Pubblicato in: Il mio romanzo, Riflessioni

E ora cominciano le paranoie…

Quando ho deciso di scrivere un libro autobiografico, l’ho fatto con un intento ben preciso: condividere la mia storia per infrangere un tabù e infondere speranza a tutte le guerriere, “mamme senza figli” come la sono stata anch’io per tanto tempo.

Non ho scritto il mio libro di getto, ho impiegato tre anni, più un altro anno per arrivare a firmare un contratto di edizione.

Durante tutto questo tempo non mi sono mai realmente fermata a riflettere su cosa significhi dare in pasto al mondo la propria storia.

E ora cominciano le paranoie…

Ok, sono consapevole del fatto che il mio libro non diventerà un best seller conosciuto in tutti i continenti (voliamo basso per ora, dai), ma sicuramente la mia storia verrà letta, e scoperta, da tante persone che al momento non sanno niente di quello che ho passato. Anche da colleghi di lavoro, capi, vicini di casa… Visto che le suddette categorie sono sempre così dannatamente curiose sugli affari altrui, almeno darò loro qualcosa di cui (s)parlare!

So che qualsiasi altra donna che, come me, è passata dal “girone dell’infertilità”, si ritroverà nelle mie parole, nelle mie emozioni, dalla rabbia alla paranoia, passando per la speranza.

E… Gli altri? Cosa ne penseranno?

Mi criticheranno, giudicheranno? Mi daranno della svitata? Dell’egoista, contronatura, come spesso il mondo giudica le donne che, come me, hanno combattuto per un figlio?

Quello che non vorrei è che la gente mi guardasse, o guardasse il mio bambino!, con occhi diversi, una volta scoperta la storia del suo arrivo nel mondo.

Questo non potrei sopportarlo.

Non potrei sopportare di venire identificata con un ventre vuoto, o il mio bimbo con una provetta…

Noi non siamo questo. Siamo molto di più. In realtà, siamo semplicemente una mamma e un figlio come tutti gli altri. Solo che abbiamo dovuto faticare un po’ di più di tanti altri per riuscire a incontrarci.

Sapete che vi dico?

Non me ne frega niente di quello che penserà la gente, di come mi giudicherà. Tanto, in poco tempo troveranno qualcosa di meglio di cui (s)parlare.

Quando una persona si apre volontariamente e ti parla (o, nel mio caso, scrive) con il cuore in mano, non è più tanto interessante cercare di carpire i suoi segreti!

Che poi, non è che si tratti di un gran segreto, eh.

Io e Marito cercavamo un figlio. Non arrivava. Abbiamo chiesto aiuto alla Medicina. Più e più volte. E il nostro bimbo finalmente si è deciso ad arrivare.

Ho riassunto un romanzo di centocinquanta cartelle in due righe… In realtà il nostro percorso è stato molto più di questo. Ma, in tutto quello che abbiamo vissuto, non c’è niente di cui vergognarsi, nulla per cui potremmo essere additati o criticati.

Eppure, so già che ci sarà chi troverà la scusa per guardarmi storto o parlarmi alle spalle…

Speriamo almeno che questa gente compri una copia del libro (che, vi ricordo, uscirà il prossimo inverno!). Perché io, di certo, non regalerò loro un volume omaggio 😉

Non so bene cosa aspettarmi da questa nuova avventura che sto per vivere. So che sono  emozionata al pensiero di vedere la mia storia nero su bianco, stampata, rilegata, con la bellissima copertina con cui sto lavorando con la mia illustratrice. Sono eccitata all’idea di girare per varie città e organizzare presentazioni, e parlare di un argomento che interessa tante persone, ma di cui ancora così pochi parlano.

Cosa ne pensate? Voi ve la sentireste di condividere con il mondo una vostra storia personale, che può essere significativa anche per altri? O preferireste tenerla per voi, anche se renderla pubblica potrebbe essere d’aiuto per qualcuno?

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Autore:

Finalmente mamma.

2 pensieri riguardo “E ora cominciano le paranoie…

  1. Il mondo ha bisogno della tua storia. Non importa se è già stata raccontata con altre parole. La tua esperienza è unica, così come la tua visione delle cose, ed è per questo che la tua storia è necessaria, perché solo tu ce la puoi raccontare.
    Sono sicura che ci saranno i
    detrattori (ci sono sempre), ma non me ne preoccuperei. Anzi, un po’ di “contestazione” significa che hai colpito nel segno.
    Io faccio fatica a parlare apertamente di quello che sto passando. Cerco di farlo scrivendo ma, per ora, mi nascondo nella rete dietro a un nickname. È un errore, lo so. Dovrei metterci la faccia, ma per ora non ci riesco.
    Parlare di questi argomenti (infertilità, procreazione assistita, ecc) è sempre utile. Se ne parla ancora troppo poco, quindi può aiutare a far conoscere il problema, ed è terapeutico per chi scrive. Almeno per me, buttare parole sulla pagina è un modo per purgarle dal mio sistema.
    Sono certa che il tuo libro avrà il successo che merita e toccherà nel modo giusto le persone giuste. Tutti gli altri…possono prendere le loro opinioni e ficcarsele dove è giusto che stiano.

    1. Il tuo commento mi scalda il cuore! Grazie! Sai, nessuna di noi è obbligata a parlarne, io ho scritto qui per anni con un nickname e nel mondo reale in pochi sapevano. Poi mi sono resa conto di sentire il bisogno di parlarne per abbattere il muro di ignoranza e ipocrisia che ci circonda. Ma nessuna di noi deve farlo per forza, a meno che non se la senta. Un abbraccio!

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