diana.
Ti abbiamo amata immensamente.

Farò in modo che Robertino si ricordi di te.

Autore:

Perennemente alla ricerca della Vita.

3 pensieri riguardo “YuyuYaya (ciao, Diana)

  1. mi hai fatto piangere anche io ho una cagnolona in casa e nel periodo del aborto è stata la mia salvezza a volte fa qualche danno ma poi non riesco a sgridarla perché mi guarda con quegli occhioni e mi sciolgo a volte mi fermo a pensare come sarà se arriverà mai un fratellino bipete ma so che sarà bravissima … possso solo dirti che non immagino il tuo dolore e ti mando un abbraccio seppur virtuale davvero di cuore

    https://eleaspirantemamma.wordpress.com/

    1. Grazie… Gli abbracci sono sempre ben accetti ❤ I nostri bimbi pelosi sono speciali e vedrai che la tua cagnolona sarà una sorella bravissima… Spero prestissimo

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